Archive for 26 novembre 2010


Gentile Ministra Mara Carfagna,

Riguardo la Sua scelta di non dimettersi dal Ministero delle Pari Opportunità, le auguro innanzitutto buon lavoro.

Le chiedo di utilizzare maggior impegno nel contrasto della violenza contro le donne, che nel nostro Paese sta raggiungendo livelli preoccupanti.

Essendo sicura che anche Lei legge i giornali, La prego di soffermarsi di più sui fatti di cronaca che purtroppo rivelano un triste spaccato del nostro Paese, ma anche il triste primato in Europa per violenze domestiche.

Agghiacciante notare il numero elevato di donne maltrattate, stuprate e uccise nelle nostre famiglie. Questo rivela quando siano fallimentari i Vostri sforzi per avviare politiche per la sicurezza delle città, in nome delle donne. Con questo mai e poi mai mi permetto di sminuire il Vostro lavoro, è il contesto delle vostre politiche di sicurezza a non essere stato centrato.

E’ la famiglia italiana a detenere il primato della violenza contro le donne, non le nostre strade. Tanto per citarvi l’ultimo episodio della lunga serie, sono convinta che il nome di Eliana Femiano non Le suona nuovo (o almeno spero).

L’omicidio di Eliana, avvenuto con lo stesso movente della lunga lista di omicidi contro NOI donne, conferma l’arretratezza culturale di un Paese fatto di uomini poco inclini ad accettare che una donna possa mettere fine ad una storia sentimentale e ancora più raccapricciante notare come tutto il sistema sia complice, compreso quello giudiziario, il quale ha permesso ad un uomo che ha tentato di ucciderla un’altra volta di godere di una pena pari a poco meno di un anno e degli arresti domiciliari , luogo che non solo non ha impedito un eventuale tragedia ma è stato addirittura utilizzato per raggiungere il suo scopo: quello di uccidere Eliana. Per questo sostengo che è sopratutto il nostro sistema ad essere responsabile di queste tragedie.

Sono consapevole che se ci fosse stato più impegno da parte del Governo, la morte di questa povera ragazza, (così come tante altre) poteva anche essere evitata.

Sono fermamente convinta che Lei, in quanto donna, si senta chiamata in causa. Apprezzo molto che Lei sia stata la prima ad far approvare la legge contro lo stalking, ma un deterrente non è sufficiente in un contesto dove mancano totalmente le basi culturali del rispetto delle donne. Urgono campagne di prevenzione sulle cause che generano così tanta violenza sulle donne. Ritengo che la legge contro la violenza sulle donne di Luis Zapatero approvata già da dieci anni sia un buon modello a cui ispirarsi.

Ricordando il Suo interesse quasi morboso quando le violenze sulle donne avvengono dentro le case di minoranze che non appartengono alla nostra cultura, quello che Le chiedo è: Si costituirà parte civile anche per questo episodio o preferisce far cadere volutamente nel dimenticatoio tutto ciò che avviene nelle famiglie italiane?

Sono fermamente convinta che saremo in grado di dare lezioni di civiltà e di rispetto di genere ad altre culture soltanto quando nel nostro Paese avremmo sconfitto tutti gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione personale e la libertà delle donne, cosa che in Italia non si fa e potrei elencarle anche alcune nostre falle.

Siamo al 74° posto nel mondo per quanto riguarda la parità tra uomini e donne, siamo il paese dove le donne trovano moltissime difficoltà a far carriera e trovare tempo per sé stesse, siamo il Paese dove le donne vengono utilizzate come ammortizzatore sociale e non possono nemmeno scegliere quando avere un figlio, siamo il paese dove la Velina è l’unico modello femminile che viene promosso vincente. Siamo l’unico Paese in Occidente che tratta le donne in questo modo. L’ultima domanda che le faccio è questa:

Se ritiene che l’Italia sia un Paese che rispetta le donne (come Lei tiene a far passare ogni volta che uno straniero mina i diritti di una donna), come mai quasi tutti i recenti progressi che sono stati fatti nel nostro Paese per quanto riguarda l’uguaglianza fra i sessi sono stati quasi imposti a seguito di pressioni da parte di Paesi stranieri?

