Archive for settembre, 2010


 
Quando ero ancora una ragazzina, un’adolescente sognatrice, inconsapevole di manipolazioni, fantasticavo di amori coinvolgenti, appassionanti, meravigliosi!
Ero assolutamente certa che ne avrei vissuto uno stupendo!
Ero istintivamente protesa verso l’universo maschile che mi incuriosiva e attraeva magneticamente, già allora!
Pensavo sul serio che, a differenza di quello che vedevo vivere in coppia, come per esempio quella dei miei genitori, a me, a noi, ai ragazzi e alle ragazze della mia generazione, non sarebbe toccato!
Perchè noi eravamo diversi.
Perchè avremmo avuto un diverso modo di stare insieme, libero da sovrastrutture e condizionamenti.
Avremmo formato coppie felici di stare insieme.
Coppie che sarebbero state insieme e avrebbero continuato a stare insieme negli anni, crescendo i propri figli perchè motivati e contenti di farlo.
Consapevoli che dopo l’innamoramento e la passionalità, il rapporto avrebbe dovuto trasformarsi in voglia condivisa di continuare ad esserci, con i propri spazi, le proprie attitudini, le aspettative individuali e comuni.
Per fare tutto questo sarebbe stato necessario riuscire a trovare un equilibrio-squilibrio tale da garantire sia la coppia nel suo insieme che le singole individualità presenti all’interno della stessa.
Compito arduo, di difficile esito.
Infatti tutto si è sgretolato.
Si è tutto frantumato nella mancanza di rispetto che la familiarità sembra inevitabilmente portare con sè.
Si è tutto sgretolato nella non consapevolezza di sè e dell’altro.
Si è tutto sgretolato nell’assenza di una progettualità condivisa.
Tutto è miseramente morto, ingoiato da separazioni dilanianti e dolorose e divorzi spersonalizzanti.
Ma dalle macerie di questi devastanti divorzi le donne sono faticosamente rinate. Uscendo allo scoperto e facendo risplendere i loro talenti nascosti sono riuscite ad essere madri e padri nello stesso tempo, sono riuscite a continuare a lavorare con grande affanno e nella migliore delle ipotesi, sono riusite anche a mantenere per sè un pò di vita sociale, nonostante la cura dei figli.
Ci sono riuscite se sono state risparmiate dalla furia omicida di ex mariti, ex compagni, ex fidanzati, che dicevano di amarle tanto ma che, non accettando la fine del rapporto, le hanno trucidate.
Forse ha ragione Galimberti quando dice che “IL MATRIMONIO DOVREBBE ESSERE CONSENTITO SOLO AI CREATORI”, perchè la felicità è vero che ama la passione e probabilmente anche la sua sregolatezza, ma è altrettanto vero che non si accontenta di una gioia passiva, perchè felicità significa creare.
Quindi per poter stare insieme nel tempo, sposati o conviventi, il più possile felici, si dovrebbe riuscire a creare una formula incantevole per rimanere coppia ma nel rispetto delle singole individualità.
 
 
     
 
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Striscia di Gaza, i morti palestinesi che scompaiono dalle cronache italiane.

Scritto il 2010-09-27 in News

 

Vittorio Arrigoni per Infopal, da Gaza.

Mentre a Gaza gli obitori reiniziano a intasarsi e i becchini si scervellano per trovare nuovi metri cubi di terra ancora vuota da riempire,


qualcuno a Gerusalemme ha dato l’aria di divertirsi un mondo.

La settimana scorsa in mondovisione: i sorrisi e le strette di mano fra il promotore e primo patrocinatore del movimento dei coloni Netanyahu e il pupazzo indegno della bandiera che porta Abu Mazen stonavano parecchio con la realtà di Gaza, visti da qui sul campo.

I negoziati di pace stanno esportando più guerra di quanto preventivato, nella Striscia:
bombardamenti aerei, carri armati e cecchini israeliani al confine hanno provocato numerosi ferimenti e uccisioni, dal 2 settembre a oggi.

Non sono “cinque uccisi, fra cui tre civili e un miliziano”, come ha scritto l’Ansa in un dispaccio del 15 settembre, ma sono 6 gli ammazzati palestinesi, fino al 24 di questo mese, qui a Gaza, e tutti e sei sono civili.

