Archive for 31 gennaio 2011


RIVOLTA IN EGITTO

http://www.asca.it

 

EGITTO  MANIFESTANTI  SCIOPERO GENERALE E DOMANI UN MILIONE IN CORTEO
31-01-11
EGITTO: MANIFESTANTI, SCIOPERO GENERALE E DOMANI UN MILIONE IN CORTEO
 
(ASCA-AFP) – Il Cairo, 31 gen – I manifestanti egiziani, ancora in piazza contro il presidente Hosni Mubarak, hanno invocato uno sciopero generale senza limiti di tempo e una ”marcia con un milione di persone” per domani al Cairo.”Abbiamo deciso durante la notte che martedi’ ci sara’ una marcia da un milione di persone”, ha spiegato Eid Mohammed, uno degli organizzatori della protesta.

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

Dai festini nella casa di Arcore di Berlusconi, alle starlette della tv, sempre mezze nude, alle famiglie compiacenti. Sante o puttane, le donne di oggi sono tutte figlie del femminismo. Ne abbiamo parlato con Emma Baeri femminista storica e docente all’Università di Catania.

Letterine, paperine, escort…  Sono tante, ma in fondo sempre uguali, le figure femminili a cui ci ha abituati la nuova società, rappresentata soprattutto dalla tv. Il problema sta, però, nel capire se si tratta di donne oggetto o soggetto. Recentemente il comportamento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dato modo di intendere che lui propende verso la prima definizione, provocando un intenso dibattito nella società civile. Ma qual è davvero il ruolo della donna oggi? Come si è evoluto nel tempo?  Sono solo sante o puttane? Né uno né l’altro? Ne abbiamo parlato con Emma Baeri, femminista attiva sin dalle origini del movimento, socia fondatrice della Società italiana delle Storiche, nonché ricercatrice e docente di storia moderna all’Università di Catania.

Concita De Gregorio su l’Unità chiama all’appello tutte le donne diverse dalle ‘pupe del premier’. Moltissime già le firme, lei che ne pensa? Firmerà?

Io non firmerò. Sia perché appelli ne abbiamo firmati molti e non cambia mai nulla, sia perché mi è sembrato che questo chiamare a raccolta tutte le madri, le  mogli, le figlie e nipoti di destra e sinistra esprima una mentalità pre-politica, antropologica, per cui tutte le donne sono accomunate dall’uguaglianza nell’oppressione, indipendentemente dai loro progetti, dai loro sogni, dalle loro relazioni, dalle loro alleanze politiche. Questa visione antropologica delle donne è reazionaria dal mio punto di vista, non lo vedo come un passo avanti, perché lo sforzo del movimento femminista è stato proprio quello di dire: “uguali nella relazione del dominio di sesso, però differenti allo stesso tempo”. Io con donne come la Santanché non ho nulla a che spartire, anzi mi offende la sua presenza. Inoltre, se ne dobbiamo fare una questione di genere, qui la questione è la sessualità maschile. Dovrebbero essere gli uomini di buona volontà a sentirsi offesi da Berlusconi, prima ancora delle donne. Comunque capisco l’indignazione, anche io non ne posso più, anche perché tutto questo maschera i problemi reali della condizione delle donne e degli uomini.

Le nostre madri ci hanno cresciute nella convinzione di essere libere di scegliere della nostra vita, nel bene e nel male. Non è possibile che queste ragazze abbiamo liberamente scelto di puntare tutto sul corpo, partecipare alle feste del Presidente del Consiglio e farsi mantenere da lui?

Certo,  credo che anche loro siano figlie del femminismo anche se probabilmente lo disprezzano, perché questa parola attraverso i media è diventata una parolaccia. Hanno però interiorizzato senza saperlo, una idea di sé che una donna, anche colta, di 50 anni fa non aveva. Queste ragazze entrano in un mercato del lavoro terribile segnato da una precarietà soprattutto femminile e si misurano con un immaginario maschile che attraverso le televisioni private, ma non solo, è diventato dominante. Noi avevamo una maggiore capacità di indignarci, loro sono in qualche modo ‘schiave emancipate’. Non voglio assolvere questo sistema, ma non mi convince la colpevolizzazione di queste donne che chissà quante risate si faranno alle spalle di questo vecchio.

