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In quest’ultimi mesi non ho scritto molto

Tante volte mi sono chiesta: perché?

Non che non avessi da dire, ma ogni volta che ci provavo il solo pensiero mi disgustava

E poi l’altro giorno parlando con un amico è arrivata la risposta

A volte, e per quanto mi riguarda sempre più spesso, il bisogno di parole nuove e incontaminate è così impellente che tutto perde di significato e allora smetto di parlare perché mi sento così snaturata da aver perso me.

 

 

Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare…. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco.

Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù.

Pier Paolo Pasolini

Certezze pericolose

Gli alberi che resistono maggiormente non sono quelli rigidi.

Non trinceriamoci nell’idea che solo ciò che diciamo noi,

e niente altro, sia giusto: quanti presumono di aver sempre ragione,

o di possedere una lingua e un animo superiori, ebbene,

una volta scrutati a fondo, rivelano il loro vuoto interiore.

Anzi fa onore a un uomo, per quanto saggio egli sia,

continuare ad imparare senza chiudersi nell’ostinazione.

Lungo i torrenti gonfiati dalle piene invernali

gli alberi che si piegano conservano i rami,

mentre quelli che resistono finiscono divelti con tutte le radici.

E parimenti il marinaio che tiene troppo tese le scotte,

senza mai allentarle, fa rovesciare l’imbarcazione

e si trova a navigare a chiglia capovolta.

D. Goleman

Dal libro: Trasparenza

http://www.bodythinking.com/it/Capitoli/Lavoro/flessibilita.html

gen 11, 2014

#PartoDaMe: io imperfetto. Mi considererai un mostro?

Sono Gianfranco, mi piace leggere, facevo l’università, non ho portato a termine gli studi, ora faccio il dipendente di un grosso magazzino. Mi hanno spiegato che se hai problemi con tuo padre quel conflitto si esercita attraverso la madre. Deve essere vero perché io volevo che mia madre mi desse ragione e si schierasse dalla mia parte. Volevo che lei lo lasciasse e rimanesse con me. Invece ha scelto lui, o meglio, non ha scelto. Mi ha detto proprio questo: “Non intrometterti. Se vuoi restare qui con noi devi convincerti che quello è tuo padre e mio marito. Altrimenti vai per la tua strada.” e appena ho trovato un lavoro io me ne sono andato.

Ancora oggi vado inconsapevolmente alla ricerca della approvazione di mia madre ma più che approvazione intendo che una donna deve fare quello che dico io per dimostrare il mio valore. La mia ragazza dice che è mia la responsabilità. Mia madre aveva il diritto di fare la scelta che preferiva e io non le potevo imporre niente, anche se penso che lui l’abbia resa infelice. Ma quello che non riuscivo a dire a me stesso è che ha reso infelice me e avrei voluto che lei si salvasse per salvarmi. Non sono mai riuscito a risolvere quel conflitto. Io e mio padre non ci parliamo più e non mi interessa neanche farlo. Non mi interessa più.

Adesso sono combattuto. A volte penso che inconsciamente volessi sostituirmi a mio padre, dominare l’ordine di casa e fare il capo famiglia e altre volte invece penso semplicemente che la mediazione forzata di mia madre mi abbia impedito di buttare fuori dalla mia vita un uomo che non mi piaceva. Vedere lei significava vedere anche lui. Perché lei non se ne è liberata? Perché ha preferito lui a me? Perché sono io ad essere rimasto a margine dalla loro vita?

Non voglio giudicare i loro equilibri di coppia, certe donne sono strane. Si lamentano, soffrono, ma poi restano attaccate agli uomini che dicono renderle infelici. La mia ragazza dice che le cose sono un minimo più complesse, che non esistono relazioni perfette e che comunque un figlio non deve e non può interferire con le scelte di una madre. D’altronde una madre non potrebbe interferire con le scelte di un figlio adulto se anche ritenesse che lui stia compiendo un errore. Quello che si può fare è esserci, senza ricatti, senza ultimatum e “lui o me” è in qualche modo un ricatto al quale lei non poteva che rispondere, dolorosamente, come ha fatto.

