Archive for luglio, 2014


Triskel182

GazaHamas e lo Stato ebraico si scambiamo accuse Raid nella Striscia. Netanyahu: “Sarà una lunga guerra”.

GAZA – NON hanno avuto nemmeno il tempo di avere paura, la morte li ha presi in un piccolo parco giochi alle porte del miserabile campo profughi di Shati, alla periferia nord di Gaza City. Giocavano, inconsapevoli dei rischi di una guerra dove nessuno e nessun posto è più sicuro, nemmeno un parco giochi. Orgogliosi delle scarpe nuove e della maglietta ricevuta come dono per l’Eid Al Fitr, piccoli doni sono la tradizione di questa festa, i bambini giocavano non lontano dalle loro case. Adesso stampate sul macadam restano solo le impronte del loro sangue, le due altalene accartocciate, le bustine di patatine fritte e di marshmallow, resti di vestiti e stracci. Dieci i morti di questa strage, otto bambini e due adulti che guardavano i loro figli giocare felici, un attimo di svago da una…

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Triskel182

costituzione_formalina“Il Governo Renzi, impegnato al braccio di ferro sulle riforme costituzionali care alla P2, nasconde la testa sotto la sabbia negando l’evidenza di dati ed indicatori economici sempre più preoccupanti ed allarmanti, che necessitano di una robusta ed inevitabile manovra autunnale di aggiustamento, evidente anche agli studenti ai primi anni dei corsi di economia per corrispondenza, da 24 a 36 miliardi di euro.
Debito-Pil: in Italia nel primo trimestre 2014, il rapporto tra debito pubblico e Pil, che secondo i parametri europei dovrebbe attestarsi al 60%, è salito al 135,6% dal 132,6% del trimestre precedente. Con un aumento del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando si attestava al 130,2%. A maggio 2014 il debito è cresciuto a 2.166,3 miliardi di euro, con un incremento di 92 mld di euro rispetto a 12 mesi prima. Nell’UE e nella zona euro in rapporto al Pil, il debito italiano è…

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Al di là del Buco

A ragionare del perché al femminismo alcune persone debbano qualcosa ci sono anche gli uomini. Uno di questi, un lettore di questo blog, ha voluto regalarmi la storia che segue per dirmi perché per lui il femminismo ha contato e conta molto. Una presa di coscienza, di un tratto sovradeterminante o sovradeterminato, è quello che riguarda tante persone che ho incontrato e che hanno a che fare con il femminismo. Perciò il femminismo non può essere sovradeterminante, benché in modo diverso. Perciò deve essere inteso come movimento di liberazione privo di qualunque finalità normativa. Di questo racconto mi piace un fatto preciso. Succede, a volte, che un uomo che prende coscienza di un tratto sovradeterminante, che la cultura sessista coccola e incoraggia, invece che negarlo finisce semplicemente per mascherarlo d’altro. Un sovradeterminante sessista può diventare il più autoritario paternalista devoluto alla causa contro la violenza sulle donne, per esempio.

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Triskel182

DISABITUATI alle buone notizie, si stenta a credere che sia finalmente operativo un provvedimento del 2012 (governo Monti) che prevede la messa in vendita o in affitto di terre demaniali e pubbliche incolte a giovani agricoltori. Si tratta di 5500 ettari — pochi ma non pochissimi — che passerebbero dall’abbandono alla coltivazione (o alla ri-coltivazione). Con una piccola ricaduta utile sulla sofferente economia agricola, sul dissesto del territorio che è in primo luogo figlio dell’abbandono della terra, sulla psicologia depressa del mondo contadino, abituato negli ultimi anni a prendere solo sberle.
Di agricoltura i nostri media parlano poco e distrattamente, con poche e preziose eccezioni (Carlo Petrini e il suo formidabile movimento internazionale, che è agricolo non meno che gastronomico).

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Triskel182

ColomboGherardo Colombo. Le riforme frettolose.

