Archive for agosto, 2011


SCIOPERO GENERALE 6 SETTEMBRE 2011

manif

Archivio Iniziative – CGIL Regionale Toscana.

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http://youtu.be/mOQOJytwbYg

E alla fine lo Sciopero Generale è
arrivato.

Probabilmente un po’ in ritardo e, almeno per la CGIL,
anche insperato, almeno nella rapidità della decisione (dopo una riunione dei
segretari generali), nella durata (subito l’intera giornata) e nella data (da
organizzare in poco più di dieci giorni e poi da quanto non scioperavamo in
mezzo alla settimana?). Sciopero della CGIL e delle sigle extraconfederali
sostenuto da Rifondazione, da SEL, dal PDCI e dall’IDV.

E anche se, come al solito, a nessuno è venuto in
mente di illustrare le riflessioni, le motivazioni che hanno spinto la CGIL a
cambiare posizione politica dopo una estate passata a ricucire con CISL, UIL,
Confindustria e compagnia bella e a firmare accordi e piattaforme
“contronatura” e a perseguire l’isolamento della FIOM, tutti lo
salutiamo come il primo passo necessario. Necessario seppure non sufficiente. E
seppure mi sarei aspettato una “chiamata generale” della Camusso per
chiedere a tutti i funzionari sindacali il rientro anticipato dalle ferie,
seppure mi sarei aspettato una mobilitazione straordinaria immediata (lo
sciopero è tra soli 12 giorni con due sabati e due domeniche) che coinvolgesse
e responsabilizzasse ogni singola/o iscritta/o, bisogna comunque fare ognuno di
noi ogni cosa che possa aiutarne la riuscita.

Perché questo non è uno sciopero come gli ultimi. O
riesce, cioè il 6 settembre l’Italia si ferma tutta, o correremo veloci verso
la barbarie (prima fermata la Grecia) . La rabbia che è montata nella gente
negli ultimi mesi (contro Berlusconi e il suo Governo ma purtroppo anche contro
tutta la politica, in verità contro i partiti ed i politici, e anche contro i
sindacati, considerati o inutili o servi dei poteri forti) rende però possibile
una adesione straordinaria che travolgerebbe CISL e UIL ed anche il PD
costringendoli a gettare la maschera e a decidere chiaramente da che parte
stare. Non che mi aspetti da questi soggetti decisioni illuminate, ma credo che
tra gli iscritti di CISL, UIL e PD molti non si adeguerebbero a decisioni che
non li rappresentano; si farebbe almeno un pò di chiarezza. E se è vero, ed
ognuno di noi è termometro dei luoghi che frequenta, che tra le persone sembra
maturata la convinzione che la misura è oramai colma, dobbiamo lavorare perchè
lavoratrici e lavoratori iscritti a sindacati diversi da quelli che proclamano
lo sciopero, le/gli elettrici/ori di quei partiti che non vi aderiranno,
partecipino alle manifestazioni magari con le loro bandiere.

La mia percezione è che stavolta, molto più che nel
recente passato, questo sia realmente possibile. Ma serve un lavoro capillare,
serve che ognuna/o di noi “scenda in campo” si attivi sul suo posto
di lavoro, nel suo quartiere, nel suo paese, nella sua famiglia per organizzare
assemblee, manifesti e volantinaggi che si rivolgano esplicitamente a chi non è
della CGIL o extraconfederale per spiegare che è arrivato il momento per
decidere da che parte si sta. Spiegare a tutti che questo non è il momento
delle differenziazioni (e lo dice chi, come me, molte differenziazioni mantiene
sia sulla piattaforma CGIL sia nel percorso che ha portato alla proclamazione
dello sciopero) e che invece questo è il momento della scelta di campo,
dell’unità di chi si sente, magari anche con alcune differenze, dalla stessa
parte.

O con chi lavora o con chi guadagna speculando in
borsa; o con il popolo che lavora per vivere o con chi è ricco e vuole
continuare a sfruttare il lavoro degli altri, o con chi paga le tasse e
mantiene la civiltà o con gli evasori/parassiti, o con i lavoratori o con Marchionne,
o per la patrimoniale o per l’aumento dell’IVA, o per l’ICI sulle attività non
di culto della Chiesa o per l’aumento dell’IVA; o per un mondo più giusto o per
un mondo governato dal capitale; o per uno sviluppo che conservi la Terra o per
il Ponte sullo stretto, il nucleare e la guerra.

