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  1. Foto: In Palestina non c'è solo Hamas, ci sono partiti diversi come in Israele e come in qualsiasi altra parte del mondo. In Palestina ci sono anche forze laiche e anticapitaliste, sicuramente quelle a cui noi ci sentiamo più vicini. Abbiamo chiesto ad Ares, un compagno palestinese, un contributo per la pagina che pubblichiamo con grande piacere. </p><br />
<p>«Il più grande colpevole di quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente il capitalismo. E tutti i suoi figli, sionismo, colonialismo, nazionalismo, li trovi sempre lì a distribuire disuguaglianza, morte, distruzione e profitti per pochi. </p><br />
<p>Perché non sono gli ebrei che bombardano Gaza, ma idioti che si nascondono dietro un’idea di nazionalismo religioso, che si chiama sionismo ed è nato 100 anni fa da uomini d’affari che cercavano una terra dove fare uno Stato. Ma gli ebrei già vivevano in Palestina, convivevano con cristiani e musulmani. Ebrei, musulmani e cristiani hanno sempre convissuto in tutto in tutto il mondo arabo, dal Marocco allo Yemen.</p><br />
<p>Ed è sempre la logica del profitto e del nazionalismo che ha portato a credere alla possibilità di due Stati, quella logica che sta alla base degli accordi di pace di Oslo 1994, che di pace non hanno proprio niente.</p><br />
<p>Con gli accordi di Oslo non ha vinto la pace, ma ha vinto il capitalismo. Gli accordi hanno diviso quello che non c’era più da dividere in Palestina. Così adesso esistono tre zone: A, B, C. La prima sotto controllo dell’OLP (in realtà, nell’ultimo mese, l’IDF ha scorrazzato ovunque volesse in tutti i villaggi palestinesi), una zona B sotto controllo congiunto e la zona C completamente israeliana. Qui Israele continua a costruire le sue colonie in casa d’altri. Questi accordi garantiscono anche che il controllo dell’ingresso in Palestina sia fatto da soldati con la stella di David, la moneta è lo sheqel di Tel Aviv, la corrente elettrica la devi comprare da Tel Aviv, gli stessi fondi dell’OLP possono essere manovrati da Israele.</p><br />
<p>Questa macchina ha creato il colonialismo dei Territori, a vantaggio dei dirigenti dell’OLP che, come avviene in ogni regime coloniale e anche nella povera e arretrata Palestina, sono diventati classe medio-borghese. Quella dei privilegiati, che se ne sta a Ramallah lontano dai conflitti. Quella che per tutelare i suoi privilegi ha svenduto tutto e non vede, o forse non vuole vedere, cosa succede a pochi chilometri. Così ci si è trovati ad avere uno Stato di Palestina dove il governo non combatte il suo peggior nemico, il sionismo, ma l’appoggia; dove non arriva la repressione dell’IDF arrivano i soldatini di Abbas, la resistenza è stata quasi completamente smantellata, tutti sacrifici in cambio di  nulla. Perché mentre si reprime in Cisgiordania, il sionismo continua a costruire, a rubare terre, umiliare, uccidere e arrestare.</p><br />
<p>La divisone palestinese è dovuta a ragioni politiche che si intrecciano con quelle economiche. In una struttura sociale dove la disoccupazione è alta e il più grande datore di lavoro è lo stesso Stato con ministeri, scuole, burocrazia… se sei di un partito lavori e mangi, se non lo sei non mangi (vedi l’adesione allo sciopero generale, quando vinse Hamas nel 2006: la Palestina si blocco perché Israele non pagava gli stipendi e tutti i funzionari pubblici sono di Fatah).</p><br />
<p>Quello che sta succedendo a Gaza e il risultato di non voler chinar la testa, i gazawi sono per la maggior parte profughi, di ogni guerra che ha devastato la Palestina. Qua non ci sono zone A, B e C, è tutto un grande ghetto: 36 km quadrati, quanto un comune di 200000 abitanti in Italia, solo che ci vivono quasi 2 milioni di persone. A Gaza non si sta punendo Hamas perché lancia i razzi: parlare di Hamas, vuol dire che ci si è fatti lobotomizzare una parte del cervello dai giornali. Hamas non è solo un partito, è anche una parte della società palestinese. </p><br />
<p>Punire Hamas a Gaza è una bugia, perché tutte le fazioni politiche hanno il loro braccio armato e tutte combattono per la resistenza, che sia Hamas, Jihad Islamica, Al Fath, il Fronte Popolare, tutti combattono, tutti lanciano i razzi, tutti resistono. Questa non è guerra: è resistenza. L’autodeterminazione di un popolo che non vuole essere schiavo di un altro, se ci sta simpatico il 25 aprile in Italia, dovremmo sostenere anche questa lotta. </p><br />
<p>I motivi veri di questa nuova macelleria, possono essere tantissimi: dallo sfruttamento delle risorse idriche e minerarie del territorio, alla pulizia etnica per ridurre in maniera drastica un popolazione che cresce al ritmo del 4% annuo, una rioccupazione del territorio che Israele ha lasciato nel 2005. </p><br />
<p>Quello che accade oggi a Gaza non è diverso da piombo fuso, solo che ci sono più internazionali a testimoniare che cadono le bombe, mentre con piombo fuso c’era solo Vik, Vittorio Arrigoni, a raccontarci con gli occhi pieni di lacrime quello che succedeva. </p><br />
<p>Il vero problema della Palestina e che a nessuno importa dei palestinesi, noi comunque restiamo umani, alzando le dita in segno di vittoria perché resistiamo, che sia in Palestina, in Libano, in Giordania, in qualsiasi parte del mondo dove sono esuli, sappiamo qual è la parte della barricata dove dobbiamo stare.»” width=”503″ height=”316″ /><span style=In Palestina non c’è solo Hamas, ci sono partiti diversi come in Israele e come in qualsiasi altra parte del mondo. In Palestina ci sono anche forze laiche e anticapitaliste, sicuramente quelle a cui noi ci sentiamo più vicini. Abbiamo chiesto ad Ares, un compagno palestinese, un contributo per la pagina che pubblichiamo con grande piacere.

