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“Io ti amo”.

È una delle frasi più desiderate del pianeta. Per sentirsi dire “io ti amo” da qualcuno, la gente è in grado di fare cose che ci hanno sorpreso, e di cui abbiamo sentito parlare in innumerevoli storie, pellicole e canzoni. E le cose che le persone sono in grado di fare per chi le ama sono altrettanto stupefacenti.

Ma perché ci teniamo tanto a sentirci dire “io ti amo”? Forse è la promessa di avere un posto nel cuore di qualcuno, o la nascente consapevolezza del nuovo significato che rivesti nella vita di qualcuno. Spesso è la frase che viene pronunciata prima che una relazione compia il passo successivo, la manifestazione del fatto che qualcuno venga amato per tutte le sue peculiarità, per il suo aspetto, per il suo cuore, per ciò che è (nel bene, nel male e nell’imperfezione). La gente adora quell’idea, l’idea di essere abbastanza, l’idea d’essere il tutto di qualcuno.

Amiamo essere amati.

Allora perché l’amore è tanto complicato? Perché la gente che dice di amarsi si lascia? Perché finiscono i matrimoni? Perché a volte le canzoni d’amore sono tanto tristi? Perché esistono i cuori infranti? Come fa una persona che una volta era il tuo tutto a diventare un estraneo o addirittura un nemico?

Forse perché l’amore è il male definitivo? O magari è un sentimento fugace che solo alcuni fortunati riescono a provare per sempre?

Io credo nell’amore. Io credo nella sua forza e nel significato che ha nei rapporti umani. Ma ho anche imparato che l’amore non sempre basta a se stesso. C’è bisogno di un qualcosa di più dell’amore per far funzionare un rapporto. L’amore dà inizio a tante grandi storie, ma l’amore da solo non farà durare una relazione per sempre.

Ci sono sei frasi che penso siano altrettanto importanti, e perfino ancor più importanti del “ti amo”. Frasi che secondo me noi tutti dovremmo sentir pronunciare da coloro a cui siamo vicini. Frasi che per noi dovrebbero essere importanti quanto una dichiarazione d’amore.

1. “Io ti perdono”

Io ti perdono per tutte le cose che hai fatto, o che farai, che potrebbero farmi soffrire. Ti perdono per come potresti scattare quando sei arrabbiato, ti perdono per le cose che potresti dire quando sei stanco dopo una lunga giornata. Ti perdono per tutte le volte che non ti sei neanche reso conto di avermi offesa. Ti perdono per i tuoi grandi errori, e anche per quelli più piccoli. Ti perdono per non esserti reso conto di ciò di cui avevo bisogno quando invece ero convinta che lo sapessi, o mi aspettavo che tu lo sapessi. Ti perdono quando fallisci, perché vedo quanto ci provi. Ti perdono nel modo in cui spero che sarai tu a perdonare me perché mi rendo conto che non siamo perfetti.

2. “Io mi sacrificherò per te”

Sacrificherò il mio tempo per te. Per te rinuncerò a me stessa. Resterò in piedi fino a tardi per stare al tuo fianco mentre impari a prenderti cura del nostro bambino, anche se poi la mattina dovrò andare al lavoro. Resterò al tuo fianco quando starai male. Quando ti sentirai debole sarò la tua forza. Per te ci sarò sempre, alle tre del mattino così come alle sette di sera. Ci sarò quando non ci sarà nessun altro, e ci sarò al cento per cento. In salute e in malattia, la mia disponibilità ad esserci non cambierà. Sacrificarmi non dipenderà dalle condizioni in cui ti troverai, ma lo farò perché esisti, e perché sei quel genere di persona per cui ne vale la pena.

3. “Io ti rispetto”

Io ti rispetto per ciò che sei, e non per ciò che penso che tu ti meriti. Ti rispetto perché meriti il mio rispetto, non perché te lo sei guadagnato. Rispetterò le tue opinioni e terrò sempre in considerazione i tuoi sentimenti. Ti tratterò come una persona coi suoi pensieri, le sue speranze, sogni e desideri. E quei pensieri, speranze, sogni e desideri conteranno per me tanto quanto contano per te.

4. “Io ti sosterrò”

Io sosterrò le tue speranze e i tuoi sogni. Io ti guarderò sempre le spalle. E tu potrai fidarti di me. Ti solleverò e non ti abbatterò mai. Mi assicurerò che tu abbia sempre ciò di cui abbia bisogno, fisicamente, emotivamente, spiritualmente e mentalmente. Ti risolleverò quando cadrai.