La crisi prodotta dalla finanza internazionale morde i
nostri salari, divora posti di lavoro e cancella diritti e servizi. Ma lor
signori pensano a gigantesche manovre finanziarie che hanno l’unico obiettivo
di sistemare i loro conti. Non un accenno critico su di un sistema
economico/politico, oramai mondiale, che spinge progressivamente masse di
lavoratori nella povertà smantellando (dove c’erano) i sistemi di protezione
sociale e divora territori e beni naturali per fare cassa. Nessuno, neanche per
scherzo, prova a spiegare come questa montagna di soldi che ci toglieranno
potrà essere utile alle lavoratrici ed ai lavoratori. Come questi soldi
serviranno a far rientrare al lavoro dalla cassa integrazione, come si utilizzeranno
per sostenere la gran parte dei salariati e consentirgli di pagare il mutuo e
di vivere anche nella quarta settimana, come miglioreranno i servizi di
assistenza ai malati, agli anziani, ai bambini e chi ha bisogno etc., etc. Non
lo dicono neanche per scherzo perché questa gigantesca manovra non serve a
questo, non si chiedono sacrifici al popolo per aiutare chi sta peggio. E
purtroppo neanche le cosiddette contromanovre dei partiti di opposizione hanno
questi obiettivi. Questi soldi, nella versione hard di Berlusconi o nella
versione light di Bersani, servono a “tenere sotto controllo i
conti”. Cioè servono al sistema per superare la crisi e tornare a fare
esattamente le stesse politiche che hanno portato alla crisi. Cioè chiedono a
noi di pagare il salvataggio del loro sistema che ci rende sempre più poveri,
sempre più schiavi, sempre meno liberi e che arriva, per far guadagnare
qualcuno di loro, a vendere l’acqua potabile, la scuola, la salute (sono
arrivati pure ad obbligarci a comprare il digitale terrestre da Fratello Paolo
per poter vedere la televisione). E lo fanno alla luce del sole, senza
nascondersi dietro cortine fumogene. Fanno una manovra di classe come non se ne
vedeva da tempo. Tolgono ai poveri per garantire il benessere dei ricchi. Il
60% delle ricchezze del nostro paese è in mano al 10% dei suoi abitanti, ed il
60% dei suoi abitanti possiede il 10 % delle ricchezze. L’evasione/elusione
fiscale serve ad accumulare enormi ricchezze che diventano edifici, beni di
lusso, azioni di borsa, investimenti più o meno a rischio, capitali da
esportare illegalmente. Quindi i soldi ci sono (l’Italia rimane uno dei dieci
paesi più ricchi del mondo) e si sa anche chi ce l’ha. Negli ultimi venti anni
il 15% del PIL è passato dalle tasche dei lavoratori a quelle dei padroni e
della finanza. quindi in anni difficili i poveri sono diventati di più e più
poveri e i ricchi sono meno ma più ricchi.

E invece dove vanno a pescare i denari?

– Ulteriore taglio alla previdenza (si rendono conto
questi criminali che l’attuale sistema previdenziale, voluto purtroppo anche
dalla gran parte della CGIL e del centro sinistra, produrrà una generazione di
lavoratori che il giorno stesso del pensionamento diventeranno poveri? E con il
mercato del lavoro che ha di fatto eliminato il lavoro a tempo indeterminato
moltissimi degli attuali 35enni non la avranno mai la pensione. Hanno
scientificamente lavorato per spingerci ad una povertà di massa nel periodo, la
vecchiaia, più difficile dell’esistenza. Ed oramai è scoperto anche il bluff
dei fondi pensione trascinati in basso dalle difficoltà delle borse);

– Privatizzare quello che ancora non è stato
privatizzato e non per “migliorare” i servizi al cittadino o per renderli meno
onerosi, ma per raggiungere un doppio obiettivo: far cassa per migliorare i
conti e vendere ai loro amici (o a loro stessi) per guadagnare su beni di
tutti;

– Ulteriore taglio agli enti locali che dovranno di
conseguenza ridurre ulteriormente i servi sociali (che hanno come scopo quello
di sostenere i cittadini e specialmente quelli che hanno difficoltà) ed
aumentare le tasse a quelli che le pagano (perché è risaputo che gli evasori se
ne infischiano dell’aumento di tasse che non pagano);

