Archive for 12 settembre 2015


Educare gli educatori

lafilosofiAmaschiA

educare_confronti

Malgrado la polemica ignorante e becera si sia scatenata in tutta Italia, ci sono già molti disegni e progetti – non solo di legge – per aggiungere gli argomenti “di genere” agli altri insegnamenti nelle scuole di ogni ordine e grado. Mi domando che tipo di efficacia potrebbero avere; certo sono graditi, ma il tempo a disposizione a scuola è quello che è. Ha senso “aggiungere” gli argomenti di genere? Certamente ci sono gli argomenti specifici dei gender studies, ma ci sono anche atteggiamenti e letture di intere discipline che andrebbero cambiati, al di là dei singoli argomenti.

Il grosso del lavoro sarebbe considerare le questioni di genere non tanto come una materia, ma come una disposizione includente verso chi, dagli argomenti delle materie e dagli strumenti usati per insegnarle, è di solito escluso in maniera silenziosa. Si tratterebbe di cambiare i libri, le illustrazioni; inserire storie e personaggi…

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lafilosofiAmaschiA

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Devo ammetterlo.
Sono stata e sono una cattiva studentessa. Una di quelle che molti docenti non vorrebbero ritrovarsi fra i banchi di scuola: autonoma, riluttante all’autorità, pragmatica, intraprendente e poco incline al conformismo didattico; una che fa la prima domanda e pure una seconda se non è convinta della risposta ottenuta. Per molti anni ho creduto fosse giusto mettere in pratica quanto mi dicevano da bambina: pensare con la mia testa. Solo una volta arrivata al liceo, ho sperimentato sulla mia pelle e a mie complete spese che quell’inclinazione al pensiero autonomo e critico, alla logica e all’eguaglianza non apparteneva che alle regole, forse, della mia casa. Al liceo vigevano altre norme, altre dinamiche difficili da gestire per un’adolescente in quanto lontane da una razionale comprensione.

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Laurin42

La 22enne Ruqaya Fawziya è la prima (coraggiosa) donna a vendere i libri per le strade di Baghdad!

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In Iraq nella capitale Baghdad, in Al-Mutanabbi Street, centro intellettuale della città nell’ottavo secolo e oggi via costellata da bancarelle-librerie, apre la prima gestita da una donna, la 22enne Ruqaya Fawziya.

In una realtà tipicamente occidentale, la storia di Ruqaya Fawziya sarebbe sicuramente passata inosservata, ma a Baghdad questa giovane 22enne ha suscitato clamore e scandalo.

Ora parlare di Al Mutanabbi Street, via che prende il nome da al-Tayyib al-Mutanabbi, uno dei massimi esponenti della poesia araba e che è stata un rifugio per scrittori e artisti di tutte le religioni a partire dall’VIII secolo, equivale a parlare del cuore pulsante dell’ambiente culturale iracheno: è infatti sede di librerie e caffè letterari che danno vita ad una specie di biblioteca all’aperto. 

Al-Mutanabbi Street, va ricordato, è anche tristemente famosa per l’attentato del 2007…

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Curdi. Un appello e una manifestazione. Il 15 alla frontiera per aprire un corridoio turco. Attivisti italiani e non solo portano aiuti

Kobane

© Giuliana Sgrena

Rachele Gonnelli

Edizione del 11.09.2015

Pubblicato 10.9.2015, 23:05

Fa rab­bia la foto del pic­colo Aylan in coper­tina della rivi­sta Dabiq, per illu­strare l’anatema dei jiha­di­sti nei con­fronti di tutti coloro che fug­gono dal nascente Stato isla­mico. Con l’intento oppo­sto, quello di aprire un cor­ri­doio uma­ni­ta­rio, par­tirà domani una caro­vana inter­na­zio­nale, con una folta dele­ga­zione ita­liana, alla volta delle zone kurde sul con­fine turco-siriano, la zona di Kobane, da dove Aylan e la sua fami­glia erano fug­giti per scam­pare all’assedio e all’Isis. Kobane, città-fantasma diven­tata il sim­bolo della resi­stenza kurda, dove il padre di Aylan, è appena tor­nato, non per ade­rire allo Stato isla­mico ma per combatterlo.