L’ostinazione con cui si vuole procedere – senza fare prigionieri, hic et nunc – sulle riforme, desta molti sospetti. Per l’intesa sulla quale si fondano, il famoso e ancor oggi ignoto Patto del Nazareno. Per l’inopportunità del momento, visto che a metter mano alla Carta è un Parlamento delegittimato dalla sentenza della Consulta che in gennaio ha dichiarato incostituzionale il Porcellum. E poi per i contenuti rischiosi. Di tutto questo abbiamo parlato con Gherardo Colombo, ex pm di Mani pulite, oggi presidente di Garzanti e membro del cda Rai. Dottor Colombo, perché questa fretta e perché  questi toni ultimativi secondo lei?  Non capisco la fretta e i toni ultimativi. Non li capisco perché si tratta di modificare una parte molto rilevante dell’assetto costituzionale, che non riguarda soltanto il modo per fare le leggi, ma coinvolge il sistema di equilibrio dei poteri, cui…

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Ex UAGDC

“Women against feminism”, donne contro il femminismo, è un blog, un tumblr e una campagna fotografica lanciata su internet circa un mese fa. Di recente, ha riempito anche le bacheche nostrane, dopo essere stata riportata nella famigerata colonnina destra di Repubblica.it, che sintetizza il tutto come sintomo di “anni di rivendicazioni e lotte gettati alle ortiche“. Ma è proprio così?

Le ragazze espongono dei cartelli con scritte le loro motivazioni. Come quella che ci dice:

Non ho bisogno del femminismo perché
1. rispetto gli uomini
2. essere una donna non è uno svantaggio
3. ho la mia opinione
4. prendo io la responsabilità per me e le mie azioni
5. non mi sento una vittima
6. il movimento femminista è pieno di merda

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Questa campagna si ispira e stravolge quella di “I need feminism because…“,  alimentata da una continua sottoscrizione di messaggi di donne che credono…

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femminile plurale

Due libri, molto diversi tra loro, che si parlano e ci parlano.  Per trovare nuovi spunti di riflessione e nuove chiavi di lettura

#1: Il (piccolo) piacere delle donne

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In questi due libri, molto diversi tra loro, ho trovato un tema comune e un’attenzione particolare per un aspetto fondamentale della vita delle donne, di quelle in carne ed ossa e di quelle di carta e inchiostro dei romanzi.

Un saggio e un romanzo. Un testo di trent’anni fa e un libro nuovo fiammante.
Due autori: un uomo, giornalista partigiano ormai defunto, e una talentuosa e affermata scrittrice quarantenne. Un uomo del nord, proveniente dalla campagna piemontese e una donna del sud, proveniente dalla città partenopea.

Quello che questi due autori e i loro libri così diversi tra loro hanno in comune è l’aver affrontato il tema del piacere femminile attraverso le parole delle donne.

