Archive for ottobre, 2012


Ex UAGDC

Secondo la classifica stilata dal World Economic Forum, per quanto riguarda il Gender Gap : l’Italia è scesa di ben altre 6 posizioni in un solo anno, per quantoo riguarda la parità fra i sessi.

Fino all’anno scorso occupavamo, con poco orgoglio il 74° esimo posto, ora invece siamo all’80esimo posto su 132 paesi!

Molto meglio di noi si piazzano:  Cipro, Perù , Botswana, Timor Leste , Uruguay, Kenya, Ghana, Cina, Romania, Vietnam, Thailandia,  Serbia, Brasile, Capo Verde, ecc. Tutti, più o meno, paesi considerati meno emancipati e sviluppati dell’Italia, che però in quanto  parità e civiltà ci superano con gran distacco.

Il podio come migliori condizioni di vita per le donne e come parità tra i sessi lo ottengono : Islanda, Norvegia, Svezia, Irlanda, Nuova Zelanda, Danimarca.

La classifica generale, e quindi il nostro 80esimo posto, lo si ottiene dalla valutazione di quattro parametri:

  • partecipazione e le…

View original post 170 altre parole

Ex UAGDC

Ci ho pensato un po’ prima di scrivere questo articolo. Mi sono chiesta se davvero valeva la pena star qui a raccontare parte della mia vita per esplicitare ciò che penso. Evidentemente sì.

Sì, perchè la realtà pare continuamente mistificata, che sia da parte di politici o di persone che incontri per strada, dal misogino all’intellettuale di turno.

E sono stanca. Stanca di sentire gente che parla di aria fitta, che giudica senza sapere e aver vissuto in prima persona le dinamiche che ci portano ad essere quell* che siamo.

Così racconterò la mia storia e mi ci metterò in prima persona, sperando sia il punto di partenza per molt* di voi, per condividere con noi le vostre storie.

Ho 27 anni.  I miei genitori si sono separati quando avevo 4 anni e la situazione familiare ed economica che ho vissuto non è stata facile. Mia mamma faceva la baby sitter…

View original post 378 altre parole

Triskel182

Parla Rodotà. Per tutelare chi è diffamato servono processi veloci, non multe salatissime. Questa è censura di mercato, una minaccia che disincentiva le inchieste. Contro i giornalisti sono state proposte norme pericolose.

Come sempre le leggi ad personam portano a un pessimo risultato. Per “salvare il soldato Sallusti” dal carcere si istituisce un clima di intimidazione che limita il diritto all’informazione e la libertà d’espressione. Meglio fermarsi e non fare nulla, allora, perché si è imboccata una strada sbagliata».
Secondo il professor Stefano Rodotà, ex Garante della Privacy, la legge sulla diffamazione all’esame del Parlamento è profondamente sbagliata, anche nei tentativi di compromesso.

View original post 813 altre parole

Triskel182

Da Piazza della Repubblica a San Giovanni in corteo contro le politiche del governo dei tecnici che “rischiano di impedire per sempre la crescita del Paese”. Studenti e attivisti dei centri sociali si staccano e bloccano il traffico sulla tangenziale e sull’accesso alla A24.

ROMA – Delia è arrivata da Bergamo. Siede a terra, Piazza della Repubblica, Roma. Il corteo del No Monti Day, la manifestazione indetta per protestare contro le politiche dell’esecutivo del professore, sta per iniziare. E Delia prende dallo zaino il suo foulard con l’emblema dei No Tav. Lo indossa, “perché si tratta di una lotta simbolo: sviluppo sostenibile, rafforzamento del welfare, nuove politiche industriali. Tutto può essere concentrato nella battaglia della Val di Susa”. Si parte da qui, ma quello che compone il No Monti Day è un fronte che mette insieme gran parte delle questioni sociali che attraversano il Paese. Dall’Ilva di Taranto ai precari…

