Caro Ban Ki-Moon, la Sua preoccupazione per la nostra sicurezza è toccante

Ma noi continueremo a navigare verso Gaza finchè Israele non cesserà l’assedio illegale.

 

Il Free Gaza Movement accoglie la richiesta di Ban Ki-Moon che tutte le nazioni, Israele incluso, evitino di utilizzare violenza quando la nostra flotilla partirà per Gaza alla fine di giugno. Accogliamo anche la sua esortazione ad Israele “a fare i passi necessari per porre fine alla chiusura di Gaza”.

Nel corso degli ultimi giorni i media hanno deciso di enfatizzare la preoccupazione di Ban nei confronti della nostra flotilla riportando le sue parole come richiesta ai governi di fermarci. Lui non può chiedere di fare questo. Noi non stiamo compiendo attività illegali nel Mediterraneo;  è il blocco di un milione e mezzo di Palestinesi ad essere illegale. In qualità di capo delle Nazioni Unite, lui sa che la Commssione ONU per i Diritti Umani (UN HCHR) ha scritto un rapporto che ha identificato il blocco di Gaza come punizione collettiva, ossia, un crimine di guerra.

Audrey Bomse, avvocato di  Free Gaza dichiara, “Il Rapporto conclude che Israele è stato “chiaramente fuorilegge”  quando ha intercettato la Freedom Flotilla I nel maggio 2010. Israel non aveva nessun diritto di usare la forza contro di noi o di arrestare i passeggeri della flotilla. Infine, UN HCHR ha chiesto che le attività della Flotilla fossero riconosciute come una “forma di intervento concordato” della società civile nei confronti di una crisi umanitaria”.

Ricordiamo inoltre al Segretario Generale che la flotilla di fatto non viola le leggi internazionali o del mare, di conseguenza, proibire la nostra rotta verso  Gaza significa di fatto negare il diritto del popolo Palestinese al controllo dei propri porti e della propria vita.

Huwaida Arraf, presidente del Free Gaza aggiunge “Suggerire che gli aiuti a Gaza debbano essere consegnati attraverso “i legittimi valichi e i canali stabiliti” implica che noi accettiamo il regime brutale e illegitimo di Israele. Il Segretario Generale se la sarebbe sentita di dire lo stesso agli Egiziani e Tunisini, ossia di rivolgere le loro rimostranze a Mubarak e Ben Ali?”

Noi non andiamo solo per portare materiale umanitario a Gaza. I Palestinesi non vogliono aiuti umanitari, vogliono il diritto a commerciare, ad avere i confini aperti per poter entrare e uscire dal loro territorio senza mura, navi da guerra e cecchini che sparino loro addosso. I Palestinesi di Gaza hanno diritto alle proprie acque territoriali, cosa che Israele nega loro in qualche modo dal 1967 e quasi completamente dal 2006. 

Il nostro obiettivo è porre fine alla politica di Israele che deliberatamente riduce Gaza in condizioni di aver bisogno di aiuti umanitari. Dal momento che i governi sembrano avere le mani legate dietro la schiena, sta alla società civile costringere Israele alle proprie responsabilità.. Eppure sembra che, utilizzando un  linguaggio diplomatico, Ban sia più preoccupato di come possa apparire la risposta violenta di Israele alla nostra flotilla e voglia evitare un altro incidente internazionale come lo scorso anno, quando Israele uccise nove dei nostri passeggeri.

Del resto, i  freedom riders degli anni sessanta negli Stati Uniti non prestarono attenzione alle minacce governative; gli Arabi in Tunisia, Egitto, Yemen, Libia, Bahrain e Siria, che lottano per la libertà ignorano minacce similari, e così faremo anche noi. Partiremo alla fine di giugno.

Signor Segretario Generale, la scelta è solo di Israele: porre fine all’assedio o continuare la violenza contro i Palestinesi e i loro sostenitori. Il blocco è un atto di violenza e i nostri sforzi riflettono la volontà della comunità internazionale di lottare contro l’ingiustizia. Quindi, a lei la scelta: sostenere la tirannia o sostenere la libertà 

A bordo della nave Mavi Marmara per commemorare l’attacco israeliano alla Freedom Flotilla 1 e per annunciare la partenza della seconda.

Di Angela Lano, da Istanbul. 

Scritto il 2011-05-30 in News

In questi giorni, a Istanbul, si commemora il primo anniversario dell’attacco israeliano alla Freedom Flotilla, che causò la morte di nove persone, tra attivisti e giornalisti turchi, e il ferimento di altre 50.

Nella sede della Ong umanitaria turca, IHH, una delle organizzazioni delle flotillas per Gaza, si sono dati appuntamento questa mattina decine di pacifisti e giornalisti, passeggeri della prima Flotilla e della prossima, che partirà a fine giugno da diversi porti europei.