A beneficio anche della distrazione dei media italiani, ecco i nomi degli uccisi in tempo di negoziati di pace:

4 settembre. Caccia F16 israeliani bombardano i tunnel di Rafah al confine con l’Egitto. Due lavoratori palestinesi muoiono per l’esplosione il successivo crollo del tunnel. Sono Khaled ‘Abdul Karim al-Khatib, di 35 anni e  Saleem Mohammed al-Harrab, diciannovenne, entrambi provenivano dal campo profughi di, al-Bureij.

12 settembre. Un carro armato al confine di Beit Hanun fa fuoco in direzione di tre pastori palestinesi che accudiscono le loro pecore. All’ospedale arrivano i cadaveri massacrati di Ibrahim Abdullah Mosa Abu Sa’id, 91 anni, Hosam Khaled Ibrahim Abu S’aid, 16 anni e Isma’il Waleed Mohammed Abu ‘Oda, di anni 17.

L’esercito israeliano che all’inizio afferma di aver colpito miliziani in procinto di entrare in azione, dinnanzi alle prove lampanti fornite dalle organizzazioni per  i diritti umani non ha potuto fare altro  che ammettere “l’errore”, o per meglio dire “l’orrore”.

Senza che questo comporti nessun procedimento sostanziale contro l’ufficiale che ha dato l’ordine e il soldato che ha eseguito l’ennesima carneficina di civili.

15 settembre. Caccia  F16 di nuovo in picchiata sopra i tunnel di Rafah mietono l’ennesima vittima civile,  Wajdi Jihad al-Qadhi, 23 anni,  che viveva nel campo profughi  Yibna di Rafah.

Questi i nomi dei 6 civili assassinati, ai quali va aggiunto Mansur Baker, un giovane pescatore ucciso venerdì, e senza dimenticare le decine di feriti dal 2 settembre a oggi coinvolti nei bombardamenti e negli attacchi terroristici israeliani al confine.

Nell’articolo citato dell’Ansa, e ripreso da diversi quotidiani, ciò che lascia eufemisticamente interdetti  è la prassi di prendere come cronaca i comunicati diramati dai portavoce dell’esercito israeliano, come fossero la cieca realtà dei fatti:

Da Gaza miliziani palestinesi hanno sparato almeno due razzi verso il porto israeliano di Ashkelon e una decina di colpi di mortaio in direzione dei villaggi agricoli ebraici del Negev. Per la prima volta, almeno tre proiettili contenevano fosforo”, scrive un giornalista, senza che gli aleggi nella testa il dubbio di dove diavolo sono andati a prenderselo il fosforo bianco i palestinesi che sotto assedio fanno fatica a trovare due mattoni e un secchio di cemento.

Qualcuno ha ipotizzato che il fosforo bianco fosse un residuo di quelle tonnellate che ci hanno scaricato addosso, nel gennaio 2009, durante Piombo Fuso, ma non ci vuole un laureato in chimica per sapere che un proiettile del genere una volta sparato non può poi essere risparato indietro.  A meno che non si tratti di un messaggio volutamente simbolico, ma si dà il caso che gruppi armati di Gaza hanno smentito la bufala.

D’altronde, a prendere come vere notizie i comunicati dei vertici militari israeliani,  Piombo Fuso è stata un’offensiva contro Hamas, poco importa che poi il 90 per cento delle vittime sono state civili, compresi 350 bambini.

Il 17 settembre, un squadrone della morte israeliano è entrato prima dell’alba in una abitazione a Tulkarem e ha ammazzato nel sonno il leader di Hamas, As’ad Shelbaya, sparandogli gli tre colpi a bruciapelo.

