Mia figlia è in Francia in erasmus. Venerdì 13 novembre, il giorno degli attentati a Parigi, l’ha raggiunta il suo ragazzo, per il fine settimana. Per fortuna si trovavano e sono lontano da Parigi. La sera di venerdì, subito, appena ho saputo quello che era successo, le ho mandato un messaggio, ma non ha avuto risposta. Durante il giorno successivo, per una serie di intoppi tecnici, (memoria del cellulare insufficiente) non ho potuto mettermi in contatto con lei, fino a sera! Mi è sembrato di essere sospesa per un tempo interminabile. Ancora non sapevo dove fossero ma ho cercato di non lasciarmi travolgere dall’angoscia. Nel momento in cui ho percepito la tensione nel corpo, sulla schiena e alla testa, con la presenza di una fascia che mi stava stringendo sempre di più, mi son detta che dovevo bloccare tutto subito e dopo essere stata al ritrovo alle 11, davanti al consolato francese, mi sono incamminata per il lungarno, fino a ponte vecchio e poi piazza della Signoria e poi piazza Duomo, ho comprato da mangiare e sono andata alla Feltrinelli. Ho cercato insomma di continuare a vivere. Ho comprato la scheda esterna per il cellulare e così alla fine ho avuto notizie di Irene.

Sta bene e per fortuna non è sola. Vicino ha il suo amore, che non poteva scegliere venerdì migliore per raggiungerla in Francia.

Ci siamo scambiate numerosi messaggi. Siamo d’accordo nel pensare che non bisogna lasciarsi sopraffare dal panico.

Bisogna continuare a vivere ma senza essere sconsiderati.

La vita è più forte di tutto!

Mentre scrivo sto guardando le immagini che scorrono sul televisore: gli inviati di SKY TG 24 in diretta ci stanno facendo vedere Place de la Republique a Parigi dove migliaia di francesi, nonostante il divieto di assembramento, si erano recati con fiori e candele per mostrare di non avere paura. Ad un certo punto, non si capisce bene perché, in pochi secondi, tutti hanno cominciato a scappare, ma poco dopo la gente è tornata in piazza!

Ci sono stati degli arresti ma almeno un terrorista è ancora a piede libero.

Irene ha deciso di restare e io penso che sia una decisione giusta.

Però il fiato resta sospeso.

Mi auguro che il G20 non termini con la decisione di rispondere al attacco con un contrattacco internazionale.

Una decisione migliore sarebbe quella di non comprare più petrolio dal sedicente califfato per non continuare a contribuire al suo finanziamento.

I vari paesi dovrebbero smetterla di armare la fazione sciita piuttosto che quella sunnita a seconda degli interessi del momento.

Tutti quei ragazzi morti straziati.

Valeria è morta.

Mille atri sono morti ad Ankara, a Beirut, in Siria, in Palestina.

Tutte le volte sento dire: speriamo non siano morti invano.

E invece tutte le volte sono morti invano perché appena dopo di loro ci sono stati sempre altri morti!

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