Le donne di oggi sono tutte figlie del movimento femminista che ebbe un ruolo importante dal ’68 al ’77 nella vita civile del paese, ma considerata la situazione crede che le femministe di allora abbiano sbagliato qualcosa o magari siamo noi della nuova generazione ad aver interpretato male il messaggio? Era ottimista per il futuro delle donne allora?

Nessuno di noi ha sbagliato. Le rivoluzioni non nascono mai dal nulla. Ci sono dei livelli di saturazione storica ed esistenziale per cui capita che delle generazioni siano investite da questa carica rivoluzionaria per cui non se ne può più e così capitò a noi. Eravamo una generazione politica che in un modo o in un altro si era misurata con il sogno dell’uguaglianza della generazione precedente, quella della lotta nella famiglia e nella scuola degli anni ‘60. Questo decennio è stato straordinario. Negli anni ‘70 eravamo molto impegnate a fare l’autocoscienza, il self-help – pratiche importanti senza dubbio – ma troppo poco a trasmettere il nostro messaggio alle nuove generazioni. Fu un  errore che capimmo dopo. Negli anni ‘80 il dibattito del femminismo spostò il fulcro del dibattito politico sul piano teorico. Alla teoria della differenza, ad esempio. Si passa dal femminismo dei contesti, in cui il primo contesto è il proprio corpo, a quello del pensiero. Io mi sono allontanata da questo tipo di femminismo, sono rimasta molto legata a quello degli anni ‘70 perché mi sembra che lì sia avvenuta la rottura con l’ordine simbolico dominante, da quando cioè il corpo femminile è stato messo al centro e la parola femminile sia venuta fuori proprio da questo corpo.

Con gli anni ’80 è arrivata anche la nuova religione del ‘dio denaro’ e del ‘dio successo’. Oggi anche molte ragazze che hanno studiato preferiscono spogliarsi e avere tanti soldi e facili piuttosto che occupare ruoli più impegnativi. Come mai secondo lei? E’ davvero tutta colpa (come dicono in tanti) di Berlusconi e delle sue tv?

Sì, negli anni ‘80 muta proprio il contesto politico e culturale dell’Italia. Molte cose potevano essere salvate e invece sono state buttate. Secondo me andava mantenuto tutto ciò che negli anni ‘70 aveva dato coraggio alle donne di parlare, di autorappresentarsi e questo avrebbe consentito una trasmissione di generazione che definirei più “carnale”. Credo che se questo fosse avvenuto non ci troveremmo in tale situazione. Certamente le tv, soprattutto private, hanno dato il loro contributo fornendo modelli di mascolinità e femminilità mercificabili. Poi, non è che tutte le epoche sono di crescita, di sviluppo, di lumi e le ragioni sono sempre molteplici.

Ma è solo una questione di buoni esempi? Alcune donne ricoprono cariche importanti, anche se sono ancora poche.

Ci sono molte donne serie. Ma credo che la rottura non possa avvenire sempre attraverso una lotta di donne per le donne, a tutela della loro immagine; è bene che gli uomini si sveglino. Forse questa vostra generazione deve vedersela un po’ brutta, perché la prossima possa rompersi le ovaie, come si diceva una volta, di questa situazione e fare delle cose. Ci sono stati momenti in cui, in forme diverse, le giovani donne hanno preso la parola pubblica. C’è da dire che siccome la crisi è molto generalizzata, è difficile, io penso, per una ragazza, prendere la parola in senso “separatista”, perché i momenti di grande sofferenza sociale tendono a cancellare la differenza tra i sessi che è vissuta come un lusso. Io non sono pessimista, sono convinta che ogni generazione abbia un suo modo di reagire. Nella storia ci sono stati momenti di crescita e decrescita continui, è tutto in movimento, la storia è nel tempo.

