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D I S . A M B . I G U A N D O

Le relazioni interrotte

È questo il titolo della conferenza che il 20 febbraio scorso ho tenuto presso l’auditorium Enzo Biagi della Biblioteca Salaborsa di Bologna, nell’ambito della rassegna “Il lettino e la piazza. L’amore ai tempi di Internet” organizzata dal Centro Psicoanalitico di Bologna, assieme al docente e psicoanalista Nicolino Rossi (moderatore Walter Bruno). Qui il video dell’evento, che in tutto dura poco più di un’ora (la mia parte circa mezz’ora):

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Ancora non sono pronta

non sono pronta per la primavera

per le giornate luminose

che sembrano non finire mai

 

E non mi dispiace questa giornata quasi invernale

 

Mi raggomitolo in casa

quasi a proteggermi

da tutto quello che succede fuori

 

E continua a succedere

 

Morti e feriti

disseminati

su tutto il pianeta

 

E non vedo RINASCITE

E non sono pronta

I miei genitori anziani 

si comprendono con un gioco di sguardi,

mentre attorno 

figli e nipoti annaspano,

cercando di mantenere un equilibrio anche precario

che possa giustificare e sostenere il ritrovarsi.

E’ proprio vero che i figli non conoscono mai i genitori.

Ho sempre pensato

che i miei stessero insieme

perché il loro codice non contemplasse

la possibilità di separazione.

Non riuscivo a capire come

potessero continuare a stare vicini

visto che sembrava che non si

sopportassero più!

E adesso,

dopo cinquantacinque anni  di vita insieme

a volte, anche molto burrascosa,

si stanno accompagnando con infinita pazienza e dolcezza,

che non pensavo potessero conoscere,

alla conclusione di questa loro vita.

Spiazzandomi.

Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

 

PADRE

Nodo in gola

occhi che bruciano

testa che mi scoppia

Mi hai insegnato la vita

mi hai trasmesso libertà

dialettica, dubbio. discernimento,

giustizia.

Mi sembra di non poter riuscire a fare a meno

di te,

e, in fondo,

sto già facendo senza.

L’udito, le parole, i passi,

hanno già lasciato il posto

alla poltrona.

Ma tu sei sempre

nel mio cuore.

in quel cuore, nel cuore

di cui, oggi ho sentito

Vito Mancuso

raccontarci,

mentre ci parlava della Bibbia,

il libro che gli ha cambiato la vita.

Ti siedo accanto:

tra noi,

sguardi profondi,

parole, poche.

 

 

Occhi sereni, azzurri, trasparenti,

giusti, sorridenti,

che mi guardano e si scusano

di non poter essere più

riferimento, discussione, libertà.

I miei…  non so!

Lo guardo forse interrogativa,

con l’intento di colmare

ogni suo bisogno.

Ma niente,

più niente c’è da fare.

Non ci sono più desideri, aspettative,

voglie.

Solo una stanchezza infinita.

La stanchezza di un corpo

che non risponde più alla 

vita.

Oggi, otto marzo di un anno nero, ricomincio a scrivere dopo un lutto terribile: la perdita del mio amatissimo marito, Astrit Dakli, un uomo che, come disse una mia amica “anche una femminista può …

Sorgente: Otto marzo apocalittico

UMBERTO ECO

Mauro Biani

Non fare uscire dall’utero il cittadino tranquillo

Lezione meteo. Dietro le notizie meteo, le notizie ovvie, i meccanismi fondamentali delle comunicazioni di massa. Sul perché il manifesto racconta che fa caldo, sì, ma a Kartum e non a Milano

In queste giornate di distesi silenzi e di strade deserte, negozi chiusi e solleone a picco, piscine piene ed autostrade sanguinolente, una delle consolazioni del lettore dei quotidiani consiste nello scorrere la prima pagina del giornale e trovare articoli anche su quattro colonne dal titolo «Afa a Milano», «Caldo insopportabile a Roma», «La città è deserta» e così via. I nostri occhi percorrono ghiottamente quelle colonne in cui ci si racconta con dovizia di particolari quello che, a pensarci bene, sappiamo già benissimo, dato che leggendo ci tergiamo il sudore nella città vuota e silenziosa.

Badate, non si sta dicendo che è inutile che il giornale dia notizie meteorologiche, perché anche chi ha caldo gradisce sapere che suda a 32 gradi piuttosto che a 34 gradi; e non si pensa tanto ai giornali a tiratura nazionale i quali hanno anche la funzione di far sapere a chi sta a Roma che a Milano fa caldo e a chi sta in vacanza entrambe le cose.

Qui si sta pensando a notizie del genere pubblicate su giornali locali e pubblicate in giugno e ai primi di luglio. Quindi il problema non dipende dalla carenza di notizie nelle settimane estive: anche perché con Al-Fatah massacrato, gli agrari che ammazzano i sindacalisti, gli astronauti sulla Luna, le notizie almeno per questo agosto non mancano. Eppure i giornali occupano grandi tagli bassi di prima pagina per dire «Afa a Milano».