5. “Io ti proteggerò”

Io ti proteggerò dalla sofferenza. Io proteggerò il tuo cuore dal dolore. Io proteggerò l’idea di noi. Io non ti sminuirò. Farò tesoro di te e ti farò da scudo contro il male, la cattiveria e la mostruosità. Non lascerò che gli altri t’abbattano. Fra le mie braccia sarai al sicuro, al sicuro fra le mie mani e al sicuro nel mio cuore. Sarò il tuo porto sicuro, la tua rete di sicurezza e la persona di cui potrai sempre fidarti.

6. “Io ti sarò sempre devoto”

Non ti lascerò. Per te ci sarò ogni volta. E lo renderò una priorità della mia vita. Guarderò agli inizi del nostro rapporto, m’impegnerò per il nostro presente, e guarderò avanti al nostro futuro perché noi due siamo qualcosa che voglio duri per sempre.

C’è chi potrebbe obiettare che se ami qualcuno, tutte queste cose dovranno già far parte di quell’amore. Che chi ama si sacrifica automaticamente per te, ti rispetta, ti perdona, ti sostiene, ti protegge e ti è devoto.

In un mondo perfetto e ideale sono convinta che tutti questi attributi confluiscano insieme e si esprimano attraverso un sentimento puro e incondizionato. È un tratto che noi tutti ci sforziamo di sviluppare. Ma per mia esperienza siamo umani, e non raggiungiamo quel livello di perfezione – anche nei confronti di coloro che amiamo.

Se il vero amore fosse tutto ciò di cui abbiamo bisogno, l’amore non sarebbe altrettanto difficile e i rapporti non si sfascerebbero così facilmente.

La verità è che ci sono tante persone che potresti amare, ma pochissimi rapporti che potresti far durare per sempre. Ecco perché una persona è in grado di amare qualcun altro più della propria vita, pur nella profonda consapevolezza che fra loro non funzionerebbe mai. Ecco perché la gente è in grado d’allontanarsi da coloro che ama. Ecco perché c’è chi è in grado di rinunciare a una vita piena d’amore per un singolo istante di debolezza e di piacere egoistico. Ecco perché la gente mente, ruba e truffa e tradisce coloro che ama.

Ho amato tante persone, ma non sono con loro. Sto con un uomo che mi ha dato più dell’amore. Sto con un uomo che è riuscito a guardare oltre i miei errori. Sto con un uomo che si è sacrificato per me. Sto con un uomo che mi onora e mi rispetta. Sto con un uomo che si prende cura di me in tanti modi diversi. Sto con qualcuno che mi fa sentire protetta e sicura. Sto con qualcuno che so che mi amerà nella buona e nella cattiva sorte, che non mi ha lasciato né mi abbandonerà quando le cose si metteranno male.

Sto con l’uomo che per me è stato più di un “ti amo”.

http://www.huffingtonpost.com/natasha-craig/6-phrases-more-important-_b_6679492.html

 

 

COSA AMO IN UN UOMO.

Cinquanta sfumature di abusi

Lee Marshall

Per me la scena più scioccante di Cinquanta sfumature di grigio, che è passato ieri fuori concorso alla Berlinale, non è una delle tante (ma non tantissime) sequenze di sesso sadomaso raffinato e patinato. Né quella in cui la giovane, carina laureanda Anastasia Steele, interpretata da Dakota Johnson, chiede a Christian Grey (Jamie Dornan), il ricco e dispotico uomo d’affari che la attrae, ma che accetta di stare con lei solo se viene incontro ai suoi gusti strani, di cancellare le voci sul fisting anale e vaginale dal contratto che lui, dominatore, sta chiedendo a lei, sottomessa, di firmare (se non sapete che cos’è il fisting, meglio per voi).

È quella, invece, in cui, la mattina dopo la loro prima notte di amore, Anastasia scende nella cucina di Christian, nel suo appartamento incredibilmente chic che domina (metafora!) la città, una città moderna con le strade che si diramano verso l’orizzonte come gambe spalancate, e gli prepara la colazione.

Vestita solo con una camicia da uomo, Anastasia ancheggia in modo sexy mentre sbatte le uova: perfetto simbolo di una donna liberata di oggi. Liberata, per i canoni del film, perché ha scelto lei di preparare le uova per l’uomo di cui si sta innamorando. Perché ha scelto lei di mettersi con lui pur sapendo che è uno a cui piace far male alle donne, sempre (per carità) entro i limiti convenuti tra le due parti. Perché ha scelto lei, durante il film, di non aprire mai un libro o accennare un singolo discorso culturale o politico nonostante la sua laurea (decorativa, a quanto sembra) in letteratura inglese.

