Archive for maggio, 2011


 

 

Perchè molte persone sono attratte dalle personalità narcisistiche?
Il narcisismo di una persona esercita un certo fascino su quanti hanno rinunciato a parte del loro stesso narcisismo e sono alla ricerca dell’oggetto d’amore.

Il fascino del bambino si basa in larga parte sul suo narcisismo, sulla sua autosufficienza e sulla sua inaccessibilità, proprio come il fascino di certi animali che sembrano non curarsi affatto di noi, come i gatti e i grandi predatori. È come se invidiassimo loro la capacità di serbare uno stato di beatitudine, un’inattaccabile posizione di libido, alla quale noi abbiamo da tempo rinunciato.

S. Freud

 

 

http://youtu.be/TRwpr0JeWKw

 

 

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http://youtu.be/8ckgo6GtEvY

 

Urlando contro il cielo

Come vedi sono qua:
monta su, non ci avranno
finché questo cuore non creperà
di ruggine, di botte o di età.
C’è una notte tiepida
e un vecchio blues
da fare insieme,
in qualche posto accosterò
e quella là sarà la nostra casa, ma
credo che meriti di più
ma intanto son qua io
e ti offro di ballarci su:
è una canzone di cent’anni almeno.
Urlando contro il cielo.
Ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh.
Non saremo delle star
ma siam noi, con questi giorni
fatti di ore andate per
un weekend e un futuro che non c’è.
Non si può sempre perdere
per cui giochiamoci
certe luci non puoi spegnerle.
Se è un purgatorio è nostro perlomeno.
Urlando contro il cielo.
Ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh.
Fantasmi sulla A quattordici.
Dai finestrini passa odor di mare, diesel,
merda, morte e vi-ta.
Il patto è stringerci di più
prima di perderci.
Forse ci sentono lassù.
è un po’ come sputare via il veleno.
Urlando contro il cielo.
Ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh.
Ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh.
Ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh

http://youtu.be/h2P8Wj3C0rU

LIBERAZIONE

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali

e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti

ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me

e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht

Milano, festa arancione per Pisapia

Non è solo piazza del Duomo. E’ corso Buenos Aires, corso Venezia, corso Vittorio Emanuele. Tre chilometri arancioni. Dal teatro Elfo Puccini, quartier generale di Giuliano Pisapia, fino a sotto le guglie è un corteo festante e arancione per il “nuovo sindaco di Milano”. Video di Giovannij Lucci

http://youtu.be/XltiNYUVEfI

http://www.ilfattoquotidiano.it/

Massimo Zedda Sindaco di Cagliari, festa in piazza! Ora tocca a noi

I giovani si ritrovano in piazza per festeggiare il nuovo sindaco di Cagliari Massimo Zedda! Si respira aria di cambiamento, dopo 20 anni di centro destra in Comune! La rivincita dei giovani…finalmente! Complimenti! 🙂

http://youtu.be/IeI-oTZ7aRk

Napoli, la gioia dei sostenitori di De Magistris

Lunga notte di festa per tutti i sostenitori di Luigi De Magistris, nuovo sindaco di Napoli. Luci, musica e colori in piazza Municipio.

http://youtu.be/UG2TbE6MI4Q

Roberto Benigni apre il Festival della Felicità di Pesaro e Urbino con un esilarante spettacolo! 

E’ un Roberto Benigni irresistibile e irrefrenabile. Parla di Obama, di Fede, Pisapia, Moratti, del conte Ugolino. Mescola la Divina commedia all’attualità: bisogna passare dall’inferno prima di arrivare in paradiso. Canta e salta sul palco dell’Adriatic Arena di Pesaro davanti a più di sei mila persone arrivate per il Festival della Felicità. Ed è il solito trionfo. Anche perché materiale ne ha in quantità industriale. Come in apertura, quando finge un problema di microfono e allora ci pensa Mr. Obama, quello che “risolve i problemi”: “Non è che mi puoi mandare uno, Barack, che aggiusta il suono perché in Italia c’è una dittatura dei fonici di sinistra. Ah, c’hai pure te uno scocciatore? Non ti leva la mano dalla spalla? Noi sono 17 anni che ci mette la mano sulla spalla. Tu lo devi assecondare, digli sempre di sì, presentagli una donna”.

“Sono contento — continua Benigni- di essere qui a Pesaro per il Festival della felicità che da lunedì si terrà a Milano e durerà per 5 anni”. “Berlusconi comunque ha detto che queste elezioni non avranno valore nazionale e — aggiunge Benigni — se vince Pisapia nemmeno comunali”.

