Niente da festeggiare. Esattamente come un mese fa, quando scrivevo su un piccolo quaderno comprato a Pisa, alla mostra di Kandinsky, all’inizio di questo tristissimo anno. All’indomani di un tristissimo 25 aprile, con la rielezione di un Presidente della Repubblica favorevolissimo da sempre ad un governo con Berlusconi, scrivevo che non avremmo avuto da festeggiare per chissà quanto tempo. Niente da festeggiare sottintende che non c’è niente per essere felici. Ma oggi il “Manifesto” titola, citando Marx, “FELICITA’ E’ LOTTARE”. Certo essere partigiani gratifica. Ci si sente vivi. Ma a lungo andare ci si rende conto che, per quanto si possa aver lottato, quello che si è riusciti ad ottenere è molto poco rispetto alle energie spese. Eppure, dopo momenti di profonda tristezza, chi ce l’ha nel DNA, non può fare a meno di continuare a lottare, a schierarsi, anche se è consapevole che il più delle volte la lotta è contro i mulini a vento. Questo modo di essere inevitabilmente si riflette nei rapporti interpersonali. Rapporti di amicizia, di coppia, di genitori e figli. Essere così rende tutto più faticoso perchè non si dà mai niente per scontato.

Ogni cosa che si fa è figlia della ragione ma anche dei sentimenti, e a volte ragione e sentimenti fanno a pugni e allora bisogna lavorarci su, si deve essere  bravi a mediare, a difedendere la nostra libertà, autonomia, indipendenza e allo stesso tempo accogliere la libertà, l’autonomia, l’indipendenza degli altri, compagni, amici, figli, colleghi, parenti.

E’ una vita in piena questa che a volte straripa e si disperde in mille rivoli e allora i mille pezzetti di noi vanno dove vogliono.

Con pazienza e amore ognuno li raccoglierà e si ricomporrà perchè in fondo l’unico punto di riferimento vero che ognuno di noi ha è se stesso.   

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