E’ un’occasione per rivedere colleghi, compagni di viaggio, amici con cui si è condivisa un’esperienza forte, tragica e storica allo stesso tempo. Ognuno racconta all’altro dettagli dell’attacco israeliano. Particolarmente emozionante è la visita a bordo della nave Mavi Marmara, ormeggiata al porto e in ristrutturazione, dopo gli ingenti danni e la distruzione operata dalle forze israeliane.

Fatima, Iara, Ann, e altri ex passeggeri ci spiegano cosa accadde in questa o quella stanza, durante il feroce assalto israeliano, nella notte del 31 maggio di un anno fa: l’arrembaggio da parte dei commando a bordo di zodiac; la discesa di soldati dagli elicotteri; gli spari che non finivano più; il sangue dappertutto; i cadaveri allineati per terra, in un corridoio; i rumori assordanti; le grida; l’orrore. 

Ci sono visi contratti, parole spezzate dalla commozione, e il loro voler ricordare, fissare nella memoria un’azione brutale contro una flotta disarmata, umanitaria.

La Mavi Marmara è un’imbarcazione da crociera, con saloni enormi, e diversi piani: ma nulla è rimasto dell’arredo dell’anno scorso. Neanche le poltrone. La furia dei militari d’Israele ha vandalizzato, distrutto, sporcato, macchiato di sangue. Tra pochi giorni, tuttavia, la Mavi sarà pronta per accogliere di nuovo centinaia di passeggeri, turchi, arabi e internazionali. Non sarà “la nave turca”, ma la “nave internazionale”. Troveranno infatti posto cittadini di tutto il mondo, diretti a Gaza.

“Questa è la prima volta che tanta gente, giornalisti, ex passeggeri, tornano a bordo della Mavi Marmara dopo l’assalto israeliano”, ha spiegato Huseyn Uruç, vice-presidente della IHH, durante un’affollata conferenza stampa che si è svolta questa mattina sulla nave. “La seconda Freedom Flotilla sarà più potente della prima: la coalizione è cresciuta. Ci sono oltre cento aderenti e 22 diverse nazioni”.

Dopo aver mostrato ai giornalisti una piccola barca d’argento, Vangelis Pisias, greco, membro del coordinamento internazionale della Flotilla, ha sottolineato: “Vi ho portato un modello di nave greca antica. Un tempo, i popoli viaggiavano liberamente nel Mar Mediterraneo, ma ora ci sono popolazioni come quella palestinese che non possono farlo. Non possiamo permettere che ciò accada: per questo partirà la nostra seconda flotilla per Gaza. Non vogliamo che ci siano Paesi a cui è vietato navigare. Tra circa venti giorni la FF2 salperà da diversi porti del Mediterraneo, diretta nella Striscia assediata da Israele”. E ha aggiunto: “Siamo onorati di salpare insieme a voi, fratelli turchi, che l’anno scorso avete subito la perdita di nove vostri cittadini. La Palestina è il simbolo di una nuova Era”.

Gli interventi di tutti i relatori hanno evidenziato il fatto che anche questa nuova missione ha l’obiettivo di rompere l’assedio, poiché, nonostante il valico di Rafah, che collega l’Egitto con la Striscia, è ormai aperto in modo permanente (solo per il transito dei passeggeri, ndr), Gaza è ancora sotto assedio marittimo e di terra (i valichi israeliani lasciano entrare un quantitativo non sufficiente e limitato di prodotti), e l’embargo internazionale è ancora attivo.

“La coalizione della Freedom Flotilla è felice dell’apertura di Rafah – hanno aggiunto gli organizzatori -, ma vogliamo che finisca l’assedio. Per questo chiediamo alla gente di unirsi a noi verso Gaza”.

“I palestinesi della Striscia stanno meglio dell’anno scorso – ha aggiunto Uruç -, ma tanti prodotti importanti non possono ancora entrare. Noi non chiediamo solo ‘un miglioramento’ delle condizioni di vita, ma la piena libertà per la popolazione”.

Ai giornalisti che hanno domdandato cosa succederà se Israele deciderà di attaccare nuovamente la Freedom Flotilla, e se i governi degli Stati membri della coalizione cercheranno di bloccare la partenza delle barche, il vice-presidente della IHH ha risposto: “La Mavi Mamara e le altre imbarcazioni che compongono la FF2 sono pacifiche. Noi non crediamo che Israele oserà assaltarci un’altra volta.

“Viviamo in Paesi democratici, abbiamo governi democratici, perché dovrebbero bloccarci? Nessun governo può fermarci. Noi agiamo all’interno della legalità internazionale. Non violiamo alcuna legge. Israele deve capire che è un nostro diritto andare a Gaza, che siamo pacifici e che non può fermarci”. 

http://www.infopal.it/

Gaza we are Coming – 23 August 09

http://youtu.be/8gRscVeNbDo