È poi la volta del Pd che sprona a “essere più felice” e ironizza su come Fassino s’è rivolto ai suoi concittadini dopo la vittoria alle urne. Invece di esultare per la gioia rivolgendosi ai torinesi ha detto: “La parola che mi sento di dire più rimarchevole in questo momento è grazie”. Un entusiasmo troppo blando, quello del nuovo sindaco di Torino, che “come il Pd non era più abituato a vincere” e allora Benigni esorta il partito a “riprendere quell’abitudine”.

Poi scherza con il pubblico: “Mi scuso con voi, so che stavate aspettando tutti Gigi D’Alessio, non è potuto venire e ha mandato me”. Benigni ringrazia la città di Pesaro che lo ha voluto a rappresentare il momento più significativo del festival e “essendo il festival della felicità — afferma- non parlerò più di Berlusconi, lo farò la settimana prossima al festival della depressione di Vercelli”.

http://youtu.be/FPZPI795Gl8

Caro Ban Ki-Moon, la Sua preoccupazione per la nostra sicurezza è toccante

Ma noi continueremo a navigare verso Gaza finchè Israele non cesserà l’assedio illegale.

 

Il Free Gaza Movement accoglie la richiesta di Ban Ki-Moon che tutte le nazioni, Israele incluso, evitino di utilizzare violenza quando la nostra flotilla partirà per Gaza alla fine di giugno. Accogliamo anche la sua esortazione ad Israele “a fare i passi necessari per porre fine alla chiusura di Gaza”.

Nel corso degli ultimi giorni i media hanno deciso di enfatizzare la preoccupazione di Ban nei confronti della nostra flotilla riportando le sue parole come richiesta ai governi di fermarci. Lui non può chiedere di fare questo. Noi non stiamo compiendo attività illegali nel Mediterraneo;  è il blocco di un milione e mezzo di Palestinesi ad essere illegale. In qualità di capo delle Nazioni Unite, lui sa che la Commssione ONU per i Diritti Umani (UN HCHR) ha scritto un rapporto che ha identificato il blocco di Gaza come punizione collettiva, ossia, un crimine di guerra.

Audrey Bomse, avvocato di  Free Gaza dichiara, “Il Rapporto conclude che Israele è stato “chiaramente fuorilegge”  quando ha intercettato la Freedom Flotilla I nel maggio 2010. Israel non aveva nessun diritto di usare la forza contro di noi o di arrestare i passeggeri della flotilla. Infine, UN HCHR ha chiesto che le attività della Flotilla fossero riconosciute come una “forma di intervento concordato” della società civile nei confronti di una crisi umanitaria”.

Ricordiamo inoltre al Segretario Generale che la flotilla di fatto non viola le leggi internazionali o del mare, di conseguenza, proibire la nostra rotta verso  Gaza significa di fatto negare il diritto del popolo Palestinese al controllo dei propri porti e della propria vita.

Huwaida Arraf, presidente del Free Gaza aggiunge “Suggerire che gli aiuti a Gaza debbano essere consegnati attraverso “i legittimi valichi e i canali stabiliti” implica che noi accettiamo il regime brutale e illegitimo di Israele. Il Segretario Generale se la sarebbe sentita di dire lo stesso agli Egiziani e Tunisini, ossia di rivolgere le loro rimostranze a Mubarak e Ben Ali?”

Noi non andiamo solo per portare materiale umanitario a Gaza. I Palestinesi non vogliono aiuti umanitari, vogliono il diritto a commerciare, ad avere i confini aperti per poter entrare e uscire dal loro territorio senza mura, navi da guerra e cecchini che sparino loro addosso. I Palestinesi di Gaza hanno diritto alle proprie acque territoriali, cosa che Israele nega loro in qualche modo dal 1967 e quasi completamente dal 2006. 

Il nostro obiettivo è porre fine alla politica di Israele che deliberatamente riduce Gaza in condizioni di aver bisogno di aiuti umanitari. Dal momento che i governi sembrano avere le mani legate dietro la schiena, sta alla società civile costringere Israele alle proprie responsabilità.. Eppure sembra che, utilizzando un  linguaggio diplomatico, Ban sia più preoccupato di come possa apparire la risposta violenta di Israele alla nostra flotilla e voglia evitare un altro incidente internazionale come lo scorso anno, quando Israele uccise nove dei nostri passeggeri.

Del resto, i  freedom riders degli anni sessanta negli Stati Uniti non prestarono attenzione alle minacce governative; gli Arabi in Tunisia, Egitto, Yemen, Libia, Bahrain e Siria, che lottano per la libertà ignorano minacce similari, e così faremo anche noi. Partiremo alla fine di giugno.