Il problema è che il film, come prodotto d’intrattenimento, non è fatto male. È trasgressivo al punto giusto, sexy al punto giusto, drammatico al punto giusto, recitato abbastanza bene, con due personaggi che, rispetto al libro da cui è tratto, sono diventati degli esseri riconoscibilmente umani. È fotografato (molto) bene e ha una colonna sonora che venderà molto anche perché – chissà con quale esca economica – i produttori sono riusciti a convincere delle star della levatura di Annie Lennox e Beyoncé a farne parte (non c’era bisogno, forse, di un’altra versione diCrazy in love, ma bisogna ammettere che questa qui è parecchio bella).

Inoltre, è un film tratto da un libro scritto da una donna, adattato per lo schermo da una donna e diretto da una donna, Sam Taylor-Johnson, le cui credenziali artistiche sono garantite dal suo passato da videoartista (nel 1997 ha vinto in premio Illy come giovane artista più promettente alla Biennale d’arte di Venezia).

Ma le sue qualità artistiche e le sue firme al femminile non fanno altro che peggiorare le cose. Perché vuol dire che un film che prende il femminismo in volata e lo ributta verso l’età della pietra non verrà visto, da molti, per quello che è.

Cinquanta sfumature di grigio è da una parte l’ennesima versione di Cenerentola, una specie da Orgoglio e pregiudizio con variante sadomaso, in cui una bella ragazza povera (che in questo caso vuol dire non straricca), impacciata ma indipendente, si innamora di un uomo ricco e arrogante. È un film in cui la lotta femminista si riduce al tentativo di far innamorare e poi “rieducare” l’uomo che ti vuole solo legare, frustare e sculacciare.

Ma non solo. Perché Christian Grey non ricorre agli abusi solo all’interno della sua “stanza segreta”. Dopo il primo incontro segue Anastasia a casa, installandosi in un albergo nei paraggi; quando lei commette l’errore di telefonargli da una festa, piomba lì nell’arco di qualche minuto, presumibilmente perché lei non ha disattivato il servizio localizzazione sul suo smartphone e lui, uomo potente, ha i suoi mezzi. Senza chiederle il permesso, fa vendere il suo vecchio Maggiolino e le regala una coupé rossa fiammeggiante. Le regala anche un nuovo computer per sostituire quello rotto – e la prima cosa che appare quando lei lo accende è un suo messaggio. Quando lei, finalmente preoccupata dal suo controllo ossessivo, torna da Seattle a Savannah, in Georgia, a trovare la mamma (a tre fusi orari di distanza), lui spunta dal nulla, appena dopo averle mandato un sms per dire che non doveva ordinare quel secondo cocktail. La sua reazione? L’accenno di un broncio, niente di più.

Sappiamo tutti come si chiama questo comportamento. È violenza psicologica che può sconfinare in stalking. Il fatto che Anastasia accetti le avances di Christian non cambia niente: lui non le lascia lo spazio per prendere delle decisioni veramente libere.

Si ha l’impressione che forse c’è stata una fase durante la scrittura della sceneggiatura in cui gli abusi di Christian erano ritratti più onestamente. Come abusi. Ma ne sono rimaste poche tracce nella versione finale. Fornire a Christian una backstory in cui ha a sua volta subito degli abusi quando era piccolo, è solo la clausola di recesso di una sceneggiatura disonesta. E lei, tornando sempre da lui, diventa la classica vittima di abusi recidiva. L’idea che una donna può aggiustare un uomo “rotto” con la sola forza dell’amore è una classica illusione, presente in tanti casi di violenza domestica.

In Gran Bretagna, un gruppo che si chiama 50 shades of domestic abuse sta organizzando una protesta per l’anteprima del film a Londra. Negli Stati Uniti è stata lanciata una campagna dal nome 50 dollars not 50 shades, per incoraggiare le persone a donare 50 dollari alle associazioni che combattono la violenza domestica invece di spenderli al botteghino. Sono piccole iniziative che probabilmente saranno schiacciate dal rullo compressore del battage mediatico intorno al film, ma sono importanti.

Ma forse la cosa più disgustosa dell’intera vicenda è il cattivo gusto dimostrato nella scelta della data di uscita mondiale del film.

http://www.internazionale.it/

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RodotàI sondaggi hanno lo scopo di ascoltare la società, percepirne le mutazioni. Ora che si è alla vigilia della elezione del nuovo capo dello Stato tutti i media chiedono un riscontro popolare, una validazione delle differenti personalità potenzialmente candidabili. Di nuovo compare in alto dell’indice di gradimento il nome di Stefano Rodotà. Non c’è alcun dubbio che la candidatura popolare abbia pochissime possibilità di trasformarsi in elezione. Tra l’altro il nostro sistema non lo prevede. Quel che è invece interessante è che questo nome, al pari di alcuni altri, registri oggi come due anni fa un consenso vasto, e che dunque non era una trappola posta ai piedi di Bersani, l’allora segretario del Pd. Godeva di una sentimento largo, solido al punto da manifestarsi massicciamente ancora oggi.

