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  • Naomi Wolf

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  • Gli anni della maturità

  • Vent’ anni dopo il bestseller sulla bellezza la scrittrice americana riflette sulla società delle ex giovani

    Successo, piacere e sicurezza di sé

  • Le donne di mezza età viste dalla Wolf

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  • Qualche tempo fa mi trovavo a una festa e un uomo, che come me va per la cinquantina, è arrivato con una donna di vent’ anni più giovane. È bastato qualche minuto di conversazione per far capire a tutti che quei due avevano poco o niente in comune. Eppure, tra gli uomini presenti, non ho avvertito il minimo fremito di invidia, né ho potuto osservare alcun segno di gelosia da parte delle eleganti quarantenni di successo. Anzi, la reazione di entrambi i sessi è stata di tenerezza, quasi di commiserazione. Quell’ uomo pensava forse di esibire la giovane età della compagna come si potrebbe sfoggiare una Maserati, ma i suoi amici sembravano sentirsi a disagio per lui, che se la portava dietro in bella mostra come un nuovo acquisto. Ho sempre pensato che invecchiare sarebbe stato più difficile. I canoni culturali ci dicono che le donne perdono di valore con l’ avanzare degli anni, e che gli uomini sono pronti a rimpiazzare le coetanee con esemplari più giovani (perché, ovviamente, ci guadagnano). Le donne di mezza età, ci è sempre stato detto, devono affrontare la perdita della giovinezza con sofferenza e sgomento. Mi guardo intorno e vedo donne affascinanti e dinamiche della mia stessa età, ripenso alla mia vita e di colpo ho l’ impressione che quel copione sia piuttosto una menzogna assai conveniente, concepita, come tanti aspetti del «mito della bellezza», per sottrarre potere alle donne. In questo caso, proprio quando vivono il momento più fulgido del loro fascino, potere e sessualità. Vent’ anni fa, nel libro Il mito della bellezza, osservavano come, di pari passo con l’ avanzare del femminismo e con la progressiva conquista del potere da parte delle donne, gli ideali popolari della bellezza siano stati utilizzati per ostacolarle. Dalla tanto esaltata femminilità ottocentesca, l’ «angelo del focolare», alla dedizione esclusiva a casa e famiglia, che negli anni Cinquanta Betty Friedan attaccava ne La mistica della femminilità, come mezzo per intralciare il cammino alle donne dopo ogni nuovo passo avanti sulla strada dell’ emancipazione. Alla pubblicazione del mio libro, nel 1991, avevo notato che una dilagante epidemia di disturbi alimentari stava sommergendo quella che avrebbe dovuto essere la generazione di donne più tosta e sicura di sé mai esistita. Esplodeva in quegli anni la chirurgia estetica e soprattutto il massiccio ricorso alle protesi mammarie. La pornografia erodeva la fiducia sessuale delle ragazze, proprio come una pubblicità martellante, e offensiva, per diffondere l’ uso delle creme antirughe andava condizionando il modo in cui le donne affrontavano l’ esperienza dell’ invecchiamento. L’ aspetto esteriore era determinante per stabilire il valore della donna nella società. Da allora, molte di queste problematiche da me evidenziate sono addirittura peggiorate. La taglia delle modelle e delle attricette si è fatta ancor più esigua. Le case di moda fanno sfilare donne tanto emaciate da necessitare di cure ospedaliere. Le nuove tecnologie della chirurgia estetica si sono diffuse al punto tale che in alcuni ambienti le donne che mostrano ancora le loro fattezze naturali sono diventate eccezioni. Il seno rifatto è universale nella pornografia e la pornografia è quasi universale negli anni dello sviluppo di ragazzi e ragazze. Quelle immagini distorte esercitano oggi un impatto maggiore sui giovani rispetto a una ventina d’ anni fa. Con tutte le tendenze che virano al «peggio», temevo che anche la paura di invecchiare si sarebbe aggravata. Tuttavia, malgrado le pressioni, una percentuale non indifferente di donne non si lascia ingannare tanto facilmente. Nel 2004, la casa di cosmetici Dove ha lanciato uno studio internazionale per capire quello che le donne pensavano di se stesse e del significato della bellezza. I risultati hanno dimostrato che il 17 per cento circa delle donne si sentiva più intrappolato che mai da ideali irraggiungibili di bellezza, e il 53 per cento era ambivalente. Il resto, il 30 per cento circa, era costituito dalle «forze del cambiamento», ovvero quelle donne che preferiscono stabilire da sole quello che rappresenta per loro la bellezza. Oggi, la consapevolezza che gli ideali di bellezza sono costrutti sociali, manipolati dai pubblicitari e reclamizzati per motivi di lucro, non è più prerogativa di qualche gruppo marginale, ma è entrata a far parte del sentire comune. I pubblicitari più scaltri nel settore cosmetico hanno appreso a lusingare la nuova sicurezza di sé esibita dalle donne e ben pochi ricorrono ai toni perentori e offensivi dei primi anni Novanta, quando i produttori di creme antirughe definivano queste «lesioni» e