Signor Segretario Generale, la scelta è solo di Israele: porre fine all’assedio o continuare la violenza contro i Palestinesi e i loro sostenitori. Il blocco è un atto di violenza e i nostri sforzi riflettono la volontà della comunità internazionale di lottare contro l’ingiustizia. Quindi, a lei la scelta: sostenere la tirannia o sostenere la libertà 

A bordo della nave Mavi Marmara per commemorare l’attacco israeliano alla Freedom Flotilla 1 e per annunciare la partenza della seconda.

Di Angela Lano, da Istanbul. 

Scritto il 2011-05-30 in News

In questi giorni, a Istanbul, si commemora il primo anniversario dell’attacco israeliano alla Freedom Flotilla, che causò la morte di nove persone, tra attivisti e giornalisti turchi, e il ferimento di altre 50.

Nella sede della Ong umanitaria turca, IHH, una delle organizzazioni delle flotillas per Gaza, si sono dati appuntamento questa mattina decine di pacifisti e giornalisti, passeggeri della prima Flotilla e della prossima, che partirà a fine giugno da diversi porti europei.

E’ un’occasione per rivedere colleghi, compagni di viaggio, amici con cui si è condivisa un’esperienza forte, tragica e storica allo stesso tempo. Ognuno racconta all’altro dettagli dell’attacco israeliano. Particolarmente emozionante è la visita a bordo della nave Mavi Marmara, ormeggiata al porto e in ristrutturazione, dopo gli ingenti danni e la distruzione operata dalle forze israeliane.

Fatima, Iara, Ann, e altri ex passeggeri ci spiegano cosa accadde in questa o quella stanza, durante il feroce assalto israeliano, nella notte del 31 maggio di un anno fa: l’arrembaggio da parte dei commando a bordo di zodiac; la discesa di soldati dagli elicotteri; gli spari che non finivano più; il sangue dappertutto; i cadaveri allineati per terra, in un corridoio; i rumori assordanti; le grida; l’orrore. 

Ci sono visi contratti, parole spezzate dalla commozione, e il loro voler ricordare, fissare nella memoria un’azione brutale contro una flotta disarmata, umanitaria.

La Mavi Marmara è un’imbarcazione da crociera, con saloni enormi, e diversi piani: ma nulla è rimasto dell’arredo dell’anno scorso. Neanche le poltrone. La furia dei militari d’Israele ha vandalizzato, distrutto, sporcato, macchiato di sangue. Tra pochi giorni, tuttavia, la Mavi sarà pronta per accogliere di nuovo centinaia di passeggeri, turchi, arabi e internazionali. Non sarà “la nave turca”, ma la “nave internazionale”. Troveranno infatti posto cittadini di tutto il mondo, diretti a Gaza.

“Questa è la prima volta che tanta gente, giornalisti, ex passeggeri, tornano a bordo della Mavi Marmara dopo l’assalto israeliano”, ha spiegato Huseyn Uruç, vice-presidente della IHH, durante un’affollata conferenza stampa che si è svolta questa mattina sulla nave. “La seconda Freedom Flotilla sarà più potente della prima: la coalizione è cresciuta. Ci sono oltre cento aderenti e 22 diverse nazioni”.

Dopo aver mostrato ai giornalisti una piccola barca d’argento, Vangelis Pisias, greco, membro del coordinamento internazionale della Flotilla, ha sottolineato: “Vi ho portato un modello di nave greca antica. Un tempo, i popoli viaggiavano liberamente nel Mar Mediterraneo, ma ora ci sono popolazioni come quella palestinese che non possono farlo. Non possiamo permettere che ciò accada: per questo partirà la nostra seconda flotilla per Gaza. Non vogliamo che ci siano Paesi a cui è vietato navigare. Tra circa venti giorni la FF2 salperà da diversi porti del Mediterraneo, diretta nella Striscia assediata da Israele”. E ha aggiunto: “Siamo onorati di salpare insieme a voi, fratelli turchi, che l’anno scorso avete subito la perdita di nove vostri cittadini. La Palestina è il simbolo di una nuova Era”.

Gli interventi di tutti i relatori hanno evidenziato il fatto che anche questa nuova missione ha l’obiettivo di rompere l’assedio, poiché, nonostante il valico di Rafah, che collega l’Egitto con la Striscia, è ormai aperto in modo permanente (solo per il transito dei passeggeri, ndr), Gaza è ancora sotto assedio marittimo e di terra (i valichi israeliani lasciano entrare un quantitativo non sufficiente e limitato di prodotti), e l’embargo internazionale è ancora attivo.

