Archive for ottobre, 2011


IL FIORE DELL’INCOMPRENSIBILE

E’ mistero
la profondità della coscienza,
l’origine di ciò che avvertiamo come
mancanza,
l’immensità che, a volte, si sofferma.

E’ mistero la goccia
che ci colpisce
prima di accorgersi che è solo acqua.

Io sto nel
mistero
perché qui è il compito che mi sono assegnata.

Sto qui perché
qui è duro, arido, ambiguo,
senza scorciatoie
che illudano di aver
compreso.

Sto dove ho perso
e avuto timore di corrompermi
mentre di
me ricercavo l’essenza.

Io sto nel mistero
perché il mistero non è
qualcosa in attesa di essere svelato
ma il fiore stesso
dell’incomprensibile,

dove tutto è abbandono
e la fatica si scioglie nel silenzio

Giorgia Vezzoli

POETRY ATTACK

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Don Enzo Mazzi con Beppino Englaro

Don Enzo Mazzi con Beppino Englaro

Firenze, 23-10-2011

Ha scelto di essere cremato don Enzo Mazzi, il sacerdote-simbolo del dissenso cattolico morto a Firenze. Lo si è appreso alla Comunità dell’Isolotto, che per
oltre un giorno ha ‘custodito’ la notizia della morte avvenuta nella notte tra venerdì e sabato.

Enzo Mazzi ha sempre avuto posizioni divergenti da quelle delle gerarchie ecclesiastiche in temi di aborto, divorzio ed eutanasia; due anni fa accolse a Firenze Beppino Englaro quando al padre di Eluana venne assegnata la cittadinanza onoraria del Comune capoluogo di Regione.

Stamane, centinaia di persone hanno partecipato nella sede della Comunità, una ‘baracca’ nel popolare quartiere dell’Isolotto, ad una commemorazione di Mazzi, tra testimonianze di persone che hanno condiviso con lui gli oltre 40 anni di questa esperienza di base 

Il sacerdote era stato rimosso dalla sua parrocchia dell’Isolotto dal cardinale Ermenegildo Florit nel 1968. Da allora ha guidato la comunità di base del popolare quartiere fiorentino.

http://www.rainews24.rai.it/

http://www.youtube.com/watch?v=PyvcqkAlThI&feature=player_embedded

 

Quella che segue è una testimonianza (firmata) apparsa sul Manifesto  di  oggi. Autore è Carmelo Albanese, scrittore e videomaker, presente  alla  manifestazione del 15 ottobre a Roma. Non è nostra intenzione fare  dietrologia  né complottismo, pensiamo solo che queste dichiarazioni  meritino un  accertamento perché le cose sono due: o Albanese mente e  allora occorre una  replica da parte dei vertici delle forze dell’ordine  oppure Albanese dice il  vero e a quel punto andrebbero verificate le  generalità del giovane “black  bloc” che si unisce, esultando, agli  agenti.

Ecco la testimonianza apparsa oggi su “Il Manifesto” (e sotto la foto):

E IL BLACK BLOC BATTE IL CINQUE

All’angolo  di via Merulana compaiono di botto una trentina di  ragazzi e ragazzini  tutti neri e con i caschi in testa. Iniziano a rompere i  vetri di una  banca. Subito tutte le persone del corteo le prendono a  male-parole. A  un certo punto un pezzo del corteo viene alle mani con loro.  Avevo un  forte sentimento di disgusto per la piega che stavano prendendo gli   eventi. Tra l’altro in modo repentino. Gli sfasciatori si sono sparsi  nel  corteo alla spicciolata. Quasi tutti infilandosi nuovamente al suo  interno o  andando verso San Giovanni. Tranne uno che, ancora con il  casco in testa, si è  avviato fuori del corteo. Verso S. Maria Maggiore.  Cosa che ho fatto anch’io  perché lo stupore di gioia iniziale tornava ad  essere sostituito dalla voglia  di tornarmene a casa. D’un tratto mi  sono accorto che lo sfasciatore continuava  a fare il mio stesso  percorso. Era sull’altro lato del marciapiede. Abbiamo  passato due  cerchi concentrici di camionette prima di arrivare fuori dalla   manifestazione. Io con i miei pensieri in testa. Lui invece sempre con  il casco  in testa. Dopo il primo livello mi sono detto, ma come è  possibile che passa  così tranquillo lo sbarramento della polizia con il  casco? Tra l’altro dopo  aver fatto la sua parte di sfasciatore e ancora  vestito di tutto punto? Allora  ho guardato con più attenzione. Arrivato  al secondo livello di sbarramento si è  tolto il casco. Aveva diciotto  anni a stento. Il sorriso con cui lo hanno  salutato tutti gli agenti del  secondo livello di sbarramento era davvero  grottesco. Poi ci è passato  in mezzo, ha battuto il cinque con uno di loro e ha  confabulato per  qualche minuto con uno dall’aria di superiore che stava dietro  ai due  blindati.