    «Il più grande colpevole di quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente il capitalismo. E tutti i suoi figli, sionismo, colonialismo, nazionalismo, li trovi sempre lì a distribuire disuguaglianza, morte, distruzione e profitti per pochi.

    Perché non sono gli ebrei che bombardano Gaza, ma idioti che si nascondono dietro un’idea di nazionalismo religioso, che si chiama sionismo ed è nato 100 anni fa da uomini d’affari che cercavano una terra dove fare uno Stato. Ma gli ebrei già vivevano in Palestina, convivevano con cristiani e musulmani. Ebrei, musulmani e cristiani hanno sempre convissuto in tutto in tutto il mondo arabo, dal Marocco allo Yemen.

    Ed è sempre la logica del profitto e del nazionalismo che ha portato a credere alla possibilità di due Stati, quella logica che sta alla base degli accordi di pace di Oslo 1994, che di pace non hanno proprio niente.

    Con gli accordi di Oslo non ha vinto la pace, ma ha vinto il capitalismo. Gli accordi hanno diviso quello che non c’era più da dividere in Palestina. Così adesso esistono tre zone: A, B, C. La prima sotto controllo dell’OLP (in realtà, nell’ultimo mese, l’IDF ha scorrazzato ovunque volesse in tutti i villaggi palestinesi), una zona B sotto controllo congiunto e la zona C completamente israeliana. Qui Israele continua a costruire le sue colonie in casa d’altri. Questi accordi garantiscono anche che il controllo dell’ingresso in Palestina sia fatto da soldati con la stella di David, la moneta è lo sheqel di Tel Aviv, la corrente elettrica la devi comprare da Tel Aviv, gli stessi fondi dell’OLP possono essere manovrati da Israele.

