Tommaso Moro nella celebre opera del 1516 in cui il neologismo compare per la prima volta, definisce “Utopia” come non-luogo (composto di ou, “non”, e tópos, “luogo”), ma già nell’opera di Moro non è chiaro se essa sia l’eutópos, il regno perfetto della felicità, o l’outópos, il luogo inesistente per antonomasia, o l’una cosa e l’altra allo stesso tempo

Nel corso del ‘600 e del ‘700, come testimoniano i dizionari e varie fonti dell’epoca, all’ambiguità primigenia se ne sono aggiunte altre dovute all’estensione dell’uso della parola “utopia” o al valore pregnante che di volta in volta ha assunto.

“Utopia” diviene ben presto sinonimo di “chimera”, di “impossibile” e di “sogno irrealizzabile”. L’utopia verte soprattutto su temi politici e sociali, tanto che il termine “romanzo politico”, Staatsroman in tedesco, diventa sinonimo di “utopia”.

Dalla fine del XVIII all’inizio del XX secolo si hanno molte utopie sociali e politiche di carattere religioso o persino radicalmente antireligioso, che mirano a promuovere una qualche forma di socialismo o comunismo.

Per comprender come il significato di “utopia” sia andato evolvendo, citiamo le parole di Louis-Sébastien Mercier (autore dell’utopia L’an 2240, 1770) che spiegano l’invenzione approntata dall’autore del neologismo fictionner:

UTOPIA non è narrare, raccontare, favoleggiare. È invece immaginare dei caratteri morali e politici onde far passare verità essenziali nell’ordine sociale […] in favore della scienza che abbraccia l’economia generale degli Stati e la felicità dei popoli.

Da questa spiegazione si evince che l’utopia non è intesa solo come sogno, evasione o ipotesi mentale, bensì comincia ad assumere le caratteristiche di un progetto rivolto all’attuabilità e alla concreta “felicità dei popoli”.

Una svolta fondamentale ha luogo nell’Ottocento e nel Novecento (OwenFourier, Saint-Simon, Enfantin e Considéra):

L’evoluzione semantica e concettuale è superbamente riassunta nelle parole di Lamartine: “Le utopie spesso non sono altro che verità premature”.

I diversi autori usano in modo differente il termine “utopia”.

Eppure tutti questi usi della parola hanno in comune il riferimento all’immaginario ed all’ideale.

Utopie sono i testi letterari di cui si è detto, che concernono società ideali e ideali modi di vivere, il cui scopo è la perfezione intesa come armonia.

Utopie sono anche gli stessi luoghi e le stesse condizioni perfette.

Le utopie si rivelano dunque come dei progetti dell’immaginazione umana.

Anche se le utopie nel corso del Novecento hanno investito tutte le forme dello scibile (arte, letteratura, architettura e urbanistica, scienza), quelle di carattere politico e sociale sono di gran lunga le più numerose.

Quando gli scrittori di utopie parlano di un altro mondo, il loro non è solo un sogno o una nostalgia, bensì la proposta di qualcosa da realizzarsi o da imitarsi.

Spesso al fondo dell’utopia è un radicato senso di frustrazione e insoddisfazione nei confronti della realtà coeva: in ogni caso, quindi, il sogno implica una critica della realtà presente.

Perciò per poter elaborare un qualsiasi concetto di UTOPIA alla base si deve possedere un forte e sviluppato SPIRITO CRITICO. 

http://youtu.be/fFNPSEOpPJw