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Idomeni, Grecia. Un rifugiato siriano avanza con il figlio sotto la pioggia verso il confine con la Macedonia

© Lapresse-Reuters/Yannis Behrakis

Norma Rangeri

Edizione del 11.09.2015

Pubblicato 10.9.2015, 23:59

Nei giorni scorsi, quando abbiamo scelto di pub­bli­care in prima pagina la foto del bam­bino anne­gato sulla spiag­gia di Bodrum, con il titolo «Niente asilo», era­vamo con­sa­pe­voli del signi­fi­cato sto­rico di quell’immagine, anche per­ché il bimbo era solo, senza nep­pure l’umana e addo­lo­rata pietà del poli­ziotto che lo aveva preso in brac­cio. Nono­stante i dubbi sull’uso media­tico di alcune foto, ave­vamo la pre­cisa inten­zione di scuo­tere un’opinione pub­blica ridotta a audience pas­siva del flusso tele­vi­sivo che quo­ti­dia­na­mente «nor­ma­liz­zava» la tra­ge­dia delle migliaia di vit­time ingo­iate dal nostro Medi­ter­ra­neo, sem­pre di più mare morto.

Ma uno scatto foto­gra­fico può avere una potenza enorme. Per­ché da quel momento qual­cosa si è rotto, per­ché la coscienza di milioni di per­sone ne è rima­sta scossa, per­ché anche le indif­fe­renze poli­ti­che e dei governi hanno lasciato il passo a un’attenzione diversa.

Que­sto cam­bia­mento vede pro­ta­go­ni­sti soprat­tutto le donne e gli uomini che hanno mani­fe­stato in tanti modi soli­da­rietà verso i rifu­giati e i migranti. Uno di que­sti è la mar­cia dei piedi scalzi, un appun­ta­mento orga­niz­zato in 71 città. Con pro­ta­go­ni­sti, in primo luogo, tutte le per­sone che scap­pano dalle guerre, dalla mise­ria, dalla fame, dalla man­canza di futuro.

È un’iniziativa di cui siamo parte in causa per averla lan­ciata sulle nostre pagine, per averne seguito il felice svi­luppo che ha por­tato all’appuntamento di Vene­zia, ora vetrina inter­na­zio­nale per la Mostra del cinema.

Forse non poteva esserci con­trap­punto migliore a que­sta edi­zione del Festi­val, per­ché la Mostra ha aperto molte fine­stre sulla cro­naca, pas­sata e pre­sente, con un vasto car­net di film basati su fatti veri — dallo scan­dalo dei pedo­fili, ai rapi­menti in Argen­tina, all’assassinio di Rabin, ai bam­bini sol­dato delle guerre afri­cane, ai dif­fusi accenni all’immigrazione (della quale aveva par­lato anche il pre­si­dente della giu­ria, Cua­rìn, augu­rando una buona acco­glienza a tutti gli immi­grati) -, come a voler por­tare anche nel regno della fic­tion tutto il peso della realtà.

E adesso non c’è una realtà più forte e dirom­pente di quella rap­pre­sen­tata dai «viaggi» impo­nenti e spesso tra­gici di intere popo­la­zioni che spe­rano di tro­vare un altro mondo in Europa.

Così la mani­fe­sta­zione «delle donne e degli uomini scalzi» è per l’Italia, e per la stessa Mostra del cinema, un evento che final­mente va oltre le belle parole sulla soli­da­rietà ai migranti. Final­mente, per­ché fino ad oggi la sini­stra, sia poli­tica che sociale — a parte alcune orga­niz­za­zioni impe­gnate da anni — ha sten­tato a tro­vare l’occasione di una mobi­li­ta­zione nazio­nale tanto ricca di ade­sioni, così arti­co­lata dal nord al sud, con la pre­senza di asso­cia­zioni, forze sin­da­cali, gruppi poli­tici, per­so­na­lità della cul­tura, cinema compreso.

L’obiettivo è chie­dere al nostro governo di pren­dere misure con­crete per arri­vare, nei fatti, a una strut­tu­rale stra­te­gia dell’accoglienza.

Per una volta siamo d’accordo con Renzi (l’alternativa è tra gli uomini e le bestie), tut­ta­via le parole non bastano. Ser­vono atti con­creti, come sta met­tendo in pra­tica l’Europa, con la can­cel­liera Mer­kel, alla sua svolta sull’accoglienza, che met­terà alle strette i paesi più riot­tosi, più rea­zio­nari e con­ser­va­tori, dove l’odio verso gli immi­grati sta cre­scendo in modo pre­oc­cu­pante (ali­men­tato in Ita­lia da un guappo leghista).