Carmelo Albanese, scrittore e videomaker


Fonte: letteraviola

http://informarexresistere.fr/

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://youtu.be/UbSGXyHqN60

15 OTTOBRE 2011 

RIFLESSIONI DI UN POLIZIOTTO

Dopo la difficile giornata di ieri e una notte che avrebbe dovuto portare  consiglio al risveglio mi trovo con le stesse convinzioni di ieri: in piazza San  Giovanni è stata sconfitta la democrazia.

La rete mette a disposizione materiale su quello che è accaduto ieri, c’è  l’imbarazzo della scelta: ci sono i violenti che devastano (minoranza) e le  persone pacifiche (la maggioranza) che manifestavano e che cercavano addirittura  di fermare i violenti. La condanna delle forme di violenza è alla base della  civiltà e della convivenza e questo è il primo punto fermo; il secondo è la  libertà di espressione e di manifestare nel rispetto della leggi, questo  purtroppo non è avvenuto e la responsabilità va attribuita allo  Stato che attraverso le sue Istituzioni non è riuscito a garantire lo  svolgimento di una manifestazione. Che senso ha criminalizzare il  movimentismo? Chiedergli l’isolamento dei violenti? Il movimento esprime disagi,  rappresenta problematiche che una classa politica vera ascolterebbe per trovare  soluzioni attraverso soluzioni legislative.  Il male superiore diventano le  persone che scendono in piazza o quelli che approfittano di questi eventi per  mettere in pratica violenze e devastazioni? Si rischia di trasformare le vittime  in carnefici se si generalizza in modo superficiale. Perché le Istituzioni non  riconoscono di aver fallito? L’ordine Pubblico di ieri è stato  fallimentare e ha segnato una sconfitta per tutti noi.

Ieri se non fossi stato di servizio avrei partecipato con mio  figlio, qualcuno forse può darmi del violento o tacciarmi per uno che  non contrasta la violenza?

La città era blindata, gli uffici periferici praticamente chiusi per aver  fornito uomini e mezzi all’emergenza della capitale e il risultato è sotto gli  occhi di tutti; che l’apparato della sicurezza non ha funzionato è evidente come  il fallimento di una sistema che si limita a blindare senza prevenire.

I modelli di ordine pubblico non si creano con un giorno ma se per anni si  svuotano di significato gli apparati investigativi (con tagli o continui  prelievi per pattuglioni e ordine pubblico) resta solo il  modello “militare” fatto di un’enorme “fanteria” dislocata per strada senza una  preparazione adeguata e senza equipaggiamenti.

Ieri ero con altre decine di colleghi in piazza del parlamento, la stragrande  maggioranza non aveva esperienze di Ordine Pubblico, personale preso in ogni  ufficio per fronteggiare il grande evento, siamo stati schierati e pronti ad  intervenire dalle 13 fino alle 22 potendo fruire del solo sacchetto vitto delle  13 e senza altro fino alle 23.00 (inizio servizio alle 11,30 e fine servizio ore  23.00), un fallimento anche dell’organizzazione interna che continua a non  rispettare i lavoratori di polizia, i loro contratti e la loro dignità  professionale.

