Category: CULTURA


UMBERTO ECO

Mauro Biani

Non fare uscire dall’utero il cittadino tranquillo

Lezione meteo. Dietro le notizie meteo, le notizie ovvie, i meccanismi fondamentali delle comunicazioni di massa. Sul perché il manifesto racconta che fa caldo, sì, ma a Kartum e non a Milano

In queste giornate di distesi silenzi e di strade deserte, negozi chiusi e solleone a picco, piscine piene ed autostrade sanguinolente, una delle consolazioni del lettore dei quotidiani consiste nello scorrere la prima pagina del giornale e trovare articoli anche su quattro colonne dal titolo «Afa a Milano», «Caldo insopportabile a Roma», «La città è deserta» e così via. I nostri occhi percorrono ghiottamente quelle colonne in cui ci si racconta con dovizia di particolari quello che, a pensarci bene, sappiamo già benissimo, dato che leggendo ci tergiamo il sudore nella città vuota e silenziosa.

Badate, non si sta dicendo che è inutile che il giornale dia notizie meteorologiche, perché anche chi ha caldo gradisce sapere che suda a 32 gradi piuttosto che a 34 gradi; e non si pensa tanto ai giornali a tiratura nazionale i quali hanno anche la funzione di far sapere a chi sta a Roma che a Milano fa caldo e a chi sta in vacanza entrambe le cose.

Qui si sta pensando a notizie del genere pubblicate su giornali locali e pubblicate in giugno e ai primi di luglio. Quindi il problema non dipende dalla carenza di notizie nelle settimane estive: anche perché con Al-Fatah massacrato, gli agrari che ammazzano i sindacalisti, gli astronauti sulla Luna, le notizie almeno per questo agosto non mancano. Eppure i giornali occupano grandi tagli bassi di prima pagina per dire «Afa a Milano».

Si tratta di una notizia limite che tuttavia perfeziona un procedimento tipico della stampa quotidiana: si pensi per esempio alle notizie sugli acquazzoni, sul freddo o sulle nevi che giustificherebbero al massimo un breve bollettino del tempo.

La prima ragione di questo procedimento dipende da quello che ormai è un teorema nel mondo delle comunicazioni di massa: esse trionfano quando dicono ai propri utenti quello che sapevano già. Non vi è nulla di più confortante che sentirsi ripetere notizie già possedute. L’utente non viene messo in crisi, si diverte, si crogiola nel normale, viene riconfermato nelle proprie opinioni e ripaga il mezzo di massa con il suo consenso e con il suo contributo economico.

In questo senso il meccanismo della notizia ovvia è lo stesso che presiede alla composizione di una canzone di Sanremo: sia le parole che la musica devono ricordare una canzone precedente, in modo che il prodotto sia subito riconosciuto ed amato. Un poco come quegli uomini (tutti?) che cambiano anche moltissime donne, ma tutte assomigliano in modo diverso alla mamma. Il cittadino tranquillo non deve mai uscire dall’utero.

Ma il secondo motivo è più interessante. Qual è la funzione principale di una notizia «afa a Milano» letta da un milanese e concernente cose che il milanese sa già benissimo? E’ quella di aumentare la credibilità dell’organo di stampa.

Se io leggo «afa a Milano» mentre mi liquefo dal caldo, la prima reazione è quella di dire «è proprio vero». Tocco con mano che quel giornale mi dice le cose proprio come stanno. E istintivamente, dato che il mio riconoscimento di veridicità investe almeno cinque colonne di una pagina, sono portato a pensare che anche tutte le altre notizie (e quelle false notizie che sono le valutazioni) siano vere. E tanto più saranno vere quanto più ripeteranno le notizie e le valutazioni del giorno prima, dicendomi quindi quello che il giornale mi dice sempre e non turbando il mio equilibrio morale e politico.

Ci vuole così poco. Se il manifesto invece di rompere le scatole con notizie inquietanti dedicasse più spazio a notizie del tipo «oggi è domenica» e «siamo nel cuore dell’agosto», aumenterebbe subito la tiratura e eviterebbe di dover fare onerose collette tra i lavoratori.