View original post 786 altre parole

Triskel182

Quello che si apre domani a Palermo in udienza preliminare è un processo storico. Uno dei più importanti per la storia non solo della mafia, ma anche e soprattutto della politica italiana. Il reato contestato dalla Procura ai 12 imputati (6 per la mafia, 6 per lo Stato) non è – come molti credono e troppi scrivono – la trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra. Che fu una libera, per quanto vergognosa, scelta politica. Ma il ricatto che i vertici di Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni orchestrarono ai danni dello Stato affinché si piegasse ai diktat di Cosa Nostra, che proprio a quello scopo gli aveva dichiarato guerra a colpi di stragi. Sull’ altare della trattativa, per salvare la pelle a un pugno di politici destinati a finire come Salvo Lima, furono immolati forse Falcone, la moglie e gli uomini della scorta, sicuramente Borsellino, i suoi agenti e…

View original post 585 altre parole

VIVERE

Quella donna che aveva visto così profondamente nel mio cuore, che pareva conoscesse la vita più di tutti i sapienti, eseguiva il gioco della vita infantile con un’arte che mi fece diventare senz’altro un suo discepolo. Fosse profonda saggezza o schietta ingenuità, chi sapeva vivere così nell’attimo fuggevole, chi abbracciava così il presente e sapeva apprezzare con amore fraterno ogni piccolo fiore sul margine della via, ogni piccolo valore dell’istante che fugge, doveva certo dominare la vita.

Herman Hesse – Il lupo della steppa

SIAMO PERSONE, NON BENI DI PROPRIETÀ 

In una società ormai incapace di tutelare le fasce più deboli della popolazione, avviene che una ragazzina di 17 anni si assuma la responsabilità enorme di salvare la sorella diciottenne, che gli adulti non hanno voluto proteggere. Con l’ultimo femminicidio commesso venerdì scorso a Palermo in cui Carmela Petrucci è stata uccisa mentre tentava di difendere la sorella Lucia dalle coltellate dell’ex fidanzato ventitreenne di quest’ultima, emerge l’urgenza non più procrastinabile di mettere a punto un piano nazionale che miri ad arginare la violenza verso le donne. Più di 100 sono state uccise da inizio anno. C’è una motivazione comune che lega questi delitti ed è l’incapacità da parte degli assassini di accettare che la compagna, di un’estate o di una vita, determini la fine del rapporto, prenda cioè in modo autonomo una decisione che avrà ripercussioni sulla loro vita. Ricordo che ero ragazzina quando mia madre mi spiegò che quel giorno veniva abolito il delitto d’onore, ed era solo il 1981. Ed era ancora come fosse ieri, che mia nonna materna si infilò guanti e cappello, guardò il marito in poltrona e gli comunicò: “Io vado a votare”. Era il 1946 ed era la prima volta che era autorizzata a farlo. Da poco, veramente da pochi anni, noi donne stiamo faticosamente cercando di autodeterminare la nostra vita, sia nel lavoro sia nel privato e questo cambiamento epocale ha alterato in modo irreversibile la relazione tra uomini e donne, portando un comprensibile disorientamento tra chi per anni aveva goduto di un potere di scelta totale all’interno della coppia. Se siamo d’accordo nel ritenere che i cittadini di un Paese civile non sono l’effetto del caso, bensì il frutto di un processo educativo, dobbiamo riconoscere che nessun processo formativo ha accompagnato questo potente cambiamento. E mentre la scuola, che avrebbe potuto e dovuto fornire percorsi di educazione alla relazione e alla sessualità, veniva sistematicamente resa sempre più impotente, l’altro importante agente di socializzazione, la televisione, agiva da indiscussa proponitrice di modelli obsoleti dove le donne, e in particolare le giovani donne, venivano presentate come oggetti, decorazioni, deumanizzate dunque, belle cose da possedere che non chiedevano alcun tipo di sforzo relazionale. È necessario agire, e subito. Serve potenziare la scuola, dare agli insegnanti gli strumenti adeguati per educare i ragazzi alla relazione, servono corsi di aggiornamento, personale adeguato. Ma più di tutto è necessario che gli adulti, uomini e donne, comprendano che questa è una priorità.

