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Il Fatto QuotidianoStalking e maltrattamenti: niente più arresto preventivo, nemmeno per i più pericolosi

Stalking e maltrattamenti: niente più arresto preventivo, nemmeno per i più pericolosi
Risposte efficaci per le donne vittime di minacce e violenze? Indietro tutta! Il 28 giugno è entrato in vigore il decreto legge 26 giugno 2014 n 92 che eviterà l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti familiari e di stalking (ma anche di furti in abitazione, piccole rapine, e ullallà, corruzione o illecito finanziamento ai partiti). E’ possibile leggere un commento al decreto sul sito Penale Contemporaneo. La norma sarà estesa automaticamente aipluri-recidivi e a tutti quelli a rischio di reiterazione del reato senza alcuna valutazione del tribunale di sorveglianza. Insomma sarà applicabile anche alle situazioni con maggior pericolosità.

Non bastava la sorpresa del riparto dei finanziamenti della Conferenza Stato-Regioni che devolverà esigui fondi per le attività dei centri antiviolenza storici e delle Case Rifugio (quelle poche che ci sono); il decreto legge  del 26 giugno penalizzerà soprattutto le donne vittime di violenza familiare e stalking, maggiormente esposte al pericolo per la natura del reato. Lo sgomento tra le operatrici dei centri è tanto, e non si comprende se un siffatto decreto sia frutto di disattenzione o cinismo.

L’anno scorso il Governo Letta emanò il cosiddetto decreto legge sul femminicidio, molto criticato dai centri antiviolenza, che mancava poco mandasse in carcere l’autore di maltrattamenti anche su denuncia del vicino di casa. A distanza di un anno il Governo Renzi fa un decreto pericoloso che mina le misure cautelari a tutela alle vittime di violenza.

Potremmo rassicurare le donne se nel nostro Paese ci fossero le 5700 Case Rifugio previste dalla direttive europee, per ospitalità e protezione, invece ce ne sono solo 500, e molte sono a rischio di chiusura. Sappiamo da qualche giorno che l’entità dei finanziamenti che arriveranno non saranno sufficienti per l’affitto e le utenze di un anno.

Chi ha voluto questo decreto è fortunato: non deve guardare  in faccia le donne come accade a  noi, quando sono angosciate per le minacce che ricevono.

Io li condannerei al volontariato nei centri antiviolenza, glielo spieghino loro alle donne che  chiedono aiuto.

Twitter: @Nadiesdaa

Aggiornamento 
Il Governo è intervenuto a correggere il decreto legge 26 giugno 2014, per cui spetterà ad un giudice la valutazione caso per caso degli arresti domiciliari per i reati di con pene inferiori ai tre anni in cui ricadono anche i reati di stalking e di maltrattamento.

Ieri sono stata al centro anti violenza Artemisia. E’ stato l’ultimo incontro del corso di formazione per volontarie.

Sono rimasta molto colpita dalle professioniste che ci hanno illustrato il lavoro di Artemisia, sia nel settore donne che nel settore minori.

Sono donne non più giovanissime ma piene di energia consapevole, sono donne  contagiose, sono psicologhe, avvocate, assistenti sociali, che dal 1991 hanno creato dal nulla una struttura che ha potuto accogliere migliaia di donne che avevano un disperato bisogno di aiuto.

Ci hanno raccontato  che le donne che hanno bisogno di essere accolte nelle case rifugio, per la maggior parte hanno con sé solo i vestiti che portano addosso e quando arrivano con i propri figli la situazione è ancora più disperata.

Sono rimasta incantata dal sorriso di Fiorenza e dalla serenità di Claudia che non sono mai venuti meno, neanche quando ci hanno riportato situazioni di vita di alcune donne, molto molto pesanti.

Ho capito dove devo ulteriormente cambiare. Per poter esporre qualsiasi tipo di problematica, che esiste certo, ma in cui la stragrande maggioranza delle persone non vuole essere coinvolta, ci vuole serenità e fermezza.       

