Archive for 29 aprile 2012


Tutto quello che vedi

Tu

che mi hai preso tante volte il cuore

ricorda:

non sono terra di conquista.

Sono una donna

di quella prateria che si fa vetta,

sono montagna

che precipita nel lago.

Fiume, cascata, acqua, donna.

Sono una donna adatta alla fatica,

sono una donna che non perde tempo.

Ho tre volte vent’anni

e indosso le mie età una per una,

vivo da sola con i miei cavalli,

suono il violino per i compleanni,

preparo torte, non ho avuto figli.

Straniero,

tu che mi hai chiesto tante volte il cuore,

io non indosso scarpe cittadine,

io scrivo, sogno.

Quando mi manchi

canto le nenie dei Siouan Missouri,

getto una coperta su un cavallo

e a piedi nudi vado al grande fiume.

Mi siedo sulla riva e lì ti aspetto

ripeto parole che non hanno tempo:

io sono la mia terra, il mio paese,

io sono acqua, grano, cielo, prateria.

Io sarò sempre quello che tu vedi.

Rachel Abrams

(traduzione di anonimo)

La storia più sorprendente è quella di Elfriede Vavrick, una arzilla  signora che fino a 79 anni aveva gestito una bella libreria nei dintorni di  Vienna e che, quando aveva dovuto chiuderla, per il senso di inutilità era  caduta in depressione, al punto da non riuscire più a dormire.

L’unico rimedio che facesse chiudere occhio a Elfriede era “toccarsi”.  La signora Vavrick andò da un medico per farsi prescrivere dei sonniferi e gli  raccontò le sue vicissitudini.  Il dottore rispose che la cura più efficace  per questo genere di disturbi era il sesso,  aggiunse che a tanti uomini  piaceva il contatto sessuale con donne della sua età e le consigliò di offrirsi  a mezzo stampa. Dopo ovvie e reiterate resistenze,  dovute anche al fatto  di essere nata nel 1929 e legata ai tabù dell’epoca, Elfriede Vavrick si decise  a mettere un annuncio  sul giornale. Gli uomini risposero a centinaia. La  signora vagliò le loro lettere, cestinò quelle inaffidabili e telefonò ai  firmatari delle missive interessanti. Nei primi quattro mesi si presentarono una  cinquantina di aspiranti partner, tra i ventisette e i sessant’anni, la  maggiorparte giovani. Era Elfriede a scegliere chi accettare e chi mettere alla  porta. Con l’andar del tempo le capitò, suo malgrado, di cadere nella trappola  dell’innamoramento con un quarantenne, ma si difese bene, frequentando insieme a  lui tre amanti fissi. Elfriede si trasformò letteralmente e si riscoprì donna a  tutti gli effetti e piena di gioia di vivere. Lottando contro molte perplessità  Elfriede Vavrick finì per scrivere un libro sulla sua storia, trovando il  coraggio di parlarne con i figli,  i quali, felicissimi,  le  procurarono un editore.  “Nacktbadestrand”, Edition a, Vienna 2010,   nei paesi di lingua tedesca è stato un bestseller. E’ una delle tante storie  vere passate in rassegna in “L’ amore a settant’anni” da  Vanna Vannuccini – fondatrice di “Effe”;  inviata de “La Repubblica”;  corrispondente  dalla Germania negli anni della caduta del muro,  inviata nei balcani e in  Iran,  autrice di saggi importanti editi da Garzanti e Feltrinelli –  libro che tenta una risposta alla domanda sull’età dell’amore e su cosa vogliamo  farne delle tre decadi che dal secolo scorso ci sono state regalate:  l’aspettativa di vita infatti ai primi del novecento era di quarantacinque anni  per l’uomo e quarantotto per la donna. Oggi sempre più donne e uomini della  terza età sono protagonisti di una nuova rivoluzione amorosa.  L’autrice  analizza soprattutto l’universo femminile come soggetto di un cambiamento non  ancora del tutto rilevato: l’allungamento  della vita, la liberazione  sessuale, l’emancipazione economica e sociale della donna, fanno si che una  intera generazioni si affacci alla settantina con codici di relazione diversi da  quelle passate,  come avesse dieci o vent’anni di meno. Se un uomo anziano  e una donna giovane sono da sempre culturalmente accettati, l’inverso oggi é il  nuovo. Vanna Vannuccini passa in rassegna storie di vita vere e commoventi, che  danno uno spaccato del mondo quale è e quale è destinato a divenire. L’amore,  sembra dire il libro, non ha anagrafe e se c’è amore la vecchiaia non  esiste.

Scheda tecnica

L’amore a settant’anni

Vanna Vannuccini

Collana: Serie Bianca

Pagine: 128

Prezzo: Euro 10,00

Feltrinelli editore

Anno 2012

Tratto da:  “L’amore a 70 anni”: un libro utile | Informare per Resistere

Modesta istigazione alla politica (Alessandro Robecchi).

29/04/2012 di triskel182

Chissà come sembra interessante il serrato dibattito su politica e antipolitica visto da una baracca italiana, sotto un tetto di lamiera, o nell’umidità di una roulotte posteggiata sul cemento. Magari severi moniti e monologhi apocalittici rimbombano in modo diverso contro le pareti di cartone. Di certo, le pareti di cartone sono aumentate, come le famiglie che ci vivono dentro, oltre 71.000: la disperazione misurata dieci anni fa moltiplicata per tre e pure di più, come ci dice il nuovo censimento. E poi, chi vuole cogliere fior da fiore, può cercare altri indicatori: salari di merda (i più bassi d’Europa), pensioni di merda (le più basse d’Europa), potere d’acquisto falcidiato, diseguaglianza in crescita esponenziale, precarietà di massa. Bene, non saprei l’antipolitica, ma i primi dati del censimento ci danno la fotografia di cos’è – qui e ora – la politica: il gentile mettersi a disposizione del mercato. E dunque, ecco una modesta proposta per tornare alla politica e dare un senso ai “severi moniti”. Si aiutino le 71.000 famiglie baraccate a occupare, dignitose e combattive, gli oltre quattro milioni di case vuote, le torri per uffici disabitate, i milioni di metri quadri deserti che la speculazione ha costruito senza senso. Pensate la sorpresa, se si scoprisse che la politica si fa con un piede di porco, un’occupazione, una finestra da cui entrare, un riprendersi casa e dignità, una resistenza allo sgombero. Vedremmo così, di fronte a 71.000 famiglie senza casa che si prendono una casa vuota, se la sinistra italiana sa ancora fare la tanto auspicata politica. Sosterrebbe un’azione giusta e illegale, o userebbe le solite parole “ragionevoli” e ingiuste? Continuerebbe i suoi balbettii modernisti sul liberismo sostenibile e lo “sviluppo”? Chiamerebbe la polizia? Probabile. Ma intanto, per cominciare, vedremmo attuare un’interessante patrimoniale. E poi, si sa come vanno queste cose: si comincia dalla casa e si passa ai salari, al lavoro, ai diritti. E poi, dopo, accomodatevi al dibattito: un letto caldo sotto un tetto vero sarà politica o antipolitica? Francamente, chissenefrega.

Da Il Manifesto del 29/04/2012.

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