Sembra che queste ragazze sacrificate sull’altare del successo, della carriera e dei soldi abbiano anche il beneplacito delle famiglie, almeno di alcune. Secondo lei è possibile trovare un equilibrio tra il ruolo della donna “indipendente” e quello della compagna, moglie, madre, figlia?

Il rapporto tra vita privata e lavoro è una questione enorme che ha sia elementi civili che di autocoscienza. Nella nostra Costituzione il lavoro è considerato dipendente, mentre quello detto “di cura” non è costituzionalizzato, ma ancora collocato sulla sfera naturale. Finchè la situazione rimarrà così le donne saranno sempre madri oblative. Il lavoro dovrebbe essere inteso, invece, come lavoro di cura e cura del lavoro. Tutti e due i sessi, cioè, devono essere messi in condizione dalle leggi dello stato di lavorare bene, con agio e con passione dentro e fuori casa. Le due dimensioni non solo sono compatibili, ma l’attrito che si crea tra queste due sfere è vitale e energetico. Una intelligenza che si misura quotidianamente con i problemi della cura è più attenta alla vita.

Desirée Miranda

Se non ora, quando è il titolo della manifestazione nazionale, indetta da associazioni, personalità, persone comuni per il 13 febbraio 2011 nelle piazze delle principali città italiane.

Cito dal blog dell’associazione Di Nuovo, promotrice della manifestazione:

Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.

Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTA’ ITALIANA
PER ADERIRE FIRMA ALL’INDIRIZZO

http://www.petizionepubblica.it/?pi=Mobdonne

La filosofia scende in campo con le donne

Lunedí 31.01.2011
Zaltieri 

“Noi donne non possiamo mostrarci “superiori” rispetto a escort, bunga bunga, ecc…., ossia rispetto alla mercificazione del sesso femminile, perché tutto questo svilimento della donna non è rinchiuso nella camera da letto di Berlusconi bensì si è diffuso in tutto il Paese come mentalità pervasiva che non possiamo nè dobbiamo ignorare”. La filosofa Cristina Zaltieri è categorica nel commentare con Affari l’esigenza delle donne di ribellarsi. “Bisogna protestare per la situazione di arretramento nella quale il berlusconismo ci ha riportato, nonostante ci si possa vantare di donne a capo della Cgil o della Confindustria.  Questa situazione di sottocultura purtroppo non finirà con la fine del governo Berlusconi perchè le sue televisioni continueranno a egemonizzare la mentalità corrente. Peraltro alcuni dei contributi nati dalle donne in questo tempo di povertà non sono solo esempi di mera reazione difensiva: penso al video e al libro “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo o alla recente “Lettera a Silvio” di Marina Terragni pubblicata sul suo blog: sono riflessioni di alto respiro sulla condizione delle donne ai tempi di Berlusconi”.

Laura Boella 

“Il problema non è il berlusconismo, sono le donne di oggi”. Sostiene invece Laura Boella, docente di Storia della filosofia morale all’Università Statale di Milano e conosce bene le donne. Da molti anni è impegnata nella ricostruzione del pensiero femminile del ‘900, dalle ricerche su Hannah Arendt al libro Cuori pensanti in cui si è occupata di Simone Weil, Edith Stein e Maria Zambrano, delle quali ha studiato le complesse personalità, l’articolato sistema di pensiero e la notevole influenza che hanno esercitato sulla cultura del nostro secolo. “Oggi ragazze e signore sono convinte che l’unico modo per realizzarsi professionalmente sia entrare nel mondo dello spettacolo e del gossip. Inseguono con tenacia ideali fittizi. E finiscono per confondere libertà e schiavitù. E’ su questo punto che bisogna lavorare, farlo invece sull’idea del ‘marpione’, sulla sua camera da letto, del solito ‘uomo che compra e sfrutta’ è improduttivo”. E conclude: “E’ così. Le ragazze andrebbero aiutate fin da piccole con una forte educazione alla libertà, mentre ora da una parte regna il vuoto delle prospettive e dall’altro la società non fa nulla per aprire le porte alle donne. Un circolo vizioso. E’ uno degli aspetti più tristi del post-femminismo”.

http://affaritaliani.libero.it/

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