Il 15 ottobre è stata promulgata la legge sul femminicidio ma non sono stati previsti sostegni economici certi per i centri anti violenza.

Non si va da nessuna parte solo inasprendo le pene. Occorre un intervento sostanziale delle istituzioni per favorire l’attività dei centri, non solo nelle situazioni emergenziali ma anche nell’attività di sensibilizzazione del problema, con interventi nel territorio comunale attraverso eventi ed iniziative che possano favorire a lungo termine il cambiamento dei modelli sociali, dei modelli di comunicazione, dei linguaggi. 

Sono felice di aver deciso che indignarsi serve a poco se poi non si passa ai fatti. Questo mondo non  mi piace e vorrei nel mio piccolo contribuire a cambiarlo.

Sono arrivata ad Artemisia dopo un discreto percorso.

Tutto è cominciato molto tempo fa.

Tutto è cominciato con me e con la vita che ho vissuto.

Quando son arrivata ad essere sola con mia figlia avevo 31 anni, all’improvviso la mia vita è cambiata, mia figlia era diventata la mia vita. 

Non ho più avuto una vita sociale per tanto tempo perché avevo scelto lei, mia figlia, sempre avendo ben presente che io costituivo solo il porto che le era necessario per poter partire verso il mondo.

Quando poi mi è stato possibile ho creato il mio primo blog e navigando su internet, probabilmente digitando <donna> ho cominciato a seguire altri blog e siti (“Un ‘altra donna” – “Vita da streghe”) che mi hanno dato la possibilità di arrivare a Lorella Zanardo (“Il corpo delle donne”), a Giovanna Cosenza, a Loredana Lipperini.

Questo grazie alla mia sensibilità che da sempre mi ha portato a sostenere le problematiche delle donne, perché proprio sono una donna.

Anche se non ho mai fatto parte di un collettivo femminista da sempre penso, che il lavoro di rottura che le femministe hanno fatto in Italia, che ha rivoluzionato la vita, la politica, la legislazione, sia stato necessario.

Quando si è in catene è vitale ribellarsi, e si sa le rivoluzioni lasciano morti e feriti sul campo, ma sono indispensabili perché il potere costituito non si lascia imbonire dai discorsi.

Nella situazione attuale molte delle conquiste fatte negli anni settanta sono state mese in discussione anche grazie al bombardamento mediatico quotidiano delle televisioni di B. e poi a seguire anche delle reti rai, che in questi 20 anni hanno mostrato un modello di donna completamente scevro da autonomia.

Un modello di donna dipendente dalla considerazione maschile concentrata prevalentemente sul suo aspetto fisico.

Modello di donna che è naturale possedere. Una donna totalmente dipendente e quando ci si accorge di stare per perderla, la si cerca di trattenere con la forza e la violenza, in ogni sua forma.

Sono contenta che nel gruppo di volontarie di cui faccio parte  ci siano donne giovani, venticinque – trentanni.

Questo mi rincuora molto perché, evidentemente, non tutte le giovani donne anelano ad essere “veline”. 

C’è un nuovo linguaggio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza sulle donne? SVS Donna Aiuta Donna onlus (svsdad.it) che affianca il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Mangiagalli di Milano lo ha chiesto agli studenti dell’Istituto Europeo di Design, e la risposta è stata sì. L’idea è parte del progetto Insieme contro la violenza per sostenere la Giornata Mondiale contro la violenza di genere, fissata il 25 novembre. Una campagna con nuovi paradigmi di comunicazione, perché non mostra le solite brutalità, occhi neri e lividi e lacrime.