Mi chiedo se anche fossi rimasto come avrei potuto cambiare qualcosa o se è a me che spettava quel compito e cerco di colmare vuoti e risolvere i sospesi perché questa cosa condiziona, che io lo voglia o no, la mia attuale vita. Sono perciò invadente, intrusivo, autoritario. Sono sempre lì a tentare di tenere sotto controllo la vita della mia ragazza perché qualunque sia la donna con cui entro in relazione, se non si affida a me, se non mi riconosce autorità di gestire anche la sua vita, io mi sento perso. Mi sento escluso. Mi sento solo.

Ho dei problemi, penso che potenzialmente potrei fare del male alla mia ragazza e probabilmente gliene faccio. Gli addebito alcune mie cattive azioni così come in parte addebito a mia madre un po’ di miei cattivi comportamenti. Non so davvero come risolvere e non vedevo questo tratto di me fino a quando non mi sono scontrato con la mia ex che per questa ragione mi ha lasciato. Quando l’ha fatto mi sono sentito rifiutato. L’ho perseguitata per un po’. Quando me l’ha fatto notare l’ho derisa, le ho detto che in realtà era paranoica, che esercitavo il mio pieno diritto di dirle quello che pensavo. Il punto è che lo dicevo sui social network, alle persone che lei conosceva, sostanzialmente l’ho diffamata e insultata ovunque facendomi aiutare anche dagli amici e dalle amiche. Soprattutto dalle amiche che erano gelose di lei, non so perché. Volevo che soffrisse. Volevo che soffrisse come stavo soffrendo io.

Poi ho incontrato la mia attuale ragazza e un po’ ho capito. Non ho chiesto scusa, perché per uno come me è difficile ammettere che una persona che ha sfidato la mia autorità possa avere ragione. E dire che mi vantavo di essere sensibile al problema della violenza sulle donne. Dicevo di voler aiutare mia madre e poi scopro di aver pensato solo a me stesso. Perché se una donna dice di voler fare di testa propria, che sia mia madre, la mia ex ragazza, quella attuale, io sbatto la porta, mi arrabbio, o con molta calma insulto ritenendoti comunque non meritevole di considerazione perché potresti esserlo solo se obbedisci a me.

Partire da se’ significa dire a me stesso queste cose, per nulla piacevoli, sapere che non sono perfetto e buttare giù una maschera che tengo in vita perché altrimenti ho paura di essere ferito, ancora abbandonato e rifiutato. Ho anche il timore di essere confuso con chi uccide una donna perché penso che tra quella violenza e quello che faccio io, che non ho mai messo una mano addosso a una donna, ci sia una grande differenza. Quello che succede a me mi sembra quasi normale, umano, sono atteggiamenti che vedo tutti i giorni, sbaglio io, sbaglia lei, ma anche questa cosa qui ora che ti scrivo mi sembra una giustificazione dovuta all’esigenza di distinguermi da quelli che considero mostri.

Ma sono mostri per davvero? Anormali? Oppure sono io che faccio parte di quel banale gruppo di umani che considera la violenza come qualcosa da rilevare solo quando c’è una emergenza senza considerarne gli aspetti strutturali, abituali, quotidiani, le prassi ordinarie? E quanti sono quelli che non raccontano di se’ per timore di essere stigmatizzati in quanto mostri? Forse che raccontarsi non sarebbe un po’ più utile per riflettere ad alta voce e riconoscersi, l’un l’altro, nelle esperienze raccontate, per poter fare un po’ meglio?

Il guaio è che se leggi di questi problemi scritti da un uomo sembra quasi che quell’uomo abbia toccato vette divine inarrivabili. Perfetti, lindi, puri, non hanno una pecca, e quando parlo io, se parlo, arriva un divieto morale: non devo confessare le mie debolezze perché gli uomini non hanno vie di mezzo, sono salvatori o carnefici. Dunque con chi parlo io? Come affronto quello che mi succede? Come faccio a  prendere parte a una discussione senza dover per forza vestire i panni della vittima, del carnefice o della persona che dall’alto pronuncia frasi su verità di cui non sono neppure consapevole? Come faccio a condividere una opinione se io non ho maturato consapevolezza su quello che succede a me?

Io ho questo da dire, per ora, e nonostante ciò non mi sento colpevole, non sono vittima, ma questa è la mia prospettiva. Dirlo mi aiuta. Dirlo significa già che quando parlo con te ci guardiamo in faccia, siamo imperfetti, umani, siamo pari. Ora che ti ho mostrato le mie fragilità, i miei “difetti”, quello che dico per te ha valore o non ne ha proprio più? Perché di questo io ho paura.