Che gli altri giornali fanno lo stesso, ma in modo più indolore, aumentando il prezzo e facendo dare come resto una caramella. Il che rende assai di più di 10 milioni che questo strano giornale va sbandierando, mentre racconta ai suoi lettori che sì, fa caldo, ma a Kartum e non a Milano, rovinando le vacanze agli onesti cittadini i quali sono costretti, per difendersi, a non leggerlo.

il manifesto, 8 agosto 1971

 

charlie hebdo 07.01.20162016-1charlie

24 ANNI

 

Maria, 24 anni, madre di Elena: sgomento, angoscia, sconfitta, la bimba ha una malformazione congenita

Elena, madre di Irene, 24 anni, passione sensuale e amore, sceglie e sposa un ragazzo controcorrente

Irene, 24 anni, parte verso la Francia, in Erasmus

Solo per le donne fenomenali 

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.

Non vivere di foto ingiallite…
Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c’è in te.

Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai.

dal diario di Madre Teresa di Calcutta

Oggi è il mio compleanno e stamattina camminando per le strade del mio quartiere, alla vetrina della cartoleria, dove ci fermavamo sempre a curiosare quando mia figlia era piccola, questa poesia è stata attaccata in posizione centrale per essere letta, inequivocabilmente! E’ stato un bellissimo regalo da condividere … E non perché io mi senta una donna fenomenale, ma perché mi ha ricordato che posso farcela, senza guardare indietro, con il sole negli occhi, anche distraendomi talvolta, e ridendo, andando avanti con leggerezza e consapevolezza, come dice una canzone di Malika Ayane …       

 

Firenze, la manifestazione «La libertà è la nostra fortezza»

Contro le motivazioni della sentenza che ha assolto sei persone di uno stupro di gruppo nel 2008, la manifestazione promossa da centinaia di associazioni

 

redazione

«La libertà è la nostra for­tezza» è il titolo della mani­fe­sta­zione pro­mossa da cen­ti­naia di asso­cia­zioni, sin­da­cati e poli­tici che si è svolta ieri sera all’ingresso della For­tezza da Basso a Firenze per pro­te­stare con­tro le moti­va­zioni della sen­tenza che ha assolto sei ragazzi accu­sati di uno stu­pro di gruppo nel 2008. «que­sta sen­tenza ha leso l’autodeterminazione di tutte le donne — sosten­gono i pro­mo­tori — il pro­cesso è stato fatto alla ragazza e alla sua vita. Vogliamo sapere per­ché la pro­cura gene­rale non ha fatto ricorso facendo sca­dere i ter­mini». Da giorni la rete è invasa da auto­ri­tratti di donne che espon­gono un car­tello: «Il mio stile di vita non è una scusa/La vio­lenza non fa di te un uomo/ #Nes­su­na­scusa». Alla pro­te­sta sui social si sono uniti nume­rosi uomini che mostrano il car­tello: «La tua scol­la­tura non è una scusa/ La vio­lenza non fa di me un uomo/ #Nes­su­na­scusa». La donna vit­tima dello stru­pro ha pub­bli­cato una let­tera «#Firenze: For­tezza signi­fica forza. Adesso non più!» sul blog «Al di là del buco». Sullo stesso blog si può leg­gere anche la let­tera di una delle per­sone assolte.

http://ilmanifesto.info/

https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/07/23/firenze-testo-sentenza-di-assoluzione-per-stupro-di-gruppo-alla-fortezza-da-basso/

Risultati immagini per bandiera greca

 

Mi auguro con tutto il cuore che il referendum indetto per oggi dal governo greco si concluda con la vittoria del NO perché sarà la vittoria del popolo greco e di tutti gli europei per la democrazia contro la dittatura finanziaria di pochi.

Spero che il coraggio abbia il sopravvento sulla paura.

Spero che l’amore per la vita e la libertà possano trionfare sulle leggi del profitto.

