Triskel182

1 maggio 2013

DA TORINO A NAPOLI E BOLOGNA, LA FESTA DEL LAVORO È STATA L’OCCASIONE PER MANIFESTARE CONTRO L’ACCORDO DI GOVERNO.

Un’onda lunga, senza colori né padrini politici. Più che altro esasperazione. La voglia di far sentire la propria voce in un giorno, il Primo maggio, che dovrebbe essere di festa, anche se per qualcuno non c’è niente da festeggiare: perché chi non lavora non può incrociare le braccia. E un obiettivo, oltre quel muro di gomma che si chiama disagio: il Partito democratico, giudicato colpevole di aver lasciato la causa del lavoro per abbracciare quella di Berlusconi. “Mi chiamano provocatore, ci provino loro ad alzarsi la mattina e a non saper dove sbattere la testa. Sono dimagrito dieci chili, ho perso la dignità, nonostante io abbia le mani pulite”, dice Fabrizio Tonelli, 38 anni, operaio in cassa integrazione. “La mia vita era la fabbrica, gli orari scanditi dai turni. Poi la…

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