Archive for settembre, 2012


DESIDERIO

“Gli attori possono recitare mille poesie. Ma io so solo te a memoria. Ci sono laghi e fiumi nel Gran Canyon da vedere ma io voglio esplorare la fossetta che hai ai lati della bocca.”                                                   

Giulia Carcasi,  Io sono di legno

“Ci sono cose che non si possono spiegare a parole. Vanno spiegate a baci.”                                                   

M. Celli

Un'altra Donna. L'impudenza dello sguardo.

Lorella Zanardo  – foto © Laura Albano 2012

“Voglio che mia figlia esista”, ci ha detto una madre con la figlia in tv alla fine di un dibattito: perché insieme alle immagini televisive è passato qualcosa di molto più subdolo e grave, è passata l’idea che: “se non appari non esisti”. I corpi televisivi, è bene ricordarlo, non hanno nulla di liberato, trasgressivo, innovativo (…) Un altro corpo è possibile, oltre a quello imposto dalla dittatura dei media, io ne sono certa. E’ anche attraverso la liberazione dei corpi, oggi incatenati e resi fragili, e così più inclini alle leggi del mercato, che daremo avvio a un reale cambiamento, poiché questa prigionia trentennale ha bloccato un’energia che potrebbe in futuro essere formidabile.

Dal nuovo libro di Lorella Zanardo, “Senza chiedere il permesso” .

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Ex UAGDC

Facciamo il conto alla rovescia: domani 26 settembre esce nelle librerie il nuovo libro di Lorella Zanardo: “Senza chiedere il permesso” dopo  il libro “il corpo delle donne” e il documentario omonimo che ha raccolto milioni di visite.

Io ho avuto l’onore di leggerlo prima della pubblicazione e mi è piaciuto tantissimo, infatti mi impegnerò a diffonderlo perché non solo è un contributo importantissimo ma è un libro che si rivolge alle generazioni più giovani per un tema così importante, quello di incoraggiare le future generazioni a cambiare il mondo che le generazioni precedenti hanno distrutto e stanno distruggendo, arrivando al culmine con la crisi economica.

Il nuovo libro non si pone solo come critica al sessismo veicolato dai mezzi di comunicazione ma anche al regno dell’effimero, del falso, dello stereotipato che da anni va avanti nel piccolo schermo, senza più tenere conto dei diritti dei cittadini…

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GIOIA INFINITA

Il 19 settembre scorso non è stata affatto una bella giornata

Al lavoro non ho fatto in tempo ad arrivare che subito ho avuto uno scontro piuttosto acceso con una collega arrogante e maleducata ed anche se ho cercato di farmela scivolare addosso ormai la giornata era avvelenata ed oltrettutto ha piovuto ininterrottamente tutto il giorno!

Ed infine, se non fosse morta di tumore ai polmoni all’età di 47 anni, mia zia, la zia che per me è stata mia madre nei primi tre, quattro anni di vita, il 19 settembre avrebbe festeggiato il compleanno… 

Sono rientrata a casa tardi, sfinita. Mia figlia non c’era ancora e ho tirato un sospiro di sollievo perchè avrei avuto il tempo di rilassarmi un pò prima di rimettermi al lavoro.

Mentre entro in cucina, sul lavello vedo posata a sgocciolare la ciotola che di solito usiamo per fare i dolci, vicino vedo anche le formine per i biscotti e penso: Ire ha fatto i biscottti, ma quando se stamattina quando l’ho salutata per andare al lavoro sembrava che dovesse uscire anche lei dopo poco.

E per chi li ha fatti?

Mi giro e vedo al centro della tavola un sacchetto trasparente con un fiocco rosso e una piccola pinza di legno con un minuscolo cuore di pannolenci rosso, pieno di piccoli cuori, farfalle e stelle e rombi di biscotti.

Sul biglietto “Per mamma” 

“Per quando al lavoro vuoi qualcosa di dolce”   

Nello stesso istante in cui ho letto il biglietto quella giornata, tutta da dimenticare, è sparita.

Si è dissolta grazie a questo piccolo grande regalo.

Un dono diverso da tutti i regali ricevuti da Irene bambina

Perchè quando si è bambini la mamma è al centro del nostro mondo ed è quindi spontaneo ricoprirla di attenzioni e farle piccoli regali fatti da noi.

Ma il regalo di una figlia adulta è un regalo pensato, pieno di significato perchè è stato fatto espressamente a te e non per adempiere ad una scontata ricorrenza

E il cuore si riempie di gioia e sorridi e ti senti leggera come una farfalla e vorresti che fosse già  a casa per stringerla forte tra le braccia e dirle di quanto l’ami!  

 http://youtu.be/vLeyEEoXTJk

ONESTA’

 

Vulnerabilità come espressione di forza

Perchè l’indicatore più accurato del coraggio è la capacità di mostrarsi vulnerabili.

