Archive for novembre, 2015


Scoperto il luogo dove risiede la felicità è nel precuneo

25 novembre 2015

In un futuro prossimo sarà possibile anche cercare di provare a rendere più felici le persone con delle apposite cure.

Un team di studiosi giapponesi ha l’ambizioso obbiettivo di poter rendere felici le persone anche mediante l’utilizzo della medica.

Non sarà facile anzi è un’impresa difficilissima al limite dell’impossibile però che in questi giorni ha già fatto registrare un grandissimo successo: la scoperta della sede nel cervello della felicità.

Tutte le persone sognano di essere felici per sempre.

Ma non è possibile perchè la vita, tra l’altro breve, concede solo pochissimi attimi di vera felicità.

La nascita di un figlio, il giorno del matrimonio, il primo giorno di lavoro, alcune soddisfazioni personali, sono momenti di felicità che durano pochissimo, attimi.

Nella vita sono forse più numerosi i momenti di tristezza che quelli durante i quali si è felici.

L’essere umano è all’eterna ricerca della felicità ma forse nessuno durante il corso della sua vita la trova.

Ci sono degli attimi nella vita indimenticabili e forse è quella la felicità.

Tanti sono gli scienziati che, fin dall’antichità hanno cercato di trovare elisir dell’eterna felicità ma fino ad ora nessuno c’è riuscito.

Una recente ricerca condotta da studiosi giapponesi ha individuato dove è la sede, nel cervello, della felicità.

Gli impulsi che rendono felice l’essere umano partono da una zona del cervello chiamata precuneo.

La sensazionale scoperta è stata fatta da alcuni studiosi dell’università di Kyoto, una delle più grandi città in Giappone con oltre 1 milione e quattrocento mila abitanti.

I ricercatori hanno avuto come loro capo un noto ricercatore giapponese, Wataru Sato.

La ricerca sulla sede della felicità è stata pubblicata sulla nota rivista scientifica “Scientific Reports”.

L’area denominata precuneo non ha dimensioni molto grandi ed è piuttosto piccola rispetto al cervello stesso.

Il precuneo custodisce le nostre memorie e i nostri ricordi ed è la parte del cervello che crea i sogni.

Gli studiosi giapponesi ritengono che più grande è la dimensione del precuneo più è facile che la vita della persona sia ricca di felicità.

Alla conclusione che le dimensioni del precuneo sono importantissime per la nostra felicità i ricercatori sono giunti dopo aver sottoposto ad un numero elevato di persone una serie di domande.

Le persone che hanno risposto alle domande sottoposte dai ricercatori giapponesi si sono sottoposte anche ad una risonanza magnetica del cervello.

I ricercatori giapponesi hanno potuto constatare che coloro che hanno partecipato ai test e hanno detto di essere felici erano quelle che avevano il precuneo più grande rispetto agli altri.

I ricercatori hanno cercato di comprendere anche come poter cercare di sviluppare il precuneo, zona importantissima del cervello.

Gli studiosi sono giunti alla conclusione che il precuneo si può sviluppare mediante la meditazione.

Il ricercatore Wataru Sato, alla presentazione dei risultati dell’interessante studio, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Questa nuova visione di dove la felicità risiede nel cervello sarà utile per lo sviluppo di programmi di felicità basati sulla ricerca scientifica. Per quanto sarebbe riduttivo indicare il precuneo come sede della capacità di sentirsi felici questa ricerca fa un po’ di luce sui circuiti neurali coinvolti nell’esperienza della felicità”.

Gli studi sulla felicità, ha rassicurato il dottor Wataru Sato, continueranno e chissà se un giorno non si scoprirà l’elisir della felicità.

http://www.baritalianews.it/

 

Il regista: bisogna ridere di tutto

Dal 26 novembre la commedia di Van Dormael con Benoit Poelvoorde

Roma (askanews) – Parla di religione, è ambientato nella capitale belga, ma non ha niente a che fare con la caccia ai terroristi delle stragi di Parigi: “Dio esiste e vive a Bruxelles”, l’ultimo film di Jaco Van Dormael, è una commedia che si prende beffa della religione, che mostra un Dio in vestaglia e pantofole, crudele e sadico, che si diverte a far soffrire gli uomini, manovrando tutto dalla sua tristissima casa in Belgio. E’ una commedia nera e dissacrante interpretata da Benoit Poelvoorde, nei cinema italiani dal 26 novembre.