Qui da noi si deve pro­ce­dere al più pre­sto con la chiu­sura dei cen­tri di deten­zione, con il ripri­stino delle moda­lità di soc­corso e di finan­zia­mento di Mare Nostrum, con l’allargamento dei diritti dei migranti (com­preso quello di voto alle ammi­ni­stra­tive per i resi­denti). Ser­vono poli­ti­che inclu­sive che rie­scano a inse­rire migliaia di per­sone. La Ger­ma­nia apre le maglie dell’inserimento pro­gres­sivo pun­tando pro­prio sul lavoro, in primo luogo qua­li­fi­cato. Una scelta che farà diven­tare sem­pre più forte quell’economia. Noi invece siamo impan­ta­nati in un’avvilente riforma del Senato, dove regna l’eterno tra­sfor­mi­smo nazionale.

Colpisce in particolare l’insipienza del Pd in tutte le sue componenti, renziana e di opposizione, di fronte a un’ emergenza che tale non è, perché riguarda la costruzione, il modello della società di domani.

Una foto è pur sem­pre una foto. Eppure spesso porta con sé un rac­conto, una sto­ria, con un pas­sato, un pre­sente, apre una porta sul futuro. Quel bam­bino morto sulla spiag­gia turca, forse, diven­terà il sim­bolo di una sto­ria nuova per l’immigrazione. Almeno que­sta è la spe­ranza, la volontà che por­te­remo con noi mar­ciando a piedi scalzi.

http://ilmanifesto.info/sezioni/editoriale/

Io ero al mare, dopo un lungo anno abbastanza pesante, mi sono regalata quattro giorni di mare. Il mare è una delle mie passioni.

Il due settembre scrivevo così:

Mi piace moltissimo abbandonarmi nell’acqua e lasciarmi trasportare dalle onde. Questo mare è pulito, trasparente e di mille sfumature del blu. Blu scuro vicino all’orizzonte, adesso che è mezzogiorno, e poi via via avvicinandosi alla spiaggia, turchese, verde e marrone, come la sabbia. Nel cielo una sfilza di aquiloni colorati trasportati da un uomo di colore. C’è anche quello con i colori della pace.

Però anche oggi nell’acqua la gioia e la felicità si sono spente perché il pensiero è andato a tutti quegli uomini, quelle donne e quei bambini che in questi ultimi anni, mesi, settimane, giorni hanno perso la vita tentando di sfuggire a quelle guerre che noi, Stati Uniti ed Europa, abbiamo provocato nei loro paesi.

Non vedo una soluzione a tutto questo. Non c’è nessuna soluzione al vivere.

E mentre scrivo una bellissima ragazza dalla pelle scura, con trecce e occhi neri pieni di luce, con un sorriso dolcissimo, mi si avvicina e sussurra, quasi scusandosi, “vestito?” E io, che mi sento in colpa, le sorrido a mia volta, scuotendo la testa e dicendo piano “no, grazie”, guardandola appena, perché se lo sguardo si fosse soffermato solo un pò di più forse avrei cominciato a parlarle, a chiederle della sua vita. Ma poi? Cosa avrei potuto fare per lei, esattamente? Niente, e allora meglio non sapere. E così che facciamo tutti e tutti siamo responsabili.

L’ultimo giorno ero in riva al mare ed a un tratto un bambino e una bambina biondi, lui di 2/3 anni, lei di 3/4, si sono staccati da un gruppo di tedeschi e si sono incamminati lungo la riva, ciascuno con in mano un cono e una paletta.

Subito ho pensato al bambino siriano, più o meno della stessa età. morto il giorno prima, al contrasto della sua zazzera scura con i soffici capelli biondi di quei due fratellini ed ecco che è arrivato un bel buco allo stomaco.

L’immagine del bambino siriano disteso sulla riva, a pancia a terra con il viso rivolto al mare, non la potrò scordare., mai. Con lui sono morti anche la madre e il fratello, insieme ad altri e il padre disperato è tornato a Kobane, a casa, per seppellire la sua famiglia e piangere e probabilmente ad aspettare di morire.

Oggi tutti dicono che c’è voluta la morte di Aylan perché i muri della fortezza europa cominciassero ad aprirsi. Auguriamoci solo che questo inizio di accoglienza non sfumi nel giro di qualche giorno, quando i sensi di colpa si saranno ormai affievoliti.

 

EUROPA

La nuova strategia tedesca e la perdente chiusura ideologica sui rifugiati

Crisi dei profughi. Qualcosa si muove (ma ci voleva la morte di Aylan) anche nelle mentalità: manifestazioni in Francia a favore dell’accoglienza. Una chance per la sinistra, che può rompere l’egemonia culturale dell’estrema destra. Una conseguenza rischiosa: la Francia potrebbe decidere di intervenire con i Mirage in Siria, a fianco di Usa, Gran Bretagna e Canada

C’è fretta di pren­dere deci­sioni e dalla Ger­ma­nia il vice-cancelliere, Sig­mar Gabriel, approva la pro­po­sta del primo mini­stro austriaco, Wer­ner Fay­mann, che vuole tagliare i fondi ai paesi recal­ci­tranti della Ue che rifiu­tano le quote: «Penso che il can­cel­liere austriaco abbia asso­lu­ta­mente ragione quando dice che i soldi devono ces­sare di cir­co­lare se non arri­viamo a una poli­tica comune sui rifu­giati». I paesi del gruppo di Vise­grad (Polo­nia, Unghe­ria, Slo­vac­chia, Repub­blica Ceca), che hanno il chiaro appog­gio dei Bal­tici, sono ormai sotto pressione.

