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charlie hebdo 07.01.20162016-1charlie

 

Idomeni, Grecia. Un rifugiato siriano avanza con il figlio sotto la pioggia verso il confine con la Macedonia

© Lapresse-Reuters/Yannis Behrakis

Norma Rangeri

Edizione del 11.09.2015

Pubblicato 10.9.2015, 23:59

Nei giorni scorsi, quando abbiamo scelto di pub­bli­care in prima pagina la foto del bam­bino anne­gato sulla spiag­gia di Bodrum, con il titolo «Niente asilo», era­vamo con­sa­pe­voli del signi­fi­cato sto­rico di quell’immagine, anche per­ché il bimbo era solo, senza nep­pure l’umana e addo­lo­rata pietà del poli­ziotto che lo aveva preso in brac­cio. Nono­stante i dubbi sull’uso media­tico di alcune foto, ave­vamo la pre­cisa inten­zione di scuo­tere un’opinione pub­blica ridotta a audience pas­siva del flusso tele­vi­sivo che quo­ti­dia­na­mente «nor­ma­liz­zava» la tra­ge­dia delle migliaia di vit­time ingo­iate dal nostro Medi­ter­ra­neo, sem­pre di più mare morto.

Ma uno scatto foto­gra­fico può avere una potenza enorme. Per­ché da quel momento qual­cosa si è rotto, per­ché la coscienza di milioni di per­sone ne è rima­sta scossa, per­ché anche le indif­fe­renze poli­ti­che e dei governi hanno lasciato il passo a un’attenzione diversa.

Que­sto cam­bia­mento vede pro­ta­go­ni­sti soprat­tutto le donne e gli uomini che hanno mani­fe­stato in tanti modi soli­da­rietà verso i rifu­giati e i migranti. Uno di que­sti è la mar­cia dei piedi scalzi, un appun­ta­mento orga­niz­zato in 71 città. Con pro­ta­go­ni­sti, in primo luogo, tutte le per­sone che scap­pano dalle guerre, dalla mise­ria, dalla fame, dalla man­canza di futuro.

È un’iniziativa di cui siamo parte in causa per averla lan­ciata sulle nostre pagine, per averne seguito il felice svi­luppo che ha por­tato all’appuntamento di Vene­zia, ora vetrina inter­na­zio­nale per la Mostra del cinema.

Forse non poteva esserci con­trap­punto migliore a que­sta edi­zione del Festi­val, per­ché la Mostra ha aperto molte fine­stre sulla cro­naca, pas­sata e pre­sente, con un vasto car­net di film basati su fatti veri — dallo scan­dalo dei pedo­fili, ai rapi­menti in Argen­tina, all’assassinio di Rabin, ai bam­bini sol­dato delle guerre afri­cane, ai dif­fusi accenni all’immigrazione (della quale aveva par­lato anche il pre­si­dente della giu­ria, Cua­rìn, augu­rando una buona acco­glienza a tutti gli immi­grati) -, come a voler por­tare anche nel regno della fic­tion tutto il peso della realtà.

E adesso non c’è una realtà più forte e dirom­pente di quella rap­pre­sen­tata dai «viaggi» impo­nenti e spesso tra­gici di intere popo­la­zioni che spe­rano di tro­vare un altro mondo in Europa.

Così la mani­fe­sta­zione «delle donne e degli uomini scalzi» è per l’Italia, e per la stessa Mostra del cinema, un evento che final­mente va oltre le belle parole sulla soli­da­rietà ai migranti. Final­mente, per­ché fino ad oggi la sini­stra, sia poli­tica che sociale — a parte alcune orga­niz­za­zioni impe­gnate da anni — ha sten­tato a tro­vare l’occasione di una mobi­li­ta­zione nazio­nale tanto ricca di ade­sioni, così arti­co­lata dal nord al sud, con la pre­senza di asso­cia­zioni, forze sin­da­cali, gruppi poli­tici, per­so­na­lità della cul­tura, cinema compreso.

