Io vorrei dirvi la bellezza

Io vorrei dirvi la bellezza lenta
che conta i passi sull’orlo piegato del mattino
e si traduce in piccole sommosse
nella boscaglia di un’ora appena schiusa
pane al sagrato e acqua appesa in onde nere
di uccelli sui portoni.

Io vorrei dirvi quanto ricordo bello il sole
quanto d’amore dolce mi commuove dentro
mentre non riconosco più le carte sparse
per sempre, sul tavolo notturno.

Mi piacerebbe somigliare ancora
a tutte quelle cose antiche che mi sfogliavano le mani
alla ripetizione di un dolore a semicerchio
tra costole e perdono
alla mia posa preferita dallo specchio
a tutti i giorni teneri e rancore
alla miseria di un centesimo che manca
a quei dispetti secchi sottogola
alla grandiosità di un mio respiro prigioniero in fondo.

Invece no, ogni radura si accoccola rapida nel fango
e brucia a meraviglia questo falò d’autunno
tra le dita fredde

la cenere si porta via a fagotto
le stelle verdi marchiate in serie
dall’avvenenza di foreste intrappolate senza rami
nei sogni più remoti

la cenere mi porta via
e non ho lingua
per dirvi quello che vorrei
ad ogni mio risveglio
come un cammino di sabbia sulle croci.

Resta il riflesso, quello sì, di tutto il sempre che io sono stata
e questo io vi dono ora
mentre aspetto di potere ancora ciò che vorrei dirvi
con la mia lentezza e il mondo che la gira.

Quelle parole antiche, il mio sospiro
tutta la bellezza trattenuta al buio
che, ancora, si scatena.

Iole Troccoli 

28 ottobre 2010