Riforma scuola, i profili di incostituzionalità nel ddl ‘Buona Scuola’ (Alberto Lucarelli)

scuola-proteste-ddl

Porre la fiducia da parte del governo sulla riforma della scuola ha significato non consentire al Parlamento ed alle opposizioni di svolgere su temi centrali della vita civile del Paese, attinenti alla tutela di diritti fondamentali, il ruolo e la funzione che la Costituzione riconosce loro. Infatti, il provvedimento prevede scelte di discrezionalità legislativa destinate a ripercuotersi sui diritti di una pluralità di soggetti, ed in senso più ampio su una struttura organizzativa fondativa del nostro Stato sociale.

Bisogna dare al Parlamento ed alle opposizioni il diritto di svolgere il proprio ruolo, costituzionalmente garantito, ed in particolare di esprimersi su una serie di questioni di dubbia costituzionalità.

1. L’alternanza scuola-lavoro ed il conseguente vulnus del diritto allo studio

In contrasto con il diritto allo studio sembra porsi la parte relativa all’alternanza scuola-lavoro. Il riferimento, in particolare è all’obbligo (e non alla mera possibilità) di ‘esperienza lavorativa’ per almeno 400 ore (nel secondo biennio e nell’ultimo anno negli istituti tecnici e professionali) e 200 (nel triennio nei licei). Si dubita della compatibilità di una tale imposizione con il diritto di ‘solo’ studio e col diritto ad una valutazione che tenga conto esclusivamente del proprio percorso scolastico: viceversa, l’inclusione delle esperienze extrascolastiche nel curriculum dello studente le rende valutabili in sede di esame di Stato.

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Sarebbe, pertanto, fortemente auspicabile articolare l’alternanza scuola-lavorosu base volontaria e rendere immune il giudizio valutativo da qualsiasi attività extradidattica.

2. Il c.d. Preside-sceriffo

Senza dubbio, tra le disposizioni più contestate rientrano quelle concernenti il cosiddetto ‘preside sceriffo’. Si allude al conferimento di poteri al dirigente scolastico in particolare al potere di ‘individuare’ il personale da assegnare ai posti dell’organico. Attualmente, sono gli stessi vincitori del concorso a scegliere, nell’ordine in cui sono inseriti nella graduatoria, il posto di ruolo fra quelli disponibili nella regione.

La norma stabilisce che il dirigente, per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, propone gli incarichi triennali ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti medesimi.

Prevede, inoltre, la facoltà del dirigente di utilizzare docenti inclassi di concorsodiverse da quelle per le quali sono abilitati, purché posseggano titoli di studio validi per l’insegnamento della disciplina e percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire.

Si tratta di poteri significativi lesivi di diritti costituzionalmente garantiti (uguaglianza, diritto al lavoro, buon andamento e imparzialità dell’agire amministativo).

3. Valutazioni e premialità vs. la libertà d’insegnamento del docente

Un’ulteriore considerazione va svolta sul carattere del lavoro dell’insegnante che ha strutturalmente, e aggiungerei fisiologicamente, natura non subordinata nel senso che è frutto dell’esercizio del diritto costituzionale alla libertà d’insegnamento (art. 33 Cost.).  Se però è il preside che sceglie, come si è visto, il corpo insegnante per l’organico funzionale, tale scelta condiziona la libertà d’insegnamento nel senso che può costituire una forma di pressione e di adeguamento alla volontà di una figura monocratica.

Identico discorso va fatto per l’aspetto premiale che, se oggetto di una valutazione da parte di commissioni in cui seggono anche i genitori e gli allievi, può risultare distorcente rispetto la serenità dello svolgimento del lavoro del docente che avrebbe come valutatori quelli che valuta. Di tenore diverso sarebbe usare tali commissioni per provare la ricezione del proprio lavoro e introdurvi dei correttivi; una cosa ben diversa dal legare questo momento ad una premialità di qualsiasi tipo.