    Questa macchina ha creato il colonialismo dei Territori, a vantaggio dei dirigenti dell’OLP che, come avviene in ogni regime coloniale e anche nella povera e arretrata Palestina, sono diventati classe medio-borghese. Quella dei privilegiati, che se ne sta a Ramallah lontano dai conflitti. Quella che per tutelare i suoi privilegi ha svenduto tutto e non vede, o forse non vuole vedere, cosa succede a pochi chilometri. Così ci si è trovati ad avere uno Stato di Palestina dove il governo non combatte il suo peggior nemico, il sionismo, ma l’appoggia; dove non arriva la repressione dell’IDF arrivano i soldatini di Abbas, la resistenza è stata quasi completamente smantellata, tutti sacrifici in cambio di nulla. Perché mentre si reprime in Cisgiordania, il sionismo continua a costruire, a rubare terre, umiliare, uccidere e arrestare.

    La divisone palestinese è dovuta a ragioni politiche che si intrecciano con quelle economiche. In una struttura sociale dove la disoccupazione è alta e il più grande datore di lavoro è lo stesso Stato con ministeri, scuole, burocrazia… se sei di un partito lavori e mangi, se non lo sei non mangi (vedi l’adesione allo sciopero generale, quando vinse Hamas nel 2006: la Palestina si blocco perché Israele non pagava gli stipendi e tutti i funzionari pubblici sono di Fatah).

    Quello che sta succedendo a Gaza e il risultato di non voler chinar la testa, i gazawi sono per la maggior parte profughi, di ogni guerra che ha devastato la Palestina. Qua non ci sono zone A, B e C, è tutto un grande ghetto: 36 km quadrati, quanto un comune di 200000 abitanti in Italia, solo che ci vivono quasi 2 milioni di persone. A Gaza non si sta punendo Hamas perché lancia i razzi: parlare di Hamas, vuol dire che ci si è fatti lobotomizzare una parte del cervello dai giornali. Hamas non è solo un partito, è anche una parte della società palestinese.

    Punire Hamas a Gaza è una bugia, perché tutte le fazioni politiche hanno il loro braccio armato e tutte combattono per la resistenza, che sia Hamas, Jihad Islamica, Al Fath, il Fronte Popolare, tutti combattono, tutti lanciano i razzi, tutti resistono. Questa non è guerra: è resistenza. L’autodeterminazione di un popolo che non vuole essere schiavo di un altro, se ci sta simpatico il 25 aprile in Italia, dovremmo sostenere anche questa lotta.

    I motivi veri di questa nuova macelleria, possono essere tantissimi: dallo sfruttamento delle risorse idriche e minerarie del territorio, alla pulizia etnica per ridurre in maniera drastica un popolazione che cresce al ritmo del 4% annuo, una rioccupazione del territorio che Israele ha lasciato nel 2005.

    Quello che accade oggi a Gaza non è diverso da piombo fuso, solo che ci sono più internazionali a testimoniare che cadono le bombe, mentre con piombo fuso c’era solo Vik, Vittorio Arrigoni, a raccontarci con gli occhi pieni di lacrime quello che succedeva.

    Il vero problema della Palestina e che a nessuno importa dei palestinesi, noi comunque restiamo umani, alzando le dita in segno di vittoria perché resistiamo, che sia in Palestina, in Libano, in Giordania, in qualsiasi parte del mondo dove sono esuli, sappiamo qual è la parte della barricata dove dobbiamo stare.»

     

Originally posted on scegli:

Petizione FattoQuotidiano Ladri di democrazia

Ricordi quello che dicevamo qualche anno fa?

Ci siamo arrivati. Al buio dietro l’orizzonte, alla deriva senza ritorno, alla guerra di classe, al regime autoritario.

Prendi la recessione economica provocata dall’Europa e dall’euro, la svolta negli equilibri del potere, un’informazione di regime nelle mani delle classi dominanti, la peggiore classe politica mai vista in Italia, ciò che rimane degli italiani dopo vent’anni di declino culturale e sociale. Cosa ottieni?

No, non è così tragica, non lo è mai, e non abbiamo toccano il fondo. La strada è ancora lunga. Quello che vediamo oggi è il tentativo dell’uomo finto-nuovo non eletto dal 40% degli elettori e della vecchia politica corrotta e illegittima di cambiare una finta democrazia in un regime autoritario. In questi giorni estivi le leggi proposte in parlamento, imposte dalla maggioranza dei vecchi partiti, finta-destra e finta-sinistra insieme, mirano a consegnare di fatto il potere nelle mani dei vertici…

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Originally posted on Al di là del Buco:

intifada bambina

Da Incroci de-generi:

Sull’uso di quel micidiale dispositivo di potere e di assoggettamento che è il genere e sulla retorica “donneebambini” nella narrazione della Guerra al Terrore, la traduzione di un articolo di Maya Mikdashi pubblicato da Jadaliyya.