– e poi la faccia come il culo di ragionare intorno ad
una cosa che veramente da sola dovrebbe bastare a spingerci a fare la
rivoluzione: l’aumento dell’IVA. Non solo ci chiedono di sacrificarci per
pagare i debiti che loro hanno contratto, non solo ci spiegano che i nostri
sacrifici non servono a migliorare le nostre condizioni materiali di vita che,
anzi, ci dicono che causa crisi peggioreranno, ma cercano questi soldi nella
maniera più ingiusta che possa esistere. L’IVA la paghiamo tutti allo stesso
modo. L’IVA è applicata a tutti i beni che si acquistano. Un chilo di pane, un
litro di benzina e ogni altra cosa che conseguentemente aumenterà produrrà un
prelievo aggiuntivo identico nelle tasche di un pensionato, di un disoccupato
come in quelle di Marchionne o Berlusconi. Solo che mille euro/anno in meno per
un pensionato o un dipendente da 1200 euro/mese non pesano come le mille euro
tolte dalle tasche di Agnelli.

E ognuna/o di noi potrebbe spiegare, certo meglio di
come ho provato a fare sopra, altre mille cose che tratteggiano la feroce lotta
di classe che da anni si sta combattendo nel nostro Paese come in tutti gli
altri Paesi occidentali e che oggi diventa solo più visibile (prima sembrava
che solo la sinistra ormai extraparlamentare e la FIOM vedessero cosa stava
accadendo) più feroce ed aggressiva. Lotta di classe e quindi di cultura. Tagli
alla ricerca pubblica, alla scuola, alle arti insomma a tutto quello che
“non si mangia” che non serve a produrre sfruttamento e quindi
denaro. Anche nel resto del mondo si muovono altre, seppur diverse tra loro, moltitudini
che reclamano il diritto a decidere come vivere, dall’America Latina al
Maghreb, da Londra a Parigi, in Palestina ed in Israele. Alcuni sanno bene
quello che vogliono altri sanno solo che non vogliono più vivere senza un
futuro.

E allora, seppure siamo stanchi e molto delusi, il
momento è adesso. Ora abbiamo la necessità e la possibilità di far rinascere la
speranza di un cambiamento vero; ora sembrano esserci segnali di una voglia
diffusa di ribellarsi, di farla finita. Ma serve un lavoro capillare, serve che
ognuna/o di noi “scenda in campo” si attivi sul suo posto di lavoro
per organizzare assemblee, manifesti volantinaggi che si rivolgano
esplicitamente a chi non è della CGIL o extraconfederale per spiegare che non
si sciopera per la CGIL o gli altri sindacati, ma si sciopera per dichiarare da
che parte si sta e per percepire e far percepire la forza dello stare insieme.

Ecco, stare insieme, lavorare insieme, ricostruire
comunità smantellate; ed allargarle. Mantenendo le differenze certo, ma stando
insieme, tra noi e con gli altri come noi, per difenderci dai nostri avversari
e finalmente vincere. Le preoccupate reazioni alla proclamazione dello
sciopero, anche dalle parti che dovrebbero esserci amiche, ci dicono che
qualcuno di lor signori avverte il pericolo. Perché possiamo farcela. I nostri
avversari sanno bene chi siamo e chi potremmo tornare ad essere.

Ora tocca a me, a te, a noi tutti. Gli altri ora
c’entrano poco, le odiose burocrazie sindacali e quelle di partito; ora tocca a
me fare quello che posso sperando che anche tanti altri facciano lo stesso.

(Ferruccio Nobili)

DON GALLO: “LA CHIESA PAGHI LE TASSE E STIA VICINA AGLI ULTIMI. LO SCIOPERO? CE NE VORREBBE UNO CHE DURI ALMENO UN MESE”

TOIRANO (SAVONA) – Alla festa dell’Anpi che si è tenuta ieri a Toirano nel savonese, Don Gallo come sempre non usa mezzi termini e difende l’emendamento dei radicali sulla richiesta di contribuzione del Vaticano all’economia del Paese. Secondo il prete genovese infatti, l’emendamento non solo è “giusto”, ma rappresenta anche “un’occasione per la Chiesa stessa per recuperare la strada maestra della sobrietà e della vicinanza con gli ultimi”.

