Alessandro Rech

la Via di Fuga

Tempere su cartone telato 24×30 5 Dicembre 1996

http://www.alessandrorech.com

Non mi piaccono gli ospedali

Li associo a un’indefinibile sensazione che ho provato da bambina durante i miei primi contatti con questo mondo altro da noi

Adesso che ho avuto modo di rifletterci su quella sensazione rimasta indefinita per tanto tempo posso dire che fosse legata ad un sentimento di limitazione della mia libertà, il dover sottostare a delle regole imposte da estranei per me incomprensibili e intollerabili. Avevo quattro, cinque anni ed ero sì intimorita ma anche molto arrabbiata contro infermieri e dottori che mi imponevano di stare da sola senza i miei genitori vicini! Ancora non si parlava di diritti del malato adulto, tanto meno di quelli dei bambini.

Già a quella tenera età ero intimamente una ribelle!  

Oggi sono stata tutto il giorno in ospedale, in maternità, a careggi

Mia sorella è stata operata, non sono riusciti a salvare il suo utero

Sono stata seduta di fronte alla porta della sala operatoria per diverse ore 

Una porta chiusa è sempre una sconfitta

Ed i pensieri hanno cominciato ad andare

E pensavo “ma dietro a questa porta cosa sta veramente succedendo?”

Per tutto il tempo che sono stata seduta lì in quella sala operatoria sono entrati in diversi tra infermieri e dottori, ma non è uscito mai nessuno da quella porta

E allora in questi luoghi di cura quante via di fuga ci sono invisibili alla nostra vista?