Kobane che ora deve essere rico­struita, per­ché è solo un cumulo di mace­rie e chi è rima­sto dei suoi 60mila abi­tanti, per lo più accam­pati nei paraggi e nei vil­laggi limi­trofi, manca di tutto: acqua, medi­ci­nali, cor­rente elet­trica. Per que­sto, tra i 70 ita­liani in par­tenza, inclusi i par­la­men­tari di Sel Gio­vanni Paglia e Franco Bordo, ci saranno anche quat­tro ope­rai spe­cia­liz­zati, elet­tri­ci­sti e acqua­dot­ti­sti dei Cobas.

Per dare una mano con­cre­ta­mente alla rico­stru­zione, come ha spie­gato ieri Vin­cenzo Migliucci nella con­fe­renza stampa di pre­sen­ta­zione della mis­sione alla Camera. «In realtà sono mesi che sta andando avanti una staf­fetta di soli­da­rietà, pic­coli pro­getti per ambu­la­tori tem­po­ra­nei e ser­vizi sco­la­stici, per aiu­tare la gestione dei campi pro­fu­ghi», spiega Ame­deo Ciac­cheri della rete ita­liana Rojava Calling.

Ora la caro­vana di atti­vi­sti ita­liani, ma anche belgi, fran­cesi, tede­schi e argen­tini, cer­cherà — tra il 12 e il 17 set­tem­bre — di por­tare aiuti di medi­ci­nali, mate­riali per l’edilizia e stru­men­ta­zione varia attra­ver­sando il con­fine turco, per cul­mi­nare in una mani­fe­sta­zione al «gate», cioè al posto di blocco sulla fron­tiera, mar­tedì 15 settembre.

La caro­vana, che fa seguito ad un appello inter­na­zio­nale con cen­ti­naia di firme di asso­cia­zioni, per­so­na­lità della cul­tura, movi­menti poli­tici e sin­da­cati, si pro­pone — spiega il diret­tore di Un Pon­te­Per, Dome­nico Chi­rico — «di aprire le porte della Tur­chia, la caro­vana deve ser­vire da apri­pi­sta per i governi euro­pei e l’Onu affin­ché sta­bi­li­scano un cor­ri­doio uma­ni­ta­rio per­ma­nente verso il con­fine siriano». «Per­ché — con­ti­nua — non pos­siamo guar­dare ciò che suc­cede in tv lag­giù e qua, con i migranti che arri­vano, senza fare nulla». La Tur­chia tiene chiusa la fron­tiera e per far pas­sare un camion di medi­cine le ong sono dovute pas­sare dall’Iraq, allun­gando la strada di 500 chi­lo­me­tri, con grande pericolo.

Attual­mente tutti e tre i can­toni de Rojava, espe­ri­mento demo­cra­tico di con­vi­venza oltre i con­fini e le reli­gioni, è sotto asse­dio e nep­pure Demi­tas, lea­der del par­tito Hdp, sep­pure nella mag­gio­ranza di governo, rie­sce a rag­giun­gere la città di Cizre.

http://ilmanifesto.info/

 

Idomeni, Grecia. Un rifugiato siriano avanza con il figlio sotto la pioggia verso il confine con la Macedonia

© Lapresse-Reuters/Yannis Behrakis

Norma Rangeri

Edizione del 11.09.2015

Pubblicato 10.9.2015, 23:59

Nei giorni scorsi, quando abbiamo scelto di pub­bli­care in prima pagina la foto del bam­bino anne­gato sulla spiag­gia di Bodrum, con il titolo «Niente asilo», era­vamo con­sa­pe­voli del signi­fi­cato sto­rico di quell’immagine, anche per­ché il bimbo era solo, senza nep­pure l’umana e addo­lo­rata pietà del poli­ziotto che lo aveva preso in brac­cio. Nono­stante i dubbi sull’uso media­tico di alcune foto, ave­vamo la pre­cisa inten­zione di scuo­tere un’opinione pub­blica ridotta a audience pas­siva del flusso tele­vi­sivo che quo­ti­dia­na­mente «nor­ma­liz­zava» la tra­ge­dia delle migliaia di vit­time ingo­iate dal nostro Medi­ter­ra­neo, sem­pre di più mare morto.

Ma uno scatto foto­gra­fico può avere una potenza enorme. Per­ché da quel momento qual­cosa si è rotto, per­ché la coscienza di milioni di per­sone ne è rima­sta scossa, per­ché anche le indif­fe­renze poli­ti­che e dei governi hanno lasciato il passo a un’attenzione diversa.