L’Europa soc­chiude la porta, per­mette solo ai rifu­giati da zone di guerre di met­tersi in coda e riba­di­sce che respin­gerà con deter­mi­na­zione tutti coloro che pre­ten­dono di entrare pro­ve­nendo da «paesi sicuri». Ma qual­cosa si sta muo­vendo, dopo mesi di blocco.

I cit­ta­dini euro­pei comin­ciano a muo­versi, come se il muro ideo­lo­gico die­tro il quale in cui si erano volon­ta­ria­mente chiusi, stesse anch’esso aprendo delle brecce.

Ieri, in Fran­cia – dove un son­dag­gio (fatto però prima della foto di Aylan che ha scosso le coscienze) dice che il 52% non vuole pro­fu­ghi – ci sono state varie mani­fe­sta­zioni a favore dell’accoglienza. A Parigi (con la ban­diera siriana sulle sta­tue a place de la Répu­bli­que), Tolosa, Bor­deaux, Mont­pel­lier, Nan­tes, Stra­sburgo dei cit­ta­dini sono scesi in piazza per chie­dere un cam­bia­mento di poli­tica, «wel­come», «aprite le frontiere».

Migliaia di per­sone hanno rispo­sto agli appelli delle orga­niz­za­zioni uma­ni­ta­rie, pronti ad acco­gliere dei pro­fu­ghi a casa, per qual­che giorno o set­ti­mana. Jean-Claude Mas, segre­ta­rio gene­rale della Cimade, spera: «forse ci sono le con­di­zioni emo­tive e poli­ti­che per un elettrochoc».

In altri ter­mini, una brec­cia sem­bra essersi aperta nell’egemonia ideo­lo­gica dell’estrema destra, che sem­brava aver preso i soprav­vento. I Repub­bli­cani, il par­tito di Sar­kozy, si arrocca sulla linea dura, accusa Hol­lande di «vol­ta­fac­cia» per aver accet­tato il «mec­ca­ni­smo di redi­stri­bu­zione», cioè le quote, mostra un volto tri­ste ma già alcuni (per­sino Fra­nçois Fil­lon) comin­ciano a pren­dere le distanze da una posi­zione che non fa che rical­care quella del Fronte nazio­nale, nel frat­tempo riu­nito per la sua Uni­ver­sità d’estate, impan­ta­nato nella que­relle fami­gliare dei Le Pen. Il primo mini­stro, Manuel Valls, riprende qual­che colore respin­gendo tutta la destra in un «blocco reazionario».

La sini­stra sem­bra respi­rare di nuovo un po’. Il Ps orga­nizza mar­tedì un «grande mee­ting» a Parigi «in soste­gno della città soli­dali con i rifu­giati», che offrono ospi­ta­lità. Mar­tedì ci sarà un’altra mani­fe­sta­zione della sini­stra per il diritto d’asilo.

Sono dei primi segnali. La legi­sla­zione della Ue per­mette la pro­te­zione tem­po­ra­nea in caso di afflusso mas­sic­cio di per­sone che chie­dono asilo. Il governo fran­cese potrebbe tro­vare qui la pos­si­bi­lità di recu­pe­rare nel pro­prio elet­to­rato, più che deluso dalle scelte di poli­tica eco­no­mica, non distin­gui­bili da quelle della destra. In Austria e in Ger­ma­nia dei cit­ta­dini hanno mostrato soli­da­rietà, come mai nel recente passato.

A Lus­sem­burgo, i mini­stri degli esteri, in una riu­nione che Mrs.Pesc Fede­rica Moghe­rini ha defi­nito «dif­fi­cile», hanno cer­cato di tro­vare una solu­zione per la redi­stri­bu­zione dei rifu­giati. Il clima è stato «pesante», rias­sume un diplo­ma­tico. La spac­ca­tura tra est e ovest dell’Europa resta, il gruppo di Vise­grad, in un lungo comu­ni­cato, la vigi­lia ha rifiu­tato quote e solidarietà.

La crisi dei rifu­giati potrebbe però por­tare anche a deci­sioni estre­ma­mente rischiose.

Se ne saprà di più domani, alla con­fe­renza stampa di Fra­nçois Hol­lande, masecondo Le Monde la Fran­cia si pre­para a inter­ve­nire in Siria.

Finora, l’aviazione fran­cese era solo pre­sente nei cieli dell’Iraq e in Siria for­niva un mode­sto soste­gno ai demo­cra­tici, con­tro Isis e con­tro Assad. Ma, da otto­bre, i Mirage 2000 potreb­bero par­te­ci­pare a mis­sioni in Siria, a fianco degli Usa, Gran Bre­ta­gna e Canada, che già inter­ven­gono in quell’area.

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