Non penso di chiederLe troppo, ma solo rispetto e impegno e glielo chiedo come donna.

Cordiali saluti
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Non è l’Onda. Non è neanche un nuovo Sessantotto. Almeno per ora. Ma non è neppure un movimento piccolo e marginalizzabile. Soprattutto non è un  episodio. La protesta degli studenti Italiani contro la riforma Gelmini (se anche solo lontanamente è definibile così) non è più occultabile. Perché non è una protesta dei solo studenti, ma anche dei ricercatori, degli insegnanti, di chi produce e usufruisce di cultura in questo Paese. È una rivolta, quella a cui stiamo assistendo, di “sistema”. Un sistema, quello dell’istruzione, formazione e ricerca, che aveva certamente molte pecche, che doveva essere rivisto, ripensato e riformato. Ma non liquidato. Attraverso tagli e smembramenti, privatizzazioni di settori strategici per consentire nuove formule di clientelismo spacciate per esigenze di efficienza.

Non è un episodio. Ripetiamolo. Qui ci troviamo davanti a una protesta diffusa che è montata nel corso di due anni quasi clandestinamente. Che si è strutturata per canali incomprensibili sia ai media che soprattutto alla politica, che si era in parte materializzata sui tetti degli istituti di ricerca in liquidazione negli scorsi mesi e che oggi, invece, si trasferisce (moltiplicando obiettivi e bisogni) sui monumenti di mezza Italia.

Una nota poi va fatta, dopo aver visionato decine e decine di video di quello che sta succedendo in tutto il Paese in questi giorni. Lo spropositato uso della forza da parte di uomini in divisa. Non si tratta di qualche episodio isolato. Ormai avviene ovunque. Oggi sugli studenti. Nelle settimane scorse su manifestanti in Campania e perfino pastori sardi. L’uso della forza innesca una catena di reazioni. Innesca esasperazione. E apre spazi ad altro. L’uso della forza è profondamente politico. E Maroni lo sa benissimo. Che si senta davvero responsabile d quello che sta avvenendo e che avverrà. Perché è impossibile nascondere la reale natura di così tanti episodi di uso sproporzionato di metodi repressivo delle proteste. Troppi telefonini, troppe telecamere, troppi blog e troppi filmati su Youtube.Ieri il governo è andato sotto proprio sulla riforma Gelmini. Il ministro, intanto, non sembra aver capito quello che sta succedendo in tutto il Paese e continua a sciorinare battute in automatico su strumentalizzazioni e su ipotetici quattro gatti. Quattro gatti che votano, e la politica (e non la Gelmini che il giorno che spiegavano “politica” a scuola era assente) lo sa benissimo. E quindi questo saccheggio al patrimonio culturale e al futuro del Paese chiamato “riforma” alla Camera viene bloccato da “fuoco amico”. Perché quei voti un po’ arrabbiati di questi giovani che tutti davano a un futuro di solitudini e disimpegno invece ci sono. E questa generazione che si voleva suddivisa di nuovo in categorie determinate dal censo (chi ha i soldi per andare a studiare all’estero e chi no) è tornata in piazza a chiedere politica e scelte, cultura e impegno. E allora il governo va sotto. E continuerà ad andarci.

E qui si apre anche un’altra repressione. Quale è il livello di formazione e di verifica sui comportamenti e la professionalità di chi si manda in strada a garantire l’ordine pubblico? Alcune delle scene a cui stiamo assistendo su questo aspetto non marginale ci costringono a riflettere. E a tenere gli occhi aperti.

No, non è ancora un Sessantotto. Per ora.

di Pietro Orsatti

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