Maya Mikdashi ha conseguito un dottorato presso il Dipartimento di antropologia della Columbia University. E’ co-direttora del film documentario About Baghdad. Attualmente svolge ricerca e dirige il Centro Studi sul Medio Oriente al NYU Kevorkian Center. Mikdashi è inoltre co-fondatrice ed editora di Jadaliyya, rivista elettronica prodotta dall’Arab Studies Institute. Tutt* i collaboratori e le collaboratrici di Jadaliyya, accademici, giornalisti, attivisti e artisti dal e sul Medio Oriente, svolgono per la ezine attività volontaria e non retribuita.

Possono gli uomini palestinesi essere vittime? La genderizzazione della guerra di Israele contro Gaza

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Originally posted on Triskel182:

VauroOgni volta che parla Renzi, si ha sempre l’impressione del déja vu, anzi del déjà entendu. Effetto singolare, per uno che voleva cambiare tutto e rottamare tutti, per uno che spara raffiche di tweet e hashtag con la parola rivoluzione. L’altra sera si è detto contrario alla “dittatura della minoranza” solo perché le opposizioni vorrebbero discutere la riforma della Costituzione in tempi ragionevoli, non in una settimana. Chissà quanto si è spremuto le meningi per trovare un calembour che ricacciasse l’accusa di autoritarismo in gola a chi gliela lancia. E chissà com’era soddisfatto quando l’ha trovato. Purtroppo, come tutto quel che dice, anche questo l’aveva già detto Berlusconi. Era il 29.4.2006, all’indomani della vittoria risicata di Prodi: “È in atto una dittatura della minoranza”. Lo ripetè l’ex camerata Gennaro Malgieri il 13.8.2010, dopo la fuoruscita dei finiani dal Pdl: “No alla dittatura delle minoranze”. E il 13 dicembre 2010 lo…

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Originally posted on Triskel182:

Renzi-Berlusconi

CONFLITTO D’INTERESSI INFINITO, BERLUSCONI HA PRETESO E OTTENUTO: PIANO DELLE FREQUENZE FAVOREVOLE, DIRITTI TV CALCIO E TETTI PUBBLICITARI FANTASMA.

L’ultimo, decisivo contatto c’è stato nelle ore di sospensione di giovedì scorso a Palazzo Madama, prima dei tumulti e del corteo al Quirinale. Al telefono Matteo Renzi e il suo amico Denis Verdini, lo sherpa berlusconiano dell’inciucio sulle riforme: “Denis, non ci sono alternative al contingentamento, voi ci siete?”. “Matteo, non ti preoccupare, lo voteremo”. E così è stato. Anche se, quando poi è toccato al capogruppo azzurro al Senato, Paolo Romani, spiegarlo in aula, decine di forzisti sono andati via per protesta. È il patto del Nazareno, bellezza, e nessuno può farci nulla. Nel marzo scorso, al Fatto, il socialista Rino Formica, non Beppe Grillo, lo definì il patto scellerato Bierre “che sta smontando pezzi di Costituzione come nemmeno Mussolini, Napolitano sa che è un golpe?”. Parole sempre più attuali.

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Originally posted on Un altro genere di comunicazione:

Nel 1995 si svolgeva a Pechino, la IV Conferenza mondiale sulle donne che individuava svariate aree critiche, chiedendo ai vari Paesi, un lavoro di verifica quinquennale, per illustrare e fare il punto sulla situazione, riguardo alle aree di intervento individuate in quella sede.

pechino

Anche il nostro Paese, dunque, è stato chiamato, quest’anno, a fare rapporto.

Inizialmente il Dipartimento per le Pari Opportunità aveva chiesto ad alcune realtà della società civile, da sempre attente, per diverse ragioni, alle tematiche “di genere”, di impegnarsi per realizzare un lavoro in comune.

Però, inaspettatamente, in giugno, il Governo, senza avvisare chi da tempo si era messo al lavoro, ha inviato un proprio rapporto (che potete trovare qui).