Lorella Zanardo

Da Il Fatto Quotidiano del 21/10/2012.

triskel182

 

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me

non dico che fosse come la mia ombra

mi stava accanto anche nel buio

non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi

quando si dorme si perdono le mani e i piedi

io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me

non dico che fosse fame o sete o desiderio

del fresco nell’afa o del caldo nel gelo

era qualcosa che non può giungere a sazietà

non era gioia o tristezza non era legata

alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi

era in me e fuori di me.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me

e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

Ieri sono rientrata al lavoro dopo una breve pausa e con mia grande meraviglia, anche se i giorni passati non sono stati proprio un passeggiata, le ore sono trascorse fluide, scoprendo di avere una facilità sorprendente di relazionarmi con i colleghi, come se quasi li chiamassi a me, sentendo a pelle il piacere reciproco di parlare. Una sensazione meravigliosa….

E nel pomeriggio inoltrato ci siamo ritrovate con mia figlia in centro, come per magia, l’una accanto all’altra, mentre io stavo cercando di scegliere la maglietta più appropriata, proprio per lei e poi insieme, ed anche in questo caso con fluidità, siamo andate alla Feltrinelli, dove Lorella Zanardo ha presentato il suo ultimo libro “Senza chiedere il permesso” – Come cambiamo la TV (e l’Italia) 

Sono stata immensamente felice di vedere mia figlia molto interessata all’evento, tanto che è rimasta fino alla fine, anche se aveva, a ridosso, un appuntamento con una sua amica

Le cose avvengono al momento opportuno,

ho imparato che non serve forzare la mano,

anche quando si ritiene di portare avanti una causa giusta.

Il centrosinistra è ormai una variante del partito  neoliberale

Luciano Gallino è la roccia millenaria che resta attaccata alla montagna  dopo la frana. Franano i socialisti europei convertiti ai dogmi del (sempre più)  libero mercato finanziario; si sgretola l’anima socialdemocratica del Pd perché – dice Gallino – «Il centrosinistra è ormai una variante del partito  neoliberale, il partito del Ce lo chiede l’Europa e non abbiamo  alternative». Lui, il sociologo che negli anni cinquanta  all’Olivetti indagava le trasformazioni del mercato del lavoro, resta immobile.  E assiste, incredulo, allo smottamento: «Che fine ha fatto la  prospettiva della piena occupazione?». Davanti alla platea di reduci di  troppe sinistre chiamati a raccolta da Alba, alle 20 file di teste bianche e  calve accorse a Torino per una due giorni sul lavoro, scruta il vuoto in cerca  di conferme, come uno sopravvissuto al terremoto che torna al  paese: «Lì c’era la scuola pubblica, e lì la sanità  pubblica…».

Monti Altan 230312Non potevamo più permettercele, dicono.

Lo dicono perché la gestione del welfare è un bottino che fa gola ai privati.  Le imprese, con la complicità dei governi europei, puntano a mercificare lo  stato sociale e la spesa pubblica. Per loro parliamo di 3mila 800 miliardi  l’anno di merci da comprare e da vendere, non più servizi da erogare. La  privatizzazione del welfare – la sanità, gli asili, i trasporti, le pensioni – è  una grave lesione della democrazia, perché non puoi mica discutere alla pari con  chi ti vende una merce.

Ma non potevamo più permetterci di mandare in pensione i lavoratori a  60 anni, dicono.

Chi dice che le pensioni ci costano 70miliardi l’anno o è uno sprovveduto o è  in malafede, e usa questo argomento solo per favorire la privatizzazione del  sistema pensionistico. La cassa dei lavoratori dipendenti è in attivo di otto,  dieci miliardi l’anno. L’Inps è in attivo, va sotto solo perché deve far fronte  a spese – sacrosante – che non le dovrebbero competere, come l’invalidità e la  gestione degli interventi assistenziali speciali.

Bisogna tagliare i servizi per inseguire il pareggio di bilancio e  ridurre il debito pubblico, dicono.

Sanno benissimo che il problema non è il debito. Tagliare 50 miliardi l’anno,  come vorrebbero, significa solo smantellare lo stato sociale e affidarlo ai  privati, aumentando i costi per i cittadini.

mario monti hhhMa lo dicono i tecnici.