Permettete che ve lo chieda sinceramente – quanti di voi, onestamente, pensando di fare qualcosa di vulnerabile o di dire qualcosa di vulnerabile, pensano, “Cielo. La vulnerabilità è debolezza. È una debolezza?”

Quanti pensano che vulnerabilità e debolezza siano sinonimi? La maggior parte di voi. Ora vi farò questa domanda: Questa settimana quanti di voi, vedendo la vulnerabilità qui sul palco, hanno pensato che si trattasse di puro coraggio? Vulnerabilità non vuol dire debolezza. Io definisco la vulnerabilità come un rischio emozionale, l’esporsi, l’incertezza. È il carburante della vita quotidiana. E sono arrivata a ritenere – questo è il mio 12° anno di ricerca – che la vulnerabilità è la misura più accurata del coraggio – essere vulnerabili, lasciare che gli altri ci vedano, essere onesti.

Brenè Brown

Da Listening to shame (TED Talks)

http://www.bodythinking.com/it/Capitoli/Relazioni/vulnerabilita.html

Laurin42

Un mondo più verde, un’aiuola alla volta!

*

Il gruppo romano è entrato in azione alle 12.00. Wired.it lo ha visto lavorare la terra e piantare semi per riportare in vita l’ennesimo giardino abbandonato a se stesso

Sono pronti a tutto. D’altro canto questa non è la prima azione del commando. Tuttavia l’obbiettivo è ambizioso, è l’ultimo della stagione. Poi le “armi” verranno deposte. Per lo meno per tutta l’estate, in attesa di un clima più favorevole, l’autunno.

Comunque le “bombe” sono pronte. E loro si sono preparati a lanciarle, lo sanno tutti, questa è gente che non scherza. Improvvisamente silenzioso sbuca anche il capo. Anche se i rivoluzionari verdi, di gerarchie, non vogliono proprio sentirne parlare. Però è lei ad avere la pala in mano… I guerriglia gardening tenteranno, per l’ultimo attacco di primavera, il così detto salto di qualità.

Alle 12.00  è previsto l’attacco. E loro, precisi come…

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La base democratica “Ma dove eravate?”.

A MUSO DURO

E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perchè volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com’è però vi invito a berlo
e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.      

(F.Urzino – P.A.Bertoli)    

http://youtu.be/2kmpxn5jhVg

Giusy Geraci

http://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:44583/

L’inconscio

Pittura, Fantasia / Visionario, Tecnica mista, Tela, 180x133cm, 2009
Un’esplosione di colori, la profondità dentro di noi.

 

 

La filosofa e psicoanalista Luce Irigaray ha partecipato ieri al seminario organizzato all’Università di Verona dalla comunità filosofica femminile Diotima.

Tema del seminario: Tra filosofia e psicoanalisi: l’inconscio.

Titolo dell’intervento di Irigaray: L’incertezza della coscienza.

Qui traggo dai miei appunti, al meglio che posso.

 

“Ho potuto “uscire” dalla psicoanalisi solo perché avevo un background filosofico. In caso diverso sarebbe stato difficile fuoruscire da quel labirinto.Vorrei partire da tre domande: 1. quali questioni Sigmund Freud ha posto alla cultura occidentale? 2. quali questioni invece ha omesso di porre?  3. è indispensabile fare riferimento all’esistenza di un inconscio, o si tratta di un prodotto della nostra cultura?

1. Sigmund Freud ha messo in forse la certezza della coscienza, certezza che sta alla base della cultura occidentale. Per la cultura greca la coscienza si basa sulla capacità di percepire il mondo e di organizzarlo e tradurlo in parole giuste. Nel poter fare un discorso, nel logos. Con Cartesio la coscienza diventa altro, la sua certezza si basa sulla rappresentazione del soggetto. La psicoanalisi dice che questa certezza della coscienza è solo illusoria, in quanto la percezione è filtrata, ipotecata da un inconscio. Anzi, da un doppio inconscio, individuale e collettivo. La certezza della coscienza, come è intesa dalla tradizione occidentale, mi impedisce l’incontro con l’altro e con la sua verità. Un’altra conseguenza è che la certezza della coscienza non mi permette di coltivare la mia energia. Se sottopongo la mia energia a verità esterne alla mia vitalità, causo una patologia, provoco un’entropia o una perversione della mia energia. Altro paradigma della cultura occidentale: l’identità. La psicoanalisi ci fa scoprire che l’identità è solo un intreccio di relazioni, con gli altri e con il mondo. Infine, alla separazione corpo-spirito, un altro tra i fondamentali della nostra cultura, Freud oppone un’idea del corpo come memoria, custodia di parole non dette. Queste dunque le questioni che Freud ha posto alla cultura occidentale.