Si tratta di una notizia limite che tuttavia perfeziona un procedimento tipico della stampa quotidiana: si pensi per esempio alle notizie sugli acquazzoni, sul freddo o sulle nevi che giustificherebbero al massimo un breve bollettino del tempo.

La prima ragione di questo procedimento dipende da quello che ormai è un teorema nel mondo delle comunicazioni di massa: esse trionfano quando dicono ai propri utenti quello che sapevano già. Non vi è nulla di più confortante che sentirsi ripetere notizie già possedute. L’utente non viene messo in crisi, si diverte, si crogiola nel normale, viene riconfermato nelle proprie opinioni e ripaga il mezzo di massa con il suo consenso e con il suo contributo economico.

In questo senso il meccanismo della notizia ovvia è lo stesso che presiede alla composizione di una canzone di Sanremo: sia le parole che la musica devono ricordare una canzone precedente, in modo che il prodotto sia subito riconosciuto ed amato. Un poco come quegli uomini (tutti?) che cambiano anche moltissime donne, ma tutte assomigliano in modo diverso alla mamma. Il cittadino tranquillo non deve mai uscire dall’utero.

Ma il secondo motivo è più interessante. Qual è la funzione principale di una notizia «afa a Milano» letta da un milanese e concernente cose che il milanese sa già benissimo? E’ quella di aumentare la credibilità dell’organo di stampa.

Se io leggo «afa a Milano» mentre mi liquefo dal caldo, la prima reazione è quella di dire «è proprio vero». Tocco con mano che quel giornale mi dice le cose proprio come stanno. E istintivamente, dato che il mio riconoscimento di veridicità investe almeno cinque colonne di una pagina, sono portato a pensare che anche tutte le altre notizie (e quelle false notizie che sono le valutazioni) siano vere. E tanto più saranno vere quanto più ripeteranno le notizie e le valutazioni del giorno prima, dicendomi quindi quello che il giornale mi dice sempre e non turbando il mio equilibrio morale e politico.

Ci vuole così poco. Se il manifesto invece di rompere le scatole con notizie inquietanti dedicasse più spazio a notizie del tipo «oggi è domenica» e «siamo nel cuore dell’agosto», aumenterebbe subito la tiratura e eviterebbe di dover fare onerose collette tra i lavoratori.

Che gli altri giornali fanno lo stesso, ma in modo più indolore, aumentando il prezzo e facendo dare come resto una caramella. Il che rende assai di più di 10 milioni che questo strano giornale va sbandierando, mentre racconta ai suoi lettori che sì, fa caldo, ma a Kartum e non a Milano, rovinando le vacanze agli onesti cittadini i quali sono costretti, per difendersi, a non leggerlo.

il manifesto, 8 agosto 1971

 

Questo è un post di Lorella Zanardo che da anni si sta battendo perché i canali di comunicazione, televisione, giornali, pubblicità, cambino il modo che utilizzano nel rappresentare le donne.
Il corpo delle donne

Perchè si va a RAI UNO di mattina presto la domenica?

Mi invitano spesso a RAI unoMattina in Famiglia.
La domenica
Alle 8
Per un tempo di massimo mezz’ora
Non mi pagano
Non mi porta lavoro, nel senso che comparire in quelle trasmissioni non provoca altri inviti o docenze
Allora perchè ci vado?
Perchè alla mattina a RAIUNO c’è un pubblico che non intercettiamo qui. Non è un pubblico che va spesso su FB o almeno non sulle pagine come la nostra.
E’ un pubblico fatto prevalentemente di donne, fascia età media e medio/alta.
Cultura medio, medio /bassa.

La risposta è nelle righe qui sopra.
Utile andare dunque perchè arrivo a quelle donne con cui mi interessa entrare in contatto.
Mi danno poco tempo, ne vorrei di più.
Faccio quel che posso con il tempo che mi danno, me lo faccio bastare.
Oggi sono riuscita solo a dire che il testo di Cecile, la ragazza nera, era importante perchè abbatte gli stereotipi.
E che Garko è stato trattato come Madalina Ghenea: non male, ma quando sono belle e belli, si ritiene che l’inquadratura basti.
Bisogna farli palrare, dare spazio a chi è sul palco.
E’ poco? E’ qualcosa.
Sono molto soddisfatta del lavoro che ho fatto su me stessa in questi anni.
Sono riuscita ad uscire dalla gabbia dell’ego in cui molte intellettuali sono imprigionate, e anch’io ho rischiato: parlare a chi già conosce, dimenticare che gli/le anafabeti di ritorno sono più della metà della popolazione, scordarsi che abbiamo il più basso numero di laureati di Europa e il piu alto abbandono scolastico.
In pratica: ciò che sta accadendo in Italia è che chi già sa, si rivolge a chi già sa.
E nulla cambia.
Servono attiviste/i, voi che state leggendo.
Persone colte, umili, con un obiettivo enorme: divulgare.
Don Milani come MAestro.
Certo, l’ideale sarebbe avere una trasmissione dedicata, un nuovo ” Non è Mai Troppo Tardi 2.0.”
Ma facciamo quel che possiamo con ciò che abbiamo e dove siamo.
Buona domenica

 

Sorgente: * L’Amore vince sulla paura!

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Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

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