Ho passato tanto tempo a tentare di scovare i difetti della mia ex per toglierle valore, per rinfacciarle ogni volta le sue debolezze di modo che potessi dominarla meglio, piegarla al mio volere, imporle la mia autorità, ché se incrini la credibilità di chi ti sta vicino o chi conosci, se le togli giorno dopo giorno sicurezza, infine non potrà più dirti che tu sbagli perché quello che dice non conta proprio niente. Il fatto è che lei, piegata, screditata, insicura, psicologicamente provata, mi ha comunque detto no e se ne è andata. Ha rialzato la testa ha detto no e se ne è andata.

Io ho il terrore che altri possano fare a me quello che io ho in qualche modo fatto a lei. Ho anche paura che la società, com’è d’uso, prenda le mie parole e mi imponga uno stigma che archivia tutto dentro una prigione qualunque senza che di fatto cambi niente. Ho paura che per la persona che mi ascolta io resti solo questo, un uomo imperfetto, contraddittorio, incoerente, senza nulla più da dire e da dare. Ho il terrore che le mie fragilità possano diventare la ragione per cui qualunque cosa io dica non varrà più niente. Io stesso non varrò più niente. Tu, dimmi, mi starai a sentire? Parlerai con me dopo che ti ho detto questo? O avrei fatto meglio a tenere per me tutto quanto? Come faccio a raccontare le mie verità, così difficili da dire anche a me stesso, se l’attimo dopo chi mi ascolta potrebbe solo guardarmi come fossi un mostro?

Ps: Questa narrazione va inserita nel capitolo del “partire da se’” di un uomo che si è raccontato e voleva raccontare. Io l’ho sintetizzata e riscritta come fosse una storia perché la discussione con “Gianfranco” è stata lunga e articolata, ma lo ringrazio di essersi messo in gioco, alla pari, con me, in un reciproco riconoscimento. Non sono un essere superiore, non sono un prete e quindi non c’è assoluzione, non si tratta di una confessione ed è tutto molto ma molto più laico. Non ho bisogno di sentenziare e giudicare e, infine, io lo vedo, si, e certo che lo ascolto. Grazie!

—>>>Potrebbe essere utile leggere una storia che ho scritto qualche tempo fa.

Venerdì 13, ho pensato: forse mi porterà fortuna. E la fortuna è arrivata davvero.

Non contenta del responso della visita cardiologica, ne ho fissata un’altra con il cardiologo che ha operato il maestro di pianoforte di mia figlia, in una struttura privata, costo di una prima visita € 250…

Finalmente un medico che fa il medico! Mi ha ascoltato attentamente, gli ho parlato non solo di quello che mi era successo di recente e del responso della cardiologa dell’ospedale, gli ho parlato anche della mia vita, passata e presente. E’ rimasto molto colpito, mi ha rassicurato dicendomi che la diagnosi del pronto soccorso non era grave e che potevo scegliere un altro percorso se non volevo cominciare con la terapia farmacologica. Potevo cioè non solo eliminare il caffè, ma anche il the, la cioccolata, le bevande gassate, eliminare dalla dieta tutti gli alimenti che produco gas, mangiare con calma, cercare di non lasciarsi sopraffare dallo stress.

E alla fine mi ha salutato dicendomi che potevo contattarlo in qualsiasi momento e mentre stavo aspettando di pagare, mi ha raggiunto al banco dell’accettazione, dicendomi: ” Signora,  può andare (indicando l’uscita), va bene così.”   

Sono uscita ringraziandolo e ancora incredula mi sono sentita incredibilmente leggera e felice!

Felice che finalmente qualcuno mi avesse ascoltata, avesse capito e avesse deciso di farmi un regalo senza nessuna contropartita!

Questa è una storia incredibile e sinceramente se non fosse successa a me stenterei a crederci e perciò tutto questo mi ha reso felice e mi spinge ad andare avanti ancora per cercare, resistendo, di cambiare nel mio piccolo, questo mondo che non mi piace.

