Baciare il ranocchio? 

 
Forse non tutti sanno che la versione della favola della principessa che bacia il ranocchio, era un po’ differente…

 

Nella ben nota favola del Principe ranocchio, una principessina lascia cadere la sua palla d’oro nello stagno, ed è inconsolabile. Compare un ranocchio e le dice che gliela andrà a prendere se lei promette che lo lascerà mangiare dalla sua scodella e dormire sul suo cuscino. La fanciulla acconsente e il ranocchio ripesca la palla. Dopo di che, con orrore della principessina, il re suo padre insiste che deve mantenere la parola data.

Nella versione che ascoltavo da bambina, il ranocchio, quando lei lo baciava, si trasformava in principe. Si sono fatte infinite battute su quanti ranocchi le donne bacino, sperando che uno si trasformi in principe, ma non si è prestata molta attenzione alla principessina che deve soffocare il proprio disgusto.
Si sente disgustata dal ranocchio, e nella favola è implicito il messaggio che una principessina come si deve dovrebbe reprimere queste reazioni.
Torna utile a questo punto notare il contrasto con una favola simile.

La Bella e la Bestia è una favola che tipicamente rispecchia la visione del Mago. Anche qui, la Bestia si trasforma in principe grazie al bacio della principessa; pure, le circostanze sono del tutto diverse da quelle del Principe ranocchio. La Bestia si comporta molto signorilmente con la Bella: è sempre gentile e generoso nei suoi confronti. E’ vero che ogni notte le chiede di sposarlo, ma lei rimane nella sua decisione e dice sempre di no: la Bestia rispetta il suo diritto ad agire così pur sapendo che ciò significa che potrà rimanere una bestia per sempre, dal momento che soltanto l’amore può rompere l’incantesimo tramutandolo in uomo.

Finalmente quando la Bella accetta di sposarlo lo fa perché lo vuole. Lo ama. A questo punto, e solo a questo punto, la Bestia si trasforma.
Il messaggio del racconto è che possiamo trasformare non soltanto noi stessi ma anche gli altri, amandoli per quello che sono, in particolare se loro accolgono questo amore. Per Il Principe ranocchio il discorso è diverso: il ranocchio approfitta della principessina, la quale, psicologicamente più giovane e non altrettanto saggia della Bella, è incapace di amare il ranocchio in quanto ranocchio. Mi ha fatto felice Madonna Kolhbenschlag, quando, in Kiss Sleeping Beauty Goodbye, ha spiegato che nella versione originale della fiaba del Principe ranocchio, il ranocchio non si trasforma grazie a un bacio ma perché la principessina ammette il proprio disgusto, lo afferra e lo getta nel fuoco: e, mi piace pensare, con uno strillo di trionfo.

Di sicuro ho conosciuto persone che hanno subìto una trasformazione per il fatto che qualcuno le ha amate per quello che erano, verruche e tutto. Ma so anche che nella nostra cultura l’amore significa spesso essere indulgenti con gli altri e permettere loro di maltrattarci. Penso di aver visto più uomini cambiare quando le mogli hanno smesso di tollerare il loro sciovinismo che mentre lo tolleravano. Ho visto più bambini cambiare quando i genitori ne hanno avuto abbastanza da esigere che si comportassero secondo la propria intelligenza o almeno secondo il senso comune. In realtà non penso che sia dualismo. Penso che l’amore, l’amore intelligente, richieda un lancio rigeneratore nel fuoco, anziché il rafforzamento delle caratteristiche della bestia o del ranocchio nell’altro. Il lancio nel fuoco è anche un’affermazione di rispetto di sé da parte della principessa. Ha avuto abbastanza rispetto di se stessa da non costringersi a baciare il ranocchio, qualunque cosa avesse detto suo padre! Qualunque cosa avesse promesso!

La Bestia è trasformata dall’amore della Bella, il ranocchio si trasforma solo quando è gettato nel fuoco. Ciò che questo significa è che entrambe le donne sono Maghe quando credono e affermano fino in fondo la propria integrità. Non è l’integrità come la vede il Guerriero – secondo cui bisogna mantenere la propria parola, costi quel che costi – ma un’integrità che coincide col vivere in armonia col proprio sé più profondo.

C. S. Pearson

dal libro L’eroe dentro di noi

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