Il risultato sono le tesi degli studenti di quattro discipline dell’Istituto (graphic design, illustrazione, video design e sound design) messaggi nuovi diversi anche provocatori, ma capaci di destare l’attenzione di tutti, papà violenti, maschi maneschi e bulli, senza ricorrere agli occhi pesti e alle tumefazioni.

http://youtu.be/n73hdpdPHuk
Uno spot prodotto da SVS DAD ONLUS della campagna, sarà in onda sulle reti Sky.  È rivolto agli uomini, mariti, padri, compagni che maltrattano. L’esortazione è «fermati!» chiedi aiuto ai Centri specializzati nel trattamento degli uomini violenti. Il video è stato realizzato con Regione Lombardia, Comune di Milano e  Adei Wizo (Associazione donne ebree d’Italia).

La campagna con i lavori dello IED invece ha preso il via il 22 novembre nei punti vendita Coop in Lombardia attraverso cartoline, poster, segnalibri e shopper in tessuto.

Marika Sorangelo 23 anni, laurea in Illustrazione e Animazione è l’autrice di una serie di cartoline dove invita le donne a ribellarsi a denunciare gli abusi con immagini poetiche in cui sono gli oggetti domestici a “parlare”, come quella intitolata Trova l’intruso, dove l’intruso – un paio di occhiali scuri tra accessori da pioggia – allude alla chiara necessità di dover nascondere un volto malmenato.

Dice Marika: «Le immagini di corpi martoriati che vogliono rappresentare la violenza di genere in realtà distolgono lo sguardo, creano rifiuto e portano all’indifferenza. Ho voluto uscire da questo cliché con disegni lievi e colorati per far pensare, perché sia riconosciuto un mondo più sicuro. Del resto non c’è solo la violenza, esistono anche i suoi prodromi, in tanti stereotipi sessuali. “Te la sei cercata”, è una cartolina che illustra una scarpa col tacco, una guepiere, un rossetto, una gonna: ma come? Sarebbero la ragion d’essere di uno stupro?».

Il gruppo di graphic design composto da Giovanna Prete, Alice Loro ed Emanuele Serra, ha trovato nelle porte un mezzo efficace su cui appoggiare a lettere cubitali messaggi di rispetto, speranza ed empatia. Giovanna, 26 anni, romena, racconta una sfida che deve raggiungere tutti, diversi per età e culture e comunicare ai violenti, alle vittime e all’universo indifferente:

«Le porte sono un simbolo efficace per esprimere l’entrata e l’uscita dalla violenza, e i caratteri tipografici di grandi dimensioni applicati alle fotografie ci sono sembrati il modo giusto per urlare il messaggio».

Le parole sono semplici, ricalcate sulle frasi quotidiane, questa casa non è una prigione, questa camera da letto non è un patibolo, lavorare non fa rima con palpare/umiliare/ricattare.

Ci sono anche i messaggi agli adolescenti, sulla porta di un bagno da discoteca si legge

Io posso ballare e dirti di No

Io posso darti il numero di telefono e dirti di No.

Un altro soggetto pensato dal gruppo per le stazioni del metro è la mappa degli abusi (le stazioni si chiamano violenza sessuale, ricatto, abbandono…)

Mentre altri segnali riguardano l’entità del fenomeno: 1.350.000 vittime nel 2012, il tempo di una fermata e le hai rovinato la vita, ogni 7 minuti si compie uno stupro.

http://youtu.be/FPGMOxUX_3U

Gli studenti di video design Claudia La Rosa e Shirin Aliyeva e di sound design Matteo Lo Valvo e Davide Gubitoso, hanno evitato di cadere nelle interviste drammatiche alla vittima o allo psicoterapeuta, e hanno scelto ilracconto emotivo, la voce fuori campo e il crescendo musicale per rappresentare tre storie di violenza contenute nel libro Questo non è amorepubblicato dalle autrici di questo blog. Conflitti che incombono nella vita quotidiana, senso di colpa delle vittime, disistima, soggezione, ma anche ribellione. Colpiscono i messaggi degli episodi: «Non me ne sono resa conto», dice Maria, che si salverà perché c’è una figlia da proteggere, mentre Ileana rammenta: «Un giorno mi ha riempito di botte». Per Giovanna, il campanello d’allarme sono stati gli scatti d’ira. Ma i segni di percosse anche sulla bambina le daranno la forza di affrontare vincendo la lunga battaglia legale.