Anche in questo caso, i maggiori media occidentali hanno ripetuto la versione israeliana secondo la quale Abu Shaalbiyeh  sarebbe  “corso in strada in maniera sospetta verso i militari, nascondendo le braccia dietro la schiena”, a differenza di quanto hanno raccontano familiari e testimoni secondo i quali si è trattata di una vera e propria esecuzione, avvenuta  nella camera da letto di Abu Shaalbiyeh. Sul suo corpo non sono state trovate e armi e comunque sarebbe bastato osservare le foto della scene del delitto per intuire la sua fine: 

http://img36.imageshack.us/img36/8620/105052.jpg

http://img547.imageshack.us/img547/831/105050.jpg

Mentre, beffa delle beffe, per i palestinesi Abu Mazen incontra il premier israeliano nella sua confortevole casa di Gerusalemme, casa con vista sionista, come per assicurarsi un ruolo da suo maggiordomo a negoziati finiti, la società civile mondiale continua a fomentare il boicottaggio contro Israele. La buona notizia di questa settimana viene dalla Gran Bretagna, dove 6 milioni e mezzo di lavoratori, tramite i loro sindacati, si rifiuteranno di comprare merci prodotte nelle colonie illegali israeliane.

 

Alla conferenza annuale del “Tuc”, il congresso della federazione dei sindacati del Regno Unito, che rappresenta la gran parte dei lavoratori inglesi, ha votato all’unanimità una mozione a sostegno del BDS movement.

Marterdì scorso, giorno dei negoziati, ci siamo recati al confine, disarmati, per ricordare le ultime vittime e per rilanciare il messaggio del boicottaggio dinnanzi a Erez, il muro nord della prigione di Gaza.

I secondini israeliani ci hanno mitragliato senza negoziare alcuna umanità:

http://www.youtube.com/watch?v=jBUDcM6MEaA

Restiamo Umani

 

 

 
Le sofferenze, le ferite profonde e immense che genitori inadeguati e non consapevoli
provocano ai propri figli nei primi anni di vita sono solchi profondi.
Il vuoto affettivo di questi solchi è difficile da colmare
perchè è pieno di solitudine, di autolesionismo fisico e mentale.
Solo se l’animo resta intatto, dopo anni di infinito
disagio mascherato,
riprendendosi in  mano la vita
con amore infinito nei propri confronti
si potrà finalmente vivere.
  
Quando è il momento preciso,
il giorno, l’ora
in cui le rondini spariscono dal cielo
con il loro volo mattutino
volo alto, quasi a sfiorare le nuvole
e il volo serale
quasi a infrangersi al suolo
alla ricerca di cibo?
 
Quando è il momento preciso,
il giorno, l’ora in cui
il dolore del cuore e dell’anima,
profondo, profondissimo,
che sembrava così radicato
da tenerti prigioniera
in una terribile morsa,
sparisce, svanisce nel nulla,
come se niente
e nessuno
l’avesse provocato?
 
Sono attimi
che messi insieme
fanno la nostra vita
 
Sono inconsapevoli istanti
istanti benedetti
che riescono a renderci
la vita
gradevole
nonostante tutto.
e.m.

  Le donne scendono in campo
“No alla legge Tarzia è confessionale”

La proposta di riforma è considerata “irricevibile” e “incostituzionale” dall’Assemblea permanente. “Si parla solo di famiglia fondata sul matrimonio”. Altro punto critico il finanziamento per le associazioni a tutela della famiglia che dovrebbero entrare come sussidio agli operatori. Le firme sono arrivate a quota 7mila

Un secco “no” alla proposta di legge Tarzia sulla riforma dei consultori nella regione Lazio, considerata “irricevibile”, “incostituzionale” e profondamente “confessionale”. A ribadirlo questa mattina a Roma è stata l’Assemblea permanente delle donne, organo nato per contrastare proprio l’iniziativa che porta la firma dell’esponente del Pdl, Olimpia Tarzia e costituito da diverse associazioni, tra cui la Casa internazionale delle donne, la Consulta dei consultori del Lazio, il Coordinamento delle donne della Cgil, l’Associazione Be free, Pangea, il Forum della salute delle donne italiane e migranti e molte altre.”Questa legge di fatto abroga nell’ultimo articolo la legge 15 del 1976, che ha istituito i consultori e che metteva al centro la donna. Nella proposta Tarzia, invece, si parla solo di famiglia fondata sul matrimonio – ha sottolineato Pina Adorno presidente della Consulta dei consultori del Lazio – Viene inoltre istituito un comitato bioetico, è una cosa inaccettabile. Già molti medici e psicologi, che operano nelle strutture, hanno protestato direttamente con il presidente Polverini”. Secondo Adorno, inoltre, altro punto critico della proposta è il finanziamento previsto per le associazioni a tutela della famiglia che dovrebbero entrare nei consultori come sussidio agli operatori.

