Io ero al mare, dopo un lungo anno abbastanza pesante, mi sono regalata quattro giorni di mare. Il mare è una delle mie passioni.

Il due settembre scrivevo così:

Mi piace moltissimo abbandonarmi nell’acqua e lasciarmi trasportare dalle onde. Questo mare è pulito, trasparente e di mille sfumature del blu. Blu scuro vicino all’orizzonte, adesso che è mezzogiorno, e poi via via avvicinandosi alla spiaggia, turchese, verde e marrone, come la sabbia. Nel cielo una sfilza di aquiloni colorati trasportati da un uomo di colore. C’è anche quello con i colori della pace.

Però anche oggi nell’acqua la gioia e la felicità si sono spente perché il pensiero è andato a tutti quegli uomini, quelle donne e quei bambini che in questi ultimi anni, mesi, settimane, giorni hanno perso la vita tentando di sfuggire a quelle guerre che noi, Stati Uniti ed Europa, abbiamo provocato nei loro paesi.

Non vedo una soluzione a tutto questo. Non c’è nessuna soluzione al vivere.

E mentre scrivo una bellissima ragazza dalla pelle scura, con trecce e occhi neri pieni di luce, con un sorriso dolcissimo, mi si avvicina e sussurra, quasi scusandosi, “vestito?” E io, che mi sento in colpa, le sorrido a mia volta, scuotendo la testa e dicendo piano “no, grazie”, guardandola appena, perché se lo sguardo si fosse soffermato solo un pò di più forse avrei cominciato a parlarle, a chiederle della sua vita. Ma poi? Cosa avrei potuto fare per lei, esattamente? Niente, e allora meglio non sapere. E così che facciamo tutti e tutti siamo responsabili.

L’ultimo giorno ero in riva al mare ed a un tratto un bambino e una bambina biondi, lui di 2/3 anni, lei di 3/4, si sono staccati da un gruppo di tedeschi e si sono incamminati lungo la riva, ciascuno con in mano un cono e una paletta.

Subito ho pensato al bambino siriano, più o meno della stessa età. morto il giorno prima, al contrasto della sua zazzera scura con i soffici capelli biondi di quei due fratellini ed ecco che è arrivato un bel buco allo stomaco.

L’immagine del bambino siriano disteso sulla riva, a pancia a terra con il viso rivolto al mare, non la potrò scordare., mai. Con lui sono morti anche la madre e il fratello, insieme ad altri e il padre disperato è tornato a Kobane, a casa, per seppellire la sua famiglia e piangere e probabilmente ad aspettare di morire.

Oggi tutti dicono che c’è voluta la morte di Aylan perché i muri della fortezza europa cominciassero ad aprirsi. Auguriamoci solo che questo inizio di accoglienza non sfumi nel giro di qualche giorno, quando i sensi di colpa si saranno ormai affievoliti.