4. Risorse esterne e contributi pubblici per le scuole private

Infine ultima questione da valutare è la realizzazione di un’autonomia non solo funzionale ma finanziaria delle scuole, legando la riuscita della scuola alla possibilità di attrarre risorse esterne. In tal caso i fattori economici e storico sociali del contesto in cui opera la scuola diventerebbero poi un dato condizionante la disparità tra scuola e scuola, in violazione dei primari principi fondativi dello Stato sociale (artt. 2, 3, 33, 41 Cost.)

Identico discorso, in violazione dell’art. 33 Cost. (Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato) andrebbe posto sulla possibilità per le scuole private di incamerare oltre che il finanziamento statale anche le somme che i singoli contribuenti hanno chiesto come rimborso per la spesa dell’istruzione (il cosiddetto buono scuola).

In conclusione si tratta di tutti aspetti molto preoccupanti e soprattutto lesivi di principi costituzionali, che meritano approfondimenti e che soprattutto non possono essere “liquidati” con un voto di fiducia. Prevedo sul piano giuridico ricorsi e soprattutto il ricorso alla Corte costituzionale che ne verifichi la dubbia “tenuta” costituzionale.

Da ilfattoquotidiano.it

 

«Amici greci,
da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio.
Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese.
Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regoli comuni europee, per condurre all’uscita finale dalla crisi.

Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel “memorandum”, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni.
Comunque, nemmeno per un momenti abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco.

Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo.
Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell’economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali.

La proposta delle istituzioni include: misure per un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell’IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche.

Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partners e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l’umiliazione dell’intero popolo greco.

Queste proposte sottolineano in particolare l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell’integrazione continentale.

Amici greci,
in questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese.
E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all’ultimatum sulla base del mandato del popolo greco.

Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l’organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana.

Questa proposta è stata accettata all’unanimità.

Domani la la camera dei rappresentanti sarà convocata d’urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull’accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni.

Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea.

Amici greci,
al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare una severa e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede.
Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione.

La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all’Europa ed al mondo.
Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano.
Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari ed ospiti.
La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell’Europa, e l’Europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l’europa sarebbe un’europa senza identità e senza bussola.
Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta.
Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci.
Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.»
( Alexis Tsipras Atene, 27 giugno 2015, 1 am)

Cinquanta sfumature di abusi

Lee Marshall

Per me la scena più scioccante di Cinquanta sfumature di grigio, che è passato ieri fuori concorso alla Berlinale, non è una delle tante (ma non tantissime) sequenze di sesso sadomaso raffinato e patinato. Né quella in cui la giovane, carina laureanda Anastasia Steele, interpretata da Dakota Johnson, chiede a Christian Grey (Jamie Dornan), il ricco e dispotico uomo d’affari che la attrae, ma che accetta di stare con lei solo se viene incontro ai suoi gusti strani, di cancellare le voci sul fisting anale e vaginale dal contratto che lui, dominatore, sta chiedendo a lei, sottomessa, di firmare (se non sapete che cos’è il fisting, meglio per voi).

È quella, invece, in cui, la mattina dopo la loro prima notte di amore, Anastasia scende nella cucina di Christian, nel suo appartamento incredibilmente chic che domina (metafora!) la città, una città moderna con le strade che si diramano verso l’orizzonte come gambe spalancate, e gli prepara la colazione.

Vestita solo con una camicia da uomo, Anastasia ancheggia in modo sexy mentre sbatte le uova: perfetto simbolo di una donna liberata di oggi. Liberata, per i canoni del film, perché ha scelto lei di preparare le uova per l’uomo di cui si sta innamorando. Perché ha scelto lei di mettersi con lui pur sapendo che è uno a cui piace far male alle donne, sempre (per carità) entro i limiti convenuti tra le due parti. Perché ha scelto lei, durante il film, di non aprire mai un libro o accennare un singolo discorso culturale o politico nonostante la sua laurea (decorativa, a quanto sembra) in letteratura inglese.