L’obiettivo è chie­dere al nostro governo di pren­dere misure con­crete per arri­vare, nei fatti, a una strut­tu­rale stra­te­gia dell’accoglienza.

Per una volta siamo d’accordo con Renzi (l’alternativa è tra gli uomini e le bestie), tut­ta­via le parole non bastano. Ser­vono atti con­creti, come sta met­tendo in pra­tica l’Europa, con la can­cel­liera Mer­kel, alla sua svolta sull’accoglienza, che met­terà alle strette i paesi più riot­tosi, più rea­zio­nari e con­ser­va­tori, dove l’odio verso gli immi­grati sta cre­scendo in modo pre­oc­cu­pante (ali­men­tato in Ita­lia da un guappo leghista).

Qui da noi si deve pro­ce­dere al più pre­sto con la chiu­sura dei cen­tri di deten­zione, con il ripri­stino delle moda­lità di soc­corso e di finan­zia­mento di Mare Nostrum, con l’allargamento dei diritti dei migranti (com­preso quello di voto alle ammi­ni­stra­tive per i resi­denti). Ser­vono poli­ti­che inclu­sive che rie­scano a inse­rire migliaia di per­sone. La Ger­ma­nia apre le maglie dell’inserimento pro­gres­sivo pun­tando pro­prio sul lavoro, in primo luogo qua­li­fi­cato. Una scelta che farà diven­tare sem­pre più forte quell’economia. Noi invece siamo impan­ta­nati in un’avvilente riforma del Senato, dove regna l’eterno tra­sfor­mi­smo nazionale.

Colpisce in particolare l’insipienza del Pd in tutte le sue componenti, renziana e di opposizione, di fronte a un’ emergenza che tale non è, perché riguarda la costruzione, il modello della società di domani.

Una foto è pur sem­pre una foto. Eppure spesso porta con sé un rac­conto, una sto­ria, con un pas­sato, un pre­sente, apre una porta sul futuro. Quel bam­bino morto sulla spiag­gia turca, forse, diven­terà il sim­bolo di una sto­ria nuova per l’immigrazione. Almeno que­sta è la spe­ranza, la volontà che por­te­remo con noi mar­ciando a piedi scalzi.

http://ilmanifesto.info/sezioni/editoriale/

 

 

 

LA MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI

E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare. E’ vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.

Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere. E’ difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo. Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.

Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro. Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.

La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà. E’ l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano.

Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.

Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi. In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d’Italia e d’Europa.

Per chiedere con forza i primi quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti 
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino

Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme.

L’appuntamento è Venerdì 11 settembre alle 17.00 a Lido S.M.Elisabetta. 
Se qualcuno decide di organizzare altre manifestazioni di donne e uomini scalzi lo stesso giorno in altre città ce lo comunichi a:
 donneuominiscalzi@gmail.com

Primi firmatari

Lucia Annunziata
Don Vinicio Albanesi
Gianfranco Bettin
Marco Bellocchio
Don Albino Bizzotto
Elio Germano
Gad Lerner
Giulio Marcon
Valerio Mastrandrea
Grazia Naletto
Giusi Nicolini
Marco Paolini
Costanza Quatriglio
 
Norma Rangeri
 
Roberto Saviano
Andrea Segre
Toni Servillo
Sergio Staino
Jasmine Trinca
 
Daniele Vicari
Don Armando Zappolini (CNCA)
Mauro Biani, vignettista de il Manifesto
Fiorella Mannoia
Frankie Hi Nrg
Maso Notarianni
Ascanio Celestini
Amnesty International Italia
CGIL Nazionale
Emergency
Arci
Acli
Terres des Hommes
Mani Tese
Oxfam Italia
 
Medici Senza Frontiere

 

COME ADERIRE

LISTA COMPLETA DELLE ADESIONI

 

http://donneuominiscalzi.blogspot.it/

 