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IN TUTTO il mondo, in questi giorni, milioni di persone hanno proclamato “Je suis Charlie”. E questo non può essere l’esercizio retorico o strumentale di un momento. La rivendicazione della libertà d’espressione contro ogni forma di violenza è sacrosanta, ma terribilmente impegnativa. Fino a che punto siamo disposti a riconoscerla anche a chi manifesterà opinioni estreme o fondamentaliste? Ieri il Papa ha indicato quello che gli sembra essere un limite insuperabile: le parole aggressive contro la religione altrui, contro qualsiasi fede religiosa.

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in coda

IN FRANCIA 3 MILIONI DI COPIE ESAURITE IN POCHE ORE. IN ARRIVO ALTRE 2. EDICOLANTI IN AFFANNO, ANCHE I TURISTI A CACCIA DEL FOGLIO INTROVABILE.

Parigi – Edicola di piazza della Bastiglia, quella davanti al Café des Phares. Apre alle 6 e 15. Alle 6 e 30 l’ultima delle sessanta copie di Charlie Hebdo è acquistata da un giovane studente che si infila subito al Café per gustarsi le 16 pagine. Ordina il petit dejeneur: cappuccino e caricature. Imbraccia l’iPhone, fotografa la “une”. Manda il messaggio con la foto.  Più in là, un altro chiosco, di fronte al ristorante Léon. Nemmeno il tempo di avvicinarsi che vengo stoppato: “Pas Charlie!”. Come non detto. Passanti trafelati, se hanno la copia di Charlie la tengono ben nascosta. Verso le 7 ho già chiesto ad altre 5 edicole: Charlie Hebdo è andato a ruba.

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Originally posted on Triskel182:

Je suis“NEL NOSTRO NUOVO NUMERO, TUTTO LO SPIRITO DEI COLLEGHI UCCISI”.

Parigi – Avevo in testa l’idea di disegnare Maometto. In fondo è il mio personaggio. E allora l’ho disegnato, con la lacrima agli occhi e in mano la scritta ‘Je suis Charlie’. Ma non bastava. Ho aggiunto ‘Tout est pardonné’. E allora ho pianto anch’io. A quel punto ho capito che avevo trovato la prima pagina. Finalmente avevamo questa cazzo di prima pagina!”. Il profeta di Luz non fa paura. Anzi è un omino dal volto sconsolato e gli occhi tristi. La sua tristezza lo rende persino simpatico. Con la sua matita Luz lo fa entrare in quel coro di voci che ha fatto il giro del mondo: Je suis Charlie. Anche il profeta è Charlie. 

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GenovaUn grande atto d’amore nei confronti dell’Italia, per le sue opere d’arte, per il suo territorio. Che però dobbiamo difendere dai terremoti, dalle frane” e dalla sua politica, aggiungerei anche questo all’introduzione della puntata di Riccardo Iacona.
Una puntata che ha parlato di persone eccezionali che sono riusciti a far fruttare le meraviglie del territorio in Calabria. Ma anche di quello che si rischia se si abbandonano le colline, se non si fa prevenzione, se non si curano argini dei fiumi. Se si lascia tutto in mano al partito del cemento, se la politica lascia carta bianca ai costruttori senza scrupoli.
A rischio è il nostro tesoro, l’ambiente, il cibo, la cultura: cose che abbiamo solo noi. Dalla Calabria alla Liguria. Dove ieri, alle primarie del PD, ha vinto nuovamente la stessa politica del cemento e delle emergenze.

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Originally posted on Triskel182:

VignettaCommovente questa appassionata difesa della libertà assoluta di satira da parte dei peggiori censori italioti. Gente che per vent’anni ha leccato politici e potenti di ogni colore, praticato e giustificato censure, chiesto e ottenuto la cancellazione di programmi in tv fino alla totale abolizione della satira dalla Rai, si lancia ora come scudo umano a protezione dei corpi ormai esanimi dei giornalisti e vignettisti di Charlie Hebdo, quindi a costo e rischio zero, difendendo il diritto-dovere della satira di attaccare chiunque, senza limiti di tono né di buon gusto, foss’anche una divinità o un’intera religione, in qualunque parte del mondo. Purché, of course, non in Italia. Il loro motto è: scherza coi fanti e pure coi santi, ma lascia stare i politici italiani. 

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Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

noisuXeroi

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... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

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Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi. (Baolian, libro II, vv. 16-17)

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