E alla fine lo Sciopero Generale è
arrivato.

Probabilmente un po’ in ritardo e, almeno per la CGIL,
anche insperato, almeno nella rapidità della decisione (dopo una riunione dei
segretari generali), nella durata (subito l’intera giornata) e nella data (da
organizzare in poco più di dieci giorni e poi da quanto non scioperavamo in
mezzo alla settimana?). Sciopero della CGIL e delle sigle extraconfederali
sostenuto da Rifondazione, da SEL, dal PDCI e dall’IDV.

E anche se, come al solito, a nessuno è venuto in
mente di illustrare le riflessioni, le motivazioni che hanno spinto la CGIL a
cambiare posizione politica dopo una estate passata a ricucire con CISL, UIL,
Confindustria e compagnia bella e a firmare accordi e piattaforme
“contronatura” e a perseguire l’isolamento della FIOM, tutti lo
salutiamo come il primo passo necessario. Necessario seppure non sufficiente. E
seppure mi sarei aspettato una “chiamata generale” della Camusso per
chiedere a tutti i funzionari sindacali il rientro anticipato dalle ferie,
seppure mi sarei aspettato una mobilitazione straordinaria immediata (lo
sciopero è tra soli 12 giorni con due sabati e due domeniche) che coinvolgesse
e responsabilizzasse ogni singola/o iscritta/o, bisogna comunque fare ognuno di
noi ogni cosa che possa aiutarne la riuscita.

Perché questo non è uno sciopero come gli ultimi. O
riesce, cioè il 6 settembre l’Italia si ferma tutta, o correremo veloci verso
la barbarie (prima fermata la Grecia) . La rabbia che è montata nella gente
negli ultimi mesi (contro Berlusconi e il suo Governo ma purtroppo anche contro
tutta la politica, in verità contro i partiti ed i politici, e anche contro i
sindacati, considerati o inutili o servi dei poteri forti) rende però possibile
una adesione straordinaria che travolgerebbe CISL e UIL ed anche il PD
costringendoli a gettare la maschera e a decidere chiaramente da che parte
stare. Non che mi aspetti da questi soggetti decisioni illuminate, ma credo che
tra gli iscritti di CISL, UIL e PD molti non si adeguerebbero a decisioni che
non li rappresentano; si farebbe almeno un pò di chiarezza. E se è vero, ed
ognuno di noi è termometro dei luoghi che frequenta, che tra le persone sembra
maturata la convinzione che la misura è oramai colma, dobbiamo lavorare perchè
lavoratrici e lavoratori iscritti a sindacati diversi da quelli che proclamano
lo sciopero, le/gli elettrici/ori di quei partiti che non vi aderiranno,
partecipino alle manifestazioni magari con le loro bandiere.

La mia percezione è che stavolta, molto più che nel
recente passato, questo sia realmente possibile. Ma serve un lavoro capillare,
serve che ognuna/o di noi “scenda in campo” si attivi sul suo posto
di lavoro, nel suo quartiere, nel suo paese, nella sua famiglia per organizzare
assemblee, manifesti e volantinaggi che si rivolgano esplicitamente a chi non è
della CGIL o extraconfederale per spiegare che è arrivato il momento per
decidere da che parte si sta. Spiegare a tutti che questo non è il momento
delle differenziazioni (e lo dice chi, come me, molte differenziazioni mantiene
sia sulla piattaforma CGIL sia nel percorso che ha portato alla proclamazione
dello sciopero) e che invece questo è il momento della scelta di campo,
dell’unità di chi si sente, magari anche con alcune differenze, dalla stessa
parte.

O con chi lavora o con chi guadagna speculando in
borsa; o con il popolo che lavora per vivere o con chi è ricco e vuole
continuare a sfruttare il lavoro degli altri, o con chi paga le tasse e
mantiene la civiltà o con gli evasori/parassiti, o con i lavoratori o con Marchionne,
o per la patrimoniale o per l’aumento dell’IVA, o per l’ICI sulle attività non
di culto della Chiesa o per l’aumento dell’IVA; o per un mondo più giusto o per
un mondo governato dal capitale; o per uno sviluppo che conservi la Terra o per
il Ponte sullo stretto, il nucleare e la guerra.

