Triskel182

QUANDO Mario Martone ha cominciato a parlarci del progetto di un film sulla vita di Giacomo Leopardi, a tutti è venuta in mente la stessa domanda. L’unico però ad avere il coraggio (e l’autorità) di formularla apertamente è stato il grande e a volte ruvido Bernardo Bertolucci: «Mario, ma come puoi pensare di filmare la Poesia?». Filmare per giunta la poesia infinita, quella che prescinde da qualsiasi limite di epoca, luogo, biografia, e dunque tanto più dall’Italietta reazionaria e provinciale della Restaurazione, dal piccolo fascino del borgo recanatese, dall’infelice vita e povera di eventi di Giacomo Leopardi. Tutte le cose concrete, visibili, che una macchina da presa, sia pure guidata con talento e sostenuta da una bella sceneggiatura, può trasformare in immagini per colpire un pubblico chiuso in una sala.

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