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  1. Foto: In Palestina non c'è solo Hamas, ci sono partiti diversi come in Israele e come in qualsiasi altra parte del mondo. In Palestina ci sono anche forze laiche e anticapitaliste, sicuramente quelle a cui noi ci sentiamo più vicini. Abbiamo chiesto ad Ares, un compagno palestinese, un contributo per la pagina che pubblichiamo con grande piacere. </p>
<p>«Il più grande colpevole di quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente il capitalismo. E tutti i suoi figli, sionismo, colonialismo, nazionalismo, li trovi sempre lì a distribuire disuguaglianza, morte, distruzione e profitti per pochi. </p>
<p>Perché non sono gli ebrei che bombardano Gaza, ma idioti che si nascondono dietro un'idea di nazionalismo religioso, che si chiama sionismo ed è nato 100 anni fa da uomini d'affari che cercavano una terra dove fare uno Stato. Ma gli ebrei già vivevano in Palestina, convivevano con cristiani e musulmani. Ebrei, musulmani e cristiani hanno sempre convissuto in tutto in tutto il mondo arabo, dal Marocco allo Yemen.</p>
<p>Ed è sempre la logica del profitto e del nazionalismo che ha portato a credere alla possibilità di due Stati, quella logica che sta alla base degli accordi di pace di Oslo 1994, che di pace non hanno proprio niente.</p>
<p>Con gli accordi di Oslo non ha vinto la pace, ma ha vinto il capitalismo. Gli accordi hanno diviso quello che non c'era più da dividere in Palestina. Così adesso esistono tre zone: A, B, C. La prima sotto controllo dell’OLP (in realtà, nell'ultimo mese, l’IDF ha scorrazzato ovunque volesse in tutti i villaggi palestinesi), una zona B sotto controllo congiunto e la zona C completamente israeliana. Qui Israele continua a costruire le sue colonie in casa d'altri. Questi accordi garantiscono anche che il controllo dell'ingresso in Palestina sia fatto da soldati con la stella di David, la moneta è lo sheqel di Tel Aviv, la corrente elettrica la devi comprare da Tel Aviv, gli stessi fondi dell'OLP possono essere manovrati da Israele.</p>
<p>Questa macchina ha creato il colonialismo dei Territori, a vantaggio dei dirigenti dell’OLP che, come avviene in ogni regime coloniale e anche nella povera e arretrata Palestina, sono diventati classe medio-borghese. Quella dei privilegiati, che se ne sta a Ramallah lontano dai conflitti. Quella che per tutelare i suoi privilegi ha svenduto tutto e non vede, o forse non vuole vedere, cosa succede a pochi chilometri. Così ci si è trovati ad avere uno Stato di Palestina dove il governo non combatte il suo peggior nemico, il sionismo, ma l'appoggia; dove non arriva la repressione dell'IDF arrivano i soldatini di Abbas, la resistenza è stata quasi completamente smantellata, tutti sacrifici in cambio di  nulla. Perché mentre si reprime in Cisgiordania, il sionismo continua a costruire, a rubare terre, umiliare, uccidere e arrestare.</p>
<p>La divisone palestinese è dovuta a ragioni politiche che si intrecciano con quelle economiche. In una struttura sociale dove la disoccupazione è alta e il più grande datore di lavoro è lo stesso Stato con ministeri, scuole, burocrazia... se sei di un partito lavori e mangi, se non lo sei non mangi (vedi l’adesione allo sciopero generale, quando vinse Hamas nel 2006: la Palestina si blocco perché Israele non pagava gli stipendi e tutti i funzionari pubblici sono di Fatah).</p>
<p>Quello che sta succedendo a Gaza e il risultato di non voler chinar la testa, i gazawi sono per la maggior parte profughi, di ogni guerra che ha devastato la Palestina. Qua non ci sono zone A, B e C, è tutto un grande ghetto: 36 km quadrati, quanto un comune di 200000 abitanti in Italia, solo che ci vivono quasi 2 milioni di persone. A Gaza non si sta punendo Hamas perché lancia i razzi: parlare di Hamas, vuol dire che ci si è fatti lobotomizzare una parte del cervello dai giornali. Hamas non è solo un partito, è anche una parte della società palestinese. </p>
<p>Punire Hamas a Gaza è una bugia, perché tutte le fazioni politiche hanno il loro braccio armato e tutte combattono per la resistenza, che sia Hamas, Jihad Islamica, Al Fath, il Fronte Popolare, tutti combattono, tutti lanciano i razzi, tutti resistono. Questa non è guerra: è resistenza. L'autodeterminazione di un popolo che non vuole essere schiavo di un altro, se ci sta simpatico il 25 aprile in Italia, dovremmo sostenere anche questa lotta. </p>
<p>I motivi veri di questa nuova macelleria, possono essere tantissimi: dallo sfruttamento delle risorse idriche e minerarie del territorio, alla pulizia etnica per ridurre in maniera drastica un popolazione che cresce al ritmo del 4% annuo, una rioccupazione del territorio che Israele ha lasciato nel 2005. </p>
<p>Quello che accade oggi a Gaza non è diverso da piombo fuso, solo che ci sono più internazionali a testimoniare che cadono le bombe, mentre con piombo fuso c'era solo Vik, Vittorio Arrigoni, a raccontarci con gli occhi pieni di lacrime quello che succedeva. </p>
<p>Il vero problema della Palestina e che a nessuno importa dei palestinesi, noi comunque restiamo umani, alzando le dita in segno di vittoria perché resistiamo, che sia in Palestina, in Libano, in Giordania, in qualsiasi parte del mondo dove sono esuli, sappiamo qual è la parte della barricata dove dobbiamo stare.»In Palestina non c’è solo Hamas, ci sono partiti diversi come in Israele e come in qualsiasi altra parte del mondo. In Palestina ci sono anche forze laiche e anticapitaliste, sicuramente quelle a cui noi ci sentiamo più vicini. Abbiamo chiesto ad Ares, un compagno palestinese, un contributo per la pagina che pubblichiamo con grande piacere.