“La coalizione della Freedom Flotilla è felice dell’apertura di Rafah – hanno aggiunto gli organizzatori -, ma vogliamo che finisca l’assedio. Per questo chiediamo alla gente di unirsi a noi verso Gaza”.

“I palestinesi della Striscia stanno meglio dell’anno scorso – ha aggiunto Uruç -, ma tanti prodotti importanti non possono ancora entrare. Noi non chiediamo solo ‘un miglioramento’ delle condizioni di vita, ma la piena libertà per la popolazione”.

Ai giornalisti che hanno domdandato cosa succederà se Israele deciderà di attaccare nuovamente la Freedom Flotilla, e se i governi degli Stati membri della coalizione cercheranno di bloccare la partenza delle barche, il vice-presidente della IHH ha risposto: “La Mavi Mamara e le altre imbarcazioni che compongono la FF2 sono pacifiche. Noi non crediamo che Israele oserà assaltarci un’altra volta.

“Viviamo in Paesi democratici, abbiamo governi democratici, perché dovrebbero bloccarci? Nessun governo può fermarci. Noi agiamo all’interno della legalità internazionale. Non violiamo alcuna legge. Israele deve capire che è un nostro diritto andare a Gaza, che siamo pacifici e che non può fermarci”. 

http://www.infopal.it/

Gaza we are Coming – 23 August 09

http://youtu.be/8gRscVeNbDo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Referendum 2011: il silenzio degli schermi, l’urlo della rete.

 

Tommaso Moro nella celebre opera del 1516 in cui il neologismo compare per la prima volta, definisce “Utopia” come non-luogo (composto di ou, “non”, e tópos, “luogo”), ma già nell’opera di Moro non è chiaro se essa sia l’eutópos, il regno perfetto della felicità, o l’outópos, il luogo inesistente per antonomasia, o l’una cosa e l’altra allo stesso tempo

Nel corso del ‘600 e del ‘700, come testimoniano i dizionari e varie fonti dell’epoca, all’ambiguità primigenia se ne sono aggiunte altre dovute all’estensione dell’uso della parola “utopia” o al valore pregnante che di volta in volta ha assunto.

“Utopia” diviene ben presto sinonimo di “chimera”, di “impossibile” e di “sogno irrealizzabile”. L’utopia verte soprattutto su temi politici e sociali, tanto che il termine “romanzo politico”, Staatsroman in tedesco, diventa sinonimo di “utopia”.

Dalla fine del XVIII all’inizio del XX secolo si hanno molte utopie sociali e politiche di carattere religioso o persino radicalmente antireligioso, che mirano a promuovere una qualche forma di socialismo o comunismo.

Per comprender come il significato di “utopia” sia andato evolvendo, citiamo le parole di Louis-Sébastien Mercier (autore dell’utopia L’an 2240, 1770) che spiegano l’invenzione approntata dall’autore del neologismo fictionner:

UTOPIA non è narrare, raccontare, favoleggiare. È invece immaginare dei caratteri morali e politici onde far passare verità essenziali nell’ordine sociale […] in favore della scienza che abbraccia l’economia generale degli Stati e la felicità dei popoli.

Da questa spiegazione si evince che l’utopia non è intesa solo come sogno, evasione o ipotesi mentale, bensì comincia ad assumere le caratteristiche di un progetto rivolto all’attuabilità e alla concreta “felicità dei popoli”.

Una svolta fondamentale ha luogo nell’Ottocento e nel Novecento (OwenFourier, Saint-Simon, Enfantin e Considéra):

L’evoluzione semantica e concettuale è superbamente riassunta nelle parole di Lamartine: “Le utopie spesso non sono altro che verità premature”.

I diversi autori usano in modo differente il termine “utopia”.

Eppure tutti questi usi della parola hanno in comune il riferimento all’immaginario ed all’ideale.

Utopie sono i testi letterari di cui si è detto, che concernono società ideali e ideali modi di vivere, il cui scopo è la perfezione intesa come armonia.

Utopie sono anche gli stessi luoghi e le stesse condizioni perfette.

Le utopie si rivelano dunque come dei progetti dell’immaginazione umana.

Anche se le utopie nel corso del Novecento hanno investito tutte le forme dello scibile (arte, letteratura, architettura e urbanistica, scienza), quelle di carattere politico e sociale sono di gran lunga le più numerose.

Quando gli scrittori di utopie parlano di un altro mondo, il loro non è solo un sogno o una nostalgia, bensì la proposta di qualcosa da realizzarsi o da imitarsi.

Spesso al fondo dell’utopia è un radicato senso di frustrazione e insoddisfazione nei confronti della realtà coeva: in ogni caso, quindi, il sogno implica una critica della realtà presente.