Ma da adesso in poi lo farò con leggerezza, ironia e col sorriso negli occhi e sulle labbra e così anche il cuore sorriderà! 

ttp://youtu.be/Do5_EcnsSdo

https://www.facebook.com/ilcorpodelledonne?ref=stream&hc_location=stream
Ricevo da MASSIMO GUASTINI direttore dell’ART DIRECTORS club e pubblico con vero piacere
“Servono altri uomini
In rete si possono trovare centinaia di campagne che rappresentano, direttamente o simbolicamente, varie forme di violenza perpetrate (e perpetuate) ai danni delle donne.

Ma dietro questi atti di solito ci sono uomini. Possiamo fare nuove leggi, possiamo inasprire le pene, ma non elimineremo questa piaga senza una maggiore partecipazione degli uomini e un cambiamento culturale al quale gli uomini stessi devono contribuire.

Contro la violenza sulle donne ci servono altri uomini.
È un appello qualitativo prima ancora che quantitativo.

Ci servono uomini capaci di alzare una mano per e non sulle donne.

I primi a raccogliere il nostro appello “contro la violenza sulle donne ci servono altri uomini” vengono dal cinema. Io Donna di sabato 16 novembre dedica alcune pagine a questa risposta.

E sappiamo che altri sono pronti a rispondere. Personaggi illustri e illustri sconosciuti.

Ci servono altri uomini. Non è solo un appello quantitativo.
Ci servono uomini capaci di impegnarsi al punto di guardare dentro se stessi.
Al punto di capire che in una società che si trascina un pesante fardello patriarcale, non basta non picchiare una donna per essere migliori.
Occorre prendere consapevolezza del contesto “a misura di maschio” in cui si è cresciuti, e fare uno sforzo, piccolo o grande che sia, per prenderne le distanze.

Perché è così importante il contesto? Perché una certa tolleranza nei confronti anche solo della prevaricazione dell’uomo sulla donna, funziona inevitabilmente come ossigeno per i singoli atti di violenza. E sono infiniti i modi i cui tutti i giorni le donne italiane sono prevaricate.

Solo cambiando il contesto culturale si toglie quell’ossigeno.

Il film e i soggetti stampa della campagna realizzata da cOOkies per Intervita sono il primo passo di molti altri che seguiranno.
Non si cambia un contesto culturale in una settimana.

“Quello che ci ha convinti a lavorare per Intervita è stata proprio la promessa di un impegno di lungo termine su questa battaglia culturale”

Un ringraziamento a Fabio Lovino per scatti e riprese, e a Luca Berardinelli per il montaggio del video.
(Andrea Baldelli Roberto D’agostin e Massimo Guastini)”

Sono una donna

una persona

una guerriera jedi,

come mi ha soprannominato di recente il mio capo 

Quando me l’ha detto sono rimasta perplessa

Poi mi sono ricordata di guerre stellari,

della Forza,

della presenza in ciascuno di noi di luce e di ombra

Della necessità incontrovertibile di saper dosare

queste luci e queste ombre

Sono complessa, come ogni persona

ma sono da sempre una combattente  

Non tollero manipolazioni

non riesco a saltare a priori sul carro dei vincitori

Mi piacciono i cantautori, ma anche tutta la musica leggera, le canzoni d’amore,

la musica classica e quella contemporanea, il jazz e il soul

Amo i film impegnati ma anche le commedie e i film romantici

Leggo il manifesto ma quando vado dal parrucchiere

leggo l’oroscopo di tutte le riviste femminili che trovo 

Sono una donna 

mi piace esserlo, mi piace essere femminile,

adoro le fragranze orientali, amare

mi piace da morire esaltare le labbra col rossetto

penso che la magia e il mistero abbiano un ruolo non indifferente nella vita di ciascuno,

Quando mi gira metto anch’io

tacchi alti, calze a rete o nere con la riga dietro

Non sono moralista, non ho nemmeno da combattere con principi cattolici

Mi sento libera di essere

Ma credo fermamente che i giochi seduttivi ed erotici

appartengano al privato

e non possono essere manipolati

per rappresentare la figura femminile

rendendo appetibile la donna solo su questo versante

I risultati sono visibili a tutti

Gli uomini e le donne, le ragazze e i ragazzi non sono più capaci di avere relazioni affettive sane

Gli stessi bambini e bambine

sono manipolati quotidianamente dalla pubblicità, dalle fiction, da tutto un complesso di comunicazione sessista

che mina la loro serena crescita emotiva

Quindi non finirò mai di discutere di tutto questo

Perché l’amore non è questo 

L’amore è un’altra cosa

Il cielo di ottobre non è di un colore solo.