No: lo dicono questi tecnici. Ma i tecnici non sono solo quelli che insegnano  alla Bocconi. Esistono tecnici molto autorevoli che dicono cose di segno  opposto. E poi non esistono governi tecnici. Al massimo esistono governi dove i  tecnici prendono decisioni politiche. Si può ragionevolmente definire “tecnico” un ministro con competenze specifiche, come un medico che diventa ministro della  Sanità, però poi le decisioni che si prendono sono sempre squisitamente  politiche. Aumentare o diminuire le tasse universitarie, privilegiare le linee  ferroviarie ad alta velocità a scapito dei treni regionali dei pendolari: cos’è  se non politica?

Professore, allora ci dica lei che è un tecnico. Cosa  farebbe?

L’Italia ha bisogno di un New Deal, un piano di investimenti pubblici come  quello avviato da Roosevelt per portare gli Stati Uniti fuori dalla crisi del ‘29, molto simile a quella che stiamo subendo oggi. Con la crisi attuale  l’Unione Europea ha superato i 25 milioni di disoccupati, e il dato non include  i precari, tutti coloro i quali sono obbligati ad accettare un lavoro part-time  pur desiderando e avendo bisogno di lavorare a tempo pieno, e ovviamente  l’occupazione dell’economia sommersa, che in Italia il 22% del Pil: in Francia e  in Germania è la metà: tutti lavoratori sfruttati e senza protezione.

Hanno sbagliato tecnica, i tecnici?

Dinnanzi a questa catastrofe l’Ue non ha una politica dell’occupazione. Ci  sono vaghe politiche occupazionali fatte di incentivi e sconti (ad esempio se  assumi un disoccupato), ma sono palliativi inefficaci – e lo dimostrano numerosi  studi in materia – sono residui della dottrina liberista che è stata ampiamente  sconfessata dai fatti.

Diceva «serve un nuovo New Deal». Serve l’intervento  pubblico.

Il New Deal creava lavoro finanziando opere pubbliche e interventi sul  territorio ad alta utilità sociale. Tra il ‘33 e il ‘43 negli Usa hanno operato  tre agenzie pubbliche per il lavoro. Nel ‘33 hanno occupato 4 milioni di persone  in tre mesi su tutto il territorio nazionale. La disoccupazione, che sfiorava il  25 per cento, è scesa di 11 punti prima di scomparire del tutto nel ‘39, con le  politiche per il riarmo. In tutto queste agenzie hanno occupato 15 milioni di  persone, costruendo 160mila chilometri di strade asfaltate e 800 mila di strade  sterrate; 80mila ponti, 40mila scuole, un migliaio di aeroporti. A giovani che  sembravano destinati alla marginalità e alla criminalità, hanno fatto piantare 3  miliardi di alberi, creando i grandi parchi nazionali per cui l’America oggi è  nota. Anche in Tennessee, che era uno degli stati più poveri, hanno costruito 16  dighe.

NewDeal-imm

Abbiamo bisogno di interventi così massicci?

Chiunque sappia guardare oltre la propria ideologia sa che anche da noi  abbiamo bisogno di innumerevoli opere pubbliche sul territorio, cose di  immediata utilità. Basti ricordare che in Italia abbiamo il 50 per cento delle  scuole non a norma; abbiamo gli acquedotti che perdono il 40 per cento  dell’acqua tra la fonte e il rubinetto. Il dissesto idrogeologico del paese è  drammatico, i nostri ospedali sono del tutto inadeguati: il 70 per cento  andrebbe ristrutturato. Per non parlare dell’efficienza energetica. Dovremmo  imitare il New Deal, mettere in campo una politica economica che punti a  moltiplicare la produzione di strutture pubbliche e non di auto, telefonini,  tablet e altri infiniti oggetti che soddisfano bisogni indotti dalla  pubblicità.

risorse-varieMa non ci sono i soldi, dicono.

Tecnicamente, ci sono almeno una quindicina di fonti diverse dalle quali  attingere per finanziare questo New Deal. Mi limito a elencarne alcune, oltre al  sempre citato taglio delle spese militari: rinunciando agli F35 potremmo far  lavorare 800mila persone per un anno. Ci sono però anche molte altre strade. Si  potrebbero modificare gli ammortizzatori sociali: la cassa integrazione e la  mobilità dovrebbero restare ma si potrebbe proporre ai cassintegrati che lo  desiderano di lavorare nella realizzazione delle opere pubbliche percependo così  un’integrazione alla cassa integrazione. Poi ci sono le obbligazioni che  potrebbero essere usate per pagare le tasse prima della scadenza, e ci sono i  fondi europei, e ci sono soprattutto i soldi dati a fondo perduto alle banche:  oltre 1000 miliardi prestati all’un per cento di interesse che, per quasi metà,  invece di finire alle imprese, sono dormienti nelle casse della Banca Centrale.  Infine dobbiamo ricordarci che, una volta avviato, un programma così si finanzia  attraverso i redditi addizionali che genera.

