Archive for gennaio, 2011


LACRIME

La gola si stringe fino a far male

e gli occchi bruciano

Ti senti solo muscolo, contratto

Tutto il dolore, contenuto, immenso,

che a tratti riaffiora,

e tu che pensavi si fosse dissolto!

Non si dimentica la passione

La passsione poi viene custodida in un angolo,

dentro di te.

Il quotidiano ha le sue leggi

Una donna sa che non può esimersi

La donna è Vita, ma può dare anche la morte

Morte figurata. Solo per se stessa

Per la se più profonda 

E in quel profondo infiammano le passioni

Emozioni forti

E.M.


La tenerezza di certi nonni italiani

[Satiri e Ninfe. Opera di Fabio Fabbi]

L’unico potere italiano al cospetto del quale tutti si inchinano è quello della chiesa.

Se deludi migliaia di operai non conta niente perché i voti degli operai si sa che sono quelli che si piegano al ricatto e quelli che stanno a schiena dritta e dicono di no fino alla fine comunque si dice che non vinceranno. Basta ripeterlo all’infinito perché più lo ripeti e più li convinci che se non votano si perdono anche le briciole della miseria che gli resta.

Se insulti le donne nessuno si preoccupa perché vengono trattate come fossero cavalli da soma, buone da caricarle di lavori e responsabilità e buone da consumare per il piacere di certi viscidi con le mani flaccide e i denti gialli dalla vecchiaia.

Ma se turbi la morale integralista e religiosa allora tutti stanno a preoccuparsi. Perché più delle denunce, delle inchieste e delle figure di merda contano i voti che la parte religiosa porta con se.

Si traduce in voti tutto quello che viene gestito da lobby di ogni genere. Con la coscienza della lobby e le modalità da lobby.

Chi rappresenta la lobby non è portatore di coscienza critica ma di pacchetti di voti e quei pacchetti vengono assegnati a costi altissimi purchè la merda non si veda.

Teoricamente secondo i moralismi religiosi puoi fare di tutto, massacrare le donne, schiavizzarle, farle partorire per forza, tenerle sotto chiave per il “bene della famiglia”, salvo poi esporne gli organi genitali per il bene privato di un qualunque Toscani e per l’ego misogino di un qualunque Sgarbi. Puoi fare di tutto, finanche gestire il tuo privato come farebbe un qualunque dittatore arabo, con harem di femmine di qualunque età, meglio se minorenni, purchè non si sappia. Perché se lasci trapelare la cosa metti in difficoltà quei santi uomini e li costringi a pronunciarsi, a schierarsi e di sicuro non possono dire che quella abitudine orgiastica sia adeguata ad uno che in qualche modo li rappresenti.

Ed è così che orgia dopo orgia, peccato dopo peccato, la chiesa alza il prezzo e chi ci va di mezzo siamo noi. Perché, non so se ci avete fatto caso, ma da qualche anno i diritti delle donne se ne stanno andando a quel paese e i soldi dei contribuenti vanno puntualmente a ingrossare le casse del vaticano.

Le faccende che riguardano la vita privata degli uomini che dicono di avere tanto a cuore i temi del family day alla fine si traducono in vizi privati usati da chi trae giovamento da ricatti di ogni genere.

Ci guadagnano quelli che sono pagati per il silenzio e ci guadagnano quelli che oggi storcono il naso di fronte ad un branco di satiri e papponi e domani parleranno delle stesse persone come i nonnini tanto carucci ai quali poter affidare tutte le bambine, minorenni, di questo mondo.

A questa doppia morale, riferita di sicuro a fatti meno espliciti, la chiesa ci ha abituati fintanto che non è stata costretta a prendere una posizione pubblica contro tutti quelli che usavano la loro posizione di potere per avere accesso ai corpi di bambini e bambine innocenti.

Dove comincia la complicità e dove finisce il moralismo? Quel giudizio dalla doppia faccia che da un lato scuote la testa di fronte al vecchio che ha una relazione duratura con il viagra e dall’altro dirige il dito inquisitore contro la femmina di turno giudicata ancora più responsabile dei peccati imperdonabili. Perché lui appare come un vecchio solo e le donne vengono descritte come donne senza scrupoli, figlie di satana tentatrici.

Fate caso a quello che stanno scrivendo i quotidiani, anche quelli di sinistra. Come raccontano le storie, cosa dicono delle ragazze e cosa lasciano trasparire del carattere di questi uomini banali e mediocri che secondo la stampa pagano per avere quello che vogliono mentre altrove pare che ancora si debba ammazzare l’adolescente per consumare un po’ di carne giovane.

Si insiste sulla storia dell’uomo malato, dell’uomo solo, di un signore affaticato, come fosse prossimo alla morte mentre i suoi amici più cari stanno lì a soddisfare ogni suo desiderio.

Le donne invece sarebbero quelle spregiudicate, avide, che farebbero di tutto per qualche migliaio di euro. Ancora una volta pesa più il giudizio su chi vende che non su chi compra.

Come se a parlare di clientelismo riconoscessimo la colpa di chi vende un voto per un posto di lavoro piuttosto che quella di chi tiene sotto scacco popolazioni intere per poter gestire la sua arma del ricatto quando gli fa più comodo.

E’ chiaro che un capo di governo che agevola la vita di quelle che gli vendono qualcosa non può avere interesse a rendere autonoma nessuna donna in modo disinteressato. Perché se quelle donne fossero state in grado di scegliere, chissà, mi piace pensare che non avrebbero scelto lui.

E’ chiaro anche che se affidiamo la difesa delle donne a chi ci impone nuovi moralismi e ricaviamo solo un mare di censure per le nostre vite e le nostre scelte, inclusa quella di fare la sex worker senza temere alcun giudizio divino e nessuna discriminazione.

Poi c’è la questione dell’età e lì si apre un capitolo buio dell’italia. Bisogna capirsi e sapere che chi induce alla prostituzione una minorenne in italia fa la galera. È un carico penale che non può essere aggirato ed è assai superiore a qualunque altro genere di reato che riguardi aziende, bilanci, perfino presunte relazioni con la mafia.

Non sappiamo se è vero oppure no e non ci interessa ne ci riguarda. Ma il punto non è neanche questo. Il punto è, a prescindere da quello che fanno all togheter appassionatamente, ma che cavolo avranno da dirsi in queste splendide cene tre vecchi bacucchi e tante fanciulle minorenni?

By fassegennaio 18, 2011

Il grande appello di Fabrizio alla libertà, alla tolleranza, ai rapporti orizzontali…

Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà;

se c’è qualcosa da spartire tra un prigioniero e il suo piantone che non sia l’aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione che non sia l’aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un’ora prima e un’ora dopo era già finita ho visto gente venire sola e poi insieme verso l’uscita;

non mi aspettavo un vostro errore uomini e donne di tribunale se fossi stato al vostro posto… ma al vostro posto non ci so stare se fossi stato al vostro posto… ma al vostro posto non ci sono stare.

Fuori dell’aula sulla strada ma in mezzo al fuori anche fuori di là ho chiesto al meglio della mia faccia una polemica di dignità; tante le grinte, le ghigne, i musi, vagli a spiegare che è primavera e poi lo sanno ma preferiscono vederla togliere a chi va in galera e poi lo sanno ma preferiscono vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi, poche le facce, tra loro lei, si sta chiedendo tutto in un giorno si suggerisce, ci giurerei quel che dirà di me alla gente quel che dirà ve lo dico io da un po’ di tempo era un po’ cambiato ma non nel dirmi amore mio da un po’ di tempo era un po’ cambiato ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d’obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose in mezzo agli altri vestiti uguali tranne qual’è il crimine giusto per non passare da criminali.