La crisi prodotta dalla finanza internazionale morde i
nostri salari, divora posti di lavoro e cancella diritti e servizi. Ma lor
signori pensano a gigantesche manovre finanziarie che hanno l’unico obiettivo
di sistemare i loro conti. Non un accenno critico su di un sistema
economico/politico, oramai mondiale, che spinge progressivamente masse di
lavoratori nella povertà smantellando (dove c’erano) i sistemi di protezione
sociale e divora territori e beni naturali per fare cassa. Nessuno, neanche per
scherzo, prova a spiegare come questa montagna di soldi che ci toglieranno
potrà essere utile alle lavoratrici ed ai lavoratori. Come questi soldi
serviranno a far rientrare al lavoro dalla cassa integrazione, come si utilizzeranno
per sostenere la gran parte dei salariati e consentirgli di pagare il mutuo e
di vivere anche nella quarta settimana, come miglioreranno i servizi di
assistenza ai malati, agli anziani, ai bambini e chi ha bisogno etc., etc. Non
lo dicono neanche per scherzo perché questa gigantesca manovra non serve a
questo, non si chiedono sacrifici al popolo per aiutare chi sta peggio. E
purtroppo neanche le cosiddette contromanovre dei partiti di opposizione hanno
questi obiettivi. Questi soldi, nella versione hard di Berlusconi o nella
versione light di Bersani, servono a “tenere sotto controllo i
conti”. Cioè servono al sistema per superare la crisi e tornare a fare
esattamente le stesse politiche che hanno portato alla crisi. Cioè chiedono a
noi di pagare il salvataggio del loro sistema che ci rende sempre più poveri,
sempre più schiavi, sempre meno liberi e che arriva, per far guadagnare
qualcuno di loro, a vendere l’acqua potabile, la scuola, la salute (sono
arrivati pure ad obbligarci a comprare il digitale terrestre da Fratello Paolo
per poter vedere la televisione). E lo fanno alla luce del sole, senza
nascondersi dietro cortine fumogene. Fanno una manovra di classe come non se ne
vedeva da tempo. Tolgono ai poveri per garantire il benessere dei ricchi. Il
60% delle ricchezze del nostro paese è in mano al 10% dei suoi abitanti, ed il
60% dei suoi abitanti possiede il 10 % delle ricchezze. L’evasione/elusione
fiscale serve ad accumulare enormi ricchezze che diventano edifici, beni di
lusso, azioni di borsa, investimenti più o meno a rischio, capitali da
esportare illegalmente. Quindi i soldi ci sono (l’Italia rimane uno dei dieci
paesi più ricchi del mondo) e si sa anche chi ce l’ha. Negli ultimi venti anni
il 15% del PIL è passato dalle tasche dei lavoratori a quelle dei padroni e
della finanza. quindi in anni difficili i poveri sono diventati di più e più
poveri e i ricchi sono meno ma più ricchi.

E invece dove vanno a pescare i denari?

– Ulteriore taglio alla previdenza (si rendono conto
questi criminali che l’attuale sistema previdenziale, voluto purtroppo anche
dalla gran parte della CGIL e del centro sinistra, produrrà una generazione di
lavoratori che il giorno stesso del pensionamento diventeranno poveri? E con il
mercato del lavoro che ha di fatto eliminato il lavoro a tempo indeterminato
moltissimi degli attuali 35enni non la avranno mai la pensione. Hanno
scientificamente lavorato per spingerci ad una povertà di massa nel periodo, la
vecchiaia, più difficile dell’esistenza. Ed oramai è scoperto anche il bluff
dei fondi pensione trascinati in basso dalle difficoltà delle borse);

– Privatizzare quello che ancora non è stato
privatizzato e non per “migliorare” i servizi al cittadino o per renderli meno
onerosi, ma per raggiungere un doppio obiettivo: far cassa per migliorare i
conti e vendere ai loro amici (o a loro stessi) per guadagnare su beni di
tutti;