Il regista ha spiegato: “Penso che quello che sta succedendo in questi giorni non ha niente a che fare con la religione: si tratta di conflitti tra forze che utilizzano la religione per creare paura. Ho cominciato a scrivere il film quando a Parigi c’erano le manifestazioni contro i matrimoni gay, lo stavo montando quando c’è stata la strage a Charlie Hebdo, è ho pensato che bisognava assolutamente continuare ad avere utopie e a credere che si può ridere di tutto, con tutti”.

Nel film la figlia di Dio, Ea, di 11 anni, per fare un dispetto al padre comunica a tutti gli uomini la data della loro morte, e, ovviamente, ognuno di loro cambia rotta e priorità. Il regista, che non è credente, ma ha letto molto attentamente la Bibbia, ha detto:

“In quel testo ci sono dei bei personaggi, delle belle scene, dei bei pensieri, ma è troppo concentrato sull’obbedienza, sul fatto che la gioia non è qui e ora ma ne godremo domani, sul fatto che bisogna sottomettersi, espiare, che un giorno avremo una risposta a tutto. Io credo nel dubbio, credo che non ci siano risposte ai nostri dubbi ma che le domande siano comunque molto belle, creddo che il fatto di vivere su questa terra non sia male… Quindi cerco di fare film che non diano risposte, ma offrano una percezione di quello che sta succedendo intorno a noi”.

http://www.askanews.it/

 

 

È scattato a seguito degli attentati terroristici di Parigi lo «stato di eccezione». Una condizione che nelle democrazie occidentali è, e deve, restare una misura contingente, ma che rischia invece di diventare la modalità attraverso la quale non solo si cerca di governare l’avvenimento eccezionale ma si normalizza l’andamento democratico in nome della sicurezza nazionale.

L’istituto dello «stato di eccezione» è antico quanto il potere stesso; nell’impero romano esisteva già lo iustitium, cioè la sospensione del diritto durante il periodo che intercorreva tra la morte dell’imperatore e la nomina del successore. In quel periodo non c’era legge dato che era l’imperatore stesso ad essere la legge. Dunque un «momento extragiudiziario», come lo definisce Carl Schmitt nella sua Politische Teologie del 1922, il testo di riferimento per la Costituzione nazista che sugli stati extragiudiziari edificherà il Reich. Carl Schmitt identifica dunque lo «stato di eccezione» con la definizione stessa di potere sovrano.

Sostiene Giorgio Agamben che l’essenziale contiguità fra «stato di eccezione» e sovranità, come viene definita da Carl Schmitt, non ha ancora portato a una vera e propria teoria dello «stato di eccezione», che dunque manca nel diritto pubblico, per cui i giuristi sembrano considerare il problema più come unaquaestio facti che come un serio problema giuridico.

Da parte sua, riferendosi proprio ai pericoli che implica questa mancanza definitoria, Jacob Taubes nel suo La teologia politica di San Paolo, argomenta in questo modo l’incipit della Teologia Politica di Carl Schmitt: «Il libro inizia con uno squillo di trombe: ‘Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione’. Qui scrive un giurista non un teologo, ma non si tratta di un elogio della secolarizzazione, piuttosto del suo smascheramento. Il diritto statuale non sa ciò che dice poiché lavora con concetti il cui fondamento, le cui radici, gli sono ignoti… Su questa premessa Schmitt analizza la letteratura giuridica, poiché in effetti è un giurista e sa circoscrivere il proprio ambito. Alla fine del saggio scrive: ‘sarebbe prova di un razionalismo coerente dire che l’eccezione non dimostra nulla e che solo la normalità può essere oggetto dell’interesse scientifico. L’eccezione turba l’unità e l’ordine dello schema razionalistico. Nella dottrina dello Stato positivista si trova spesso un simile modo di argomentare. Alla domanda su come si debba procedere in mancanza di una legge naturale, Anschutz risponde che ciò non costituisce affatto una questione giuridica’».

Continua Taubes: «Qui si palesa non tanto una lacuna nella legge, cioè nel testo della costituzione, quanto una lacuna nel diritto, che nessuna operazione concettuale della giurisprudenza è in grado di colmare. Il Diritto si ferma qui». E ancora Taubes commentando il passo di Schmitt: «Questo si legge nel testo di Anschutz il più grande giureconsulto della sua generazione, ‘Il diritto si ferma qui’. Nel momento decisivo, egli sostiene, il diritto statutale non ha più nulla da dire, incredibile!».

