MENTE E CERVELLO

MENSILE DI PSICOLOGIA E NEUROSCIENZE

AGOSTO 2010 / SPECIALE LUI E LEI

SFUMATURE DI BLU

di ERICA WESTLY

 

Gli Anglosassoni la chiamano BLUE.

E’ quel misto di tristezza e apatia che spesso è sinonimo di depressione, e che negli uomini e nelle donne non si manifesta con gli stessi sintomi.

Emily Dickinson la chiamava “COSTANTE MALINCONIA”.

Per il saggista George Santayana ere “RABBIA SMALMATA FINISSIMA”.

Sono espressioni che evocano emozioni diverse, ma che parlano dello stesso disturbo: la DEPRESSIONE.

Una diversità che va oltre la questione delle differenze letterarie o filosofiche; riflette infatti anche una penna femminile e una maschile.

Via via che aumentano le ricerche sulle differenze tra i sessi nella depressione e in altri disturbi mentali, l’inevitabile conclusione è che il genere influenza ogni aspetto di queste malattie: dai sintomi riferiti dai pazienti alla loro reazione alla cura, fini al decorso di una patologia durante la vita di una persona.

La depressione è il disturbo psichiatrico più comune al mondo: ne soffre circa il 4% della popolazione mondiale adulta ( 150 milioni di persone ).

La differenza più ovvia tra la depressione maschile e femminile è la diffusione.

Alcuni studi indicano che le donne hanno il doppio delle probabilità di contrarre la malattia rispetto agli uomini.

La discrepanza più profonda e forse la più importante è la differenza nei sintomi manifestati.

Per le donne, l’emozione primaria legata alla depressione è la tristezza.

Per gli uomini è più tipicamente la rabbia o l’irritabilità, spesso accompagnata da irrequietezza.

Molti confondono la depressione maschile con la frustrazione generica e l’irrequietezza invece di considerarla un serio disturbo che ha bisogno di essere curato.

Gli uomini depressi, inoltre, cercano aiuto molto meno rispetto alle donne, e sono più inclini a pulsioni suicide.

Ma il grande interrogativo è se queste differenze abbiano una base biologica o culturale.

Alcuni studiosi ritengono che la chimica cerebrale della depressione sia la meddesima negli uomini e nelle donne, ma che le norme sociali non consentano ai primi di esprimere la tristezza, essi spesso hanno difficoltà nel manifestare i propri sintomi.

Ma una volta superato questo scoglio, i sintomi sono esattamente gli stessi manifestati dalle pazienti di sesso femminile.

Un corpus di prove sempre più ampio indica che la biologia separa gli uomini dalle donne in modi che producono conseguenze tangibili sull’umore e il comportamento.

Forse non sorprenderà sapere che queste differenze emergono dalle stesse sostanze che definiscono il genere: gli ormoni sessuali.

Capire gli effetti che questi ormoni hanno sul cervello potrebbe essere il modo per assicurarsi che ogni paziente depresso abbia una cura giusta.

A partire dalla vita uterina, e fino a tutta l’adolescenza, gli ormoni sessuali, soprattutto testosterone ed estrogeni, hanno un ruolo primario nello sviluppo cerebrale e, in seguito, nella regolazione dell’umore.   

E non solo per preformare la scena allo scopo fondamentale della vita: la riproduzione.

La produzione degli ormoni sessuali varia nel corso della vita. I livelli ormonali possono fluttuare di giorno in giorno, e persino di ora in ora.

Ma, in termini più ampi, la produzione presenta un picco nella prima infanzia e poi aumenta nuovamente negli anni della preadolescenza, scatenato dall’ipotalamo e dall’ipofisi per annunciare l’arrivo della pubertà.  

I livelli degli ormoni sessuali si riducono dagli ultimi anni dell’adolescenza fino ai 50-55 anni, quando le donne entrano in menopausa e la produzione di estrogeni si riduce bruscamente.

Gli uomini entrano in una condizione che molti medici definiscono andropausa, caratterizzata da un declino non proprio repentino nella produzione di testosterone.

Sia negli uomini che nelle donne, i ricercatori hanno associato i livelli ormonali ridotti tipici della vecchiaia al declino cognitivo e alla persita della memoria.

Inoltre ci sono molti elementi che indicano una relazione tra gli ormoni sessuali e i disturbi dell’umore durante lo svolgersi della vita.

Testosterone ed estrogeni producono effetti diversi sui neurotrasmettitori del cervello, in particolare nell’ipotalamo e nell’amigdala, entrambi coinvolti nell’elaborazione emozionale.

Durante il primo sviluppo testosterone ed estrogeni producono l’ effetto opposto sull’acido gamma amino butirrico (GABA), un neurotrasmettitore le cui trasmissione è stimolata dal testosterone e inibita dall’estrogeno.

Questi effetti polarizzanti favoriscono prima un genere e poi l’altro.

Nell’ infanzia, le differenze più sfavorevolmente i maschietti: gli eccessi di testosterone durante i primi mesi di sviluppo cerebrale possono rendere i maschi vulnerabili all’autismo ed ad altre patologie neuropsichiatriche.

Durante la pubertà, il bilancio dei generi si inverte, con le ragazze che diventano da due a tre volte più inclini alla depressione rispetto ai maschi.

Gli aumenti nei livelli di estrogeno potrebbero rendere le donne più suscettibili innalzando i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress e interferendo con le riserve di serotonina; una carenza di serotonina può provocare, in questo stadio della vita, spossatezza, ansia e altri sintomi della depressione.

Per i maschi è il testosterone ad espletare, in questo periodo, una funzione protettiva.

Nelle donne in post menopausa sono risultati alterati i livelli di noradrenalina e di dopamina.

Ma più difficile è determinare la contrapposizione tra natura e cultura, quando i pazienti entrano nella età adulta, momento in cui i sintomi della depressione iniziano a differenziarsi più chiaramente per genere.

Dato che le donne hanno più probabilità di essere colpite e di richiedere un trattamento, i criteri diagnostici per le depressione sono influenzati dai sintomi femminili.

Semplicemente l’aggressività e l’irrequietezza tipiche della depressione maschile non rientrano nelle definizioni tradizionali del disturbo, così è possibile che i test ignorino gli uomini.

Ma se è vero che è importante fare una diagnosi corretta, altrettanto importante è assicurarsi che uomini e donne ricevano una cura adatta al loro genere.

Al di là delle pure considerazioni di ordine medico, una comprensione più sottile delle sfumature delle emozione umana – il fatto che la depressione sia malinconica per alcuni, rabbia per altri – potrebbe aiutarci anche a conoscere meglio noi stessi e gli altri.