“Si capisce che l’impronta della legge è essenzialmente confessionale. Sparisce la donna nella sua soggettività – ha continuato – anche la procedura per l’interruzione del percorso di gravidanza diventa più complicata: la donna deve prima passare attraverso diversi colloqui con le associazioni a tutela della famiglia, se l’opera di dissuasione non va in porto allora si segue la prassi abituale”. Giulia Rodano, consigliere regionale per l’Italia dei valori e vicepresidente della Commissione sanità, ha sottolineato che secondo una recente indagine di Lazio sanità il 40% delle donne che si rivolgono ai consultori decide di portare a termine la gravidanza. “Questo significa che già ora all’interno delle strutture si fa un’operazione di empowerment per costruire la scelta”, ha detto.

Dal punto di vista strettamente politico la Rodano ha sottolineato che in Regione continuerà l’ostruzionismo dell’opposizione per bloccare l’iter della proposta. Una strategia che sta già dando risultati positivi. “Si è creata una discussione anche tra gli ambienti della maggioranza, in particolare l’assessore Forte ha espresso perplessità sull’aspetto finanziario della proposta, visto che non c’è nessuna copertura – ha aggiunto – inoltre con il ritiro delle firme dei consiglieri di centrosinistra e il venir meno di tre consiglieri in Regione, sulla proposta non c’è più la maggioranza. Ora è importante andare avanti con la battaglia”.

Intanto la petizioni lanciata sul sito della Casa internazionale delle donne per bloccare l’iniziativa ha già raggiunto quota settemila firme. Tra i firmatari spiccano i nomi della scrittrice Dacia Maraini, della vicesegretaria della Cgil Susanna Camusso, delle giornaliste e scrittrici Lidia Ravera e Miriam Mafai. “A breve chiederemo un incontro con renata Polverini e con il presidente della Commissione affari sociali – ha sottolineato Francesca Koch della Casa internazionale delle donne – la legge istitutiva dei consultori è stata una conquista delle donne che già prima avevano iniziato a occupare questi spazi. C’era una visione olistica della salute, considerata in un insieme di aspetti non meramente ambulatoriali. In questa proposta, invece, la donna è nominata solo due volte ed è privata della possibilità di decidere autonomamente”.

In tutto sono 161 i consultori della regione Lazio (50 a Roma), di questi solo 84 hanno i requisiti minimi di apertura (4 mattine e due pomeriggi) e in molti casi tra il personale mancano figure professionali necessarie. Rispetto ai parti dei 50mila che si effettuano mediamente nel territorio della regione ogni anno, la metà vengono seguiti all’interno dei consultori.

“La situazione delle strutture nel lazio è carente. I consultori sono stati sempre tartassati, ne è prova il fatto che nelle altre regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana, ce ne sono quasi il doppio – ha aggiunto Giovanna Scassellati, responsabile per la 194 dell’ospedale San Camillo di Roma- La battaglia deve essere sulla salute riproduttiva. L’interruzione di gravidanza non è mai una scelta facile, non vogliamo che si crei una situazione per cui le donne siano costrette ad andare in pellegrinaggio a Bologna per abortire”.

 

(22 settembre 2010)

  

Luciano Ligabue

    • IL CASO

    L’appello diventa internazionale
    “Fermiamo tutte le lapidazioni”

    Continua la mobilitazione contro le pene stabilite dalla giustizia iraniana, per Sakineh e tutti gli altri condannati

    di ROSALBA CASTELLETTI

    ROMA – Quasi 140 mila firmatari, tra cui sette Premi Nobel e due ministri della Cultura. Continua ad allungarsi l’appello di Repubblica per la scarcerazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la quarantatreenne iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e concorso in omicidio. Alle firme di decine di intellettuali francesi e italiani, tra cui i Premi Nobel Rita Levi Montalcini e Luc Montagnier, si aggiunge oggi anche quella di Frédéric Mitterand, ministro francese della Cultura e della Comunicazione. E intanto l’appello acquista un respiro sempre più europeo e internazionale: già rilanciato dal settimanale francese Le Nouvel Observateur (il cui sito rimanda a Repubblica per le adesioni), verrà ripreso anche dal quotidiano belga Le Soir e dal quotidiano lussemburghese franco-tedesco Tageblatt.

