Triskel182

Mancino-GrassoIeri Piero Grasso, seconda carica dello Stato, diversamente dalla prima ha testimoniato al processo sulla trattativa Stato-mafia davanti alla Corte d’Assise di Palermo senza fare tante storie. La sua testimonianza verteva sulle pressioni di Nicola Mancino sull’allora procuratore nazionale antimafia Grasso e sul Quirinale e da questo (tramite Napolitano, il segretario del Quirinale Donato Marra e il consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, poi scomparso) sul Pg della Cassazione Gianfranco Ciani e sullo stesso Grasso per scippare alla Procura di Palermo l’inchiesta sulla trattativa, o almeno per normalizzarla con un “coordinamento” invasivo dall’alto. Grasso – va detto a suo merito – respinse le pressioni. Ma ieri, anziché rivendicare con orgoglio la sua impermeabilità a quei veri e propri abusi di potere del Quirinale e dalla Procura generale, ha fatto di tutto per sminuirli. “Mancino – ha detto – si sentiva perseguitato” dai pm di Palermo.

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