Que­sto cam­bia­mento vede pro­ta­go­ni­sti soprat­tutto le donne e gli uomini che hanno mani­fe­stato in tanti modi soli­da­rietà verso i rifu­giati e i migranti. Uno di que­sti è la mar­cia dei piedi scalzi, un appun­ta­mento orga­niz­zato in 71 città. Con pro­ta­go­ni­sti, in primo luogo, tutte le per­sone che scap­pano dalle guerre, dalla mise­ria, dalla fame, dalla man­canza di futuro.

È un’iniziativa di cui siamo parte in causa per averla lan­ciata sulle nostre pagine, per averne seguito il felice svi­luppo che ha por­tato all’appuntamento di Vene­zia, ora vetrina inter­na­zio­nale per la Mostra del cinema.

Forse non poteva esserci con­trap­punto migliore a que­sta edi­zione del Festi­val, per­ché la Mostra ha aperto molte fine­stre sulla cro­naca, pas­sata e pre­sente, con un vasto car­net di film basati su fatti veri — dallo scan­dalo dei pedo­fili, ai rapi­menti in Argen­tina, all’assassinio di Rabin, ai bam­bini sol­dato delle guerre afri­cane, ai dif­fusi accenni all’immigrazione (della quale aveva par­lato anche il pre­si­dente della giu­ria, Cua­rìn, augu­rando una buona acco­glienza a tutti gli immi­grati) -, come a voler por­tare anche nel regno della fic­tion tutto il peso della realtà.

E adesso non c’è una realtà più forte e dirom­pente di quella rap­pre­sen­tata dai «viaggi» impo­nenti e spesso tra­gici di intere popo­la­zioni che spe­rano di tro­vare un altro mondo in Europa.

Così la mani­fe­sta­zione «delle donne e degli uomini scalzi» è per l’Italia, e per la stessa Mostra del cinema, un evento che final­mente va oltre le belle parole sulla soli­da­rietà ai migranti. Final­mente, per­ché fino ad oggi la sini­stra, sia poli­tica che sociale — a parte alcune orga­niz­za­zioni impe­gnate da anni — ha sten­tato a tro­vare l’occasione di una mobi­li­ta­zione nazio­nale tanto ricca di ade­sioni, così arti­co­lata dal nord al sud, con la pre­senza di asso­cia­zioni, forze sin­da­cali, gruppi poli­tici, per­so­na­lità della cul­tura, cinema compreso.

L’obiettivo è chie­dere al nostro governo di pren­dere misure con­crete per arri­vare, nei fatti, a una strut­tu­rale stra­te­gia dell’accoglienza.

Per una volta siamo d’accordo con Renzi (l’alternativa è tra gli uomini e le bestie), tut­ta­via le parole non bastano. Ser­vono atti con­creti, come sta met­tendo in pra­tica l’Europa, con la can­cel­liera Mer­kel, alla sua svolta sull’accoglienza, che met­terà alle strette i paesi più riot­tosi, più rea­zio­nari e con­ser­va­tori, dove l’odio verso gli immi­grati sta cre­scendo in modo pre­oc­cu­pante (ali­men­tato in Ita­lia da un guappo leghista).

Qui da noi si deve pro­ce­dere al più pre­sto con la chiu­sura dei cen­tri di deten­zione, con il ripri­stino delle moda­lità di soc­corso e di finan­zia­mento di Mare Nostrum, con l’allargamento dei diritti dei migranti (com­preso quello di voto alle ammi­ni­stra­tive per i resi­denti). Ser­vono poli­ti­che inclu­sive che rie­scano a inse­rire migliaia di per­sone. La Ger­ma­nia apre le maglie dell’inserimento pro­gres­sivo pun­tando pro­prio sul lavoro, in primo luogo qua­li­fi­cato. Una scelta che farà diven­tare sem­pre più forte quell’economia. Noi invece siamo impan­ta­nati in un’avvilente riforma del Senato, dove regna l’eterno tra­sfor­mi­smo nazionale.

Colpisce in particolare l’insipienza del Pd in tutte le sue componenti, renziana e di opposizione, di fronte a un’ emergenza che tale non è, perché riguarda la costruzione, il modello della società di domani.

Una foto è pur sem­pre una foto. Eppure spesso porta con sé un rac­conto, una sto­ria, con un pas­sato, un pre­sente, apre una porta sul futuro. Quel bam­bino morto sulla spiag­gia turca, forse, diven­terà il sim­bolo di una sto­ria nuova per l’immigrazione. Almeno que­sta è la spe­ranza, la volontà che por­te­remo con noi mar­ciando a piedi scalzi.

http://ilmanifesto.info/sezioni/editoriale/

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