È arrivato il momento di decidere da che parte stare.
È vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa.
Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter
prendere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.
È difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di
trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e
sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.
Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.
La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà.
È l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun
modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile
fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere
una maggiore redistribuzione delle ricchezze.
La Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi chiede con forza i primi necessari cambiamenti delle politiche migratorie
europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino
Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme.
Aderiscono:
Comitato 1° Marzo, Comunità delle Piagge, Coordinamento Basta Morti nel Mediterraneo, Emergency Firenze e Sesto
Fiorentino-Calenzano, Fuori Binario, Rete Antirazzista Fiorentina, Camera del Lavoro CGIL Firenze, CGIL Toscana, Cospe, ARCI
Comitato territoriale Firenze, Progetto Arcobaleno, Amnesty International, Associazione in Fabula, Comitato P. Calamandrei,
Associazione di Volontariato “nuova vita” Onlus, Altroteatro, Adagietto Diversamente teatro, Straniamenti, Azzerocappaemme,
Associazione Artemisia, Oxfam Italia, Medici Senza Frontiere Firenze, Bizantina Worldmusic, Anelli Mancanti, Teatro Del Borgo,
Forum permanente delle donne di Certaldo, Giovani Musulmani d’Italia, Libere Tutte Firenze, Medici per i Diritti Umani, Atelier
Vantaggio Donna, UIL Toscana, Legambiente Toscana, Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia, FAT, Agesci
Zona Firenze Ovest, Fabbrica dei Racconti e della Memoria, PerUnaltracittà, IParticipate Toscana, Radio Cora
Stiamo promuovendo a Firenze iniziative volte a esercitare tutta la pressione possibile su governi e istituzioni
sul tema dell’immigrazione. SE ANCHE TU COME SINGOLO O ASSOCIAZIONE SENTI QUESTA COME UNA
PRIORITÀ DEL NOSTRO TEMPO, E SE VUOI ANCHE TU “RESTARE UMANO”, ADERISCI E PARTECIPA!
http://www.facebook.com/groups/bastamortinelmediterraneo

VENERDÌ 11 SETTEMBRE
PARTECIPA ALLA MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI

PROMOSSA A FIRENZE IN ADESIONE ALL’EVENTO NAZIONALE

 
PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE   

ore 18 Raduno in piazza Santa Maria Novella
Corteo a piedi scalzi fino a Piazza San Giovanni
ore 19-20,30 Azione di memoria collettiva delle quasi 30.000 vittime del Mediterraneo. 

All’arrivo in piazza, i primi del corteo dovranno cercare di disporsi in cerchio per lasciare uno spazio ampio vuoto nel mezzo.
Verranno distribuiti foglietti con l’anno simbolico della morte.
Al momento dell’inizio dell’azione, verranno letti i morti per anno. Le persone con quel numero di anno dovranno poggiare le scarpe nel cerchio. Le scarpe dovrebbero essere poggiate le une accanto alle altre, senza fare la catasta, perché andrebbero riprese al termine dell’azione.
Le associazioni aderenti potranno intervenire con letture e testimonianze.

ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE: 

Comitato 1° Marzo, Comunità delle Piagge, Coordinamento Basta Morti nel Mediterraneo, Emergency Firenze e Sesto Fiorentino-Calenzano, Fuori Binario, Rete Antirazzista Fiorentina, Camera del Lavoro CGIL Firenze,CGIL Toscana, Cospe, ARCI Comitato territoriale Firenze, Progetto Arcobaleno, Amnesty International, Associazione in Fabula, Comitato P. Calamandrei, Associazione di Volontariato “nuova vita” Onlus, Altroteatro, Adagietto Diversamente teatro, Straniamenti, Azzerocappaemme, Associazione Artemisia, Oxfam Italia, Medici Senza Frontiere Firenze, Bizantina Worldmusic, Anelli Mancanti, Teatro Del Borgo, Forum permanente delle donne di Certaldo, Giovani Musulmani d’Italia, Libere Tutte Firenze, Medici per i Diritti Umani, Atelier Vantaggio Donna, UIL Toscana, Legambiente Toscana, Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia, FAT, Agesci Zona Firenze Ovest, Fabbrica dei Racconti e della Memoria, PerUnaltracittà