    IL NOSTRO APPELLO PER SAKINEH

    Ieri a Bruxelles ho incontrato il Nobel iraniano Shirin Ebadi e mi ha detto di ringraziare l’Italia e La Repubblica per tutto quello che stanno facendo per il suo Paese”, dice il filosofo Daniel Salvatore Schiffer, promotore della petizione, commentando il successo della mobilitazione. Ma, aggiunge, non bisogna desistere. Schiffer ricorda che, oltre a Sakineh, altri 24 iraniani  –  20 donne e quattro uomini  –  rischiano la morte sotto il colpo delle pietre e che nelle carceri iraniane vi sono oltre 800 prigionieri politici, decine dei quali sono stati condannati a morte.

    “Per questo abbiamo deciso di allargare il nostro appello. Chiediamo a Teheran di annullare la condanna alla lapidazione che incombe non solo su Sakineh, ma su tutti gli altri iraniani che rischiano la stessa pena efferata, come la giornalista Shiva Nazar Ahari accusata di “cospirazione contro Dio” solo per le sue opinioni politiche o il diciottenne Ebrahim Hamidi accusato di “sodomia” perché omosessuale. Chiediamo insomma l’abolizione della lapidazione e di qualsiasi altra pena di morte ancora in vigore in Iran”, spiega Schiffer.

    Secondo il filosofo, il rischio è che il regime Teheran risparmi la vita di Sakineh, ma continui nell’ombra a mettere a morte dissidenti e donne innocenti. Timore condiviso anche dalla stessa Ebadi e da Karim Lahidji, giurista iraniano in esilio da 27 anni, presidente della Lega iraniana per la difesa dei diritti umani e vicepresidente della Lega internazionale per i diritti umani: da quando è al potere Mahmud Ahmadinejad, ricordano, c’è almeno una messa a morte al giorno in Iran

    Sto seguendo “L’infedele” di Gad Lerner su la 7.
    In studio molti ospiti, come al solito. Tra gli altri Toni Negri, Sergio Chiamparino (sindaco di Torino), Ilvio Diamanti (sociologo) e in collegamento esterno i tre operai della Fiat licenziati e non reintegrati nonostante la sentenza del giudice del lavoro.
    Il tema della serata: “Marchionne e la filosofia dei ricconi” e cioè la sperequazione tra quello che percepisce un manager che gestisce ricchezza finanziaria e quello che guadaga un operaio che invece produce ricchezza materiale (merce).
    L’ultimo servizio mandato in onda (siamo circa a metà trasmissione), citando Edmondo Berselli con il suo saggio “Economia Giusta”, si conclude affermando che dovremo abituarci a vivere con più povertà e meno di molte, moltissime cose……………………………….
     
    E chi glielo spiega ai giovani di oggi e ai non più giovani di ieri cresciuti nella sempre più “compulsiva ricchezza mediatica” che d’ora in avanti bisogna invece cercare di vivere con meno, molto meno, se si vorrà sopravvivere a tutto questo disastro? 

    Ligabue

    CREDO DI UNA DONNA

     
     
     

    Noi, esseri umani e donne, sospese sull’orlo del nuovo millennio.Noi siamo la maggioranza della specie, ma abbiamo abitato nell’ombra.
    Noi le invisibili, le analfabete, le sfruttate, le profughe, le povere.E noi votiamo: mai più.
    Noi siamo le donne affamate – di riso, casa, libertà, delle altre, di noi stesse.Noi siamo le donne assetat…

