Archive for 30 aprile 2012


Sono una donna di quasi cinquatadue anni e vivo con mia figlia che ne ha quasi ventuno

Mi hanno sempre detto che non dimostro gli anni che ho e proprio ieri mattina un’amica chiamandomi per strada mi ha detto che le sembravo una ragazzina e che mi aveva riconosciuto solo dalla camminata.

Ma gli anni sono passati e la vita è andata avanti non sempre come l’avevo sognata

E comunque sono arrivata ad oggi

Negli ultimi vent’anni ho conquistato visibilità per quello che sono e non per essere la figlia di……, la sorella…. di, la moglie di……….la madre di………….

Per forza di cose,

rimanendo sola con mia figlia di appena sei mesi e decidendo di non tornare in casa con nessuno……….. 

Ho sofferto molto, ho lottato moltissimo, ho pianto e ho riso, ho fatto errori ma ho vissuto schierandomi sempre

E sono grata al mio ex marito di essere andato via dopo il primo episodio di violenza apppena accennata: durante un violento litigio ha alzato le mani su di me che avevo in braccio nostra figlia, per fortuna fermandosi in tempo.

Lo ringrazio di essersene andato prima di colpire ancora perchè in quel momento mi sono resa conto che non sarei stata in grado di difendermi e di difendere mia figlia

Sono rimasta impietrita rendendomi conto che di fronte all’esercizio della forza fisica sarei caduta senza nessuna possibilità di fuga, non riuscendo a capire cosa stesse succedendo, non riuscendo a capire perchè lui stesse comportandosi così.

Negli anni che sono seguiti ho cercato sempre di non demonizare nessuno principalmente per amore di mia figlia, ma non ho dimenticato nulla

Gli uomini devono saper accettare che le donne sono persone autonome e indipendenti e questo potrà avvenire solo se i linguaggi cambieranno.

Solo se il linguaggio pubblicitario non continuerà a rappresentare le donne come merce, a qualsiasi livello, solo se si avranno realmente le stesse possibilità in  campo lavorativo e nella cura dei figli e degli anziani, solo quando sarà normale che a gestire ci possano essere indifferentemente donne e uomini, solo così si potrà finalmente vivere

L’impegno e lo schierarsi non può essere quindi solo di un momento, deve essere pratica di ogni giorno e non seguire solo ad un ennesimo “fatto brutto” 

Stamattina mi sono svegliata ricordando nitidamente il sogno che ho fatto.

Ho sognato di ritrovarmi in mano tutti i miei denti e nel sogno li guardavo meravigliata di come potessi essermeli ritrovata tutti in mano senza avvertire nessun dolore

Piccoli denti di colore azzurrino

Mi sono svegliata con questo sogno negli occhi ma non ero affatto spaventata

Ho cercato di capirne il significato: in molti dicono che sognare la caduta dei denti  significhi la probabile morte di una persona cara, oppure che sia indice di insicurezza, paura di perdere qualcosa a cui si tiene molto, frustazioni, oppure la necessità di un cambiamento, di una maturazione

Non so cosa mi ha portato a fare questo sogno, so solo che parlando con un’amica ieri pomeriggio le avevo raccontato molto più nei dettagli di me, di una parte di vita ed evidentemente parlarne mi ha emozionato e reso più consapevole di quanto avessi vissuto

Non sono spaventata e non ho paura di perdere qualcosa, forse sono in attesa ancora di un’altra maturazione possibile.       

   

“Violenza sulle donne, tutti in piazza” (Marina Cavallieri).

30/04/2012 di triskel182

“Se non ora quando” lancia la manifestazione. Boom di firme all´appello.  Sì di Montezemolo, Pisapia e Salvatores. La Poli Bortone: “Serve una legge ad hoc”  ROMA – Dopo le migliaia di adesioni all´appello, una giornata di mobilitazione nazionale. Continua la battaglia per fermare la violenza sulle donne, per trasferirla dai morbosi dibattiti dei talk show alle sedi dell´iniziativa politica. Per renderla da banale notizia di cronaca a cuore di una trasformazione culturale.

É bastato poco tempo alla rete delle donne “Se non ora quando?” a coinvolgere e convincere. Il movimento che ha promosso l´appello “Mai più complici” sta ora valutando la scadenza di un giorno di mobilitazione. «La data non è stata ancora decisa ma ci sembra necessaria dopo la massiccia adesione al nostro appello, un consenso imprevisto», spiega Francesca Comencini, regista. «Molti hanno firmato, abbiamo scoperto che è un problema molto sentito, e sempre di più anche dagli uomini». La rete delle donne aveva lanciato un appello per spezzare l´assuefazione al “femminicidio”, per non relegare a poche righe – “delitto passionale” “omicidio in famiglia” – la morte di un´altra donna per mano di un uomo. Cinquantaquattro vittime dall´inizio dell´anno, omicidi spacciati per amori sbagliati. Ma le donne non ci stanno. E neanche molti uomini da quello che si può leggere sfogliando le adesioni. Tra gli ultimi a firmare sul sito petizionepubblica.it Giuliano Pisapia, Gennaro Nunziante, Dacia Maraini, Sandra Petrignani, Anna Bonaiuto, Gabriele Salvatores, Vittoria Franco, Pierre Carniti, Albertina Soliani, Gigi Covatta, Silvia Costa, David Sassoli, Silvia Vallone. Già avevano aderito Roberto Saviano e Susanna Camusso e poi Antonio Di Pietro, Luca Cordero di Montezemolo, Giulia Bongiorno, Andrea Romano, Carlo Calenda, Nicola Rossi, la vicepresidente del Senato Cinzia Bonfrisco, il sindaco di Lametia Terme Gianni Speranza, Valerio Mastandrea, Giuliano Amato, Daria Bignardi, Veronica Pivetti, Massimo d´Alema, Michela Murgia. E molti altri. Consensi, adesioni, ma per ora solo risposte emotive che rischiano di rimanere inadeguate per combattere comportamenti cupi e violenti. «Ho in progetto un disegno di legge per il reato di femminicidio», annuncia la senatrice Adriana Poli Bortone, ex sindaco di Lecce. «Bisogna pensare anche a qualcosa di specifico dal punto di vista giudiziario, a qualcosa che ancora non c´è. “Femminicidio” non è una bella espressione ma può servire ad attirare l´attenzione, può essere utile a capire i motivi per cui tutto questo accade. A volte questi delitti di donne sono seguiti in televisione più come oggetto di curiosità che come spunto per denunce reali». Anche per Barbara Pollastrini, esponente Pd, occorrono iniziative concrete: «Alle donne, sulle pensioni, è stato chiesto molto: l´esecutivo restituisca qualcosa almeno in termini di sicurezza e diritti umani. Servono risorse da stanziare per la prevenzione, per centri e case di accoglienza, per la tutela delle vittime». Per Francesca Comencini però il cuore del problema non è giudiziario ma culturale, i cambiamenti prima che avvenire nelle aule giudiziarie devono attraversare l´immaginario. «C´è un legame profondo tra l´immagine violenta delle donne diffusa per anni dalla televisione e dai media e quello che succede. Tra come le donne sono e come vengono rappresentate, il fatto è che tanti cambiamenti non sono stati ancora accettati, vissuti, narrati. Va cambiato il segno del racconto. E ora è il momento di farlo».

Da la Repubblica del 30/04/2012.

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