    «Il più grande colpevole di quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente il capitalismo. E tutti i suoi figli, sionismo, colonialismo, nazionalismo, li trovi sempre lì a distribuire disuguaglianza, morte, distruzione e profitti per pochi.

    Perché non sono gli ebrei che bombardano Gaza, ma idioti che si nascondono dietro un’idea di nazionalismo religioso, che si chiama sionismo ed è nato 100 anni fa da uomini d’affari che cercavano una terra dove fare uno Stato. Ma gli ebrei già vivevano in Palestina, convivevano con cristiani e musulmani. Ebrei, musulmani e cristiani hanno sempre convissuto in tutto in tutto il mondo arabo, dal Marocco allo Yemen.

    Ed è sempre la logica del profitto e del nazionalismo che ha portato a credere alla possibilità di due Stati, quella logica che sta alla base degli accordi di pace di Oslo 1994, che di pace non hanno proprio niente.

    Con gli accordi di Oslo non ha vinto la pace, ma ha vinto il capitalismo. Gli accordi hanno diviso quello che non c’era più da dividere in Palestina. Così adesso esistono tre zone: A, B, C. La prima sotto controllo dell’OLP (in realtà, nell’ultimo mese, l’IDF ha scorrazzato ovunque volesse in tutti i villaggi palestinesi), una zona B sotto controllo congiunto e la zona C completamente israeliana. Qui Israele continua a costruire le sue colonie in casa d’altri. Questi accordi garantiscono anche che il controllo dell’ingresso in Palestina sia fatto da soldati con la stella di David, la moneta è lo sheqel di Tel Aviv, la corrente elettrica la devi comprare da Tel Aviv, gli stessi fondi dell’OLP possono essere manovrati da Israele.

    Questa macchina ha creato il colonialismo dei Territori, a vantaggio dei dirigenti dell’OLP che, come avviene in ogni regime coloniale e anche nella povera e arretrata Palestina, sono diventati classe medio-borghese. Quella dei privilegiati, che se ne sta a Ramallah lontano dai conflitti. Quella che per tutelare i suoi privilegi ha svenduto tutto e non vede, o forse non vuole vedere, cosa succede a pochi chilometri. Così ci si è trovati ad avere uno Stato di Palestina dove il governo non combatte il suo peggior nemico, il sionismo, ma l’appoggia; dove non arriva la repressione dell’IDF arrivano i soldatini di Abbas, la resistenza è stata quasi completamente smantellata, tutti sacrifici in cambio di nulla. Perché mentre si reprime in Cisgiordania, il sionismo continua a costruire, a rubare terre, umiliare, uccidere e arrestare.