Il modello “militare” era stato  applaudito in occasione del 1°  Maggio  (nonostante violazioni contrattuali nei confronti dei lavoratori di  polizia) e ierii invece si è dimostrato fallimentare, come lo era stato il  14 dicembre, evidentemente perché lo stesso modello non può essere applicato per  il black bloc e per i pellegrini.

Oggi molti dei colleghi coinvolti negli scontri saranno nuovamente impiegati  per garantire l’ordine pubblico allo stadio, ragione in più per ritenere questo  modello non più accettabile anche per limiti operativi evidenziati e per la  mancanza di rispetto per i lavoratori di polizia.

Noi che facciamo sindacato e conosciamo i meccanismi interni le  pecche di un modello militare che è solo scenico, dove la preparazione e la  professionalità sull’ordine pubblico sono subordinate alla “scenografia”. Quando poi si creano situazioni di guerriglia urbana è difficile tenere  la situazione sotto controllo, se non si riesce  a prevenirle dopo diventa  difficile, se non impossibile, gestirle. In altre occasioni si è bonificato il  percorso, sono stati tolti i cassonetti e  sigillati i tombini proprio per  prevenire incendi e la possibilità di alzare barricate.

Un modello diverso di società e un diverso modello di ordine pubblico sono  alla nostra portata o resteranno un’utopia?

Lo squallore peggiore continua a fornirlo gran parte della classe politica  che sta esasperando il paese con la loro politica di macelleria sociale, con  manovre economiche che non intaccano ricchezze e privilegi ma affamano le  persone e che si presenta in tv a commentare e strumentalizzare proteste  legittime e pacifiche nella stragrande maggioranza, incapace di comprendere che  alla base di tutto ci sono loro e della loro incapacità di governare  nell’interesse pubblico.

Oggi proporranno inasprimenti delle pene, nuove compressioni dei diritti  individuali facendo finta di non capire che la sicurezza urbana, che loro  continuano a tagliare, non si esaurisce con il contrasto alla prostituzione ma  passa per tutte le libertà, anche quelle di scendere in piazza per poter  esprimere le proprie idee.

Mirko Carletti

*Mirko Carletti è poliziotto e sindacalista del Silp Cgil

 

HO LETTO, GUARDATO, ASCOLTATO

OGGI, IL GIORNO DOPO 

MENTRE ERO LI, IN CORTEO NON ME NE SONO RESA CONTO, MA ERA IMPOSSIBILE POTER SAPERE DAVVERO COSA REALMENTE STAVA SUCCEDENDO.

OGGI I VARI PEZZI DEL MOSAICO STANNO ANDANDO AL POSTO GIUSTO

QUINDI COSA E’ SUCCESSO VERAMENTE?

PROVO A RICOSTRUIRE

VERSO LE 16 UN GRUPPO DI RAGAZZI DA’ FUOCO AD UNA MACCHINA IN VIA CAVOUR, I MANIFESTANTI CERCANO DI ISOLARLI, IL GRUPPO SI SPOSTA ED IN VIA LABICANA IMBATTENDOSI NEI BLACK BLOC INSIEME  ASSALTANO IL MINISTERO DELLA DIFESA E LA POLIZIA COMINCIA A CARICARE TUTTO IL CORTEO CON IDRANTI E LACRIMOGENI E COSI’ IL CASINO DILAGA INCONTROLLATO FINO AD ARRIVARE IN PIAZZA SAN GIOVANNI DOVE ERO IO INSIEME A CENTINAIA DI PERSONE IGNARE DI QUELLO CHE GIA’ NELLE STRADE VICINE STAVA AVVENENDO FINCHE’ IL FUMO NEL CIELO I COLPI E L’ARIA CHE COMINCIA A DIVENTARE IRRESPIRABILE A CAUSA DEI LACRIMOGENI CONCRETIZZANO DI COLPO LA TENSIONE E L’ANSIA DI QUALCHE MOMENTO PRIMA QUANDO LA NOTIZIA DELL’INCENDIO DELLA MACCHINA IN VIA CAVOUR ERA ARRIVATA ANCHE ALLA TESTA DEL CORTEO.

