Archive for gennaio, 2012


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=rcXWRemCREQ

A seguito del servizio del tg1 sul prossimo festival di Sanremo e del trattamento da parte di Morandi e Papaleo della giovane modella ceca Ivana Mrazova che per l’ennesima volta interpreta già da subito la parte che le si addice secondo la solita regia sessista del mezzo di comunicazione fino ad esso più seguito in italia, le donne del web hanno dato vita alla seguente iniziativa: cliccate e firmate!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 

http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei

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L’uomo “passionale”.

A me non piace l’uomo passionale, preferisco gli uomini con molte  passioni.

Che si lasciano trasportare, non dominare da esse;

che sanno  quando, dove e come potersi appassionare,

e che non pretendono di  poterlo fare sempre, ovunque e comunque.

Che riescono a farne a meno,  per farne godere altri o per rispetto;

che le sanno condividere, per  appassionarsi insieme.

E, soprattutto, che amano le loro passioni e non  le userebbero mai come scusa, giustificazione, colpa del loro  comportamento.

http://questouomono.tumblr.com/

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.

E noi abbiamo tanta difficolt…à ad essere veri con gli altri.

Abbiamo timore di essere fraintesi,

di apparire fragili,

di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.

Non ci esponiamo mai.

Perché ci manca la forza di essere uomini,

quella che ci fa accettare i nostri limiti,

che ce li fa comprendere,

dandogli senso e trasformandoli in energia,

in forza appunto.

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.

Mi piacciono i barboni.

Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,

sentire gli odori delle cose,

catturarne l’anima.

Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.

Perché lì c’è verità,

lì c’è dolcezza,

lì c’è sensibilità,

lì c’è ancora amore.

Alda Merini

http://youtu.be/nCkfyjZcrXA

Un uomo ha quasi sempre

                  bisogno di essere

                               accompagnato

Una donna no

              anche se forse

                      in fondo è il suo desiderio

                                                        più grande

Il regalo più

          atteso e inaspettato

    più intimo

che un uomo potrebbe

       donare alla sua

 donna amica compagna

         madre

Solo condividendo

il movimento del dare

le relazioni

potranno essere

un pò più felici e 

appaganti

Sono stanca

       di chiedere

restando in attesa di

        qualcosa che non arriverà

 perchè non può arrivare

Posso solo smettere

di amare

Ma come si può

fermare l’amore

L’amore

che come un’onda

si fa strada dentro

in sordina

e che ad un tratto

inaspettatamente

si pone davanti ai nostri occhi

ancora annebbiati e inconsapevoli

inatteso

Non si può 

http://youtu.be/mhdyo-b3ufA

L’amore si fa spazio inaspettatamente

e senza che ce ne accorgiamo

riempie noi

Amare

e continuare ad amare poi,

sì quello dopo varie resistenze

lo possiamo scegliere,

noi……………

http://youtu.be/s1RG5npcL4k

Libera ParolaLa bellezza autentica delle donne. Corpi costruiti e parole non dette degli uomini

 

Scritto da Maurizio Montanari

Il corpo delle donne, le parole degli uomini.

‘Mia madre così conciata fa schifo!’

‘La mia fidanzata si è fatta delle labbra orribili’.

Parole confessate in seduta, pudiche e vergognose di chi anela ad una donna senza gomma.

 

Queste donne tutte uguali, con seni abnormi impianti in corpi vecchi, con labbra mummificate, provocano riso e disgusto. L’uomo, il ragazzo, che non lo può confessare pubblicamente perchè andrebbe contro il moto di omologazione corrente, ne ha ribrezzo.

‘La mia ragazza sembra un canotto. La professoressa rifatta è grottesca’.

Con queste frasi gli uomini sottovoce , quasi con senso di colpa e di ‘inaudito e inconfessabile’, mostrano in seduta la resistenza del soggetto all’omologazione, e sentono una pesante vergogna della loro morigeratezza di costumi.

Come si può, in tempi di uomo debole, andare contro il canone comune di bellezza?

Sono canoni autocefali, autoreferenti.

Un meccanismo bizzarro si è innescato nel tempo, forse dagli anni ottanta, cominciando la produzione in serie di ‘donne al silicone’. Non dice una bugia il chirurgo estetico, sul quotidiano, quando afferma ‘ vengono nel mio studio con la foto di una soubrette di 20 anni, e vogliono seno e viso come il suo. E io che devo fare? Le accontento’. Le accontenta, ponendosi come soggetto perverso ( chino alla volontàdell’Altro che ha stabilito il canone).

Ma in seduta, o forse davanti ad una birra con un collega, confessa il proprio orrore per certi mostri che escono da suo studio.

 Il canone, il Singificante primario che oggi vige, non è, per ora, discutibile

Lo vogliono i media, lo vogliono le mamme per le figlie.

Lo vuole ‘l’azienda’.

Cercare di scalare la vetta di un industria, di una banca , senza il ritocco è ‘impensabile, dottore’.

L’altro vuole la donna gommata. Ma, e qua sta la crepa nell’edificio, siamo su un piano puramente immaginario.