Il Comunicato ufficiale della Manifestazione

Per informazioni: 
Comitato Basta Morti nel Mediterraneo
055-373737 / 320.0138762 / 333.6532856
Il Comitato delle Associazioni fiorentine “Basta Morti nel Mediterraneo”sta promuovendo a Firenze iniziative volte a esercitare tutta la pressione possibile su governi e istituzioni sul tema dell’immigrazione.
SE ANCHE TU COME SINGOLO O ASSOCIAZIONE SENTI QUESTA COME UNA PRIORITÀ DEL NOSTRO TEMPO, E SE VUOI ANCHE TU “RESTARE UMANO”, ADERISCI E PARTECIPA!
 Per informazioni: 055-373737 / 320.0138762 / 333.6532856

 

EUROPA

La nuova strategia tedesca e la perdente chiusura ideologica sui rifugiati

Crisi dei profughi. Qualcosa si muove (ma ci voleva la morte di Aylan) anche nelle mentalità: manifestazioni in Francia a favore dell’accoglienza. Una chance per la sinistra, che può rompere l’egemonia culturale dell’estrema destra. Una conseguenza rischiosa: la Francia potrebbe decidere di intervenire con i Mirage in Siria, a fianco di Usa, Gran Bretagna e Canada

C’è fretta di pren­dere deci­sioni e dalla Ger­ma­nia il vice-cancelliere, Sig­mar Gabriel, approva la pro­po­sta del primo mini­stro austriaco, Wer­ner Fay­mann, che vuole tagliare i fondi ai paesi recal­ci­tranti della Ue che rifiu­tano le quote: «Penso che il can­cel­liere austriaco abbia asso­lu­ta­mente ragione quando dice che i soldi devono ces­sare di cir­co­lare se non arri­viamo a una poli­tica comune sui rifu­giati». I paesi del gruppo di Vise­grad (Polo­nia, Unghe­ria, Slo­vac­chia, Repub­blica Ceca), che hanno il chiaro appog­gio dei Bal­tici, sono ormai sotto pressione.

L’Europa soc­chiude la porta, per­mette solo ai rifu­giati da zone di guerre di met­tersi in coda e riba­di­sce che respin­gerà con deter­mi­na­zione tutti coloro che pre­ten­dono di entrare pro­ve­nendo da «paesi sicuri». Ma qual­cosa si sta muo­vendo, dopo mesi di blocco.

I cit­ta­dini euro­pei comin­ciano a muo­versi, come se il muro ideo­lo­gico die­tro il quale in cui si erano volon­ta­ria­mente chiusi, stesse anch’esso aprendo delle brecce.

Ieri, in Fran­cia – dove un son­dag­gio (fatto però prima della foto di Aylan che ha scosso le coscienze) dice che il 52% non vuole pro­fu­ghi – ci sono state varie mani­fe­sta­zioni a favore dell’accoglienza. A Parigi (con la ban­diera siriana sulle sta­tue a place de la Répu­bli­que), Tolosa, Bor­deaux, Mont­pel­lier, Nan­tes, Stra­sburgo dei cit­ta­dini sono scesi in piazza per chie­dere un cam­bia­mento di poli­tica, «wel­come», «aprite le frontiere».

Migliaia di per­sone hanno rispo­sto agli appelli delle orga­niz­za­zioni uma­ni­ta­rie, pronti ad acco­gliere dei pro­fu­ghi a casa, per qual­che giorno o set­ti­mana. Jean-Claude Mas, segre­ta­rio gene­rale della Cimade, spera: «forse ci sono le con­di­zioni emo­tive e poli­ti­che per un elettrochoc».