25/11/2013: Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, gli eventi a Firenze

 

 

Due giorni fa ho seguito la conferenza stampa del River to River – Florence Indian Film Festival, una sezione della 50 Giorni di Cinema dedicata interamente al cinema indiano. Dall’Arno al Gange, due mondi completamente diversi che si uniscono grazie al potere del cinema, un modo sempre attuale per scoprire altre culture, curiosare in altri mondi, che sembrano anni luce lontani da noi.

Il prossimo 25 novembre si celebrerà la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, una tematica scottante e più attuale che mai, che coinvolge le donne di tutto il mondo, vittime di padri padroni, compagni opprimenti. Secondo i dati del rapporto dell’OMS, il 35% delle donne di tutto il mondo ha subìto violenze, sia dal partner che da sconosciuti, ma forma di violenza più diffusa è quella domestica, i fatti di cronaca lo testimoniano, purtroppo, quasi quotidianamente.

 

 

Conferenza stampa del River to River | © Oramuoiodammitempo
Conferenza stampa del River to River | © Oramuoiodammitempo

 

In occasione di questa giornata, a Palazzo Vecchio a Firenze (alle 10) si terrà il convegno “I mille volti della violenza”, presentato da N.I.C.E. New Italian Cinema Events, Assessorato per le Pari Opportunità, Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights Europe, River to River, COSPE e Soroptimist International Club Firenze. 

Anche il Florence Indian Film Festival dedicherà una serata a questa tematica, alle ore 17 l’appuntamento è al Cinema Odeon. Il convegno intende indagare su tutti gli aspetti che riguardano il tema della violenza sulle donne, a livello politico e sociale, ma anche religioso e familiare. Sono tanti i fattori che scatenano la violenza, ma la società cosa fa per sensibilizzare la popolazione e per porre un freno a questa barbarie? 

In occasione del River to River scopriremo questo tema correlato alla situazione delle donne in India, con proiezioni a partire dalle 17 con “Scattered Windows, connected doors“, presentato in anteprima europea, che racconta le storie di otto donne; alle 18.30 verrà proiettato “Fearless: the Hunterwaly Story“, la storia della prima donna stunt in India, ambientata negli anni Trenta; alle 20.30 ci sarà “Lessons in forgetting” ispirato al libro di Anita Nair, storie di donne che ogni giorno lottano per i loro diritti e l’emancipazione.

 

Per chi si trova a Firenze, una buona occasione per aprire una finestra su un mondo che conosciamo meno di quanto crediamo ed anche per trovare spunti di riflessione più profondi e alternativi.

 

http://www.oramuoiodammitempo.com/

 

lettera aperta al direttore del tg1 della Rai sul linguaggio dei media e il femminicidio»Il femminicidio secondo il TG1

A nulla serve che i giornalisti e le giornaliste, utilizzino la parola ’femminicidio’ se poi la svuotano di significato inserendola in un testo che racconta la violenza contro le donne come un atto di ’amore’ dettato da un crisi di ’gelosia’.

Gentile Direttore,
Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza alle donne per ricordare l’importanza della prevenzione e della sensibilizzazione sul fenomeno del femminicidio, eppure i mass media italiani continuano a fare spettacolarizzazione e cattiva informazione.
Le scriviamo per segnalarle il servizio del Tg1 serale, trasmesso domenica 17 novembre, sull’uccisione di Stefania Allodi, accoltellata e poi strangolata dal marito
Esprimiamo tutta la nostra indignazione perché un femminicidio è stato raccontato, per l’ennesima volta, con parole, giudizi e stereotipi che occultano il problema della violenza maschile nelle relazioni di intimità con le donne.