    La divisone palestinese è dovuta a ragioni politiche che si intrecciano con quelle economiche. In una struttura sociale dove la disoccupazione è alta e il più grande datore di lavoro è lo stesso Stato con ministeri, scuole, burocrazia… se sei di un partito lavori e mangi, se non lo sei non mangi (vedi l’adesione allo sciopero generale, quando vinse Hamas nel 2006: la Palestina si blocco perché Israele non pagava gli stipendi e tutti i funzionari pubblici sono di Fatah).

    Quello che sta succedendo a Gaza e il risultato di non voler chinar la testa, i gazawi sono per la maggior parte profughi, di ogni guerra che ha devastato la Palestina. Qua non ci sono zone A, B e C, è tutto un grande ghetto: 36 km quadrati, quanto un comune di 200000 abitanti in Italia, solo che ci vivono quasi 2 milioni di persone. A Gaza non si sta punendo Hamas perché lancia i razzi: parlare di Hamas, vuol dire che ci si è fatti lobotomizzare una parte del cervello dai giornali. Hamas non è solo un partito, è anche una parte della società palestinese.

    Punire Hamas a Gaza è una bugia, perché tutte le fazioni politiche hanno il loro braccio armato e tutte combattono per la resistenza, che sia Hamas, Jihad Islamica, Al Fath, il Fronte Popolare, tutti combattono, tutti lanciano i razzi, tutti resistono. Questa non è guerra: è resistenza. L’autodeterminazione di un popolo che non vuole essere schiavo di un altro, se ci sta simpatico il 25 aprile in Italia, dovremmo sostenere anche questa lotta.

    I motivi veri di questa nuova macelleria, possono essere tantissimi: dallo sfruttamento delle risorse idriche e minerarie del territorio, alla pulizia etnica per ridurre in maniera drastica un popolazione che cresce al ritmo del 4% annuo, una rioccupazione del territorio che Israele ha lasciato nel 2005.

    Quello che accade oggi a Gaza non è diverso da piombo fuso, solo che ci sono più internazionali a testimoniare che cadono le bombe, mentre con piombo fuso c’era solo Vik, Vittorio Arrigoni, a raccontarci con gli occhi pieni di lacrime quello che succedeva.

    Il vero problema della Palestina e che a nessuno importa dei palestinesi, noi comunque restiamo umani, alzando le dita in segno di vittoria perché resistiamo, che sia in Palestina, in Libano, in Giordania, in qualsiasi parte del mondo dove sono esuli, sappiamo qual è la parte della barricata dove dobbiamo stare.»

     

Vite Consapevoli

Petizione FattoQuotidiano Ladri di democrazia

Ricordi quello che dicevamo qualche anno fa?

Ci siamo arrivati. Al buio dietro l’orizzonte, alla deriva senza ritorno, alla guerra di classe, al regime autoritario.

Prendi la recessione economica provocata dall’Europa e dall’euro, la svolta negli equilibri del potere, un’informazione di regime nelle mani delle classi dominanti, la peggiore classe politica mai vista in Italia, ciò che rimane degli italiani dopo vent’anni di declino culturale e sociale. Cosa ottieni?

No, non è così tragica, non lo è mai, e non abbiamo toccano il fondo. La strada è ancora lunga. Quello che vediamo oggi è il tentativo dell’uomo finto-nuovo non eletto dal 40% degli elettori e della vecchia politica corrotta e illegittima di cambiare una finta democrazia in un regime autoritario. In questi giorni estivi le leggi proposte in parlamento, imposte dalla maggioranza dei vecchi partiti, finta-destra e finta-sinistra insieme, mirano a consegnare di fatto il potere nelle mani dei vertici…

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Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

noisuXeroi

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#OgniBambinaSonoIo

dalla parte delle bambine

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

esorcista di farfalle

Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi. (Baolian, libro II, vv. 16-17)

lafilosofiAmaschiA

filosofia d'altro genere per la scuola

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I tacchi a spillo

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"Le persone istupidiscono all'ingrosso, e rinsaviscono al dettaglio" (W. Szymborska)

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Michele (Caliban)

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