Il Rapporto governativo risulta non risulta del tutto attendibile, anzi: parziale e approssimativo non riporta quasi mai le fonti, talvolta si riferisce ad azioni intraprese prima del quinquennio in oggetto e soprattutto non analizza in maniera…

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Originally posted on Triskel182:

the_p2_brothers

“Berlusconi: ‘Non m’importa del Senato, accordo con Renzi è su Italicum e giustizia’. Sono di oggi queste rivelazioni che confermano quanto diffuso dal bollettino di Forza Italia “Il Mattinale” del 23 luglio a firma del capogruppo forzista Renato Brunetta che ricorda testualmente che”nel Patto del Nazareno c’è la riforma della Giustizia”. Ora capiamo perfettamente lo stop alla nuova legge anti-corruzione nata su basi parlamentari (dove in commissione giustizia al Senato il Pd con Felice Casson in prima linea ed il M5S stavano lavorando positivamente da mesi ) e questa primavera lo stravolgimento del 416 ter (reato di scambio elettorale politico-mafioso) alla Camera con l’abbassamento delle pene votato insieme da Pd, Forza Italia e Nuovo Centro Destra, che ha distrutto quanto di buono costruito mesi prima al Senato con il voto di M5S-Pd-Sel-Lega.

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Originally posted on Al di là del Buco:

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Alcune reazioni indignate delle femministe all’iniziativa #WomenAgainstFeminism le ho descritte QUI. Ora vi segnalo l’esistenza della pagina facebook che corrisponde all’hashtag e che in un paio di giorni ha già beccato qualcosa come 15.000 Like.

Altre e prevedibili reazioni, da parte di donne che non si sono fatte due sole domande in proposito, sono quelle di Lorella Zanardo, che dice di saper parlare con le giovani donne ma dell’umore delle giovani donne deve aver frainteso un po’ di cose. La Zanardo per indurre l’indignazione più indignazione che c’è ha messo sul piatto della bilancia la storia di una bambina di 8 anni che in India è stata stuprata e impiccata. Nella migliore tradizione neocolonialista esorta alla necessità dell’esistenza del femminismo perché serve in quel posto lì. Poi, sempre perché lei sa parlare con le giovani donne, tanto per strafare, chiama le tante ragazze che stanno postando l’hashtag #WomenAgainstFeminism “deficienti”. Direi che ce…

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Originally posted on Triskel182:

Efficienza energeticaIl Decreto Legge 91/2014, in corso di approvazione al Senato,  include la parte energetica, il c.s. “taglia-bollette”, il cui scopo è quello di ridurre del 10% il costo della bolletta per le PMI. Esso prevede vari interventi, tra cui quelli sulle fonti rinnovabili, di cui si è parlato molto e spesso.

Ma c’è anche l’art. 24 che prevede un grave, assurdo ed illogico aumento dei costi energetici per gli auto-produttori.

L’intervento peraltro avviene a meno di 6 mesi dalla tanto attesa definizione del quadro regolatorio per tali sistemi che la legge aveva stabilito nel 2008.

Ma chi sono gli auto-produttori? Sono coloro che, a causa della gravità del problema del costo energia, si sono attrezzati per produrre energia in proprio, nel tentativo di ridurre la bolletta tramite la tecnologia della cogenerazione (una BAT secondo la UE!) e  investendo per migliorare le performance ambientali dell’azienda.  Si tratta di una tassa sbagliata…

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Originally posted on Triskel182:

CameraÈ un maquillage contabile il taglio di spesa annunciato dalla Camera dei deputati. Spieghiamo i meccanismi di ragioneria creativa adottati che danno al contribuente l’illusione -solo l’illusione!- di un risparmio dei suoi soldi.

Contrariamente a quanto pubblicizzato, il costo effettivamente sopportato dal  contribuente per far funzionare la Camera nel 2013 è diminuito in modo permanente di un’ inezia, 4 milioni. E la spesa per deputati è aumentata di ben 10 milioni.   

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Terra Santa Libera

Il folle progetto sionista sará realizzato con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

noisuXeroi

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dalla parte delle bambine

unaeccezione

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