Il servizio di Valentina Di Virgilio comincia definendo l’uccisione di una donna come femminicidio ma poi ne racconta la cronaca con i soliti clichè.
A nulla serve che i giornalisti e le giornaliste, utilizzino la parola ’femminicidio’ se poi la svuotano di significato inserendola in un testo che racconta la violenza contro le donne come un atto di ’amore’ dettato da un crisi di ’gelosia’.
Non si fa informazione corretta occultando una relazione di maltrattamento e controllo con la parola ‘lite’, ‘tarlo nascosto’ ecc. Nel servizio il senso critico e il principio di realtà sono stati spazzati via, anche descrivendo Diego Malavolta, il femminicida-suicida, come uomo ’riservato’, ’tranquillo’ e ’innamoratissimo’.
E’ stata evidenziata la differenza di età tra vittima e aggressore che in quel contesto può suggerire considerazioni che nulla hanno a che vedere con le dinamiche della violenza.
In una relazione fatta di amore non esiste alcuna violenza!
La violenza non rientra nella normalità di una relazione affettiva!
La violenza contro le donne non è mai un fulmine a ciel sereno e non accade per raptus, ma avviene in contesti di maltrattamento!I mass media hanno grandi responsabilità nella scelta delle parole e dei contenuti che raccontano la
cronaca delle violenze contro le donne.
Come e’ possibile che nella società italiana si impari a riconoscere la violenza se giornali, tv e siti web, la normalizzano come un evento possibile in una relazione con uomini pieni di ‘amore e tranquillità’?
I direttori delle testate giornalistiche hanno il dovere di fare una informazione corretta e scevra da illazioni, finalmente libera dalle distorsioni dell’immaginario della cultura sessista che romanza il femminicidio come ‘dramma della gelosia’ o del ‘troppo amore’.
La Convenzione di Istanbul, recentemente ratificata dall’Italia, richiama i mass media alla responsabilità di una informazione corretta senza stereotipi e pregiudizi.
Abbiamo aperto da tempo un confronto con i giornalisti e le giornaliste sull’importanza del linguaggio nell’informazione, ma purtroppo nella pratica quotidiana permangono resistenze forti al cambiamento.

Chiediamo ancora una volta che sia fatta una informazione responsabile nel rispetto delle donne vittime di violenza e di femminicidio.

Titti Carrano
Presidente D.i.Re – Donne Rete contro la violenza

20|11|13
https://www.facebook.com/ilcorpodelledonne?ref=stream&hc_location=stream
Ricevo da MASSIMO GUASTINI direttore dell’ART DIRECTORS club e pubblico con vero piacere
“Servono altri uomini
In rete si possono trovare centinaia di campagne che rappresentano, direttamente o simbolicamente, varie forme di violenza perpetrate (e perpetuate) ai danni delle donne.

Ma dietro questi atti di solito ci sono uomini. Possiamo fare nuove leggi, possiamo inasprire le pene, ma non elimineremo questa piaga senza una maggiore partecipazione degli uomini e un cambiamento culturale al quale gli uomini stessi devono contribuire.

Contro la violenza sulle donne ci servono altri uomini.
È un appello qualitativo prima ancora che quantitativo.

Ci servono uomini capaci di alzare una mano per e non sulle donne.

I primi a raccogliere il nostro appello “contro la violenza sulle donne ci servono altri uomini” vengono dal cinema. Io Donna di sabato 16 novembre dedica alcune pagine a questa risposta.

E sappiamo che altri sono pronti a rispondere. Personaggi illustri e illustri sconosciuti.

Ci servono altri uomini. Non è solo un appello quantitativo.
Ci servono uomini capaci di impegnarsi al punto di guardare dentro se stessi.
Al punto di capire che in una società che si trascina un pesante fardello patriarcale, non basta non picchiare una donna per essere migliori.
Occorre prendere consapevolezza del contesto “a misura di maschio” in cui si è cresciuti, e fare uno sforzo, piccolo o grande che sia, per prenderne le distanze.