COSA SIA SUCCESSO IN PIAZZA SAN GIOVANNI POCO DOPO IO NON L’HO VISTO PERCHE’ SONO RIUSCITA AD ALLONTANARMI IN TEMPO PER NON RIMANERE INTRAPPOLATA

L’HO GUARDATO NEI VIDEO E NEI FILMATI DEI VARI SERVIZI GIORNALISTICI

QUELLO CHE POSSO ANCORA DIRE E’ QUANTO SONO FURIOSA PER COME SIANO RIUSCITI ANCHE STAVOLTA A STRUMENTALIZZARE ANCORA E SEMPRE UNA MANIFESTAZIONE CHE DOVEVA ESSERE TUTT’ALTRO E CHE COME AL SOLITO VIENE INFANGATA E VANIFICATA DALLA VIOLENZA.

Il tanto atteso regalo non è arrivato.

La violenza ha impedito alla maggioranza delle centinaia di persone che ieri erano in corteo di raggiungere piazza San Giovanni.

Sono tornata a casa, a mezzanotte ero già a casa.

Sono furiosa e più indignata di prima

Fino alla fine ho aspettato, ma poi ho deciso di partecipare e a Roma sono andata in treno 

Sono stata sempre in testa al corteo, un corteo strapieno di gente di tutte le età, giovani, adulti, bambini e anziani, pieno di musica e di energia.

Eravamo arrivati quasi in prossimità di Piazza San Giovanni e mi sono ritrovata accanto Agnoletto e ho sentito notizie poco rassicuranti: in via Cavour avevano dato fuoco ad una macchina e il corteo era stato diviso in due da un centinaio di black  bloc.

ll servizio d’ordine della testa del corteo confabula per un pezzo con alcuni personaggi in borghese sul da farsi e alla fine fortunatamente decidono di farci muovere ma già da allora la tensione è alle stelle e percepisco la volontà di non far arrivare il corteo a San Giovanni per impedire il successivo accampamento dei manifestanti.

Arriviamo, la testa del corteo, in piazza verso le 16 e la piazza accoglie la gente che continua ad arrivare, è un fiume che scorre tranquillo. Fino all’arrivo delle prime ambulanze, che mi lascia perplessa ma ancora non capisco bene quello che sta succedendo.

Nessuno percepisce il pericolo ………

Dopo circa mezz’ora l’odore acre dei lacimogeni mi prende alla gola, gli occhi mi bruciano, vedo i blindati della polizia che partono per andare a chiudere la piazza, sento dei colpi molto vicini, vedo gente che arriva in piazza correndo, capisco che la situazione è degenerata e comincio a vagare per la piazza per capire quale possa essere la direzione giusta da prendere per non restare intrappolata.

Decido che è meglio allontanarsi verso la direzione opposta rispetto a quella di arrivo. E’ troppo tardi, anche di là arrivano i colpi dei lacrimogeni, vedo un cassonetto in fiamme, mi allontano e prendo per una via laterale che per fortuna mi porta al Colosseo.

Ma è tutto bloccato anche li.

Alla fine ci fanno uscire dalla zona accerchiata per un varco piantonato da un blindato dove si passa uno alla volta.

Siamo manifestanti e turisti che si allontano allibiti.

Arrivo in via del Corso e da lì con un autobus alla Stazione Termini, un’ora prima della partenza del treno per Firenze.

Sono furiosa!

Come è stato possibile che un centinaio di teppisti abbiamo potuto mettere a fuoco e fiamme la città?

Tutti sapevamo che ci sarebbe stato un tentativo in tal senso e allora come mai le forze dell’ordine non sono riuscite a garantire l’ordine pubblico?

Come è stato possibile tutto questo?

COMEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE ……………

http://youtu.be/jyziG5bUuBE

ARTEMISIA GENTILESCHI

STORIA DI UNA PASSIONE

La grande mostra antologica dedicata all’artista Artemisia Gentileschi , protagonista del Seicento Europeo.