L’Altro vuole ed impone la bellezza gommosa

Ma l’altro, piccolo, l’uomo della città, lo schifa.

Se lo cerca, e qua si va in altra direzione inerente la sessualità, lo cerca in un transessuale, non nella propria moglie.

Lo cerca in qualcuno che lui reputa essere ‘ costruito’ a priori, gommato dalla nascita, ignorando completamente la drammatica e spesso dolorosa realtà interiore del transessuale.

Ecco che in questo cortocircuito, la bellezza autentica, si perde.

La donna non rifatta, libera dall’Altro, carina e senza trucco, attrae.

Ma non entra nel legame sociale. Non buca.

Anni fa il un famoso festival canoro venne ‘condotto’ da una donna molto bella. Non ne ricordo il nome, ma ricordo che era priva di seno. La prima cosa che disse in una pubblica intervista fu ‘ appena finito, mi faccio l’operazione’. Come se il suo corpo, bello ed aggraziato, mancasse di qualcosa.

Non reclamato dalla donna, ma dal canone di bellezza del quale ella doveva bardarsi per fare carriera.

L’effetto paradosso è quello delle ‘spalline’.

Nel fulgore degli anni ottanta non era possibile entrare in un negozio e non vedersi proporre un abito o un tailleur con le spalline rigonfie.

A vederle oggi, negli armadi, ci si chiede ‘ma come abbiamo potuto?’

Parlare oggi di ‘bellezza autentica’ è come discutere di ciclismo senza doping, o di pop corn senza mais geneticamente modificato.

E’ un atto eversivo, rivoluzionario, contro corrente.

L’uno per uno, la soggettività distillata è, alla fine della fiera ( termine azzeccato, perchè fiera del bene di consumo che comprende oggetti quali bellezza, giovinezza e longevità) la via più intima e saggia.

Ma è discorrere di un fuori tempo.

La morigeratezza dei costumi è anti moderna, anacronistica, ma c’è.
C’è nella sua evidenza a volte sintomatica, irriducibile.
Ma omologarsi è più semplice, fa vivere a tutti gli effetti in maniera più lineare, e consente di non accedere mai alla nostra cifra soggettiva.

Lei ha un’espressione incerta, sembra che voglia dire qualcosa ma esita.”Cosa c’è?” le chiede l’amica mentre sono insieme al bar per un aperitivo. Lei abbassa gli occhi. “Marco..” Marco è l’uomo con cui esce da un mese. Architetto di bellissimo aspetto, simpatico. Un tipo anche  intelligente. Si consocono da qualche mese. “L’altra sera siamo andati da me… è bravo, attento, molto dolce ma anche molto… coinvolto.” Esita. “Pareva molto preso, mi diceva un sacco di cose belle, sembrava io gli piacessi da morire. Poi ad un certo punto, mentre mi stava guardando fissa negli occhi, mi ha detto con voce eccitata: “Che bel lavoro ti ha fatto il chirurgo”. L’amica tace. Non sa cosa dire.

A questo non eravamo  preparate. Spesso ci siamo chieste perché ricorriamo alla chirurgia estetica, alla mastoplastica additiva. A seconda delle epoche, e bene lo illustra Storia della Bellezza di Umberto Eco, i nostri seni sono stati piccoli o grandi, spesso rappresentando bisogni ben piu profondi di quelli estetici.

Oggi si aggiunge, anche su corpi magrissimi, ossuti. Sulle modelle bambine tg 36 si costruiscono seni spropozionati. Piacciono agli uomini? Chissà. Quel che è certo è che quello che abbiamo introiettato è il PRESUNTO sguardo maschile. Quello che ricaviamo dai media. Ho visto molte donne, anche amiche, divenire più sicure e seduttive con un seno rifatto che aggiugneva un paio di taglie. Per questo motivo non ritengo sia opportuno criticare chi decide di sottoporsi ad un  intervento: le motivazioni sono tante e spesso profonde. Quello che però mi chiedo da anni è come ci si sente se si è convinte che quell’uomo, quel ragazzo che prima non ci avrebbe guardato ora ci vuole e ci vuole per quel seno, che MIO NON E’? Si attiva? E se sì, quando si attiva il processo di identificazione con la protesi che immetto nel corpo? Cioè possiamo identificare il  momento in cui se ci guardano il seno, ed il seno è finto, ci sentiamo tutt’uno con la nostra protesi? In altre termini, Lui si eccita per il  corpo, anche quella parte di corpo che vera non è, ma che io sento mia e voglio che lui creda sia mia.

Però accade che lui dica: “Che bel lavoro ti ha fatto il chirurgo”. Lei dunque gli piace in particolare quando scopre che quella parte di lei così evidente, è finta. Lo eccita la finzione. Sa che il seno di Lei è una protesi e questo contatto con la finzione lo eccita. A questo non si era preparate. A questo slittamento che dalla realtà conduce alla finzione, che pare piacere anche di più. Le attrici nei film da tempo assomigliano a Lara Croft. I ragazzini che in una ricerca scozzese sulla “prima volta” si dicono spaesati di fronte ai primi seni reali: pare che non siano così duri e turgidi come appaiono quelli, finti, del porno. Di questo non si parla. Non nelle centinaia di servizi televisivi che invitano a modificarci “in meglio”, non nelle scuole che non hanno finanziamenti per corsi di aggiornamento.