Perché è così importante il contesto? Perché una certa tolleranza nei confronti anche solo della prevaricazione dell’uomo sulla donna, funziona inevitabilmente come ossigeno per i singoli atti di violenza. E sono infiniti i modi i cui tutti i giorni le donne italiane sono prevaricate.

Solo cambiando il contesto culturale si toglie quell’ossigeno.

Il film e i soggetti stampa della campagna realizzata da cOOkies per Intervita sono il primo passo di molti altri che seguiranno.
Non si cambia un contesto culturale in una settimana.

“Quello che ci ha convinti a lavorare per Intervita è stata proprio la promessa di un impegno di lungo termine su questa battaglia culturale”

Un ringraziamento a Fabio Lovino per scatti e riprese, e a Luca Berardinelli per il montaggio del video.
(Andrea Baldelli Roberto D’agostin e Massimo Guastini)”

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di Monica Lanfranco

Ci sono molte ragioni, quest’anno, per prestare attenzione al prossimo 25 novembre, (data scelta nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne), e tre sono le parole chiave per raccontarne le pratiche politiche che la percorreranno, da nord a sud: scioperocoming out giustizia. Tre modi, che si intrecciano, per essere attive e presenti. “Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza”: la proposta, partita mesi fa, ha fatto presa in decine di città grandi e piccole, che quel giorno, sul posto di lavoro come nelle case, vedranno le donne fermarsi, per qualche minuto, e indossare qualcosa di rosso, o appendere un drappo rosso alla finestra. Al sito www.scioperodelledonne.it è consultabile la mappa che via via disegna le adesioni, e costruisce una mosaico nel quale, per la prima volta in Italia, si dà un nuovo significato alla pratica storica del sindacato…continua

scarperosseartistico

Parte da Torino la seconda proposta, quella di smascherare l’offesa che le donne violentate spesso subiscono: sentirsi in colpa, e provare vergogna per ciò che è accaduto. A distanza di oltre trent’anni dal celebre video Processo per stupro è ora di dire, anche pubblicamente, basta. E, se possibile, è ora che lo dicano forte e chiaro le stesse donne che hanno subìto violenza. Lo propongono XXD, rivista di varia donnità e il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile di Torino.

La pratica collettiva del coming out è al centro della loro azione: dire in pubblico una verità scomoda, che Nessuna colpa, nessuna vergogna (così si chiama l’iniziativa) può essere ascritta alle donne nella violenza. Sul blog www.xxdonne.net è pubblicata la lista delle associazioni, enti e persone che aderiscono alla manifestazione.

Infine la parola giustizia, scelta dal team italiano del movimento V-day per lanciare, dal 25 novembre, la strada che arriverà al prossimo 14 febbraio. Nel 2013 più di 200 città italiane hanno visto piazze, scuole, centri commerciali riempirsi di donne e uomini decisi a mettere fine alla violenza sulla donne danzando sulle note di Break the chain; circa 300.000 persone in Italia hanno scelto non di festeggiare il San Valentino dei fiori e dei cioccolatini, ma di celebrare il rispetto che si deve a chi vive al nostro fianco: una madre, sorella, figlia, fidanzata, amica.

Per l’anno 2014 Eve Ensler e il movimento V-Day chiedono di non lasciare che l’energia liberata nelle piazze si spenga. Di non permettere che la connessione creata tra le persone di tutto il mondo si disperda nel labirinto delle singole routine quotidiane. La parola chiave sarà infatti per il 2014giustizia: giustizia per le donne maltrattate e uccise, ma anche per quelle che iniziano ora il loro percorso fuori dal silenzio. E un buon 25 novembre per chi vorrà sentirla come una data importante.