In occasione della presentazione del suo libro “Di sana e robusta Costituzione”, il fondatore della comunità per tossicodipendenti “San Benedetto al Porto” ha richiamato la platea ai valori fondanti del testo costituzionale, criticando “il moralismo della Chiesa” soprattutto in tema di sessualità. Il prete genovese ha poi esaltato la necessità per le donne di rivendicare con forza i loro diritti e non ha risparmiato critiche a un governo che “colpisce sistematicamente il bene pubblico in tutte le sue forme”.

L’attacco è rivolto soprattutto a Comunione e Liberazione, ribattezzata per l’occasione “Comunione e Lottizzazione”. Don Gallo ha poi aggiunto che “l’Italia è una Repubblica, cioè ‘cosa pubblica’, è laica, democratica e antifascista” ed ha concluso citando Don Milani: “Le uniche due armi che ha il popolo sono il voto e lo sciopero”. Il prete genovese ha però spiegato che in questa fase storica “non basta uno sciopero di un giorno. Ci ne vorrebbe uno di almeno un mese”.

Don Gallo ha infine individuato le responsabilità della crisi mondiale in un “sistema disumanizzato governato dalla Finanza, lontano dai reali bisogni delle persone”, ricordando come le rivendicazioni dei giovani al G8 di Genova nel 2001 “non siano state volutamente comprese”.

http://www.blitzquotidiano.it/

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Berlusconi e Bossi riscrivono la manovra
E sulle pensioni il Senatùr batte in ritirata     

Addio al contributo di solidarietà, nessuna modifica all’Iva, riduzioni dei benefici fiscali per le società cooperative, ridotti di due miliardi i tagli agli enti locali. Ma soprattutto un annuncio che sa di bluff: “Abolizione di tutte le province e dimezzamento del numero dei parlamentari per via costituzionale”. Cioè con tempi lunghissimi per via del doppio passaggio nei due rami del Parlamento, con maggioranza qualificata per evitare il referendum. E poi un intervento tutt’altro che leggero sulle pensioni, calcolate solo “in base agli effettivi anni di lavoro”, escludendo servizio militare o anni universitari. Dalle prime indiscrezioni sulle modifiche alla stangata decise nel faccia a faccia-fiume tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi esce l’immagine di una manovra stravolta. E pensare che, solo una settimana fa (era il 22 agosto), il Senatùr affidava al fido Calderoli il diktat della Lega in un comunicato ufficiale: “No secco, da scrivere sul marmo, a interventi sulle pensioni. Le norme contenute nel decreto legge non sono suscettibili di modifica vista l’intesa raggiunta a riguardo tra Bossi e Berlusconi”. Il leader leghista per tutto il mese, a più riprese, ha espresso la sua ferma resistenza a interventi sul sistema previdenziale. Propositi che non hanno avuto alcun seguito nella discussione di oggi.

Oggi ci si aspettava un incontro lungo, ma nessuno immaginava che i due restassero chiusi per sette ore a villa San Martino: dalle 11 alle 18. Pochi giorni fa, dopo un dibattito a Bergamo, il segretario Pdl Alfano, il ministro dell’Interno Maroni e il ministro per la Semplificazione Calderoli (tutti e tre presenti all’incontro, insieme al ministro Tremonti) avevano detto che sulla manovra era già stata trovata “la quadra”. Insomma, nelle intenzioni degli aspiranti leader dei due partiti, tutto era stato risolto. Ma non avevano ancora fatto i conti con il Cavaliere e il Senatùr, e soprattutto con il superministro dell’Economia (che al termine del vertice ha commentato: “Molto bene”). A questo punto, ammettendo che alla fine l’accordo si sia trovato davvero, appare sempre più probabile l’ipotesi meno gradita alle opposizioni, cioè un maxiemendamento che si accompagnerebbe a un voto di fiducia. Il comunicato finale di Palazzo Chigi spiega che “il governo e il relatore presenteranno le relative proposte emendative, aperti al confronto con l’opposizione nelle sedi parlamentari”. L’ipotesi di un relatore, appunto, presuppone l’ipotesi di un unico emendamento blindato da votare in aula.