22 SETTEMBRE 2011 – 29 GENNAIO 2012

MILANO – PALAZZO REALE

Per la prima volta l’ampia monografica milanese dà spazio all’intera produzione  di questa eccelsa protagonista del Seicento europeo, seguendola, con documenti editi ed inediti,  nelle sue non comuni esperienze di vita e riscoprendo un’artefice completa, di indubbio talento, che si è espressa in una variegata gamma di temi e generi pittorici.

Artemisia ha dovuto aspettare oltre tre secoli per vedere riconosciuto dai posteri il suo status di Artista. Fino al secondo dopoguerra, Artemisia viene ricordata più per il processo per stupro intentato al collega del padre Agostino Tassi – che segnerà completamente la sua vita e la sua carriera – che per i suoi evidenti meriti pittorici. La forza espressiva del suo linguaggio pittorico e l’interesse per  la figura artistica di Artemisia vennero letti e utilizzati anche in chiave femminista. Questo continuò a mettere in ombra i suoi riconoscimenti pittorici, ma ad accrescere  il fascino del suo personaggio.

La mostra ripercorrerà  le quattro fasi che contraddistinguono la sua vita:
gli inizi a Roma – giovanissima – sotto l’influenza del padre Orazio, gli anni a Firenze, il ritorno a Roma all’inizio degli anni Venti ed il successivo quasi quarto di secolo a Napoli fino alla morte giunta nel 1653.

http://youtu.be/bSTMK9u1on4

http://youtu.be/7PZcl5w0V1g

Steve Jobs shows off iPhone 4 at the 2010 Worl...

Image via Wikipedia

Buongiorno, sono Steve Jobs

Belle, belle, molto commoventi le celebrazioni del genio dopo la morte di Steve Jobs. Solo una cosa. Ma vi immaginate se Steve Jobs fosse vissuto in Italia?
Buongiorno, sono Steve Jobs, vorrei inventare un computer, mi affitta un garage? Sì, bravo, e poi i cinesi che mi cuciono le camicie in nero dove li metto? Ma quanti anni hai, Steve Jobs? Diciassette? Ma pensa alla figa, va’, vai a giocare a pallone!
Quando Steve Jobs ha inventato il mouse, è andato alla Xerox e ha chiesto: mi fate vedere il vostro reparto ricerche? Prego, si accomodi, se vede qualche idea buona la usi pure. Ve lo immaginate qui? Buongiorno, sono Steve Jobs, mi fareste parlare con qualcuno del reparto ricerca e sviluppo? Senta Jobs, ci lasci lavorare, al massimo può parlare con il reparto pulizie e call center, anzi ci mandi il curriculum, le faremo sapere…
Buongiorno, sono Steve Jobs, avrei inventato un computer piccolino… No, guardi, la fermo subito… suo padre inventava computer? Ha qualche parente che inventava computer? Conosce un sottosegretario? No? Senta, perché non fa domanda alle poste?
Buongiorno, sono Steve Jobs, guardi qui, ho inventato il mouse! Ma è matto? E noi che facciamo computer senza mouse, vuole rovinarci? Senta, facciamo così, le diamo una scrivania da impiegato, lei sta lì, basta che non inventa niente, d’accordo?
Buongiorno, sono Steve Jobs, guardi qua che telefono che ho inventato! Mi ascolti bene, giovanotto, noi con i telefoni col filo e con la rotella per fare i numeri ci troviamo benissimo.
Buongiorno sono Steve Jobs, avrei inventato questa tavoletta… Ah, e il mouse dov’è? Non c’è, guardi, basta toccare lo schermo. Ma è scemo? Ma lo sa quanti mouse vendiamo noi?
Steve Jobs, il genio visionario! Ecco, giusto, visionario. Qui avrebbero chiamato la polizia.

Alessandro Robecchi

Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

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dalla parte delle bambine

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

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Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi. (Baolian, libro II, vv. 16-17)

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