[L’autore della foto è Renato Camilli, volontario di Auser]

NoiNo.org arriva a Roma
Oggi pomeriggio alle 15 nella Sala delle Bandiere del Campidoglio viene presentata a Roma la campagna NoiNo.org. Roma Capitale e la Regione Lazio hanno infatti deciso di abbracciare la campagna di comunicazione promossa dalla Fondazione del Monte e diffonderla a Roma e in tutto il Lazio. Per tutto il mese di novembre i nuovi testimonial della campagna – Alessandro Gassmann, Claudio Bisio, Daniela Silvestri e Cesare Prandelli – saranno visibili su tanti strumenti, un segnale forte di sensibilizzazione per prevenire e combattere la violenza di genere, in vista della Giornata Mondiale contro la violenza sulla donne, che si celebra il 25 novembre. Interverranno il sindaco di Roma Ignazio Marino, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’assessora alle Pari Opportunità di Roma Capitale, Alessandra Cattoi, l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Lazio, Concettina Ciminiello, la presidente della Cooperativa sociale Be Free, Oria Gargano. Modera il giornalista Giovanni Anversa. Saremo presenti anche noi a questo primo appuntamento, che anticipa la conferenza stampa che si svolgerà tra qualche giorno anche a Bologna per la diffusione della campagna in Emilia Romagna.

In più occasioni abbiamo parlato della Convenzione di Istanbul e degli obbiettivi alti che pone in termini di azioni di contrasto alla violenza sulle donne. Il decreto legge sul femminicidio, da poco convertito in legge, è un primo passo in questa direzione. Ma la Convenzione di Instanbul tratta anche ambiti che esulano dalla prospettiva penale e che riguardano l’ambito più strettamente culturale: un esempio è l’analisi dell’uso degli stereotipi nei programmi di informazione dei mass media generalisti. Se n’è parlato al Convegno “Convenzione di Istanbul e Media” tenutosi poche settimane fa a Roma. Di seguito l’interessanteintervento di Luisa Betti, giornalista esperta di questioni di genere e rappresentante della Rete nazionale delle giornaliste italiane (Giulia). «Non basta essere “sensibili” all’argomento – sostiene Betti – ma bisogna conoscerlo, bisogna essere preparati, studiare, ed è fondamentale che la formazione valga, così come per i giudic*, forze dell’ordine, avvocat*, psicolog*, assistenti sociali, anche per i giornalist* che si vogliano occupare di questi temi. Risolvere il problema culturale anche attraverso una corretta informazione, è il nodo: ma lo dobbiamo fare da sole continuando a punzecchiare direttori e caporedattori? Io farei un passo in più perché vorrei che in questo momento gli uomini, che nelle redazioni italiane occupano la maggioranza dei posti di comando, scegliessero di ascoltarci prendendo in seria considerazione le modalità da noi indicate, non solo perché li riguarda – conclude – ma perché è una responsabilità nei confronti di tutta l’umanità».

 http://youtu.be/bKSVFq3to1w

 http://www.feriteamorte.it

Ancora due donne 

Uccise da uomini incapaci di amare

Uccise dall’indifferenza

Uccise dall’assenza di uno stato

che non prende sul serio 

le dolorose denunce 

frutto di estremo coraggio 

Dal profondo della mia anima                                                                                    

un desiderio insopprimibile

squarcia il cuore:

Per le donne di domani

non ci saranno protettori

“Stella Benigna” / Ivano Fossati  

http://youtu.be/XuRX1ohk348

Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

noisuXeroi

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#OgniBambinaSonoIo

dalla parte delle bambine

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

esorcista di farfalle

Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi. (Baolian, libro II, vv. 16-17)

lafilosofiAmaschiA

filosofia d'altro genere per la scuola

S P A C E P R E S S. I N F O

Il Blog libero da condizionamenti politici. Visitatori oltre: 351.000

donnemigranti

"dall’Africa ‘o Mediterraneo st’anema nun se ferma maje.."

non lo faccio più

un luogo dove raccontare di violenza, di relazioni, di paure e d'amore.

I tacchi a spillo

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"Le persone istupidiscono all'ingrosso, e rinsaviscono al dettaglio" (W. Szymborska)

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

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