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—  Redazione, 8.8.2014

Amira Hass, sto­rica cor­ri­spon­dente di Haa­retz dai Ter­ri­tori pale­sti­nesi occu­pati, spiega ai let­tori la legit­ti­mità delle richie­ste pre­sen­tate dalla dele­ga­zione pale­sti­nese ai nego­ziati del Cairo, ter­mi­nati ieri senza alcun risul­tato. «Aprite il valico di Erez, subito», esorta la gior­na­li­sta. «È una richie­sta urgente per la dele­ga­zione pale­sti­nese al Cairo: non lasciate che gli israe­liani ingan­nino voi e il resto del mondo con accordi per la gestione del valico di Rafah, per il colore delle uni­formi indos­sate dai sol­dati di Mah­moud Abbas, quante unità, e quali deb­bano essere le moda­lità del saluto».

«A que­sto punto – pro­se­gue — non insi­stete sull’aeroporto o il porto a Gaza. Foca­liz­za­tevi sul ripri­sti­nare il fon­da­men­tale, natu­rale, logico col­le­ga­mento tra la Stri­scia di Gaza e la Cisgior­da­nia. Insi­stete che venga imme­dia­ta­mente riat­ti­vata la libera cir­co­la­zione dei pale­sti­nesi tra di loro (non solo pochi com­mer­cianti e alti fun­zio­nari). Que­sto dovrebbe essere il vostro prin­ci­pale obiet­tivo».
«La classe diri­gente israe­liana – ha spie­gato Hass — i com­men­ta­tori e la mag­gior parte della loro opi­nione pub­blica con­si­de­rano la richie­sta di col­le­gare la Stri­scia e la Cisgior­da­nia come “ridi­cola”. Que­sta parola incarna l’arroganza aggres­siva di Israele. L’Egitto ha giu­sta­mente paura dell’intenzione di Israele di riaf­fi­dar­gli la Stri­scia, i suoi abi­tanti e i suoi pro­blemi. Appro­fit­tate di que­sta paura. Que­sto è quello che fin dal 1990 Israele ha cer­cato di otte­nere — creare éncla­ves pale­sti­nesi, iso­larle e tra­sfor­mare la Stri­scia in un’entità poli­tica separata».

Valico di Erez / Wikipedia                   http://www.ciai-s.net

La gior­na­li­sta israe­liana sot­to­li­nea anche il ruolo nega­tivo svolto dai diri­genti dell’Autorità nazio­nale pale­sti­nese che, a suo dire … «hanno tra­scu­rato l’elementare richie­sta che venisse rispet­tato il diritto alla libera cir­co­la­zione. I diri­genti dell’Anp si sono accon­ten­tati del pri­vi­le­gio di poter pas­sare per il valico di Erez… (Eppure) La sepa­ra­zione tra Stri­scia e Cisgior­da­nia può essere revocata».

Hass sot­to­li­nea l’abilità nel com­bat­ti­mento mostrata dall’ala mili­tare di Hamas. «C’è qual­cuno che cre­deva che un’organizzazione pale­sti­nese avrebbe potuto pia­ni­fi­care una cam­pa­gna mili­tare che avrebbe man­dato in con­fu­sione in que­sto modo il numero 1 degli espor­ta­tori di droni? Chi imma­gi­nava che un’organizzazione pale­sti­nese avrebbe potuto impa­rare dai pro­pri errori nel 2008–2009 e sfi­dare la potenza mili­tare di Israele?»… Tut­ta­via, aggiunge la gior­na­li­sta israe­liana rivol­gen­dosi ad Hamas, «que­sta sor­pren­dente capa­cità mili­tare sarà inu­tile se non viene tra­sfor­mata in un cam­bia­mento del vostro modo di pen­sare sul piano civile. Avete risco­perto la Cisgior­da­nia dopo che i vostri canali con l’Egitto si sono inter­rotti. Per cui siete pas­sati al governo di ricon­ci­lia­zione. L’uccisione indi­scri­mi­nata dei resi­denti gazawi da parte di Israele ha fatto rina­scere in loro una presa di coscienza sull’Olp e sui pale­sti­nesi della Cisgiordania».

Secondo Hass «è il momento per chie­dere: aprite il valico di Erez. Israele, al solito, gri­derà “Sos sicu­rezza”. Lascia­telo gri­dare. Non ci potrà essere sicu­rezza per Israele fin­ché non rico­no­sce­ranno ai pale­sti­nesi il diritto alla vita, e di vivere con dignità».
Infine rivol­gen­dosi ancora ai dele­gati pale­sti­nesi, la gior­na­li­sta li esorta a chie­dere «che il mondo paghi il conto per le sue dichia­ra­zioni. Tirate fuori tutte le rela­zioni della Banca Mon­diale, del Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale e dell’EU. Non vi è rico­stru­zione dell’economia pale­sti­nese, di Gaza, non c’è nes­suna vita, fin­ché la gente e le merci non potranno cir­co­lare libe­ra­mente. Que­sto com­prende la pos­si­bi­lità di espor­ta­zioni da Gaza, stu­diare nelle uni­ver­sità, pre­gare a al-Aqsa e man­giare l’hummus nella Città Vec­chia. La pos­si­bi­lità di viag­giare da Nablus alla spiag­gia di Beit Lahia».

«La Stri­scia – con­clude — smet­terà di essere un enorme campo di con­cen­tra­mento sola­mente quando ci vorrà un’ora di auto­bus tra Gaza e la Cisgior­da­nia, al costo di 32 she­kels andata e ritorno, con uno sconto per i bam­bini e per le fami­glie numerose».

(tra­du­zione di Carlo Tagliacozzo)

http://www.ilmanifesto.info

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