    e – di acqua limpida e risate, di letture, d’amore.
    Noi siamo esistite in tutti i tempi, in ogni società.Siamo sopravvissute al nostro sterminio.
    Ci siamo ribellate – e abbiamo lasciato dei segni.
    Noi
    siamo la continuità, intessiamo il futuro col passato, la logica con la
    poesia.
    Noi siamo le donne che tengono duro e gridano Sì.
    Noi siamo le donne dalle ossa, voci, menti, cuori spezzati – eppure siamo le donne che osano sussurrare No.
    Noi siamo le donne la cui anima nessuna gabbia fondamentalista può contenere.
    Noi siamo le donne che rifiutano di permettere che si semini morte nei nostri giardini, nell’aria, nei fiumi, nei mari.
    Noi
    siamo, tutte e ciascuna, preziose, uniche, necessarie.
    Noi fatte più
    forti, benedette, sollevate perché non uguali.
    Noi siamo le figlie del
    desiderio.
    Noi siamo le madri che daranno alla luce la politica del XXI
    secolo.
    Noi siamo le donne da cui gli uomini ci hanno messo in guardia.
    Noi siamo le donne che sanno che tutte
    le questioni ci riguardano, che reclamano il loro sapere,
    reinventeranno il loro domani, discuteranno e ridefiniranno ogni cosa,
    incluso il potere.
    Sono decenni ormai che lavoriamo a dar nome ai
    dettagli del nostro bisogno, rabbia, speranza, visione.
    Abbiamo rotto
    il nostro silenzio, esaurito la nostra pazienza. Siamo stanche di
    enumerare le nostre sofferenze – per intrattenere o essere
    semplicemente ignorate.
    Ne abbiamo abbastanza di parole vaghe e attese
    concrete; abbiamo fame d’azione, dignità, gioia. Intendiamo fare di
    meglio che resistere e sopravvivere.Hanno tentato di negarci,
    definirci, piegarci, denunciarci; ci hanno messe in prigione, ridotte
    in schiavitù, esiliate, stuprate, picchiate, bruciate, asfissiate,
    seppellite – e ci hanno annoiate.
    Ma niente, neppure l’offerta di
    salvare il loro agonizzante sistema, ci può trattenere.
    Per
    migliaia di anni le donne hanno avuto responsabilità senza potere,
    mentre gli uomini avevano potere senza responsabilità.
    Agli uomini che
    accettano il rischio di esserci fratelli offriamo un equilibrio, un
    futuro, una mano.
    Ma con loro o senza di loro, noi andremo avanti.Perché
    noi siamo le Antiche, l’Essere Nuovo, le Native venute per prime e
    rimaste, indigene come nessuno. Siamo la bambina dello Zambia, la nonna
    della Birmania, le donne del Salvador e dell’Afghanistan, della
    Finlandia e di Fiji.
    Siamo canto di balena e foresta pluviale; l’onda
    sommersa del mare che monta, immensa, a spezzare in mille frammenti il
    vetro del potere.
    Siamo le perdute e le disprezzate che, piangendo,
    avanzano nella luce.
    Questo noi siamo. Siamo intensità e energia.
    Siamo i popoli del mondo che parlano – che non aspetteranno più e non
    possono essere fermati.Siamo sospese sull’orlo del millennio:
    alle spalle la rovina, davanti nessuna mappa, il sapore della paura
    acuto sulle nostre lingue.Eppure faremo il salto.L’esercizio dell’immaginazione è un atto di creazione.L’atto di creazione è un esercizio della volontà.Tutto questo è politica. E’ possibile.Pane.
    Un cielo pulito.
    Pace vera.
    La voce di una donna che canta chissà dove,
    melodia che spira come fumo dai falò campestri.
    Congedato l’esercito,
    abbondante il raccolto.
    Rimarginata la ferita, voluto il bambino,
    liberato il prigioniero, onorata l’integrità del corpo, ricambiato
    l’amante.
    Magico talento di trasformare i segni in significato.
    Uguale,
    giusto e riconosciuto il lavoro.
    Piacere nella sfida che porta,
    concordi, a risolvere i problemi.
    La mano che si alza solo nel saluto.
    Interni – dei cuori, delle case, dei paesi – così solidi e sicuri da
    rendere finalmente superflua la sicurezza dei confini.
    E ovunque
    risate, sollecitudine, festa, danze, contentezza.
    Un paradiso umile,
    terrestre, ora.
    Noi lo renderemo reale, nostro, disponibile. Noi disegneremo la politica, la storia, la pace.
    Il miracolo è pronto.
    Credeteci.
    Siamo le donne che trasformeranno il mondo.

    R. MORGAN

    Terra Santa Libera

    Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

    noisuXeroi

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    Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi. (Baolian, libro II, vv. 16-17)

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