Ecco nel dettaglio gli interventi annunciati:

TAGLI AGLI ENTI – Le risorse recuperate per “diminuire le sofferenze per gli enti locali”, viene spiegato da fonti di maggioranza, sarebbero reperite da una rimodulazione dei vantaggi fiscali ed un intervento sulle pensioni. In ogni caso, per i piccoli comuni è prevista la “sostituzione dell’articolo della manovra con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall’anno 2013″. Quindi niente accorpamento dei Comuni, pur restando immutato l’accorpamento delle funzioni.

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ – “Sostituzione del contributo di solidarietà con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative”. Il contributo resta però per i membri del Parlamento. La supertassa sarà rimpiazzata con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l’evasione sui patrimoni. E poi riducendo i vantaggi fiscali alle società cooperative

PENSIONI – Calcolo delle pensioni soltanto in base agli “effettivi anni di lavoro”. E’ quanto stabilito nel corso della riunione di maggioranza ad Arcore. Il calcolo per il raggiungimento degli anni di anzianità, viene spiegato da fonti di maggioranza, non dovrebbe più tener conto degli anni di servizi militare prestato e degli anni universitari. “Verranno scorporati”, mantenendo immutato l’attuale regime previdenziale. Gli anni in questione, però, verranno computati per il calcolo della pensione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/

Nanni Riccobono

Pubblichiamo uno stralcio dell’ampia intervista al segretario della Fiom. La versione integrale sul numero de “Gli Altri” in edicola venerdì 26 agosto

Il segretario della Fiom non è una “testa calda”. Al contrario, misura le parole ed è prudente nei suoi giudizi. Vibra però nella sua voce, mentre parla del decreto del governo in discussione alla Camera, una incazzatura al calor blu. Viene da un anno intensissimo in cui la Fiom, praticamente da sola, ha tenuto testa ad un attacco ai diritti del lavoro senza precedenti come quello portato avanti dalla Fiat e da Confindustria benevolmente spalleggiati dal governo, per subire poi a fine giugno la firma della Cgil insieme a quella di Cisl e Uil ad un’intesa con la Marcegaglia. Poi, con il pieno dell’estate e i capitomboli della borsa, arriva il governo e insieme alle misure urgenti per il risanamento del debito piazza nel suo decreto una bomba contro i lavoratori. Maurizio Landini è certamente concentrato sulla parte del decreto che riguarda i diritti del lavoro e i contratti, che trova «insopportabile».

Cosa, precisamente, è “insopportabile”?

C’è un governo che decreta che è possibile, in azienda, inventarsi anche dei sindacati di comodo e cancellare i contratti nazionali e lo statuto dei lavoratori. Siamo al paradosso che introduce nel decreto anche la retroattività di queste misure, per mettere al riparo un’azienda come la Fiat, che è stata condannata per comportamento antisindacale, per aver violato lo statuto dei lavoratori. È gravissimo che le forze politiche non si rendono conto che leggi di questa natura fanno saltare in aria il sistema delle relazioni sindacali costruite in 60 anni nel nostro paese… Come possono lamentarsi che non c’è la crescita senza porsi il problema del lavoro? E le cosiddette forze della sinistra, come fanno a non rendersi conto che la teoria da cui nascono questi provvedimenti è che dalla crisi si esce azzerando diritti e i contratti?

Ci aspetta un autunno caldissimo? Ed è adeguata la risposta della Cgil dello sciopero generale?

È necessaria una mobilitazione straordinaria e una risposta che non può essere limitata allo sciopero generale. Dovremo anche parlare dell’intesa che la Cgil ha firmato con Confindustria insieme a Cisl e Uil a fine giugno, perché l’attacco è alla Cgil e l’uso di questi accordi è l’opposto di quello che la Cgil stessa pensava che potesse avvenire. C’è un decreto legge, che è operativo, che contiene un provvedimento che va oltre e peggiora quell’accordo. Come è noto io considero quell’intesa sbagliata. L’uso che ne è stato fatto in qualche modo lo dimostra.

Un grave errore firmare quell’intesa?