Dicono che non serve il New Deal, che basterebbero gli incentivi alle  imprese.

Sì, il famoso taglio del cuneo fiscale. Sono sono palliativi largamente  inefficaci. Ci ha provato anche Obama mettendo in atto un piano di agevolazioni  fiscali che doveva produrre 6 o 8 milioni di posti di lavoro e che, invece, ne  ha prodotti due e mezzo.

Basterebbe diminuire le imposte, dicono.

Neanche quello, da solo, riesce a rilanciare i consumi, ad aumentare la  domanda aggregata: le persone dopo anni di aggressione al reddito se possono  magari risparmiano, no?

Se un piano per rilanciare l’occupazione è tecnicamente realizzabile,  cosa lo impedisce?

Gli ostacoli non stanno nel reperire il finanziamento, gli ostacoli stanno  nell’ideologia neoliberale che ha preso piede, nella resistenza all’intervento  pubblico: parlarne a un economista neoliberale gli provoca l’orticaria, e i  media cavalcano la propaganda secondo la quale lo Stato deve ridursi e spendere  il meno possibile. Finora non ci si è nemmeno provati a sfidare questi dogmi,  anche sul fronte della comunicazione, anche tanti giornali che si definiscono  progressisti e che dovrebbero difendere ogni giorno lo stato sociale. E poi le  stesse imprese non vogliono che la disoccupazione scenda troppo, perché una  bassa occupazione mantiene bassi i salari e compressi i diritti. Ha presente?  Come per quest’affare sul quale sta prendendo appunti.

L’iPad?

Steve Jobs è un genio. Ma non perché ha creato questa tecnologia  straordinaria. È un genio perché ha fatto una montagna di soldi sfruttando  questo principio, producendo in Taiwan per poche decine di dollari e rivendendo  qui per oltre 700. E l’ha potuto fare perché qualcuno gliel’ha permesso,  rinunciando a livellare le condizioni di lavoro nei diversi paesi. Anzi non  hanno rinunciato: lo stanno facendo, e sa cosa è successo?

Cosa?

Stanno livellando il nostro livello a loro, e non – come invece ci auguravamo – il contrario.

Francesca Fornario

 

Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-tecnici-non-esistono-intervista-a-luciano-gallino/#.UHcXg7nIpuw.facebook

http://cambiailmondo.org/2012/10/13/luciano-gallino-litalia-ha-bisogno-di-un-new-deal/  

Tratto da:  Luciano Gallino: «L’Italia ha bisogno di un New Deal» | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/10/15/luciano-gallino-litalia-ha-bisogno-di-un-new-deal/#ixzz29NdVQQGQ

– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

noisuXeroi

loading a new life ... please wait .. loading...

#OgniBambinaSonoIo

dalla parte delle bambine

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

esorcista di farfalle

Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi. (Baolian, libro II, vv. 16-17)

lafilosofiAmaschiA

filosofia d'altro genere per la scuola

S P A C E P R E S S. I N F O

Il Blog libero da condizionamenti politici. Visitatori oltre: 351.000

donnemigranti

"dall’Africa ‘o Mediterraneo st’anema nun se ferma maje.."

non lo faccio più

un luogo dove raccontare di violenza, di relazioni, di paure e d'amore.

I tacchi a spillo

quello che sogno

femminile plurale

"Le persone istupidiscono all'ingrosso, e rinsaviscono al dettaglio" (W. Szymborska)

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

Abner Rossi Blog Ufficiale

Teatro, Poesia, Spettacoli

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

uova di gatto

di libri, gatti e altre storie

BLOG.ANDREA LIBERATI

"compongo e rappresento storie" | INFORMAZIONI E POST

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: