Archive for marzo, 2010


Vivere

 

Hai urgenza di scrivere
Come chi è in ritardo sulla vita
Abbeverati alle tue fonti
E affrettati
Affrettati a trasmettere

La tua parte di meraviglioso di ribellione di amore
In effetti sei in ritardo sulla vita
La vita inesprimibile
La sola in fin dei conti alla quale accetti di unirti
Quella che ti è rifiutata ogni giorno dagli esseri e dalle cose
Di cui ottieni a stento qui e là qualche scarno frammento

Al termine di battaglie senza ricompense
Al di fuori tutto è agonia sottomessa grossolana fine
Se incontri la morte durante le tue fatiche
Accoglila come la nuca sudata si consola col fazzoletto fresco
E piegandoti
Se vuoi ridere
Offri la tua sottomissione
Mai le armi
Sei stato creato per dei momenti poco comuni
Modificati e sparisci senza rimpianto
Con soave rigore
La liquidazione del mondo si propaga quartiere dopo quartiere
Senza interruzione
Senza smarrimento

Disperditi con la polvere
Nessuno saprà la vostra unione 

Poesia Francese 

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Primavera

Che bella giornata! Si sente che c’è un’aria diversa! Ed anche se c’è stato molto vento sono stata immensamente felice di camminare vicino al fiume col vento che mi accarezzava. Lo stesso vento che increspava la superficie dell’acqua e le piccole colline di erba cresciuta troppo, vicino alla riva del fiume.
Una danza leggera e dolce.
E mi sono tornate in mente altre senzazioni legate al vento.
Ho sentito come allora quella sottile brezza della sera in spiaggia che dopo una giornata di sole faceva venire i brividi!
E ho sentito anche il profumo del mare.
Come mi piaceva attardarmi sulla spiaggia quando tutti se ne erano già andati! Che luce ambrata si diffondeva!
Ero una ragazzina di 15/16 anni e mia madre si disperava a chiamarmi, ma io non la stavo a sentire.
Mi accoccolavo sulla sabbia ancora tiepida e stavo a guardare il mare col sole che ci tramontava dentro.
E sarei rimasta li chissà per quanto tempo, ma poi il sole spariva.
Ma che emozione dentro! Mi pareva di avere il mondo dentro di me!
E questi miei ricordi non sono di nostalgia ma di gioia perchè quel mondo è sempre dentro di me, 
ancora oggi.                         
Ire è tornata! Sono arrivati alle undici e mezza sabato sera. Tutti accaldati e sorridenti, dopo la settimana in Germania.
Siamo rimaste a parlare in macchina, sotto casa fino all’una! Mi ha raccontato delle città visitate, dei musei, delle nottate senza dormire, delle incazzature e delle emozioni nell’essere dove c’era prima il muro e nel trovarsi in una piazza piena di parallelepipedi collocati su diversi piani a formare un labirinto percorribile, in memoria delle vittime dell’olocausto e del cuore in gola nel trovarsi in una stanza del museo sulle vittime con a terra un bassorilievo con scolpiti tanti visi e non poter evitare di camminarci sopra!
 
Come ogni volta, dopo un periodo più o meno lungo di distacco, accade la stessa cosa: mi trovo a guardare Ire e la vedo diversa, vedo davanti ai miei occhi meravigliati una donna sempre più consapevole di sè e continuo a guardarla ammirata e starei a sentirla parlare per ore, anche perchè lei è un fiume in piena e anche se la stanchezza la porta via non accenna a smettere di parlare!
 
Sono felice che lei ci sia, anche se e soprattutto perchè è già nella sua strada, nel suo percorso di vita e sono contenta che sappia affrontarlo con le sue forze, con l’amore che ha dentro di sè, con l’onestà che la contraddistingue da sempre, con l’intraprendenza della sua età.
 
Le voglio un bene immenso, infinito……………………………………   

La censura sul mondo del lavoro!

La cancellazione degli operai che il lavoro l’hanno perso e lo continuano a perdere!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  

Stupenda nottata  "RAI PER UNA NOTTE"

Grande Michele Grande Monicelli Grande Luttazzi Grande Milena Grande Gad Grande Iacona Grande Benigni Grande Cornacchione

 

Grandissime le OPERAIE della omsa 

   

 

  
  

MINA “Volami nel cuore”

La primavera dei nostri corpi  

 

http://www.ilcorpodelledonne.net

  

  

20 mar 2010

                                                                                                                                    

 

 

                                                                                                                           


Da piccola mi piaceva molto andare in bicicletta, mi dava un senso di libertà che ancora oggi provo. Pedalavo veloce e cadevo spesso: mia madre mi disinfettava le ferite con l’alcool, che bruciava tantissimo, e intanto mi intimava di stare più attenta: mi sarebbero rimaste in altro modo delle brutte cicatrici a ricordo delle mie scorribande.

Aveva ragione, i segni sono lì, non così brutti in verità. Sono tra le parti del mio corpo che amo di più: piccole cicatrici che negli anni hanno svolto la funzione di sentinelle: quando la vita diveniva ripetitiva, quando qualche gabbia spalancava le sue porte pronta ad acchiapparmi, una passata veloce sulle ginocchia, di nascosto, sotto le gonne,a volte  sopra le calze, e tornava forte la sensazione delle mie pedalate in libertà, delle mie fughe in autonomia: cicatrici piene di vita. E le gabbie restavano vuote, io ero già altrove.

Vediamo ciò che vogliamo vedere: scherzo spesso con  la mia amica Laura afflitta a volte per una piccola macchia che le pare deturpare il suo bel volto o per un piccolo segno che interrompe il biancore delle sue mani: vuole da me rassicurazioni che quei segni non siano troppo evidenti: ma io i segni, finché lei non me li indica, non li vedo. Sul serio. Mi colpiscono altri dettagli e anzi a volte mi pare che quella sua uniformità di colorito tanto ambita abbia un ché di mortifero, un’assenza di vita.

Allattare è stata una delle esperienze più intense della mia vita. Non voglio scrivere un panegirico sulla mistica della maternità. Parlo proprio dell’uso del corpo per nutrire un altro essere umano. Potente. A volte era dolorosissimo, a volte non ne potevo più dalla fatica, a volte mi sentivo braccata chiusa in casa per rispetto ai ritmi delle poppate! Ma è un’esperienza di Pienezza e di Vita furiosa. Il corpo che viene usato: questo mi piace. Corpo che serve ad altri, che usi per placare la fame altrui. “Non allatto per non sciupare il seno” senti talvolta dire. Ma il seno serve ad allattare e sarebbe come dire che non cammini per non consumarti le ossa delle gambe. E se la paura nascosta è quella di non piacere più ad un uomo con un seno vissuto, che dire? Ci saranno moti altri uomini che ameranno una donna viva e non una semplice rappresentazione di donna.

Penso a quelle che sono state le esperienze più intense della vita e metto sullo stesso piano quella della maternità e certe notti passate a ballare, quando il corpo é vibrante di vita, quando la consapevolezza di essere viva nasce proprio dal corpo e divento consapevole dell’enorme potenza rivoluzionaria che posso agire. E’ dal corpo che nasce il cambiamento.

Sono dalla parte delle molte ragazze che oggi reclamano il corpo come veicolo di espressione e di rivoluzione. E’ con loro che voglio stare.

Lo scempio televisivo è l’annullamento di questo enorme potere insito nel nostro corpo , pornografia spicciola per ingabbiarci e domarci. E dalla Chiesa mi aspetto, ci aspettiamo una nuova interpretazione delle Scritture che allontani definitivamente il senso di peccato collegato al nostro corpo, al corpo delle donne. Definitivamente e per sempre.

Come abbiamo già discusso, i cambiamenti profondi necessitano di tempo, proprio come fu per il Duomo di Milano e il suo committente Gian Galeazzo Visconti che morì avendo visto solo una guglia: però ora noi il Duomo ce l’abbiamo.

Se guardo le ragazzine e i ragazzini mi pare che il cambiamento sia già iniziato. Noi intanto lavoriamo per loro.

(nella foto la ballerina Barbara Toma, http://www.barbaratoma.com)

 Lorella Zanardo

 

        elena m. 24 marzo 2010, 23:41

La mia fisicità sono io, il mio corpo sono io. Incredibilmente ho avuto da sempre un buon rapporto col mio corpo anche se appena nata mi è stata diagnosticata la sindrome di Kippeld-Field: le vertebre del mio collo non presentando cartilagene risultano fuse tra di loro. Non mi sono mai sentita diversa e da sempre mi meraviglio se per la strada mi fissano. Durante la gravidanza tanti occhi sconcertati si sono fermati su di me. Ma io non ci facevo caso più di tanto, tanto ero felice e tanto mi sentivo bene e mi sentivo bella. E’ nata mia figlia, che oggi è una giovane donna, (”normale”, anzi oserei dire bella, che naturalmente invece si sente brutta, ossessionata come è dal bombardamento mediatico, a cui non riesce a sottrarsi, anche se ne è consapevole) Per me l’allattamento è stato molto faticoso fisicamente, ma emotivamente è stato meraviglioso. Allattare è una sensazione fisica coinvolgente, molto! E’ molto di più che una sensazione erotica e, almeno nel mio caso, quando succede che è il bambino a rifiutare il seno perchè il latte non è più di sostanza, la delusione è immensa! Non ho mai pensato che il seno si sciupasse ed in effetti non si è poi così sciupato, è un seno vissuto, come il viso, le mani e tutto il resto. Per me i segni del tempo sono importanti, raccontano chi siamo, raccontano la nostra vita. Nel bene e nel male penso che sia indispensabile avere delle relazioni il più possibile oneste e quindi presentarsi agli altri con la nostra faccia, col nostro corpo, è la cosa migliore che si possa fare.

 

 

 

 

Donna

 

Nessuno può immaginare

 Quel che dico quando me ne sto in silenzio

Chi vedo quando chiudo gli occhi

Come vengo sospinta quando vengo sospinta

Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

Nessuno , nessuno sa

Quando ho fame quando parto

Quando cammino e quando mi perdo,

nessuno sa che per me andare è ritornare, e ritornare è indietreggiare

che la mia debolezza è una maschera e la mia forza è una maschera

e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere

Ed io glielo lascio credere

E creo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione

E ringraziassi e obbedissi

Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro

Sono libera nella vittoria e nella sconfitta

La mia prigione è la mia volontà!

La chiave della prigione è la loro lingua

Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio

E al mio desiderio non impartiscono ordini.

Sono una donna.

Credono che la mia libertà sia loro proprietà

Ed io glielo lascio credere

E creo.

Joumana Haddad

 

Donna

 

 

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