Non serve più discutere se era giusto o sbagliato. C’è una legge che va ben oltre l’intesa. O il governo ritira tutti quei provvedimenti o altrimenti la Cgil deve riflettere su quali iniziative deve mettere in campo oltre allo sciopero. In questa fase l’unica critica che mi permetto di fare è che non c’è stato un adeguato coinvolgimento di tutti. La direzione è stata un po’ centralistica e ora invece serve una riflessione a 360 gradi. Penso che non sia sufficiente lo sciopero generale come unico modo per rispondere. Non è il momento della semplice protesta.

Per esempio?

Quando parlo di una mobilitazione straordinaria penso che dobbiamo immediatamente andare a discutere con i lavoratori nelle fabbriche alla riapertura, e per far ciò bisogna avere delle proposte e degli obiettivi chiari. Tutta la fase della discussione in Parlamento deve essere accompagnata da una mobilitazione dei lavoratori e della società civile, dei giovani, dei pensionati e anche dei movimenti che in questi mesi si son battuti per il referendum. Abbiamo di fronte una manovra che prende in giro la maggioranza del Paese e quindi penso che dobbiamo riconquistarci le piazze. Il quadro politico deve evolvere, cambiare: nell’ultimo anno abbiamo vissuto l’entusiasmo delle piazze, delle manifestazioni e infine della vittoria del referendum e delle amministrative. Poi, nelle forze dell’opposizione, c’è stato come un blocco. Un ritorno indietro che produce il rischio che quella richiesta di cambiamento prenda una direzione sbagliata. Bisogna essere di nuovo capaci di quella mobilitazione, chiarire alcuni punti di fondo e chiedere il cambiamento. Oltre a modificare la manovra, l’opposizione deve chiedere che tutte le norme sul lavoro contenute nel decreto vadano ritirate. Non solo quelle sul contratto: è inaccettabile che il 25 aprile o il primo maggio le persone debbano lavorare.

http://www.glialtrionline.it/home/2011/08/22/landini-%c2%abdiritti-calpestati-cara-cgil-lo-sciopero-non-basta%c2%bb/

Dalla Cgil al popolo viola, i tre giorni che fanno tremare il governo

Lo sciopero generale contro la manovra indetto dalla Cgil per il prossimo 6 settembre sarà un successo. Lo sarà soprattutto nei luoghi di lavoro e cioè dove uno sciopero, innanzitutto, deve riuscire per essere considerato efficace. E lo sarà nella sua estensione generale, nelle cento piazze italiane che ospiteranno le manifestazioni di quel pezzo maggioritario di società che si oppone alle scelte sciagurate del governo, ai tagli sullo stato sociale e sugli enti locali, all’aumento della tassazione indiretta che deprime ulteriormente il reddito delle famiglie italiane ma anche alla cancellazione delle festività (25 aprile e primo maggio) che sono a fondamento dell’unità del nostro Paese; un grande movimento di popolo contro una manovra che non interviene sui grandi patrimoni e sugli ormai archiviati tagli ai costi della politica, non attua misure di crescita, di investimenti sulla ricerca, di rilancio dell’occupazione.

Lo sciopero della Cgil sarà un tripudio di partecipazione che il governo, complici i media di regime, tenderà a minimizzare, a classificare come puro atto di testimonianza.

Per questo dopo il 6 settembre occorre rilanciare, tornare subito in piazza, dare continuità alla mobilitazione, stare col fiato sul collo al governo e alla Casta. E l’occasione per farlo arriverà quattro giorni dopo, il 10-11 settembre, con una manifestazione di due giorni a Roma, a due passi dal Palazzo. Una mobilitazione mai vista in Italia, sia per i modi (saremo lì con le tende, i capannelli, i tavoli di lavoro e le assemblee e sarà totalmente autofinanziata) che per la radicalità dei contenuti, delle proposte contro la crisi, contro la società castale e il fortino del privilegio che nega a milioni di giovani il diritto ad un presente ed un futuro dignitoso. Sì, la radicalità: perché quello che serve, al punto in cui siamo, non può che essere l’esatto opposto dell’oggi.