E prosegue con quella parte della citazione di Schmitt che più ci interessa: «Ma proprio una filosofia della via concreta non può tirarsi indietro di fronte all’eccezione ed al caso estremo, ma deve anzi dimostrare il massimo interesse nei suoi confronti. Per essa l’eccezione può essere più importante della regola, non in base ad un’ironia romantica per la paradossalità, ma con tutta la serietà di un giudizio che va più a fondo delle palesi generalizzazioni di ciò che mediamente si ripete. L’eccezione è più interessante del caso normale. La normalità non comprova nulla, l’eccezione comprova tutto; non solo essa conferma la regola, ma la regola stessa vive solo dell’eccezione. Nell’eccezione la forza della vita reale spacca la crosta di una meccanica irrigidita nella ripetizione. Lo ha affermato un teologo protestante, dando prova dell’intensità vitale di cui la riflessione teologica sa essere capace nel XIX secolo: ‘L’eccezione spiega il caso generale a se stessa. E se si vuole studiare correttamente il caso generale è sufficiente ricercare una sua eccezione. Essa porta alla luce tutto più chiaramente dello stesso caso generale».

Ecco allora il pericolo di dichiarare lo «stato di emergenza» in un momento così fragile per gli equilibri democratici non solo francesi ma europei.

Bisogna che i democratici si preparino ad evitare che questa situazione venga estesa oltre i limiti del dovuto, cioè la necessità di individuare gli attentatori di Parigi, e non venga invece utilizzata come cornice extragiudiziaria per normalizzare altre libertà repubblicane, come la libera circolazione delle persone o gestire con mezzi eccezionali i flussi migratori e quant’altro attiene alla globalizzazione in un mondo di guerra permanente.

EDIZIONE DEL 16.11.2015

http://ilmanifesto.info/

Mia figlia è in Francia in erasmus. Venerdì 13 novembre, il giorno degli attentati a Parigi, l’ha raggiunta il suo ragazzo, per il fine settimana. Per fortuna si trovavano e sono lontano da Parigi. La sera di venerdì, subito, appena ho saputo quello che era successo, le ho mandato un messaggio, ma non ha avuto risposta. Durante il giorno successivo, per una serie di intoppi tecnici, (memoria del cellulare insufficiente) non ho potuto mettermi in contatto con lei, fino a sera! Mi è sembrato di essere sospesa per un tempo interminabile. Ancora non sapevo dove fossero ma ho cercato di non lasciarmi travolgere dall’angoscia. Nel momento in cui ho percepito la tensione nel corpo, sulla schiena e alla testa, con la presenza di una fascia che mi stava stringendo sempre di più, mi son detta che dovevo bloccare tutto subito e dopo essere stata al ritrovo alle 11, davanti al consolato francese, mi sono incamminata per il lungarno, fino a ponte vecchio e poi piazza della Signoria e poi piazza Duomo, ho comprato da mangiare e sono andata alla Feltrinelli. Ho cercato insomma di continuare a vivere. Ho comprato la scheda esterna per il cellulare e così alla fine ho avuto notizie di Irene.

Sta bene e per fortuna non è sola. Vicino ha il suo amore, che non poteva scegliere venerdì migliore per raggiungerla in Francia.

Ci siamo scambiate numerosi messaggi. Siamo d’accordo nel pensare che non bisogna lasciarsi sopraffare dal panico.

Bisogna continuare a vivere ma senza essere sconsiderati.

La vita è più forte di tutto!

Mentre scrivo sto guardando le immagini che scorrono sul televisore: gli inviati di SKY TG 24 in diretta ci stanno facendo vedere Place de la Republique a Parigi dove migliaia di francesi, nonostante il divieto di assembramento, si erano recati con fiori e candele per mostrare di non avere paura. Ad un certo punto, non si capisce bene perché, in pochi secondi, tutti hanno cominciato a scappare, ma poco dopo la gente è tornata in piazza!

Ci sono stati degli arresti ma almeno un terrorista è ancora a piede libero.

Irene ha deciso di restare e io penso che sia una decisione giusta.

Però il fiato resta sospeso.

Mi auguro che il G20 non termini con la decisione di rispondere al attacco con un contrattacco internazionale.

Una decisione migliore sarebbe quella di non comprare più petrolio dal sedicente califfato per non continuare a contribuire al suo finanziamento.

I vari paesi dovrebbero smetterla di armare la fazione sciita piuttosto che quella sunnita a seconda degli interessi del momento.

Tutti quei ragazzi morti straziati.

Valeria è morta.

Mille atri sono morti ad Ankara, a Beirut, in Siria, in Palestina.

Tutte le volte sento dire: speriamo non siano morti invano.

E invece tutte le volte sono morti invano perché appena dopo di loro ci sono stati sempre altri morti!

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