Perché amiamo uomini non disponibili

Uomini ambivalenti, incoerenti, difficili o che non sanno essere intimi. Diverse facce di una stessa medaglia: uomini che non sono disponibili emotivamente, ma capaci di esercitare un certo fascino. Ecco così che spesso ci ritroviamo a sceglierli come partner, delegando loro il potere e il controllo all’interno della relazione. Un modello comune di coppia che però porta solo inadeguatezze, insoddisfazioni e smarrimento

di Brunella Gasperini 

Lui poco impegnato, emotivamente non disponibile, abbinato a una lei particolarmente sensibile e comprensiva, disposta a tenere duro. È un modello piuttosto comune di coppia. Sembra che gli uomini inaccessibili e ambivalenti esercitino un certo fascino. Non è difficile, come donne, essere pronte a inseguimenti emozionali verso qualcuno che in realtà, a livello profondo, non è capace di capire le nostre esigenze, non desidera quello che vogliamo noi. Uomini che non rimangono, non si stabiliscono, non vivono la nostra stessa relazione. Non si impegnano, ma ai quali deleghiamo il potere e il controllo, nel frattempo noi siamo prese a diventare come l’altro ci vuole, a lavorare duro per tenerlo vicino, a risultare interessanti.
Relazioni che alle volte diventano tossiche, abusanti o comunque non reciproche. Dove dovremmo non restare. Perché raramente conducono a un finale felice. E nemmeno a un “durante” soddisfacente. Portano invece inadeguatezze, insoddisfazioni, smarrimento. Ci inducono spesso ad attaccarci all’altro in modo morboso, insicure e bisognose di conferme, regalando a lui così tanta importanza. Un incastro perfetto.
Una relazione con un uomo indisponibile vuol dire rimanere sole. Lui non ci sarà mai in modo affidabile. Appendere su un uomo il nostro futuro, la nostra sicurezza, dipenderne, darci un senso solo se lui ci vuole, ci ama, ci sposa, è sempre un disastro per noi stesse.
Questo meccanismo per “funzionare” ha bisogno di due protagonisti, co-responsabili di ciò che succede. Lui e lei ne sono coinvolti allo stesso modo. Ma volendo schematizzare e inquadrare alcuni tratti caratteristici dell’uomo indisponibile, possiamo ricavare alcuni profili, distinti da tratti che in alcuni casi possono combinarsi e coesistere.

Uomini ambivalenti
Diversi anni fa lo psicologo comportamentista Burrhus Skinner individuò alcune leggi dell’apprendimento: un rinforzo, soprattutto se non è continuo ma intermittente, aumenta la probabilità che un dato comportamento casuale possa ripresentarsi. Sembra che talvolta questo modello funzioni anche nelle dinamiche relazionali. Uomini ambivalenti che alternano disponibilità e lontananza, che tirano in direzioni opposte tra vicinanza e indipendenza, che hanno idee distorte su cosa significhi stare in una relazione, attecchiscono sull’animo femminile. Persone che conoscono solo un modo per “attaccarsi” all’altro, vacillando, non riescono ad assestarsi. Quando non ci sono vanno capiti, interpretati, poveri uomini dai mille problemi. Poi tornano e risorgono emotivamente e allora questo ripaga dell’attesa. Poi di nuovo la loro indisponibilità e ancora lavoro da parte delle partner per ottenere la loro attenzione.

Partner schermo
Uomini sui quali è facile proiettare le proprie fantasie. Uno schermo vuoto, una tela sulla quale tracciare profili di una vita desiderabile, piena. Uomini indifferenti dal punto di vista psicologico, portatori di un vuoto che le donne sanno riempire di significati, contenuti, spessore. Il loro distacco paradossalmente funziona da collante, infonde nella partner la sensazione di aver scoperto una persona rara, misteriosa, con tante cose da dire e da scoprire. In realtà partner assenti emotivamente, incapaci di coinvolgersi, esserci anche per se stessi. Ma che stimolano prontamente quella parte di crocerossina, badante, assistente, coach life latente dell’animo femminile.

Uomini alfa 
Uomini cosiddetti “alfa”. Membri che nel gruppo si distinguono. Hanno posizione sociale, risorse finanziarie. Oppure sono semplicemente brillanti, hanno influenza e potere in qualche modo. Anche se incoerenti e difficili, sembrano meglio attrezzati rispetto al resto della popolazione maschile. Spesso tendono a preoccuparsi solo di quella parte della partner che può essere al loro servizio, pronta a soddisfare i loro bisogni e desideri. Si mettono al centro della relazione, occupando comodamente quel posto che le compagne lasciano loro, attrezzandolo con un tappeto rosso. In genere attecchiscono sulle insicurezze, su donne che forse non si sentono realizzate e hanno dubbi sulla loro capacità di ottenere ciò che vogliono dalla vita. Una condizione comune. Il maschio alfa ai loro occhi è forte e virile. Se si dedica a loro allora valgono qualcosa. E se le tratta male viene giustificato dall’immagine negativa che hanno di se stesse.

Uomini che non sanno essere intimi 
Uomini che non cercano autenticità e profondità, piuttosto le evitano. Che di fronte a tentativi di aprirsi a livelli più profondi, eludono e schivano, si allontanano per paura di perdere il controllo. Amano giocare in acque poco profonde. Non sanno fare spazio, accogliere e contenere, tengono a distanza, spesso impenetrabili e superficiali, stanno dietro muri emotivi, non vogliono rischiare niente. Desiderio e paura addormentano i loro sentimenti. Non riescono ad impegnarsi o hanno temuto impegno in relazioni passate. Sono sfuggenti e subdoli, ci sono e non ci sono, sono seduttivi ma non reali. C’è sempre bisogno di decodificare cosa dicono, non si riescono a capire. Con loro non si può condividere il mondo interiore.

 

 

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