E la Casta ha capito il potenziale politico di questa manifestazione. La Casta ha paura di questa manifestazione e del suo carattere pacifico, innovativo e radicale. A rivelare il nervosismo che circola negli ambienti della maggioranza, qualche giorno fa, è stato un editoriale pubblicato sul quotidiano L’Opinione molto vicino al governo, autentico termometro degli umori della Casta:  “Il timore delle istituzioni – ha scritto l’Opinione- sarebbe concentrato sul 10 settembre , quando si terrà la manifestazione “Piazza pulita”: un corteo che partirà da piazza della Repubblica e arriverà a piazza San Giovanni (durante il tragitto verranno piantate le tende per il presidio notturno, sull’esempio del movimento degli Indignados spagnoli).” Non ci sono alibi, ci vediamo a Roma.

http://letteraviola.it/

Camila e la più grande manifestazione
degli ultimi 20 anni in Cile

Il  Cile ha visto oggi la marcia più numerosa da 20 anni, nelle ultime 24 ore dello sciopero generale convocato dalla Centrale unitaria dei lavoratori per «un  Cile diverso» ed in appoggio alla causa del movimento studentesco guidato da Camila Vallejo, mobilitato da mesi per un’istruzione «gratuita e di qualità». Solo al termine della manifestazione, quando la folla si stava ormai disperdendo, si sono registrati alcuni incidenti tra persone incappucciate e forze dell’ordine. Intanto la giornata di ieri era stata caratterizzata da saccheggi, incendi, un tentativo di assalto ad una caserma della polizia, con 42 carabinieri feriti, 285 autobus danneggiati, decine di semafori distrutti, e centinaia di arresti.

GUARDA LE IMMAGINI DELLA PROTESTA

A decine di migliaia, studenti e lavoratori oggi hanno manifestato fianco a fianco in forma completamente pacifica, in quattro cortei colorati, con bandiere e striscioni, per chiedere un cambiamento radicale e profondo del paese, una «primavera» cilena, un cambiamento dell’attuale Costituzione, imposta dal regime di Augusto Pinochet. E per la prima volta si sono visti scendere in piazza numerosi anche gli esponenti dei partiti di opposizione mentre il governo di Pinera, sempre più ammaccato sotto il fuoco incrociato delle proteste del Movimento studentesco e della Centrale unitaria dei lavoratori sta vivendo il suo momento di maggiore impopolarità, con i consensi crollati al 30%. Tra la gente in marcia oggi c’era anche lei, Camila Vallejo, la presidente della Federazione degli studenti universitari del  Cile, seconda donna nella storia del movimento a ricoprire questo incarico. La giovane di 23 anni, studentessa di Geografia, che a poco a poco si è trasformata da timida militante della Gioventù Comunista nel nuovo volto della protesta sociale del paese. Da ritrosa adolescente, Camila è diventata interprete e portavoce del malcontento sociale, della piazza che va via via infiammandosi e che reclama riforme all’istruzione, pari opportunità per i giovani del paese, nuove misure per i lavoratori, ma soprattutto cambiamenti strutturali alla democrazia.

26 agosto 2011

http://www.unita.it/

10° incontro nazionale – Sei giorni di conferenze, musica, spettacoli, mostre e dibattiti per andare insieme oltre la guerra.

PROGRAMMA                                                                                                                                                                                          

Tutti i giorni

Presso la LIMONAIA di FIRENZE FIERA sarà esposta la mostra fotografica sul Programma Italia di Matteo De Mayda.

Martedì 6 settembre

18.00 — PALAZZO DEGLI AFFARI

LA RAPPRESENTAZIONE DELLA GUERRA

INCONTRO PUBBLICO a cura di E-IL MENSILE                   intervengono

  • Lamis Andoni, Giornalista di Al Jazeera
  • Giampaolo Cadalanu, Inviato di La Repubblica
  • Marco Garatti, Chirurgo di EMERGENCY
  • Loretta Napoleoni, Economista e saggista
  • Modera Angelo Miotto, Caporedattore di E-Il mensile
21.00 — TEATRO VERDI

STEFANO BOLLANI E I VISIONARI

SPETTACOLOConcerto di Stefano Bollani con Mirko Guerrini, Stefano Senni, Cristiano Calcagnile, Nico Gori

INGRESSO GRATUITO

Mercoledì 7 settembre

21.00 — TEATRO VERDI

COME TI INVENTO UN NEMICO

INCONTRO PUBBLICO a cura di E-IL MENSILE                   intervengono

  • Cecilia Strada, Presidente di EMERGENCY
  • Matteo Renzi, Sindaco di Firenze
  • Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
  • Mark Lacy, Ricercatore Università di Lancaster
  • Salvatore Palidda, Professore Associato Università di Genova
  • Conduce Gad Lerner, Giornalista di La7

Giovedì 8 settembre

18.00 — PALAZZO DEGLI AFFARI

UN F-35 O UN ASILO NIDO?

