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Il 30 ottobre 2008 mia figlia, 17 anni allora, è andata con un folto gruppo di compagni di liceo, il Galileo, e alcuni professori, tra cui la prof. di inglese, a Roma, per partecipare dopo una lunga occupazione alla manifestazione nazionale contro i disegni di legge di “riforma” delle Scuole Superiori di secondo grado e l’Università.

Siamo partite in macchina alle 5 di mattina per raggiungere gli autobus che sarebbero partiti alle 6 dal Saschall, la nebbia si tagliava a fettine!

Alle 7 ero già di ritorno a casa e mi ricordo benissimo di essermi lavata i capelli prima di andare al lavoro, dove per tutta la mattina sono stata con le cuffie a sentire la diretta di radio popolare, non perchè fossi in apprensione, ma solo per avere in tempo reale notizie di quanto succedeva perchè in realtà avrei voluto esssere là anch’io. Ma so stare al mio posto, e quello per manifestare il dissenso era il tempo di Ire, non il mio. Quello era il suo spazio e non il mio.

Non viene del tutto naturale di rispettare gli spazi e i tempi degli altri. 

Soprattutto se si tratta di figli ed anche se si tratta di coniugi, ma anche conviventi.

E’ più facile essere garantisti con chi non si conosce direttamente, con chi non condivide la nostra vita, perchè in fondo sono solo parole, ma alle parole devono seguire azioni concrete perchè altrimenti non hanno nessun significato. Solo fiato sprecato.

Rispettare invece il compagno di vita e i nostri figli e di conseguenza noi stessi comporta un impegno costante, non facile da portare avanti.

Dopo due anni, non solo hanno distrutto la scuola primaria, ma quella riforma che nella scuola secondaria ha spazzato via non solo diverse materie di insegnamento ritenute inutili ma anche indirizzi di studio nel loro complesso, è diventata legge e ieri il disegno di legge sulla riforma universitaria è passato alla camera, anche se non nel suo testo originario, visto che diversi emendamenti sono stati approvati.   

E gli studenti in piazza vengono definiti fuori corso, con infiltrati dai centri sociali, cioè gente che non ha voglia di far nulla, anzi quasi dei teppisti esaltati.

Non credo che mia figlia possa essere definita tale e neanche i suoi compagni.

Sono contenta che le manifestazioni di dissenso continuino e mi auguro che presto possano concretizzarsi in proposte alternative perchè solo così questa protesta potrà acquistare senso.