Ha mille sfumature: è azzurro, celeste, turchese, blu cobalto, ed è pieno di luce.

La luce nelle giornate di sole è calda, trasparente, esalta i colori del cielo e degli alberi, che si ammantano di mille sfumature, anche loro, di verde, di giallo, di marrone e di rosso.

Ottobre è il mese in cui sono nata ed inspiegabilmente, o forse no, ogni volta, ogni anno in questo periodo mi sento bene.

Quest’anno poi mi sento particolarmente bene

Venerdì mattina sono andata al consultorio per fare il pap-test

Non so perché, ma è stato molto doloroso

Forse perché non ero emotivamente abbastanza predisposta ad eseguire il prelievo e invece mi sembrava di essere tranquilla

Evidentemente ci sono angoli che restano segreti anche quando ci sembra di essere arrivati a conoscerci bene.

Uscendo dall’ambulatorio, mentre stavo indossando il giaccone una ragazza mi saluta calorosamente

E’ Fatima, una ragazza rom compagna di scuola di mia figlia dalla scuola materna fino alle medie inferiori

Alle medie purtroppo i ragazzi rom si perdono strada facendo ed anche  Fatima lasciò la scuola in seconda media, dopo che qualcuno, durante il tragitto da scuola al campo , l’ aveva importunata e per questo fu ricoverata in ospedale.

Io e Ire siamo state le uniche della classe ad andare a trovarla in ospedale.

Dopo questa storia Fatima non volle più tornare a scuola

Ed io  per questo sono stata arrabbiata per molto tempo perché lei era piena di curiosità, di entusiasmo, di voglia di vivere

Ma negli occhi della ragazza che venerdì mi ha salutato non c’era traccia di tutta questa possibilità di vita

Oggi Fatima ha tre figli ed ha 22 anni, come mia figlia e i suoi grandi occhi nocciola sono spenti

L’ho abbracciata forte, le ho detto che le voglio bene e le ho lasciato il numero del mio cellulare, dicendole di chiamarmi per qualsiasi motivo.

Mi ha richiamato a fine mattinata dicendomi di aiutarla a trovare lavoro e subito mi è venuto in mente un episodio di diversi anni fa

Ero in autobus, stavo andando al lavoro e l’autobus era pieno di gente.  A un certo punto salgono due giovani donne rom e tutti cominciano ad agitarsi, nessuno le vuole accanto e qualcuno comincia a dirgli di scendere ed io non ce l’ho fatta a star zitta e in difesa di quelle donne, rivolgendomi a chi con tono arrogante le aveva aggredite, ho detto “Ma queste ragazze cosa dovrebbero fare al posto di chiedere l’elemosina? Voi glielo dareste un lavoro?” E allora una di loro mi disse “Lascia stare Grazie Ma lascia perdere…”

E adesso mi ritrovo in una situazione simile e diversa nello stesso tempo perché oggi non si tratta solo di usare le parole ma di tramutare le parole in una soluzione concreta: devo assolutamente trovare qualcuno che accolga Fatima e le dia una possibilità, e non sarà certamente facile.

Quanto più la disperazione

e il dolore

gravano sul torbido presente,

tanto più si fa intensa

la bramosia che spinge

verso una vita più bella.

E in quell’autunno la vita quotidiana

offriva occasioni

senza limiti

per passioni ardenti

e puerili fantasie.

(L’autunno del medioevo/ Johan Huizinga)

Piove

Osservo la pioggia cadere attraverso la veneziana

incantata

mentre la voce di Ivano Fossati

mi riempie di immagini sensazioni

emozioni

L’amore fa dolce la pioggia di autunno

l’amore fa dolce tantissime cose

L’amore, come tutto,

ha in sé anche l’esatto contrario

Amore in me per due uomini

Ognuno di loro sa

Sa del mio amore privo di parole per lui

Amore che trattengo ancora

per non farlo morire subito

Perché l’amore dura 

quanto deve durare

http://youtu.be/YxTD0vS9hKA

Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

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