Una “sana” pazzesca

Cosa c’era dietro una definizione che si usava da ragazzi.

Quando avevamo sedici anni, nel nostro paesino alla periferia del mondo, per farci grandi, o meglio per crederci degli intenditori, quando volevamo dire che una femmina meritava davvero la definivamo “sana”.

Sana vuol dire il contrario delle modelle minute e tristi di oggi. Significava che erano armoniose. In tutto. Le forme ovviamente a noi cacciatori (virtuali) non sfuggivano. Ma poi ognuno aveva le sue preferenze. Io ce l’ho sempre avuta per le mani (ma non l’ho mai detto a nessuno, mi sembrava troppo una preferenza di uno che lo dice per fare il figo). Chi per il modo di vestire. Chi per l’altezza. Chi per il culo. E si fantasticava un sacco.

Ma la verità è che sana voleva dire che alla fine era una che non se la tirava. Una che non ti metteva paura. Una di quelle che avrebbero potuto fare le altezzose, ma che era così ‘sana’, ecco appunto non c’è un’altra parola, che alla fine era anche amica nostra. Era una che non se la menava. Che se c’era da bersi una birra o un chupito al volo mica si facevi problemi. Che se c’aveva un problema te lo diceva. Rideva a squarciagola anche per le nostre battute da maschi sedicenni stupidi, ma la potevi vedere piangere davanti a tutti senza vergognarsi.

Se al bar ti dicevano: “E quella chi è? Sana no!?”.. ecco… aspettavi un attimo a girarti a guardarla. Che quel momento d’attesa valeva. ‘Sana’ implicava uno sguardo d’intesa, tra maschi. Come quando i miei nonni venivano a pranzo da noi. In tutto quel salutare e parlare, nascosto in mezzo ai preparativi, mio papà stappava la bottiglia del suo vino e con finta nonchalance lo versava a mio nonno (dimenticavo: suo suocero). “Ah questo si che è sincero”. Quando mio nonno diceva così, sapevo che se gli avessi detto che avevo visto una tipa sana avrebbe capito. Se uno è un intenditore, non c’entra l’oggetto…

Uno shock tremendo, anni dopo, scoprire che anche le femmine – con atteggiamento ugualmente predatorio – definivano ‘sani’ alcuni maschi (meno shockante capire che non fossi incluso in quel sottoinsieme di maschi… me ne ero già accorto, sono un tipo sveglio). Ma mica parlavano di quelli tutti muscoli etc… anche loro lo intendevano come noi (e questo si che è stato uno shock!).

Ecco.

Tu vai ad un seminario di anatomia esperienziale e come per incanto puoi trovare (da solo) la parte sana che c’è in te. E’ in un posto inaspettato, con una consistenza strana e può provocarti reazioni opposte.

Ma se resti in contatto con quella parte sana e guardi una persona nei suoi occhi non puoi non vedere, proprio come se fosse una magia, anche la parte sana che c’è in lei.

Ecco: a quel punto sai che sei come lei. Un senso di tenerezza accogliente infinita. A quel punto è come essere ritornati a casa.

Andrea Ambrogio

http://www.pensarecolcorpo.it

 

 

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