In altri ter­mini, una brec­cia sem­bra essersi aperta nell’egemonia ideo­lo­gica dell’estrema destra, che sem­brava aver preso i soprav­vento. I Repub­bli­cani, il par­tito di Sar­kozy, si arrocca sulla linea dura, accusa Hol­lande di «vol­ta­fac­cia» per aver accet­tato il «mec­ca­ni­smo di redi­stri­bu­zione», cioè le quote, mostra un volto tri­ste ma già alcuni (per­sino Fra­nçois Fil­lon) comin­ciano a pren­dere le distanze da una posi­zione che non fa che rical­care quella del Fronte nazio­nale, nel frat­tempo riu­nito per la sua Uni­ver­sità d’estate, impan­ta­nato nella que­relle fami­gliare dei Le Pen. Il primo mini­stro, Manuel Valls, riprende qual­che colore respin­gendo tutta la destra in un «blocco reazionario».

La sini­stra sem­bra respi­rare di nuovo un po’. Il Ps orga­nizza mar­tedì un «grande mee­ting» a Parigi «in soste­gno della città soli­dali con i rifu­giati», che offrono ospi­ta­lità. Mar­tedì ci sarà un’altra mani­fe­sta­zione della sini­stra per il diritto d’asilo.

Sono dei primi segnali. La legi­sla­zione della Ue per­mette la pro­te­zione tem­po­ra­nea in caso di afflusso mas­sic­cio di per­sone che chie­dono asilo. Il governo fran­cese potrebbe tro­vare qui la pos­si­bi­lità di recu­pe­rare nel pro­prio elet­to­rato, più che deluso dalle scelte di poli­tica eco­no­mica, non distin­gui­bili da quelle della destra. In Austria e in Ger­ma­nia dei cit­ta­dini hanno mostrato soli­da­rietà, come mai nel recente passato.

A Lus­sem­burgo, i mini­stri degli esteri, in una riu­nione che Mrs.Pesc Fede­rica Moghe­rini ha defi­nito «dif­fi­cile», hanno cer­cato di tro­vare una solu­zione per la redi­stri­bu­zione dei rifu­giati. Il clima è stato «pesante», rias­sume un diplo­ma­tico. La spac­ca­tura tra est e ovest dell’Europa resta, il gruppo di Vise­grad, in un lungo comu­ni­cato, la vigi­lia ha rifiu­tato quote e solidarietà.

La crisi dei rifu­giati potrebbe però por­tare anche a deci­sioni estre­ma­mente rischiose.

Se ne saprà di più domani, alla con­fe­renza stampa di Fra­nçois Hol­lande, masecondo Le Monde la Fran­cia si pre­para a inter­ve­nire in Siria.

Finora, l’aviazione fran­cese era solo pre­sente nei cieli dell’Iraq e in Siria for­niva un mode­sto soste­gno ai demo­cra­tici, con­tro Isis e con­tro Assad. Ma, da otto­bre, i Mirage 2000 potreb­bero par­te­ci­pare a mis­sioni in Siria, a fianco degli Usa, Gran Bre­ta­gna e Canada, che già inter­ven­gono in quell’area.

http://ilmanifesto.info/

Spettacolo infinito

Quanti morti oggi? Intanto lo spet­ta­tore mass­me­dia­tico, di fronte alle stragi di migranti nel Medi­ter­ra­neo e — sco­prono adesso — nel cuore d’Europa dalla rotta bal­ca­nica, gira pagina o cam­bia canale per­ché è il solito spet­ta­colo, estre­miz­zato «solo» dal numero delle vit­time che cre­sce ogni giorno di più.