Il problema è che il film, come prodotto d’intrattenimento, non è fatto male. È trasgressivo al punto giusto, sexy al punto giusto, drammatico al punto giusto, recitato abbastanza bene, con due personaggi che, rispetto al libro da cui è tratto, sono diventati degli esseri riconoscibilmente umani. È fotografato (molto) bene e ha una colonna sonora che venderà molto anche perché – chissà con quale esca economica – i produttori sono riusciti a convincere delle star della levatura di Annie Lennox e Beyoncé a farne parte (non c’era bisogno, forse, di un’altra versione diCrazy in love, ma bisogna ammettere che questa qui è parecchio bella).

Inoltre, è un film tratto da un libro scritto da una donna, adattato per lo schermo da una donna e diretto da una donna, Sam Taylor-Johnson, le cui credenziali artistiche sono garantite dal suo passato da videoartista (nel 1997 ha vinto in premio Illy come giovane artista più promettente alla Biennale d’arte di Venezia).

Ma le sue qualità artistiche e le sue firme al femminile non fanno altro che peggiorare le cose. Perché vuol dire che un film che prende il femminismo in volata e lo ributta verso l’età della pietra non verrà visto, da molti, per quello che è.

Cinquanta sfumature di grigio è da una parte l’ennesima versione di Cenerentola, una specie da Orgoglio e pregiudizio con variante sadomaso, in cui una bella ragazza povera (che in questo caso vuol dire non straricca), impacciata ma indipendente, si innamora di un uomo ricco e arrogante. È un film in cui la lotta femminista si riduce al tentativo di far innamorare e poi “rieducare” l’uomo che ti vuole solo legare, frustare e sculacciare.

Ma non solo. Perché Christian Grey non ricorre agli abusi solo all’interno della sua “stanza segreta”. Dopo il primo incontro segue Anastasia a casa, installandosi in un albergo nei paraggi; quando lei commette l’errore di telefonargli da una festa, piomba lì nell’arco di qualche minuto, presumibilmente perché lei non ha disattivato il servizio localizzazione sul suo smartphone e lui, uomo potente, ha i suoi mezzi. Senza chiederle il permesso, fa vendere il suo vecchio Maggiolino e le regala una coupé rossa fiammeggiante. Le regala anche un nuovo computer per sostituire quello rotto – e la prima cosa che appare quando lei lo accende è un suo messaggio. Quando lei, finalmente preoccupata dal suo controllo ossessivo, torna da Seattle a Savannah, in Georgia, a trovare la mamma (a tre fusi orari di distanza), lui spunta dal nulla, appena dopo averle mandato un sms per dire che non doveva ordinare quel secondo cocktail. La sua reazione? L’accenno di un broncio, niente di più.

Sappiamo tutti come si chiama questo comportamento. È violenza psicologica che può sconfinare in stalking. Il fatto che Anastasia accetti le avances di Christian non cambia niente: lui non le lascia lo spazio per prendere delle decisioni veramente libere.

Si ha l’impressione che forse c’è stata una fase durante la scrittura della sceneggiatura in cui gli abusi di Christian erano ritratti più onestamente. Come abusi. Ma ne sono rimaste poche tracce nella versione finale. Fornire a Christian una backstory in cui ha a sua volta subito degli abusi quando era piccolo, è solo la clausola di recesso di una sceneggiatura disonesta. E lei, tornando sempre da lui, diventa la classica vittima di abusi recidiva. L’idea che una donna può aggiustare un uomo “rotto” con la sola forza dell’amore è una classica illusione, presente in tanti casi di violenza domestica.

In Gran Bretagna, un gruppo che si chiama 50 shades of domestic abuse sta organizzando una protesta per l’anteprima del film a Londra. Negli Stati Uniti è stata lanciata una campagna dal nome 50 dollars not 50 shades, per incoraggiare le persone a donare 50 dollari alle associazioni che combattono la violenza domestica invece di spenderli al botteghino. Sono piccole iniziative che probabilmente saranno schiacciate dal rullo compressore del battage mediatico intorno al film, ma sono importanti.

Ma forse la cosa più disgustosa dell’intera vicenda è il cattivo gusto dimostrato nella scelta della data di uscita mondiale del film.

http://www.internazionale.it/

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