Spaesate. Come la ragazzza della vicenda qui sopra, disperatamente alla ricerca di rientrare nel MODELLO UNICO. Per essere accettate, per essere conformi. C’è biosgno di parlarne, di discuterne, di coinvolgere le ragazze e i ragazzi nelle scuole. C’è bisogno di educazione sessuale e alla relazione. Di educazione alla corporeità. Non di giudizi approssimativi.

http://www.ilcorpodelledonne.net/?author=2

 

L’uomo che non è capace
di sognare
è un povero diavolo,
un castrato.

L’uomo che è capace di sognare
e di trasformare i suoi sogni in realtà
è un rivoluzionario.

L’uomo che è capace di amare
e di fare dell’amore
uno strumento per il cambiamento
è anch’egli un rivoluzionario.

 

 
Il rivoluzionario quindi è un sognatore,
è un amante, è un poeta,
perché non si può essere rivoluzionari
senza lacrime negli occhi
e tenerezza nelle mani.

(Thomas Borge – Nicaragua)

Una donna fasciata in un abito elegante

una donna che custodisce il bello

una donna felice di essere serpente

una donna infelice di essere questo e quello.

Una donna che a dispetto degli uomini

diffida di quelle cose bianche che sono le stelle e le lune

una donna cui non piace la fedeltà del cane.

Una donna nuova,

appena nata antica e dignitosa come una regina

una donna sicura e temuta

una donna volgare come una padrona.
Una donna così sospirata

una donna che nasconde tutto nel suo incomprensibile interno

e che invece è uno spirito chiaro come il giorno.
Una donna, una donna, una donna.
Una donna talmente normale

che rischia di sembrare originale

uno strano animale, debole e forte

in armonia con tutto anche con la morte.
Una donna così generosa

una donna che sa accendere il fuoco

che sa fare l’amore

e che vuole un uomo concreto come un sognatore.
Una donna, una donna, una donna.
Una donna che resiste tenace

una donna diversa e sempre uguale

una donna eterna che crede nella specie

una donna che si ostina ad essere immortale.
Una donna che non conosce quella stupida emozione più o meno vanitosa

una donna che nei salotti non fa la spiritosa.
E se questo bisogno maledetto

lasciasse in pace i suoi desideri

e se non le facessero più effetto i finti amori dei corteggiatori

allora ci sarebbero gli uomini

e un mondo di donne talmente belle

da non avere bisogno di affezionarsi

alla menzogna del nostro sogno.
Una donna, una donna, una donna.

Una donna, una donna, una donna.

Giorgio Gaber

Pressione Bassa (1980)

http://youtu.be/zIM_oWMWZXM

SCRITTO SULLA SABBIA

Che il bello e l’incantevole
 Siano solo un soffio e un brivido,
 che il magnifico
entusiasmante amabile
 non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
 fuoco d’artificio e riso di bambino,
 sguardo di donna
nel vetro di uno specchio,
 e tante altre fantastiche cose,
 che esse appena scoperte
svaniscano,
solo il tempo di un momento
 solo un aroma,
un respiro di vento,
 ahimè lo sappiamo con tristezza.
 E ciò che dura
e resta fisso
 non ci è così intimamente caro:
 pietra preziosa
con gelido fuoco,
barra d’oro
di pesante splendore;
 le stelle stesse,
innumerabili,
 se ne stanno lontane e straniere,
non somigliano a noi
– effimeri-,
non raggiungono il fondo dell’anima.
 No,
il bello più profondo
e degno dell’amore
 pare incline a corrompersi,
 è sempre vicino a morire,
 e la cosa più bella,
le note musicali,
 che nel nascere già fuggono
e trascorrono,
 sono solo soffi,
correnti,
fughe circondate d’aliti sommessi
di tristezza
 perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
 si lasciano costringere,
tenere;
 nota dopo nota,
appena battuta
 già svanisce e se ne va.
 Così il nostro cuore è consacrato
 con fraterna fedeltà
 a tutto ciò che fugge
 e scorre, 
alla vita,
 non a ciò che è saldo
e capace di durare.
Presto ci stanca
ciò che permane,
 rocce di un mondo di stelle e gioielli,
 noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
 sospinte in eterno mutare.
 Spose di un tempo,
senza durata,
 per cui la rugiada su un petalo di rosa,
 per cui un battito d’ali d’uccello
 il morire di un gioco di nuvole,
 scintillio di neve,
arcobaleno, 
farfalla,
già volati via,
 per cui lo squillare di una risata,
 che nel passare
ci sfiora appena,
 può voler dire festa
o portare dolore.
 Amiamo ciò che ci somiglia,
 e comprendiamo
 ciò che il vento ha scritto sulla sabbia.
Hermann Hesse
da La felicità, versi e pensieri
Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

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