C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va e abbiamo deciso di imprigionarli durante l’ora di libertà venite adesso alla prigione state a sentire sulla porta la nostra ultima canzone che vi ripete un’altra volta per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

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13-01-11

MODA: IAP, STOP A PUBBLICITA’ CALENDARIO OLIVIERO TOSCANI

 

(ASCA) – Firenze, 13 gen – Il Comitato di controllo dello Iap, l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, ”ha emesso ingiunzione di desistenza dalla diffusione del messaggio” pubblicitario ‘Pelle conciata al vegetale in Toscana’ relativo al calendario realizzato da Oliviero Toscani.Il comitato dell’organo di controllo ha riscontrato la ”violazione degli articoli 1 – Lealta’ della comunicazione commerciale – e 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignita’ della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.”L’organo di controllo ha ritenuto tale comunicazione offensiva della dignita’ della persona, in quanto il corpo femminile viene equiparato alla ”pelle conciata”, ovvero sia ad un prodotto che ad un animale, ovvero un animale ucciso, sezionato e trasformato in prodotto di lavorazione, rilevando pertanto il contrasto con l’art. 10 del Codice, secondo cui ”la comunicazione commerciale deve rispettare la dignita’ della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni”’.Il Comitato ha altresi’ rilevato la violazione dell’articolo 1 del Codice. ”La comunicazione commerciale deve evitare tutto cio’ che possa screditarla”, ritenendo il messaggio un esempio di forma comunicazionale che danneggia il credito dell’istituzione pubblicitaria nel suo complesso considerata”.Un pronunciamento in tal senso era stato richiesto dal Comune di Firenze ma anche dal ministro per le Pari opportunita’ Mara Carfagna.

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ANNOZERO

  marco travaglio 34                        http://www.youtube.com

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CORPI

“Oggi vedo sempre di più questo tipo di donna. La vedo nei convegni di persone che s’interessano di psicologia (…) la vedo nella mia professione di analista, lottare con i propri sogni e prendere decisioni difficili. La vedo confrontarsi con le leggi ingiuste del proprio paese, e la vedo scrivere libri autorevoli, e fare un’arte piena di vita. La vedo che divorzia, che lavora, che alleva i propri figli. La vedo insegnare. E’ un essere nuovo, il suo spirito è vibrante, la sua creatività fluisce ad ogni livello. Quando guardo una simile donna, vedo una persona completa. Ha viaggiato, ed è sempre in continuo viaggio verso la completezza.”  Murray Stein, “Il principio di individuazione. Verso lo sviluppo della coscienza umana”

 Questa citazione appare sul blog “Un’altra Donna” in risposta all’ ennesimo svilimento dell’ immagine delle donne che è evidentissimo nel calendario che Oliviero Toscani ha “creato” per Pitti Uomo, la rassegna di moda che si è inagurata oggi a Firenze.

E’ incredibile come si possa fare della così facile mercificazione del corpo. E nonostante che ci sia una fitta rete di denuncia ormai non si salva più neanche  il corpo maschile.

Gli uomini e le donne sono certamente corpo, ma sono anche molto altro, per fortuna o purtroppo!

Non sono certo qui a far la moralista! Il nostro corpo non va certo nascosto ma certamente neanche svenduto, come del resto i nostri pensieri, la nostra essenza, il nostro essere un tutto uno e mille contemporaneamente.

Uomini e Donne

Ragazze e Ragazzi

Bambine e Bambini    

Caro Marchionne, non sarà mai una festa

Caro Marchionne, non sarà mai una festa Sergio Marchionne a Los Angeles

 

Il “Marchionne show” a Detroit resterà negli annali dell’imprenditoria italiana. Alla vigilia del referendum su Mirafiori, l’amministratore delegato della Fiat ha ripetuto molte cose che aveva già detto. A partire dal fatto che, se l’accordo passerà con almeno il 51 per cento, il Lingotto andrà avanti con i suoi investimenti, mentre se vinceranno i no allora “si chiude”, il gruppo se ne va a produrre altrove. La logica è sempre la stessa: tecnicamente ricattatoria. Con tutto il rispetto, non saprei trovare altre definizioni.
 