l’ invecchiamento una «malattia», e l’ immagine era quella di una donna appena giunta alla soglia della mezza età che si guardava, sgomenta, nello specchio, quasi che la scoperta della prima ruga fosse il sintomo inequivocabile di una malattia incurabile. La retorica odierna punta invece alla necessità di mantenersi in buona salute, a prescindere dalla taglia, piuttosto che alla ricerca spasmodica di una magrezza tanto artificiale quanto irraggiungibile. Donne famose come Queen Latifah e Jennifer Hudson ricorrono al linguaggio della buona forma fisica, non della magrezza, per parlare del peso ideale. Si fa strada inoltre un nuovo scetticismo, tra le donne di ogni età, per quel che riguarda il ruolo dei tradizionali pilastri del mito della bellezza. Anni fa erano gli arbitri della moda, come Anna Wintour di Vogue, a stabilire i parametri dell’ eleganza. Oggi si avverte sempre di più la sensazione che le influenze determinanti provengono da quello che si vede per strada, o navigando su Internet, oppure copiando lo stile delizioso e disinvolto di un’ amica. Una collega che sfoggia una splendida capigliatura grigia modellata da un taglio sapiente, o che sa portare con originalità un paio di occhiali fuori moda, viene copiata tanto quanto l’ ultimo numero di Vogue. Marchi e riviste di moda oggi sono semplicemente una delle tante influenze che circondano le donne, in concorrenza tra di loro per coglierne l’ attenzione, piuttosto che per dettar legge su come vestirsi e, più perniciosamente, su come sentirsi. La paura di invecchiare era tremenda quando avevo 26 anni. Alla pubblicazione de Il mito della bellezza, alle bambine veniva ancora inculcato che sarebbero sbocciate, come fiori di serra, per un breve periodo tra la fine dell’ adolescenza e le soglie della trentina. E dopo? Beh, dopo c’ era da aspettarsi un lungo e inesorabile declino, man mano che svaniva il potere che ci veniva dal nostro aspetto fisico. La sola speranza per restare aggrappate alla nostra autostima e a una sessualità sempre più sull’ orlo del baratro era quella di ricorrere a pozioni e polverine magiche, o consegnarci nelle mani del chirurgo. Le donne mature erano sollecitate a vedere in quelle più giovani pericolose usurpatrici, e le giovani incoraggiate a considerare le più anziane come vecchie glorie sbiadite, ben avanti sul viale del tramonto, premonitrici della loro futura decadenza, anziché esempi di vita e modelli da imitare. In quanto a me, mi immaginavo che all’ arrivo della mezza età avrei cominciato a rimpiangere la gioventù e che, pur avendo riflettuto a lungo sui pericoli del mito della bellezza, avrei provato un senso di smarrimento esistenziale ai primi cambiamenti nel mio aspetto fisico. E invece, e non ho alcun timore a dirlo e spero che molte donne della mia età concorderanno, non ho provato né ansie né paure. Né io, né le donne che conosco e ammiro. Quando frequento gli incontri di società, le donne che più mi colpiscono non sono le bellezze ventenni. Le donne che attirano su di sé tutti gli sguardi sono donne di grande carisma personale e con un passato fatto di conquiste importanti, e di solito si tratta di donne di mezza età. (A dire il vero, alle funzioni cui ho partecipato di recente le belle ragazze vengono considerate come parte del decoro o del personale di servizio). Cambiamenti epocali sono sopravvenuti nelle convenzioni sociali riguardo l’ invecchiamento femminile. Oggi constatiamo un numero sempre crescente, e sempre più influente, di donne colte e agiate il cui stato sociale, autostima e attrattiva sessuale aumentano, anziché declinare, con l’ avanzare degli anni. Non si notano più donne giovani che lanciano sguardi di commiserazione o di scherno alle quarantenni di successo, anzi, anche loro guardano avanti con ammirazione e persino invidia. Gli archetipi della Regina Cattiva e della Bella Addormentata sono stati relegati in soffitta. Molte donne mature non vedono più, nelle giovani, le rivali di un tempo. «Provo tenerezza per loro», dice una psicologa di 54 anni. «Voglio aiutare le donne più giovani, non entrare in competizione con loro», osserva un’ altra amica, una fotografa di 48 anni. Queste donne sono molto più soddisfatte di sé dopo i cinquant’ anni di quanto non lo fossero in età giovanile, e le donne più anziane osservano le giovani che lottano per superare i medesimi ostacoli da loro affrontati in gioventù. Grazie ai progressi nel campo della salute e del benessere, molte donne di mia conoscenza affrontano la mezza età in forma più smagliante rispetto agli anni dell’ università. Ma queste donne hanno anche raggiunto il successo professionale, elaborato una migliore coscienza di sé e della propria sessualità, e sono circondate da figli felici, mariti amorevoli o amanti focosi. Questi segni tangibili di riuscita contribuiscono al fascino di molte donne di mezza età, donne che, alla domanda se volessero ritrovarsi di nuovo ventenni, reagiscono con un sincero «no, grazie». Certo, ci sono uomini della mia età che frequentano o sposano donne più giovani, come