Perciò per poter elaborare un qualsiasi concetto di UTOPIA alla base si deve possedere un forte e sviluppato SPIRITO CRITICO. 

http://youtu.be/fFNPSEOpPJw

DUE PICCOLI PICCOLISSIMI BAMBINI SONO MORTI, LASCIATI IN MACCHINA DA PADRI CHE, AVENDONE RIMOSSO LA PRESENZA PERCHE’ GIA’ CALATI COL PENSIERO NELLA PROPRIA REALTA’ LAVORATIVA, SI SONO COMPLETAMENTI DIMENTICATI DEI FIGLI. UNA BAMBINA, UN BAMBINO.

SULLA REPUBBLICA DI IERI LO PISCOLOGO DI TURNO DICHIARAVA CHE AD UNA MADRE NON SAREBBE SUCCESSO PERCHE’ OGNI MADRE HA UN CAMPANELLO INTERIORE DENTRO DI SE CHE ANCHE DOPO UNA GIORNATA SFIANCANTE , STRESSANTE, MASSACRANTE, SQUILLA E LE CONDUCE DA LORO. SEMPRE.

I PADRI INVECE, SEMPRE SECONDO LO PSICOLOGO, TENDONO A TAGLIARE FUORI DAL LAVORO LA LORO SITUAZIONE DI LEGAMI FAMILIARI, SI DMENTICANO DI AVERE UNA MOGLIE, DEI FIGLI.

NON SO SE TUTTO QUESTO CORRISPONDA AL VERO

NON SO SE QUESTO POSSA ESSERE VALIDO PER TUTTI

SO SOLTANTO CHE NON DIMENTICHERO’ MAI IL TONO DI DISPREZZO E LE PAROLE CHE IL PADRE DI MIA FIGLIA USO’  RIVOLGENDOSI A ME TANTI ANNI FA.

IRE ERA PICCOLISSIMA, TRE MESI. FACEVA ANCORA UN CALDO TERRIFICANTE, ANCHE SE ERA SETTEMBRE. MA SI SA CHE FIRENZE DETIENE SEMPRE IL PRIMATO DI CITTA’ PIU’ CALDA E AFOSA DI ITALIA. CONTROVOGLIA AVEVO DETTO DI SI AD UN’ USCITA CHE INVECE DI RILASSARMI MI AVREBBE SFIANCATO ANCORA PIU’ DEL SOLITO:  UN BEL PIC-NIC A VALLOMBROSA CON I MIEI GENITORI E  I SUOCERI.

UN INCUBO

UN’ AFA TERRIFICANTE  IRE STREMATA E IO, CHE L’HO ALLATTATA FINO A QUANDO IL PADRE NON SE NE E’ ANDATO, COMPLETAMENTE A TERRA

RICORDO CHE MI ERO DISTESA DA POCO SUL PRATO MA DOPO QUALCHE SECONDO HO SENTITO UN PIANTO DISPERATO ED ANCHE SE DISTANTE HO RICONOSCIUTO LA VOCE DI MIA FIGLIA E FULMINEA MI SONO PRECIPITATA DA LEI.

E L’UOMO CHE CREDEVO MIO COMPLICE SI VOLTO’ VERSO DI ME E DISSE CON  DISPREZZO SPIAZZANTE   “SEI PROPRIO UNA MAMMA, SOLO UNA MAMMA”

GUARDANDOMI CON OCCHI FEROCI

MI SONO SENTITA MORIRE DAVVERO

E’ STATO COME SE MI AVESSE TRAFITTO CON UNA SPADA AFFILATA 

COME  E’  POTUTO SUCCEDERE CHE NON COMPRENDESSE

PERCHE’ NON CAPIVA CHE IO ERO SEMPRE LA “SUA” DONNA

CHE AVREI VOLUTO ANCH’IO SOLO FAR L’AMORE E SFINIRMI D’AMORE

E VIAGGIARE E NON SFIANCARMI CON ORARI CIBO LAVATRICI NOTTI INSONNI

PERCHE’ NON HA POTUTO ACCETTARE CHE DOVEVO PENSARE  PRIMA A LEI

A LEI PICCOLISSIMA

SONO STATI ANNI DI UN DOLORE INFINITO, SCONFINATO

MA IO E IRE CE L’ABBIAMO FATTA NONOSTANTE LE FERITE E IL DOLORE

Ultima intervista di Vittorio Arrigoni tratta dal film “Gaza a cielo aperto” di Maurizio Fantoni Minnella

http://youtu.be/BcPHsTAxSY8

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Il folle progetto sionista si realizzerá con la pulizia etnica locale e la ricostruzione del tempio sul Monte Moriah

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