Ma stavolta c’è di più. Il “ceo” italo-svizzero-canadese ha condito questo avvertimento con una chiosa che mi ha colpito. Nel confermare che se il referendum non passa la Fiat chiuderà Mirafiori e procederà alla delocalizzazione dell’impianto in Serbia o chissà dove, Marchionne ha aggiunto: “E ce ne torneremo a festeggiare a Detroit”. Questo è davvero incomprensibile. Intanto, non si capisce l’opportunità “politica” di infiammare gli animi fino a questo punto, a poche ore dal voto degli operai che dovrà decidere del loro destino di lavoratori, di individui, in molti casi di padri e di madri di famiglia.

Ma poi, davvero, non si capisce cosa ci sarebbe da “festeggiare”. È una “festa”,  

se una grande azienda di automobili italiana decide di chiudere un impianto che esiste da un secolo, e che rappresenta un pezzo di storia non solo industriale, ma anche sociale di questo Paese? È una “festa”, se scompare dal nostro tessuto produttivo un luogo fisico, e anche simbolico, attraverso il quale sono passate centinaia di migliaia di donne e di uomini che, migrando molto spesso da un Sud povero e disperato, hanno trovato proprio a Mirafiori non solo il sacrificio, ma anche il riscatto? È una “festa”, se si getta al macero un “bene collettivo” come quello stabilimento, dove tra gli Anni Cinquanta e Sessanta si sono formate e forgiate generazioni di italiani che hanno conosciuto l’affrancamento dal bisogno, la sapienza e la dignità del lavoro, e hanno accumulato quel patrimonio di diritti che sempre il lavoro porta con sé, e che trasforma un operaio alla catena di montaggio in un “cittadino” della polis

Comunque si giudichi l’accordo voluto dal Lingotto e il piano “Fabbrica Italia”, l’operato di Marchionne e la resistenza della Fiom, questa non è, non può essere e non sarà mai una “festa”. Se diventasse realtà, la chiusura di Mirafiori sarebbe un dramma per tutti. Non solo per i sindacati e per i lavoratori, ma anche per il governo, per l’opposizione, per l’Italia. Evidentemente dev’essere difficile capirlo al di là dell’Atlantico, nella lontana Auburn Hill: ma sarebbe una tragica sconfitta soprattutto per la Fiat.

La Repubblica  (10 gennaio 2011)

Massimo Giannini

 

Citazioni da un articolo di Sarantis Thanopulos (psicoanalista) sul Manifesto del 09.01.2011

Nulla di quanto ha veramente vissuto dentro di noi deve morire.

Ma per non morire deve, a lungo andare, essere ritrovato, nelle forme più svariate, anche fuori di noi.

Questione che fa sorgere un problema: se vengono meno le strutture sociali, in cui si articolano il senso di appartenenza, lo scambio e la solidarietà, come fanno gli individui a mantenere viva la loro testimonianza?

La parola scambio è la parola chiave.

Che senso ha predicare il desiderio se le strutture dello scambio, che rendono possibile l’investimento dell’alterità, dello straniero, sono profondamente minate?

Lo spazio potenziale tra noi e l’altro è compresso.

Il luogo in cui la cosa è realmente accaduta è sospeso e ciò che diventa importante è il come potrebbe accadere (il luogo della poesia, dove l’anima sceglie i suoi compagni).

Senza lo spazio potenziale, senza la sua articolazione con il sogno, la sua sospensione creativa, la soddisfazione reale del desiderio perde significato.

E’ questo il rischio che si corre tutte le volte che le ragioni dell’incontro con l’altro vengono meno e lo spazio potenziale, lo spazio onirico tra noi si restringe. 

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