2. Quali sono invece le questioni che Freud non ha saputo porre alla cultura occidentale? Se la psicoanalisi ha intuito che l’identità è relazionale, se ha capito che per guarire si deve sperimentare il transfert, di questa intuizione ha fatto però un uso solo negativo, non ha saputo costruire una cultura della relazione. Il secondo non-detto riguarda la sessualità, che Freud pone al centro. Freud però non parla mai di un’identità sessuata. La sua sessualità è neutra-maschile. E non si può trattare una patologia senza fare riferimento all’identità sessuata, che si appoggia alla certezza della morfologia corporea, la sola terra su cui camminiamo, base della vita personale e relazionale, materiale e culturale.  Infine, quando Freud contrappone natura e culturae impone la legge del padre alla natura-madre, sta imponendo alla natura, alla madre, alla donna qualcosa di sovrasensibile. Ritiene insomma di poter affrontare una patologia della sessualità e dell’identità ricorrendo a qualcosa di sovrasensibile, com’è la cultura-legge del padre. In questo senso la psicoanalisi ad un tempo pretende di guarire e fa ammalare.

3. Un inconscio è davvero necessario? La prima volta che mi sono posta la domanda (lo racconto nel mio libro “Per una nuova cultura dell’energia”) è stata quando per guarire dai postumi di un incidente mi sono rivolta allo yoga, e ho sentito il maestro dire agli allievi che “tutto può diventare conscio”, coerentemente alla tradizione orientale. Per me che ero psicoanalista questo era inaccettabile. Oggi, dopo 30 anni di pratica dello yoga, sarei più prudente. Ogni giorno, grazie alla pratica quotidiana dello yoga, trasformo la mia energia fisica in energia spirituale. Che cosa ne è dell’inconscio? Continuo a pensare che non tutto possa diventare conscio, come sosteneva il maestro, ma molto può essere portato a consapevolezza. Vorrei anche dire che non abbiamo bisogno di alcuna legge del padre per coltivare la nostra identità e la nostra sensibilità. Basta assumere la differenza sessuale, e quindi la propria parzialità, che comporta necessariamente un negativo. Non serve nessuna legge. Nella pratica psicoanalitica si slega l’energia legata, per legarla in un altro modo. Nella mia pratica invece io slego questa energia, e la lascio a disposizione del processo creativo. Infine: l’idea della certezza della coscienza e dalla dicibilità della verità fa riferimento al discorso tra soggetto e oggetto. Ma la parola che ci serve a denominare l’oggetto non è utile per incontrare l’altro. Per poter incontrare l’altro si deve mettere in discussione la certezza della coscienza, ammettendo l’esistenza di un inconscio. Quindi è necessario un inconscio, se intendiamo cambiare la cultura della certezza della coscienza”.

Al termine della sua relazione, Luce Irigaray ha risposto alle domande del pubblico. Ecco alcune delle cose più significative che ha detto:

“Quando parliamo di inconscio, lo intendiamo in due sensi: come ciò che è represso, così lo pensò Freud, oppure come ciò che non è ancora giunto alla nostra percezione. Solo in quest’ultimo senso l’inconscio è una risorsa, fonte di arricchimento”.

“Non riesco a contrapporre Freud e Jung, l’idea di un inconscio individuale e quella di un inconscio collettivo. Anche dal punto di vista freudiano non si può interpretare fino in fondo l’incultura sulla soggettività femminile se non in base a un inconscio collettivo”.

“Per me è importante che il cammino dell’Oriente e quello dell’Occidente oggi si incrocino per lo sviluppo di una  umanità nuova. Per esempio, la cultura orientale ha coltivato maggiormente l’energia, ma manca la dimensione della soggettività. O ancora: vi è differenza tra l’idea orientale di compassione e quella occidentale di amore, ma non dobbiamo rinunciare a nessuno di questi due aspetti. Abbiamo bisogno di una cultura del respiro, ma il respiro ha bisogno di amore. Considero l’anima come una riserva di respiro, come ciò che resta del respiro dopo quel tanto che ho utilizzato per garantire la mia sopravvivenza materiale. Questa riserva di respiro serve alla creazione. Ogni giorno va trovato tempo per il raccoglimento e il respiro. Io lo faccio quotidianamente, mi prendo anche il tempo per stare in contatto con la natura, e quello per scrivere una poesia. Questi sono i miei modi per coltivare l’energia“.

 http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2012/09/21/luce-e-lenergia-irigaray-a-verona/

 

 

 

 

 

 

“Mi ami?,

e lei se ne sta zitta,

guardandolo soltanto,

impassibile e distante,

rifiutando di pronunciare quel no che lo distruggerà,

o quel sì che li distruggerebbe,

concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore

se ciascuno si accontentasse di quello che dice,

senza aspettarsi che gli rispondano,

e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo.”

José Saramago

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