– Ulteriore taglio agli enti locali che dovranno di
conseguenza ridurre ulteriormente i servi sociali (che hanno come scopo quello
di sostenere i cittadini e specialmente quelli che hanno difficoltà) ed
aumentare le tasse a quelli che le pagano (perché è risaputo che gli evasori se
ne infischiano dell’aumento di tasse che non pagano);

– e poi la faccia come il culo di ragionare intorno ad
una cosa che veramente da sola dovrebbe bastare a spingerci a fare la
rivoluzione: l’aumento dell’IVA. Non solo ci chiedono di sacrificarci per
pagare i debiti che loro hanno contratto, non solo ci spiegano che i nostri
sacrifici non servono a migliorare le nostre condizioni materiali di vita che,
anzi, ci dicono che causa crisi peggioreranno, ma cercano questi soldi nella
maniera più ingiusta che possa esistere. L’IVA la paghiamo tutti allo stesso
modo. L’IVA è applicata a tutti i beni che si acquistano. Un chilo di pane, un
litro di benzina e ogni altra cosa che conseguentemente aumenterà produrrà un
prelievo aggiuntivo identico nelle tasche di un pensionato, di un disoccupato
come in quelle di Marchionne o Berlusconi. Solo che mille euro/anno in meno per
un pensionato o un dipendente da 1200 euro/mese non pesano come le mille euro
tolte dalle tasche di Agnelli.

E ognuna/o di noi potrebbe spiegare, certo meglio di
come ho provato a fare sopra, altre mille cose che tratteggiano la feroce lotta
di classe che da anni si sta combattendo nel nostro Paese come in tutti gli
altri Paesi occidentali e che oggi diventa solo più visibile (prima sembrava
che solo la sinistra ormai extraparlamentare e la FIOM vedessero cosa stava
accadendo) più feroce ed aggressiva. Lotta di classe e quindi di cultura. Tagli
alla ricerca pubblica, alla scuola, alle arti insomma a tutto quello che
“non si mangia” che non serve a produrre sfruttamento e quindi
denaro. Anche nel resto del mondo si muovono altre, seppur diverse tra loro, moltitudini
che reclamano il diritto a decidere come vivere, dall’America Latina al
Maghreb, da Londra a Parigi, in Palestina ed in Israele. Alcuni sanno bene
quello che vogliono altri sanno solo che non vogliono più vivere senza un
futuro.

E allora, seppure siamo stanchi e molto delusi, il
momento è adesso. Ora abbiamo la necessità e la possibilità di far rinascere la
speranza di un cambiamento vero; ora sembrano esserci segnali di una voglia
diffusa di ribellarsi, di farla finita. Ma serve un lavoro capillare, serve che
ognuna/o di noi “scenda in campo” si attivi sul suo posto di lavoro
per organizzare assemblee, manifesti volantinaggi che si rivolgano
esplicitamente a chi non è della CGIL o extraconfederale per spiegare che non
si sciopera per la CGIL o gli altri sindacati, ma si sciopera per dichiarare da
che parte si sta e per percepire e far percepire la forza dello stare insieme.

Ecco, stare insieme, lavorare insieme, ricostruire
comunità smantellate; ed allargarle. Mantenendo le differenze certo, ma stando
insieme, tra noi e con gli altri come noi, per difenderci dai nostri avversari
e finalmente vincere. Le preoccupate reazioni alla proclamazione dello
sciopero, anche dalle parti che dovrebbero esserci amiche, ci dicono che
qualcuno di lor signori avverte il pericolo. Perché possiamo farcela. I nostri
avversari sanno bene chi siamo e chi potremmo tornare ad essere.

Ora tocca a me, a te, a noi tutti. Gli altri ora
c’entrano poco, le odiose burocrazie sindacali e quelle di partito; ora tocca a
me fare quello che posso sperando che anche tanti altri facciano lo stesso.

(Ferruccio Nobili)