Così, para­dos­sal­mente, men­tre aumenta la tra­ge­dia si dilata la pas­si­vità e l’abitudine alla noti­zia. Del resto sem­pre più acco­mu­nata ad un pro­gramma seriale e rac­con­tata con le moda­lità del rea­lity: ogni canale tv ormai si prende in con­se­gna sotto le tele­ca­mere siglate la sua fami­glia di pro­fu­ghi, la segue fin dove la vuole seguire e poi tanti auguri (senza dire che la mag­gior parte dei dispe­rati non arri­verà a desti­na­zione e allora le tele­ca­mere saranno spente). Sem­bra addi­rit­tura giornalismo-verità, invece altro non è che la macra­bra rie­di­zione di un rea­lity, di un «asso nella mano» gior­na­li­stico. Certo si può per­fino avere l’illusione, guar­dando o rac­con­tando, che quel fram­mento di noti­zia o di imma­gine, siano il solo soste­gno imma­gi­na­rio che pos­siamo dare, almeno in assenza di un inter­vento reale del potere poli­tico che non fa nulla o peg­gio, alle­stendo respin­gi­menti, restrin­gendo diritti d’asilo, sele­zio­nando, anche per nazio­na­lità, pro­fu­ghi sicuri (dalle guerre) e quelli insi­curi (dalla fame), ester­na­liz­zando l’accoglienza in nuovi uni­versi con­cen­tra­zio­nari, cioè tanti campi di con­ce­tra­mento nel Sud del mondo, pre­pa­rando nuove avven­ture belliche.

Ma non è un rea­lity quello che accade sotto i nostri occhi stan­chi. Qui è stra­volto lo stesso prin­ci­pio di realtà e il gior­na­li­smo fin qui rea­liz­zato — tan­to­meno quello embed­ded — non può bastare. Siamo di fronte ad una svolta epo­cale che si con­suma nella tra­ge­dia di cen­ti­naia e cen­ti­naia di milioni di esseri umani, i nuovi dan­nati della terra, in fuga da guerre e mise­ria. E lo spet­ta­colo a lieto fine non c’è. C’è solo la pas­si­vità dila­gante. Da che deriva? Dal sem­plice fatto che ha vinto l’ideologia della guerra uma­ni­ta­ria che, tra gli altri cri­mi­nali effetti col­la­te­rali, non solo assume la guerra come merito ma can­cella le respon­sa­bi­lità dei risul­tati disastrosi.

Invece è nostra la respon­sa­bi­lità di que­sto esodo. Fug­gono dalle nostre guerre e dalla nostra ridu­zione in mise­ria di paesi in realtà ric­chis­simi di mate­rie prime e terra.

Non siamo di fronte a cata­cli­smi natu­rali, sui quali peral­tro comin­ciamo ad indi­vi­duare anche respon­sa­bi­lità spe­ci­fi­che. Per­ché le guerre ame­ri­cane ed euro­pee, deva­stando tre paesi cen­trali dell’area nor­da­fri­cana e medio­rien­tale, nell’ordine tem­po­rale, Iraq, Libia e Siria (senza dimen­ti­care la Soma­lia diven­tata sim­bolo dell’attuale bal­ca­niz­za­zione del mondo) ha pro­vo­cato la can­cel­la­zione di almeno tre società fino ad allora inte­grate, con una con­vi­venza etnico-religiosa mil­le­na­ria; oltre ad atti­vare il pro­ta­go­ni­smo jiha­di­sta, adesso nemico giu­rato ma alleato, finan­ziato e adde­strato in un primo tempo dell’Occidente con­tro regimi e despoti fin lì, anche loro, alleati dell’Occidente e dei suoi equi­li­bri inter­na­zio­nali, alla fine spre­muti e occu­pati mili­tar­mente. Se non si afferma la con­vin­zione che la respon­sa­bi­lità è delle guerre degli Stati uniti e dell’Europa, nes­suno sen­tirà dav­vero il biso­gno di inter­ve­nire a ripa­rare o almeno a rac­co­gliere i cocci.