il nostro amico alla festa, ma nella mia cerchia di amicizie, per lo meno, dà maggior prova di virilità l’ uomo che porta al braccio una coetanea di successo. È palese che il suo ego è all’ altezza della sfida. Quando ho chiesto ai miei coetanei maschi perché avevano relazioni con donne della stessa età, anziché con donne più giovani, ho raccolto variazioni del genere: «Oggi la donna non è meno affascinante per il semplice fatto che invecchia. È altrettanto affascinante, se non addirittura di più. E se la donna si mantiene in buona forma fisica, non c’ è nessuna differenza sotto il profilo sessuale tra una donna giovane e una più anziana; anzi, la donna più anziana si sente più a suo agio nel suo corpo e più sicura di se stessa». Nelle parole di un single quarantenne, che ha risposto ridendo alla domanda perché si sente attratto solo da donne della sua stessa età: «Perché, oltre al fisico, trovo anche un cervello». È pur vero, tuttavia, che «mantenersi in buona forma fisica» non è un fattore trascurabile. Ma questo genere di attenzione a se stesse non significa essere schiave del «mito della bellezza» puramente esteriore e delle sue pressioni: significa volersi bene, apprezzare il proprio corpo nella sua specificità e prendersene cura. Quando si varca la soglia della mezza età, le convenzioni sociali ci impongono di adottare un atteggiamento di rimpianto; ahimè, la prima zampa di gallina, il primo filo d’ argento! Ci si aspetta quasi dalle donne questa costante lamentela sui primi segnali dell’ invecchiamento. Difatti, avete mai sentito una donna di mezza età proclamare apertamente, in pubblico, «in realtà, invecchiare non è poi un dramma… anzi, è fantastico». Per non parlare poi di chi osa affermare: «Io mi trovo benissimo». Pertanto, a rischio di sfiorare la scorrettezza sociale, voglio deviare dal solito copione e invitare tutte le donne di una certa età a unirsi a me. Molte di noi non provano particolare rammarico né nostalgia per il loro aspetto fisico di gioventù. Molte di noi stanno molto bene con se stesse come sono adesso. Mi piaccio così come sono. Certo, resto sorpresa quando dimentico lo shampoo colorante e guardandomi allo specchio scopro un riflesso grigio. Ma lo esamino con una tenera curiosità: ecco come sarò domani! Ovvio, bisogna impegnarsi di più in palestra per mantenere un buon livello di forma fisica. Ma verso la cinquantina si capisce finalmente quale immenso dono ci ha fatto la natura regalandoci la salute. E se non mi piace sfinirmi per ottenere determinati risultati, mi sento tuttavia traboccare di gratitudine per avere un corpo che sa muoversi, correre e nuotare, che seduce e si lascia sedurre, che sa divertirsi e godere la vita, e tutto questo con la benedizione aggiuntiva di sentirsi libera da qualsiasi grave malattia. Un’ insegnante di 59 anni mi ha confidato: «Mi piace tenermi in forma per l’ età che ho, non per somigliare a una ventenne. Mi sento meglio nella mia pelle adesso che quando ero più giovane». Ho chiesto a una psicoterapeuta che lavora con donne di mezza età: «Nella sua esperienza, è vero che le donne si deprimono per il loro aspetto man mano che invecchiano?». «È un mito», mi ha risposto. «A questa età hai imparato come mantenerti in forma, hai capito qual è l’ abbigliamento che ti si addice e sei più contenta del tuo aspetto fisico». Ci sono tante altre gradevoli sorprese nel ritrovarsi in questa fase della vita. Non rimpiango affatto gli apprezzamenti volgari che i maschi rivolgono alle ragazze, mentre gradisco i complimenti cortesi e gli sguardi di ammirazione che ricevo dai tassisti o dagli uomini della mia stessa età che giocano a scacchi nel parco. In strada, alle ragazze si chiede brutalmente: dammela! Le donne di una certa età sentono dirsi: che occhi incantevoli! È un baratto che non mi dispiace. E – finalmente – so che cosa amo indossare e che mi fa sentire a mio agio e non mi scomodo più per tutto il resto. Apprezzo il fatto di non dovermi sentire in concorrenza sul piano fisico con le altre donne. Adoro poter ammirare la bellezza delle altre e sentirmi io stessa ammirata, perché so apprezzarmi. Alle giovani donne ansiose vorrei dire quello che avrei voluto sentir dire alla mia generazione dalle nostre genitrici: tranquille, godetevi il viaggio e non preoccupatevi del futuro. Non esistono le streghe cattive. Andrà tutto bene, statene certe. Anzi, di bene in meglio. (Traduzione di Rita Baldassarre) The Washington Post Company **** Gli studi Naomi Wolf, 49 anni, è figlia di una coppia di intellettuali hippies californiani, lui professore, lei psicanalista. Ha frequentato l’ università a Yale, e con la prestigiosa borsa di studio Rodhes, la stessa vinta da Clinton, è arrivata a Oxford Il libro Nel suo primo libro «Il mito della bellezza», pubblicato a 26 anni, sostiene che l’ enfasi sulla bellezza è una controffensiva della società maschile per contrastare il crescente potere delle donne

    Wolf Naomi

    (2 giugno 2011) – Corriere della Sera

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