La creatività è direttamente proporzionale

al grado di sofferenza o conflittualità.

La depressione è la deriva autolesionistica,

la creatività la sua alternativa
Silvia Gasperini

La follia deve essere la nostra guida, non la nostra destinazione.

L’immaginazione non è soltanto uno strumento artistico. Non possiamo delegare le congetture agli artisti. O meglio: che ci piaccia o no, siamo tutti condannati a essere artisti.

Siamo i creatori e gli artisti delle nostre vite, del futuro e del passato, se per esempio vediamo il passato come un cadavere, una risorsa o qualcos’altro. Siamo artisti nel modo in cui vediamo, interpretiamo e costruiamo il mondo. Siamo artisti quotidiani di giochi, conversazioni, camminate, cibo, amicizie, sesso e amore. Ogni bacio, ogni lavoro o pasto, ogni parola scambiata o ogni cosa sentita – ci sono modi migliori di ascoltare – ha in sé un po’ d’arte, oppure nessuna.

Per sopravvivere efficacemente nel mondo c’è bisogno di una grande capacità. Essere audaci e originali è un lavoro complesso: può sembrare impossibile, perché abbiamo storie e caratteri che possono diventare identità fisse. Diventiamo qualcosa prima di saperlo, e quel qualcosa ci trattiene.

Non solo: siamo abitati da demoni chiacchieroni e distruttivi, che non vogliono il meglio per noi. Vivere liberamente è una lotta: le identità diventano incerte. Versioni interiorizzate e irrilevanti delle leggi e delle tradizioni ci limitano: non c’è niente di così pericoloso come la sicurezza, che ci trattiene dal reinventarci e ricrearci. Il lavoro dell’immaginazione può apparire distruttivo e può annientare ciò a cui siamo più legati.

Naturalmente, se riusciamo a farlo, paghiamo i nostri piaceri con il senso di colpa. Alla fin fine, però, infelicità e disperazione sono più dispendiose e ci fanno ammalare. La follia dev’essere la nostra guida, ma non la nostra destinazione.

Hanif Kureishi

da la Repubblica

http://www.pensarecolcorpo.it

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