Vale allora la pena ricor­dare che sono un milione e 300mila le vit­time di alcune delle «nostre» guerre al ter­rore dopo l’11 set­tem­bre 2001 in Afgha­ni­stan, Iraq e Paki­stan, secondo i dati del pre­sti­gioso «Inter­na­tio­nal Phy­si­cian for the Pre­ven­tion of Nuclear War», orga­ni­smo Nobel per la pace negli anni ’80. Un rap­porto per difetto che esclude le guerre più recenti, la Libia, la Siria, l’ultima di Gaza. Che la terza guerra mon­diale non sia già comin­ciata? È una vera ecatombe.

Ora non con­tenti di tutto que­sto pre­pa­riamo con il governo Renzi e per bocca del gri­gio Gen­ti­loni e dell’annunciatrice Ue Moghe­rini, dimen­ti­chi dei risul­tati dell’ultima del 2011, una nuova guerra in Libia «con l’appoggio Onu» e «con­tro gli sca­fi­sti» con tanto di pre­vi­sione di «effetti col­la­te­rali che pos­sono coin­vol­gere inno­centi». Il tutto per finan­ziare da lon­tano nuovi campi di con­cen­tra­mento, come già con Ghed­dafi e poi con il governo degli insorti di Jibril. A que­sto serve l’impegno ambi­guo della diplo­ma­zia ita­liana per­ché nasca l’improbabile governo uni­ta­rio libico per un paese diviso ormai in quat­tro fazioni e con L’Isis all’offensiva. Dimen­ti­cando altresì che l’ultima guerra oltre ai pro­fu­ghi di oggi pro­dusse subito la fuga di due milioni di lavo­ra­tori sub­sa­ha­riani, afri­cani e asia­tici che lì lavo­ra­vano e che ancora vagano nell’area. Ecco dun­que che l’ideologia della «guerra uma­ni­ta­ria» pro­se­gue il suo corso quasi in auto­ma­tico. È così vero che in pieno fer­ra­go­sto il Cor­riere della Sera — la cui sto­ria guer­ra­fon­daia sarebbe da stu­diare a scuola — ha sen­tito il dovere di sco­mo­dare il punto di vista cri­tico di Ser­gio Romano. Anche lui — che resta comun­que «il miglior fab­bro» — alla fine, con mille e ragio­ne­voli riserve, con­viene che «sì la guerra si può fare»: soprat­tutto per­ché in gioco c’è l’approvvigionamento del petro­lio dell’Eni. I conti tor­nano. Ma se la guerra deve essere «uma­ni­ta­ria» che cos’è dun­que la disu­ma­nità che abbiamo pro­dotto e che muore affo­gata o chiusa nei Tir come carne da macello ava­riata men­tre in cam­mino tenta di ridi­se­gnare, abbat­tere, sor­pas­sare le nuove fron­tiere e muri del Vec­chis­simo continente?

Qui forse le ragioni dell’assuefazione gene­rale. Resta insop­por­ta­bile la pas­si­vità di chi si con­si­dera alter­na­tivo e di sini­stra. Chi lavora per un mondo di liberi ed eguali si tra­sformi in cor­ri­doio uma­ni­ta­rio, pre­pari l’accoglienza, attivi il soste­gno, diventi cam­mi­nante, defi­ni­sca la sua sede orga­niz­za­tiva final­mente euro­pea tra Lam­pe­dusa, i porti del Sud, Ven­ti­mi­glia, Calais, Melilla e la fron­tiera unghe­rese da abbat­tere. il mani­fe­sto ha lan­ciato in piena estate il dibat­tito che con­si­de­riamo neces­sa­rio se non deci­sivo C’è vita a sini­stra? Spe­riamo di non tro­varla solo a chiacchiere.

 

http://www.ilmanifesto.info                                                                       20.08.2014

 

Il punto…                                                                               

improvvisamente senza apparente ragione

lì davanti ai miei occhi

ancora nebbioso prende corpo

Una sensazione benefica

mi avvolge

e un sorriso cristallino dischiude le mie labbra

Sorrido all’inverno, al mondo…

Sorrido soprattutto a me

al mio ritrovarmi

corpo e mente e anima

indivisibili

Semplicemente sto bene

Adesso so

EM

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