INCONTRO PUBBLICO a cura di E-IL MENSILE                   intervengono

  • Leopoldo Nascia, Sbilanciamoci/ISTAT
  • Francesco Vignarca, Altreconomia/Rete Disarmo
  • Paolo Busoni, Storico militare
  • Modera Maso Notarianni, Condirettore di E-Il mensile
21.00 — TEATRO VERDI

PROSPETTIVE SULLA GUERRA CIVILE

SPETTACOLOLiberamente ispirato a Prospettive sulla guerra civile e Il perdente radicale di Hans Magnus Enzensberger.

Con Serena Sinigaglia e la partecipazione di Irene Bonifazi, Pietro Paroletti e Sandra Zoccolan

INGRESSO GRATUITO

Venerdì 9 settembre

21.30 — MANDELA FORUM

OLTRE LA GUERRA
                    serata condotta da MASSIMO CIRRI

SPETTACOLOtra gli ospiti

  • Gino Strada, Fondatore di EMERGENCY
  • Don Gino Rigoldi, Presidente di Comunità Nuova
  • Erri De Luca, Scrittore
  • Musica con Fiorella Mannoia, Paola Turci, Casa del Vento, Elisa

INGRESSO GRATUITO

Sabato 10 settembre

10.00/13.00 — AUDITORIUM

EMERGENCY IN AFRICA

INCONTRO PUBBLICO a cura dell’UFFICIO UMANITARIO DI EMERGENCY               

14.30/17.30 — AUDITORIUM

EMERGENCY IN ITALIA

INCONTRO PUBBLICO a cura dell’UFFICIO UMANITARIO DI EMERGENCY                   intervengono

Laura Galesi e Antonello Mangano
                    autori di “Voi li chiamate clandestini”

21.30 — MANDELA FORUM

Serata condotta da SERENA DANDINI

SPETTACOLOtra gli ospiti

Max Paiella, Paola Minaccioni, Anna Meacci, Federica Cifola, Paolo Hendel, Natalino Balasso
                    Musica con Elio e le Storie Tese

INGRESSO GRATUITO

Domenica 11 settembre

10.00/13.00 — AUDITORIUM

EMERGENCY E LA GUERRA,
                    I PROGRAMMI DI EMERGENCY IN AFGANISTAN, IRAQ, LIBIA

INCONTRO PUBBLICO a cura dell’UFFICIO UMANITARIO DI EMERGENCY                   interviene

PINO ARLACCHI, Vice Presidente della Delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l’Afganistan e Rapporteur sulla nuova strategia dell’Unione Europea per l’Afganistan               

15.00/16.00 — AUDITORIUM

CONCLUSIONI

INCONTRO PUBBLICO

La ragazza lo sa
come non farmi dormire,
la ragazza lo sa
e lo sapeva già bene
ancora prima di uscire.

Lei cammina dondolando
e non ancora al portone
sperimentava su me
il passo poco innocente
di chi innocente non è.

La ragazza ci lascia qui
nella casa deserta,
senza luci né candela
e una persiana che rimane aperta.

Tutta la gente non sa
dietro quale segreto,
dietro quale divieto
si perde una notte così.

Tutta la gente non sa
dietro quale dolore,
se dolore c’è,
quando son quasi le tre.

La ragazza invece lo sa,
lei che cammina dondolando,
sulla strada di casa
in qualche vetrina buia
si starà specchiando.

E passerà un lampione, un muro, un ponte, un bar,
poi passerà anche me
e senza quasi dolore
per tutti e due
passeranno le tre.

E passerà un’ automobile e un’ombra e un tram,
poi passerà anche me
e senza quasi dolore
anche questa notte
passeranno le tre.

La ragazza lo sa
come non farmi dormire,
la ragazza lo sa
e lo sapeva già bene
ancora prima di uscire.

Lei cammina dondolando
e non ancora al portone
sperimentava su me
il passo poco innocente
di chi innocente
(per fortuna) non è.

http://youtu.be/sw0j33JmnDU

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